A quindici anni denti e unghie non uccidono. O non dovrebbero uccidere

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Domani di Maurizio ChiericiIl delitto di Avetrana, su questo giornale, lo consideravamo capitolo chiuso. Ma in redazione, discutendo degli argomenti da trattare, non si è potuto fare altro rilevare un fatto: quella vicenda, da reale qual è, è stata trasformata in un feuilleton in cui tutti hanno parola – presunti assassini ed altrettanto presunti esperti in primis – tranne lei, la vittima. Sarah Scazzi è diventata un feticcio, pretesto dimenticato per dare il via a un «giallo» che prosegue a suon di confessioni, ritrattazioni, profferte, forse anche di intimidazioni.

Invece qui il cadavere non è partorito della mente di uno scrittore. Quel cadavere apparteneva a una ragazzina che, in un giorno d’estate, esce di casa per andare al mare e invece va a morire assassinata poche centinaia di metri più in là. Non sono i cento passi di Peppino Impastato. In questa storia del resto non c’è l’ombra diretta della mafia che si mangia le vite di giovani e giovanissimi. C’è la modestia della profondissima provincia, una specie di Alabama d’Italia sul quale la criminalità di certo ha il suo influsso. Seppur indiretto. Vuoi perché non c’è lavoro, perché le famiglie sono ancora spaccate tra i maschi al nord a faticare e le femmine a casa, ad arrangiare la quotidianità. Vuoi perché la fuga, quando non si vuole cedere a un futuro già passato sulla scia delle vite dei propri genitori, rimane l’unica alternativa.
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Bestie e fenomeni del circo mediatico: un Grande Fratello è uscito dalla “casa” e si è insediato ad Avetrana

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Domani di Maurizio ChiericiSi scorrono i giornali. Nei giorni scorsi è partito il Grande Fratello, edizione numero 11, e ha fatto il pieno di ascolti (sarà che funzionano le provocazioni del figlio del camorrista o dell’ex operaio licenziato trasformatosi in gigolò, in mezzo a bellone e bellini). Ma – tra le cariche di Terzigno, dove la brutalità fa passare un po’ sotto silenzio il motivo della gente in strada (le discariche e l’eterna emergenza rifiuti), divorzi multimilionari, contratti Rai difficoltosi o indagini che ben più spazio meriterebbero (come quella sullo Ior e sulla P3) – continua a esserci il caso diventato giallo d’autunno, l’affaire Avetrana.

Una storia in cui – faceva notare Natalia Aspesi su Repubblica – la vittima esce di scena, come in un thriller qualunque perché la ribalta vuole al centro gli assassini o quelli che si crede tali. E allora la cugina – quella comparsa così tante volte in televisione nei quarantadue giorni della scomparsa, quando ancora non si sapeva della morte di Sarah Scazzi, la quindicenne strangolata e gettata in un pozzo – si conquista il titolo di “novella Anna Maria Franzoni”. Si parte alla caccia delle espressioni del volto, come nel caso della madre condannata per il delitto del figlio di tre anni, assassinato nella sua casa di Cogne il 30 gennaio 2002. Saranno vere le lacrime? Tutta quell’apparente sicumera a telecamere accese nascondeva qualcos’altro? Il sorriso a mezza bocca, come in una qualsiasi conversazione un po’ formale e per nulla personale, non è indizio di colpevolezza?

Le telecamere, su quel ritaglio di Puglia, continuano a essere costantemente accese. Anche su fenomeni conseguenti e non diretta causa di questo delitto (e a tenere loro compagnia sono giunti pure gli immancabili “plastici” di Bruno Vespa, conduttore di una trasmissione ribattezzata in rete “Morta a morta”). Qualche anno fa, un giornale di provincia (questa volta era al nord, in Lombardia, zona di produzione dei vini) riportò, in un trafiletto degno di poco spazio e poca nota, la dichiarazione di un viticoltore: affermava di aver avuto un incontro ravvicinato del terzo tipo. Sì, proprio quello con il genere alieno. Un po’ di folclore che sui giornali di provincia trova sempre posto, per quanto trattato discretamente e con una vena di ironia. La “notizia”, se così si può chiamarla, venne ripresa non da testate assolutamente divertenti e avvezze alle “stranezze”, come il tabloid inglese “News of the World”, ma dalle pagine lombarde di un serioso quotidiano nazionale: mezza pagina in taglio basso.
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