Ducor Hotel di Monrovia, Liberia. Uno scatto datato 2010 della fotografa statunitense Glenna Gordon. Pubblicato ancora una volta dal blog Verve Photo.
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Il Fatto Quotidiano: “Partiti SpA”, ecco come funziona il meccanismo dei rimborsi elettorali
Standard
Tema che, dopo il caso Lusi, torna fare parlare di sé ancora più prepontemente per la saga della family, che di cognome fa Bossi. Si ripropone dunque un post in argomento.
In Gran Bretagna, i partiti che ricevono finanziamenti pubblici (10 milioni di sterline nel 2010, pari 12 milioni di euro più o meno) sono solo quelli di opposizione, svantaggiati nel raggranellare sostegno economico da lobby e gruppi industriali. In Germania invece non c’è privacy che tenga per le fondazioni: i “think tank” teutonici sono tenuti alla massima trasparenza. Invece in Italia – il Paese in cui in un paio d’anni, secondo la Corte dei Conti e la Guardia di finanza, la corruzione è aumentata del 229% – i “pensatoi” della politica, a destra come a sinistra, non sono “obbligati a tenere una contabilità ufficiale delle erogazioni”.
Sono due aspetti che emergono dal libro “Partiti Spa” (Ponte alle Grazie, 2012) del giornalista Paolo Bracalini. I rimborsi elettorali sono l’argomento del volume e tante le cifre riportate per raccontare di holding di fatto dalle cui mani passano “500 milioni di euro […] per ogni legislatura, tra Camera e Senato, 200 milioni per le elezioni regionali, 230 per le europee. Solo di rimborsi elettorali, dal 1994 ad oggi, siamo a oltre 2,7 miliardi di euro, ai quali vanno […] aggiunti i 70 milioni di euro annui destinati ai gruppi parlamentari e gli altri milioni investiti per i giornali di partito (senza parlare delle donazioni dei privati, 80 milioni di euro l’anno in media)”.
Denaro che riguarda i grandi partiti, ma anche i piccoli, come il Partito dei Pensionati (885 mila euro di rimborso), i Verdi-Verdi (contro cui il partito dei Verdi “vero” si scagliò via Tar, 300 mila), l’Alleanza di Centro di Pionati più la rediviva, per quanto assai lontana dal suo passato di balena bianca, Democrazia Cristiana (550 mila). E denaro che non basterebbe mai, dato che i bilanci delle formazioni politiche virano sempre al rosso (Pdl meno 6 milioni di euro e Pd addirittura meno 42 milioni).
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E-Il mensile: nei primi tre mesi del 2012 sono stati 31 i giornalisti assassinati. A rischio soprattutto Siria, Brasile e Somalia
StandardMaso Notarianni scrive su Twitter che sono “31 giornalisti i uccisi in 3 mesi. Sempre meglio che lavorare?” rilanciando un articolo firmato da Stella Spinelli e pubblicato sul suo E-Il mensile:
Soltanto in Siria infatti, fra gennaio e marzo, momento clou della rivolta contro Bashar al-Assad, sono morti nove giornalisti, cinque stranieri e quattro siriani: numeri, sottolinea la Pec, che riflettono una “tendenza allarmante”, confermando come la “sicurezza dei giornalisti sia peggiorata dall’inizio dell’anno”. “Il pesante tributo pagato in Siria colloca il Paese in prima linea tra i luoghi più pericolosi per i giornalisti”, ha osservato Blaise Lempen, presidente della Pec.
Dietro la Siria, arriva a ruota quale paese più pericoloso per i reporter nel primo trimestre 2012 il Brasile, dove hanno perso la vita cinque giornalisti. Dietro c’è quindi la Somalia, dove sono morti tre giornalisti, e infine l’India, la Bolivia e la Nigeria con due reporter uccisi.
Sono invece otto i paesi che hanno registrato un giornalista ammazzato nel primo trimestre e si tratta di Afghanistan, Colombia, Haiti, Honduras, Messico, Pakistan, Filippine e Thailandia. L’ultimo cronista a perdere la vita mentre svolgeva il proprio mestiere è un giornalista della radio nazionale colombiana, ucciso a Sabanalarga. Si chiamava Jesús Martínez Orozco e aveva 42 anni.
Invece il video pubblicato sopra (e riportato anche nel pezzo di E-Il mensile) si intitola Silencio Forzado, è stato realizzato da Articulo 19 e racconta la sequela di omicidi che dal 2000 alla fine del 2011 ha caratterizzato i giornalisti di quel Paese con 67 delitti.
“L’ultima copia del Casalese. Ecco chi e perché non vuole questo libro” chiedendone ritiro e un milione di euro
StandardLeggere il libro Il casalese. Ascesa e tramonto di un leader politico di Terra di lavoro, finito con una richiesta di risarcimento danni da un milione di euro e il suo ritiro dal commercio, non è più solo un atto di informazione. Il perché viene spiegato nel post L’ultima copia del Casalese. Ecco chi e perché non vuole questo libro. Intanto ecco la presentazione del volume:
Seconda edizione del libro, aggiornata alle ultime vicende politiche e giudiziarie del caso Cosentino: seconda richiesta d’arresto, voto alla Camera dei Deputati e dimissioni da coordinatore campano del PDL. Uno spaccato dell’Italia di Berlusconi; della politica senza passato e dall’incerto futuro. E da filo conduttore all’ultimo ventennio di storia politica dell’Italia, le tante – forse troppe – coincidenze che hanno scandito un’altra significativa storia: quella di Nicola Cosentino, ex sottosegretario all’Economia con delega al CIPE, sul cui passato grava la pesante ombra del clan dei Casalesi. A raccontare l’incredibile e “fortunata” storia di un oscuro consigliere comunale di Casal di Principe, che a meno di cinquant’anni si ritrova a ricoprire il duplice incarico di uomo di Governo e di segretario politico del primo e più importante partito della Campania, sono nove autorevoli giornalisti che da anni seguono le vicende politiche e giudiziarie del Paese.
Inoltre in rete si può accedere al gruppo Facebook e firmare una petizione in favore del libro e dei suoi autori.
Occupy Wall Street: Al Jazeera racconta come il movimento ha superato l’inverno
Standard“Oltregomorra. Il tesoro dei boss”: il documentario su mafia, denaro, beni confiscati e riuso sociale
StandardProdotto dalla Village Doc & Films di Roma, il documentario Oltregomorra. Il tesoro dei boss, che andrà in onda all’interno della trasmissione La storia siamo noi, il prossimo 21 marzo sarà proiettato anche nell’ambito dell’iniziativa Lo stesso giorno alla stessa ora, progetto pilota di comunicazione rivolto alle scuole medie, superiori, istituti penali minorili e università. Argomento della manifestazione: rifiuto della criminalità e rispetto delle regole della società civile. Per quanto riguarda invece il documentario, ecco la sua presentazione:
I dati che emergono sull’economia mafiosa sono incredibili. I dati Eurispes per il 2010 parlano di un fatturato annuo pari a 220 miliardi di euro. Per sconfiggere le mafie non bastano azioni di polizia. Bisogna togliere alle mafie quello che hanno di più caro: i soldi… e con i soldi ville, aziende, terreni, case. E ciò è reso possibile grazie alla legge sulla confisca dei beni e sul loro riuso sociale.
Il documentario è il risulato del lavoro di Aldo Zappalà, Valerio D’Ambrosio, Jole Rago e Ilaria Stefanini.
Tedeschini Lalli: cronaca di una strage di donne, i giornali del 25-26 marzo 1911 e la “prima stesura” della storia
StandardInteressante post di Mario Tedeschini Lalli a proposito della cronaca di una strage di donne: i giornali del 25-26 marzo 1911:
Grandi titoli, testi dettagliati, ma anche fotoreportage, cartine e infografiche: tutti gli strumenti della cronaca giornalistica sono già lì, tra il 25 e il 26 marzo 1911, 101 anni orsono. È uno dei rari casi nei quali è possibile veramente dire che “il giornalismo è [stato] la prima stesura della Storia“: sono le cronache dell’incendio che si sviluppò nei locali della fabbrica di camicie Triangle a New York, dove per le condizioni di lavoro precarie e le misure di sicurezza insufficienti 146 persone persero la vita – 129 di loro donne, per la metà adolescenti. Fu uno dei punti di svolta nella storia del movimento operaio ed è una delle date clou della storia delle donne.
Per saperne di più sui fatti riportati negli articoli, si veda qui.
Premio “Gruppo dello zuccherificio” per il giornalismo d’inchiesta: da Ravenna al via alla prima edizione
StandardIl Gruppo dello zuccherificio, associazione per la legalità, la Costituzione e la libera informazione, annuncia la nascita del suo premio per il giornalismo d’inchiesta, indetto con la collaborazione del Comune di Ravenna, Libera Informazione e Articolo21, con il sostegno di Anpi, Confesercenti, LegaCoop e con il patrocinio della Provincia Di Ravenna. Due le categorie:
- Premio Giovani: riservato alle inchieste realizzate da giovani di età inferiore ai 35 anni, su tutto il territorio nazionale. Questa sezione intende valorizzare la figura dei giovani sotto i 35 anni che abbiano saputo distinguersi positivamente nell’ambito del giornalismo nazionale.
- Premio Regione Emilia-Romagna: riservato alle inchieste riguardanti il territorio dell’Emilia- Romagna, realizzate da chiunque senza limiti di età o di residenza. Questa sezione intende valorizzare i lavori che riguardano il territorio regionale.
Per inviare i propri lavori, realizzati per tutto il 2011 fino al 14 aprile di quest’anno, c’è tempo fino al 15 aprile 2012. Maggiori informazioni si trovano qui, compreso il modulo di partecipazione allegato al regolamento.
Fotogiornalismo: reportage dal Kenya, i ragazzi di strada e la vita nei sobborghi africani
StandardOn the street è il reportage fotografico realizzato da Francesco Cavalli nel corso del mese di febbraio 2012 insieme a Jack Matika, educatore dell’organizzazione keniana Koinonia sostenuta dall’italiana Amani. Argomento, la vita per strada in Kenya:
Non ci sono numeri precisi su quanti siano i bambini e i ragazzi che vivono in strada a Nairobi. Quattro milioni di abitanti nella capitale del Kenya, più della metà vive negli oltre 200 slum che attanagliano la città, da quelli più vicini al centro a quelli più in periferia. Secondo una stima diffusa dal governo keniano sarebbero oltre 130 mila i ragazzi che vivono in strada, alcuni anche molto piccoli, dai sei, anche cinque anni qualche volta.
(Via Lsdi)
Valeria Gandus sul Fatto Quotidiano: Mauro Rostagno, un processo iniziato da un anno e da un anno sotto silenzio
StandardValeria Gandus, sul blog che tiene sul sito del Fatto Quotidiano, scrive di Mauro Rostagno, processo sotto silenzio:
È da un anno che il processo va avanti, imputati Vincenzo Virga e Vito Mazara, nel disinteresse della grande stampa. Eppure ogni udienza riserva qualche sorpresa. Ieri la sorpresa si chiamava Angelo Siino, il cosiddetto ministro dei lavori pubblici di Totò Riina, pentito di mafia. Quattro ore di deposizione, un viaggio a ritroso nel tempo, alla Trapani degli anni Ottanta, completamente in mano alla mafia, agli appalti truccati, ai politici in ginocchio. E al delitto Rostagno, del quale Siino aveva già parlato 17 anni fa, nei primissimi tempi del suo “pentimento”: “Collaboravo da un mese” precisa oggi Siino. E da quel verbale di tanti anni fa (ma solo cinque dopo la morte di Rostagno) si dipana il racconto che il pentito fa in aula.
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