Computer assisted reporting, tra censura e analisi delle fonti aperte disponibili in rete

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Girl Geek Dinners Bologna

(Questi sono i contenuti dell’intervento di oggi al barcamp organizzato per le Girl Geek Dinners Bologna). C’ chi dice che espressioni come “giornalismo investigativo” e “giornalismo di precisione” non esistono perch per sua natura il giornalismo deve investigare con metodologie scientifiche nel modo pi neutrale possibile. Attraverso questo processo ne deve dunque derivare una “realt” oggettiva – che qualcuno chiama anche “verit” – inconfutabile. Una “realt” che deve essere una verifica rigorosa per lo pi delle affermazioni del “potere”, in base alle quali spesso la “realt” viene modificata per far pendere la bilancia verso uno schieramento politico, partitico o lobbistico specifico. Dunque il giornalista per sua natura deve essere il “cane da guardia” a tutela della collettivit contro le deformazioni del potere (di qualunque genere esso sia).

L’altra sera Armando Spataro, magistrato antiterrorismo e procuratore aggiunto a Milano, presentando il suo libro “Ne valeva la pena” che ruota intorno al rapimento dell’iman Abu Omar, ha raccontato un episodio: si trovava negli Stati Uniti e parlando con un collega procuratore, di nomina politico-elettorale e non concorsuale, gli ha chiesto: “Ma voi come fate a garantire ai cittadini di gestire i loro interessi e non quelli della lobby politica a cui appartenete?” La risposta stata: “Da noi c’ la stampa”.
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A quindici anni denti e unghie non uccidono. O non dovrebbero uccidere

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Domani di Maurizio ChiericiIl delitto di Avetrana, su questo giornale, lo consideravamo capitolo chiuso. Ma in redazione, discutendo degli argomenti da trattare, non si potuto fare altro rilevare un fatto: quella vicenda, da reale qual , stata trasformata in un feuilleton in cui tutti hanno parola – presunti assassini ed altrettanto presunti esperti in primis – tranne lei, la vittima. Sarah Scazzi diventata un feticcio, pretesto dimenticato per dare il via a un giallo che prosegue a suon di confessioni, ritrattazioni, profferte, forse anche di intimidazioni.

Invece qui il cadavere non partorito della mente di uno scrittore. Quel cadavere apparteneva a una ragazzina che, in un giorno d’estate, esce di casa per andare al mare e invece va a morire assassinata poche centinaia di metri pi in l. Non sono i cento passi di Peppino Impastato. In questa storia del resto non c’ l’ombra diretta della mafia che si mangia le vite di giovani e giovanissimi. C’ la modestia della profondissima provincia, una specie di Alabama d’Italia sul quale la criminalit di certo ha il suo influsso. Seppur indiretto. Vuoi perch non c’ lavoro, perch le famiglie sono ancora spaccate tra i maschi al nord a faticare e le femmine a casa, ad arrangiare la quotidianit. Vuoi perch la fuga, quando non si vuole cedere a un futuro gi passato sulla scia delle vite dei propri genitori, rimane l’unica alternativa.
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Bestie e fenomeni del circo mediatico: un Grande Fratello uscito dalla “casa” e si insediato ad Avetrana

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Domani di Maurizio ChiericiSi scorrono i giornali. Nei giorni scorsi partito il Grande Fratello, edizione numero 11, e ha fatto il pieno di ascolti (sar che funzionano le provocazioni del figlio del camorrista o dell’ex operaio licenziato trasformatosi in gigol, in mezzo a bellone e bellini). Ma – tra le cariche di Terzigno, dove la brutalit fa passare un po’ sotto silenzio il motivo della gente in strada (le discariche e l’eterna emergenza rifiuti), divorzi multimilionari, contratti Rai difficoltosi o indagini che ben pi spazio meriterebbero (come quella sullo Ior e sulla P3) – continua a esserci il caso diventato giallo d’autunno, l’affaire Avetrana.

Una storia in cui – faceva notare Natalia Aspesi su Repubblica – la vittima esce di scena, come in un thriller qualunque perch la ribalta vuole al centro gli assassini o quelli che si crede tali. E allora la cugina – quella comparsa cos tante volte in televisione nei quarantadue giorni della scomparsa, quando ancora non si sapeva della morte di Sarah Scazzi, la quindicenne strangolata e gettata in un pozzo – si conquista il titolo di “novella Anna Maria Franzoni”. Si parte alla caccia delle espressioni del volto, come nel caso della madre condannata per il delitto del figlio di tre anni, assassinato nella sua casa di Cogne il 30 gennaio 2002. Saranno vere le lacrime? Tutta quell’apparente sicumera a telecamere accese nascondeva qualcos’altro? Il sorriso a mezza bocca, come in una qualsiasi conversazione un po’ formale e per nulla personale, non indizio di colpevolezza?

Le telecamere, su quel ritaglio di Puglia, continuano a essere costantemente accese. Anche su fenomeni conseguenti e non diretta causa di questo delitto (e a tenere loro compagnia sono giunti pure gli immancabili “plastici” di Bruno Vespa, conduttore di una trasmissione ribattezzata in rete “Morta a morta”). Qualche anno fa, un giornale di provincia (questa volta era al nord, in Lombardia, zona di produzione dei vini) riport, in un trafiletto degno di poco spazio e poca nota, la dichiarazione di un viticoltore: affermava di aver avuto un incontro ravvicinato del terzo tipo. S, proprio quello con il genere alieno. Un po’ di folclore che sui giornali di provincia trova sempre posto, per quanto trattato discretamente e con una vena di ironia. La “notizia”, se cos si pu chiamarla, venne ripresa non da testate assolutamente divertenti e avvezze alle “stranezze”, come il tabloid inglese “News of the World”, ma dalle pagine lombarde di un serioso quotidiano nazionale: mezza pagina in taglio basso.
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Non un paese per vecchie: cronache di unaltra guerra tra poveri

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Non  un paese per vecchieLoredana Lipperini, nel 2007, aveva firmato per Feltrinelli un libro che si intitolava “Ancora dalla parte delle bambine”, eredit ideale del quasi omonimo libro di Elena Gianini Belotti per spiegare il “ratto” dell’infanzia e dell’adolescenza, sostituito da una forzatura della crescita verso ruoli (compresi quelli erotici ispirati dai mass media) tipici dell’et adulta. Con il recente “Non un paese per vecchie”, l’autrice compie un salto temporale e passa all’ultima parte della vita, per raccontare di una nazione in cui si instaurato un nuovo tab: quello della naturale decadenza fisica e psicologica che precede la morta, e del suo esorcismo collettivo officiato a tutti i costi. Compreso quello che prevede la ghettizzazione dei cittadini pi avanti con l’et, collettore di nuove forme di odio derivanti da un assetto sociale sempre pi povero ed esasperato.

Perch affrontare il discorso della vecchiaia e iniziare il libro lavorando sul cambiamento semantico registrato sui media?

Domani di Maurizio ChiericiPer tanti motivi. Un po’ perch c’era una sollecitazione sociale prima che semantica. una cosa che ho raccontato molte volte: una lettrice che a Bari mi disse “occupati anche di noi”. la cosiddetta “generazione sandwich”, quella che accudisce i nipoti e gli anziani e che in effetti sopperisce a un’assenza totale dello Stato. Questo molto prima che si rendesse noto che l’Italia penultima, prima della Polonia, nell’Europa a 27 per l’assistenza alle famiglie. E poi c’era una considerazione che riguardava in realt la mia generazione, quella dei cinquantenni e quella che io metto pi sotto accusa nel libro: qui che nessuno accetta la definizione di persona non dico vecchia, ma quanto meno matura. Volevo insomma spiegare questa impersonificazione di se stessi come eterni giovani. Una tendenza che sfalsa tutto perch, se non si accetta la propria et, si spalmano in un unico insieme tutte le generazioni, quelle che vengono prima e quelle che vengono dopo. Dunque vediamo le bambine crescono in fretta per diventare simili al modello adulto proposto e le donne mistificano l’ultima parte della vita adulta. Al centro di questa tendenza, si pone la vecchiaia, che diventa questa zona piccolissima prima della morte.
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I tre mostri che hanno ucciso Sarah

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Domani di Maurizio ChiericiL’annuncio di morte arriva in diretta televisiva. E conferma l’esistenza di tre mostri: un primo mostro – presunto, al momento – in famiglia, che sembra darsi da fare per ritrovare la nipote scomparsa mentre custodirebbe la chiave della sua sparizione; come in una riedizione del Videodrome di David Cronenberg, il secondo mostro rende permeabile la realt televisiva e la realt “reale”, facendo in modo che si fagocitino a vicenda. L’ultimo mostro, forse figlio (o genitore) del secondo, viviseziona la vita di un’adolescente facendone carne in scatola per rivelazioni televisive e doppie pagine sparate a raffica.

Camminano tra noi

La vicenda di cui parliamo quella di Sarah Scazzi, la quindicenne di Avetrana, provincia di Taranto, scomparsa lo scorso 26 agosto. Nelle varie dirette che la trasmissione di Rai3 Chi l’ha visto ha dedicato a questa storia, un’affermazione corretta era stata portata nelle case dei suoi telespettatori. A pronunciarla era stata una madre, Filomena Iemma: per diciassette anni ha cercato la figlia, Elisa Claps, venendo infine a sapere che il corpo della giovane era rimasto per tutto il tempo nel sottotetto della chiesa cittadina, a Potenza. Aveva detto la donna: Le ragazzine non spariscono nel nulla.

Ed vero. Scappano di casa, le adolescenti, ma difficilmente sfuggono per troppo tempo alle ricerche delle forze dell’ordine. Se poi ci si mette la tivv a cercarle, prima o poi saltano fuori. E possono anche essere portate via, in senso letterale o figurato, ma non cercate il mostro sconosciuto perch la maggior parte delle volte sbaglierete. Il “cacciatore” senza nome, appostato di fronte alle scuole, in un bar, in auto, esiste talvolta, ma statisticamente non lui il responsabile, ci dicono le analisi sulla violenza sessuale che pu condurre anche all’omicidio. Il responsabile va cercato nella sfera affettiva della vittima: nell’ordine, nella prima cerchia parentale (i conviventi), nella seconda (i parenti pi prossimi non conviventi) e in quella amicale e nelle frequentazioni quotidiane o quasi.
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