Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
28 Apr
“Il 2006 è stato l’anno più feroce e brutale della storia contemporanea dei media”. Inizia con queste parole The war on journalism, pubblicazione annuale dell’International Press Institute che dall’osservatorio che aggiorna costantemente ne aggiunge i ventidue già registrati nel 2007. La guerra in Iraq è il conflitto che ha fatto registrare quasi la metà delle perdite, quarantasei, e seguono poi l’Afghanistan, il Pakistan, le Filippines, il Messico e lo Sri Lanka. Ma l’Europa non ne esce indenne geograficamente né politicamente:
In Europe, where two journalists were killed, the murder of Novaya Gazeta journalist, Anna Politkovskaya, highlighted the dangers of reporting in Russia, and questioned the authorities’ desire to investigate such crimes. Since 1997, IPI has recorded the killing of 43 journalists in Russia. The often-violent controversy over the Danish cartoons depicting the prophet Mohammed saw journalists arrested and prosecuted; one journalist was murdered in Sudan reportedly for writing on the subject. The controversy led to renewed attempts to introduce a “defamation of religions” clause, which appeared in UN documents, including one on terrorism.
23 Apr
Dal blog di CommunicaGroup, l’articolo Al Cittadino non far Sapere di Marco Travaglio su quella che viene presentata come la legge contro la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche nel sacrosanto diritto dalla privacy. Ma sotto gli intenti spacciati, c’è dell’altro e il giornalista lo spiega efficacemente.
Cari lettori, quando il Parlamento approva una legge all’unanimità, di solito bisogna preoccuparsi. Indulto docet. Questa volta è anche peggio. L’altroieri, in poche ore, con i voti della destra, del centro e della sinistra (447 sì e 7 astenuti, tra cui Giulietti, Carra, De Zulueta, Zaccaria e Caldarola), la Camera ha dato il via libera alla legge Mastella che di fatto cancella la cronaca giudiziaria. Nessuno si lasci ingannare dall’uso furbetto delle parole: non è una legge “in difesa della privacy” (che esiste da 15 anni) nè contro “la gogna delle intercettazioni”. Questa è una legge che, se passerà pure al Senato, impedirà ai giornalisti di raccontare – e ai cittadini di conoscere – le indagini della magistratura e in certi casi persino i processi di primo e secondo grado. Non è una legge contro i giornalisti. È una legge contro i cittadini.
11 Apr
Una prima versione era uscita nel giugno 2006 sotto forma di saggio, Global Responses to Global Threats: Sustainable Security for the 21st Century. In questi giorni ne è stata pubblicata un’edizione riveduta ed ampliata. È uno studio dell’Oxford Research Group che si intitola Beyond Terror – The Truth About The Real Threats To Our World (qui la scheda del volume edito da Random House):
Is international terrorism really the single greatest threat to world security?
Since the 9/11 attacks, many Western governments assume terrorism to be the greatest threat we face. In response, their dangerous policies attempt to maintain control and keep the status quo by using overwhelming military force. This important book shows why this approach has been such a failure, and how it distracts us from other, much greater, threats:
- Climate Change Climate change
- Competition over resources Competition over resources
- Marginalisation of the majority world Marginalisation of the majority world
- Global militarisation Global militarisation
Unless urgent, coordinated action is taken in the next 5-10 years on all these issues it will be almost impossible to avoid the earth becoming a highly unstable place by the middle years of this century. Beyond Terror offers an alternative path for politicians, journalists and concerned citizens alike.
Incuriosita dalle novità contenute, l’ho ordinato anche perché gli autori hanno già scritto materiale interessante su temi internazionali. Chris Abbott e John Sloboda hanno pubblicato su OpenDemocracy.org il saggio The “Blair doctrine” and after: five years of humanitarian intervention mentre il terzo autore, Paul Rogers, si è a lungo occupato di Medioriente, Africa e Stati Uniti. Attendo di ricevere il libro.
30 Mar
Sul sito di Nuovi Mondi Media viene pubblicato l’articolo La “Guerra Fredda” prossima ventura di Giulietto Chiesa. Che esordisce dicendo:
Qualcuno si ricorda ancora cos’erano i Pershing e i Cruise? Era poco più di vent’anni fa, e i missili di crociera erano appena stati inventati, ma ancora non volavano. Poi hanno cominciato a volare e colpire, ma non dove erano stati progettati per colpire, cioè in Unione Sovietica, bensì in Irak, in Afghanistan e, prima ancora, in quella ch’era allora la Jugoslavia.
Adesso la faccenda ricomincia. Solo che le basi di partenza non stanno più in Germania, ma si sono spostate verso est, in Polonia, insieme ai confini dell’Occidente. E i radar che dovrebbero parare il colpo di un eventuale attacco di un eventuale nemico, e guidare la risposta, saranno piazzati in uno stato che allora non c’era e che ora si chiama Repubblica Ceca. E i missili che dovrebbero abbattere, prima che arrivino a destinazione, sarebbero – pensate un attimo alle dimensioni della bufala – provenienti dall’Iran e dalla Corea del Nord.
Una cronaca che cerca di capire dove stanno effettivamente i presunti pericoli provenienti dal Medioriente, quanto costa difendersi da una minaccia al momento non suffragata da prove e chi controlla la “sicurezza” dell’Europa. Washington, la risposta che arriva da Bruxelles.
27 Mar
Via Pino Scaccia, Lettera aperta a Sandro Baldoni:
Caro Sandro, ci siamo conosciuti (ricordi?) una sera a Francavilla insieme alla signora Russo, la mamma di Antonio ucciso perché aveva avuto il coraggio di denunciare gli orrori in Cecenia. Ho scoperto che tu sei molto diverso da Enzo ma che da allora, da quando Enzo riposa in Mesopotamia, sei entrato un po’ nella nostra famiglia: sì, di quei pazzi che ancora hanno la voglia di raccontare e di capire. Ti scrivo da Kabul. Ho pensato molto in questi giorni a Enzo, avevo un’angoscia grande dentro, perché il dramma di Daniele mi ricordava tanto quel saluto frettoloso a Kufa. Pure con Daniele ci eravamo salutati con l’idea di rivederci un paio di giorni dopo e invece ci siamo ritrovati in un incubo. Ma lui poi è tornato a casa. Enzo no: ancora non è tornato, neppure da morto. E io ancora non me lo perdono. Ho dato tutto me stesso in questi anni per sapere cosa è successo, forse l’ho capito, rivedo quasi ogni notte quel crocevia maledetto di Malmudyia dove all’andata ce la siamo cavata con un po’ di paura e invece il ritorno è stato fatale. Ho negli occhi sempre Enzo con la macchinetta fotografica che scattava a ripetizione in quel viottolo di Najaf (quante foto mi ha fatto: mai viste) e poi lui che ci porta in salvo con la bandiera. La gioia di stare con i miliziani perché voleva sapere tutto e il sogno di incontrare al Sadr. I cronisti sono sempre fregati dai sogni. Perché ci si è dimenticati improvvisamente di lui? Capisco che adesso non ci sono più italiani in Iraq ma la cosiddetta “intelligence” è ancora operativa. Capisco che sono cambiati i vertici della Croce Rossa, ma sarebbe pure logico pensare a un passaggio di consegne. Giusi e i figli di Enzo meritano almeno il conforto di una tomba su cui piangere. Cosa possiamo fare noi? Forse quello che stiamo facendo: non dimenticarlo, insistere, pressare su chi può fare un ulteriore tentativo. C’era stato, lo ricordiamo tutti, un riconoscimento di parti di ossa. Quindi, la zona dov’era stato sepolto dopo la barbarie, qualcuno la conosceva. Perché si è interrotto tutto? Perché dopo quella “prova” non si è andati avanti? E non si è recuperato il corpo? Non è difficile ripristinare i rapporti perché tutti sappiamo il nome del “contatto”. Sandro, credimi, non sei solo. L’appello di Articolo21
[Update] E qui la risposta di Sandro Baldoni.
20 Mar
[video]http://youtube.com/watch?v=wHVpF9n88gw[/video]
Un documentario di 90 minuti dedicato alla cultura, alla società e alla tecnologia in Iran. L’autore è il giornalista di origine somala Rageh Omaar, ex corrispondente della BBC dall’Irak, e il film Rageh Inside Iran, disponibile sia su GoogleVideo che a spezzoni su Youtube, va in onda anche su BBCFour.
16 Mar
Partendo dal commento e poi dal post di Free Lance sulla questione Wikipedia, credibilità e informazione, penso che la discussione possa essere sezionata siano sostanzialmente in tre punti:
15 Mar
Da FdC. Mentre la trasmissione di Michele Santoro racconta la vicenda della base militare di Vicenza e mentre si cita a titolo di precedente che, per esempio, un’altra base, quella di Aviano, è stata usata per detenere illegamente un imam rapito dalla Cia con la collaborazione – pare, dato che il processo ai presunti responsabili si aprirà solo il prossimo giugno – dei servizi segreti militari italiani, Peace Reporter pubblica una breve notizia: Abu Omar: nuovo ricorso del governo contro magistratura di Milano. Si legge in proposito:
Il governo italiano ha presentato un nuovo ricorso alla Corte Costituzionale, reiterando l’accusa di violazione del segreto di Stato nei confronti della magistratura di Milano nella gestione del caso di Abu Omar, ex imam di Milano. Ieri l’Avvocatura generale dello Stato avrebbe depositato le pratiche relative a questa vicenda, richiedendo che venga invalidata la disposizione del tribunale di Milano, enunciata il 16 febbraio, che aveva rinviato a giudizio 33 persone, tra cui l’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e 26 agenti Cia.
Ora, si sta dicendo, il problema è rappresentato da un paio di magistrati che avrebbe violato il segreto di stato. Invece per l’esecutivo non risulta essere un problema che: (more…)
12 Mar
Oggi Pierpaolo Pasolini avrebbe compiuto 85 anni e, in corrispondenza, esce il nuovo libro di Enzo Catania, Giallo Pasolini, attraverso il quale il giornalista cerca di fare il punto su ciò che accadde il 2 novembre 1975 all’idroscalo di Ostia. Poco meno di due anni, infatti, Pino Pelosi, l’ex ragazzo di vita che era stato condannato per l’omicidio dello scrittore friulano, ritrattò quanto aveva sostenuto per vent’anni affermando di essere estraneo a quel delitto. Malgrado queste dichiarazioni e agli appelli che ne seguirono, non si arrivò a nuove conclusioni giudiziarie e tutto sembrò finire lì. Ora questo recentissimo libro – si legge nell’articolo di presentazione di ADN Kronos – esce con lo scopo di rivedere l’intera vicenda:
In questa ricostruzione Catania fissa così due punti fermi. Il primo: le indagini privilegiarono una pista (quella dell’assassinio da parte del ragazzo che aveva avuto l’avventura di impattarsi nel “solito” omosessuale assai pretenzioso) trascurandone altre pure accennate dai giornali, anzi sbuffando davanti a ogni tentativo di allontanarsi dal ‘comodo’ filone principale che chiudeva il fascicolo.
Il secondo: si sa che tanto si è veloci nel completare una serie di perizie a 360 gradi, tante più probabilità si hanno di risolvere un caso. “Ebbene – incalza Catania – quando alle 6,45 di quella mattina del 2 novembre 1975 sul posto del delitto arrivò la polizia, intorno al cadavere di Pasolini c’era una piccola armata di sfaccendati e vacanzieri che commentava: ‘Era tutto calpestato e non transennato’, come raccontò poi Elio Pecora, giunto all’Idroscalo insieme ad Alberto Moravia”.
9 Mar
La cronaca nera è un argomento che spesso viene messo in secondo piano: roba nazional-popolare o per macabri voyeur o sangue incartato di sensazionalismo e venduto un tanto al chilo. A volte, leggendo i quotidiani o guardando i telegiornali, queste considerazioni appaiono vere, soprattutto se non si va troppo per il sottile. Ma, quando per il sottile si decide di andarci (il che significa riportare i fatti o almeno riportare le tesi più verosimili senza troppi slanci letterari o interpretativi), diventano uno dei vari specchi, un filtro, per conoscere la realtà.
In argomento, lo scorso gennaio il Los Angeles Times ha aggiunto ai suoi blog uno completamente dedicato alla nera, The Omicide Report, mantenuto dalla giornalista Jill Leovy. La quale non si sofferma su dettagli più o meno raccapriccianti di determinati fatti, ma compila un asettico bollettino più o meno quotidiano delle morti violente nella contea californiana. Tra le fonti principali, il coroner e agenzie le cui segnalazioni però non finiscono sui giornali. Perché farlo? Nella spiegazione contenuta nelle pagine di FAQ, Leovy scrive: (more…)
5 Mar
Il fotoreportage di Davide sulla manifestazione contro i centri di detenzione temporanea per immigrati che ha avuto luogo a Bologna sabato scorso. A corredo, risulta efficace la lettura dell’articolo La vergogna dei CPT, i nuovi lager italiani scritto da Valerio Evangelisti per Carmilla Online.
26 Feb
Da Giornalismi Possibili. Alessandro Capriccioli pubblica su RadioRadicale.it il dossier La correttezza dell’informazione e gli strani “accorpamenti” del Corriere.it. O meglio l’incipit di un dossier per il quale chiede contributi ai navigatori. Partendo da ciò che è stato pubblicato sul sito del principale dei quotidiani italiani, inizia però già a rilevare una serie di accostamenti interessanti: per esempio la notizia della morte di Piergiorgio Welby viene seguita da quella relativa a un figlicidio, la presunta logorrea femminile allo spam o un agente di polizia licenziato perché fuori servizio indossava abiti da donna a uno stupro. Ora, saranno anche accoppiate casuali, coincidenze, ma sembra che qualche antenna si stia drizzando. Tanto che Capriccioli scrive:
Pur non volendo applicare alla lettera l’adagio di Agatha Christie secondo il quale «tre indizi fanno una prova», sarebbe opportuno verificare se tali accorpamenti possano essere considerati semplici sviste, oppure se essi costituiscano dei veri e propri tentativi di gettare una luce negativa su determinati argomenti.
[...]
L’obiettività dell’informazione non è data esclusivamente dal tenore letterale delle notizie da divulgare, ma risulta da un insieme di ulteriori elementi che concorrono a costruire la comunicazione, tra i quali particolarmente significativo è il contesto nel quale le notizie vengono presentate.
E conclude chiedendo a chi avvistasse fenomeni analoghi di segnalarli tramite i commenti al suo articolo o inviandogli una mail all’indirizzo alessandro punto capriccioli at gmail punto com.
12 Feb
[video]http://www.youtube.com/watch?v=CoJ2Oe6Dc5c[/video]
8 Feb
Nate forse in contesti non proprio scientifici, le Psy ops comprendono anche la musica per condizionare i prigionieri di guerra, come per esempio accaduto nella black prison di Kabul. In proposito, nei giorni scorsi è arrivata una presa di posizione da parte della Society for Ethnomusicology. Intitolata Position Statement on Torture, contiene tre punti che costituiscono il fulcro della pubblica esternazione:
calls for full disclosure of U.S. government-sanctioned and funded programs that design the means of delivering music as torture; condemns the use of music as an instrument of torture; and demands that the United States government and its agencies cease using music as an instrument of physical and psychological torture.
Per approfondire: Ethnomusicologists against music as torture di David Pescovitz e Capre di guerra di Jon Ronson.
4 Feb
Da un link segnalato da Carlo, arrivo al post How to be a freelance journalist scritto da Matthew Stibbe sul blog Bad Language. Autorevolezza di un articolo è l’obiettivo indicato nell’applicazione di queste regole per non arrivare a confondere comunicati stampa con pezzi giornalistici. Tutto ruota intorno alle “live sources”, coloro che forniscono informazioni o le confermano, e ai “key research documents”, fonti primarie che possano avvalorare un fatto, un evento o anche una semplice opinione.
Il pezzo di Stibbe è fortemente orientato al rapporto tra un giornalista esterno e il redattore che deve lavorare sull’articolo prima che vada in pagina dovendo in alcuni casi intervenire su di esso. Ma i suggerimenti dell’autore si possono tranquillamente traslare sull’informazione in rete e sulle notizie che ogni giorno i blog pubblicano. Tanto che, se nella bibliografia viene indicato il libro The Pyramid Principle di Barbara Minto che spiega le metodologie base per approcciare un articolo giornalistico, viene compresa anche Writing for the Web, “research on how users read on the Web and how authors should write their Web pages”.