Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Festival del giornalismo

Per chi è da quelle parti e per chi ha la possibilità di andarci, a Modica il 30 e il 31 agosto ci sarà la quinta edizione del Festival del giornalismo organizzato dal mensile Il clandestino. Dal programma emergono temi d’interesse, come il caso di Mauro Rostagno, la rinascita de I siciliani, Giuseppe Fava e il suo cinema e il caso kazako legato al tema del giornalismo d’inchiesta. Nella due giorni sono previsti anche alcuni workshop, come quelli dedicati al giornalismo ambientale, alla videoinchiesta e al fotogiornalismo. Qui l’elenco degli ospiti, tra i quali una volta tanto non compaiono i tipici tromboni da evento pubblico, ma gente che il “mestiere” lo da davvero.

Ducor Hotel di Monrovia, Liberia

Ducor Hotel di Monrovia, Liberia. Uno scatto datato 2010 della fotografa statunitense Glenna Gordon. Pubblicato ancora una volta dal blog Verve Photo.

World Report Award - Premio Italiano di Fotogiornalismo

Fino al 15 aprile, a Lodi, è tempo di Festival della Fotografia Etica (qui la brochure della manifestazione e qui invece il libretto: entrambi sono in formato pdf, rispettivamente di 1MB e 2,3MB). Al suo interno, c’è World.Report Award | Premio Italiano di Fotogiornalismo di cui fa parte lo scatto pubblicato sopra.

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  • Scritto per scatti
  • Amedeo Vergani, lo scatto che racconta

    Amedeo Vergani, lo scatto che racconta è una mostra che sarà presentata a Merone (Como) il prossimo 29 ottobre e che resterà aperta dal giorno successivo al 6 novembre a Palazzo Civico Zaffiro Isacco. Questa la sua presentazione:

    Scatti che raccontano, appunto. Storie che si intuiscono nella luce talcata di un tè nel deserto la mattina presto, nella grinta acerba di bambini guatemaltechi precocemente armati, nella nebbia di una Sicilia inconsueta e ovattata, nel volto attento di una donna seminascosto dietro un velo nero, negli arabeschi di due mani tatuate, nelle maschere di un carnevale veneziano, nel lampo colto al volo di un pugnale yemenita. Storie che parlano di gente che sforna pani rotondi come la luna, che raccoglie olive, benedizioni, foglie di tè e fatiche con la stessa concentrazione. La silenziosa compostezza di un monastero copto. La lattina rossa di una Coca Cola bevuta su un’intatta spiaggia atlantica. Lo scroscio di una cascata di Dominica. Fino al meraviglioso controluce di un agnello sollevato e offerto a Sant’Antonio in una chiesa della Brianza, in bilico tra benedizione cristiana e rito pagano. Inquadrature diventate grandi servizi e copertine delle più prestigiose riviste di viaggio italiane ed europee.

    Per saperne di più sul fotoreporter scomparso a 66 anni nel 2010 si veda qui.

    Saigon, 1968, Eddie Adams

    Nel presentare la sua classifica dei dieci migliori fotoreporter, il sito Toptenz.net scrive, ricordando come questa sia una professione sempre più in via di scomparsa (si pensi solo alla chiusura dell’agenzia Grazia Neri, un paio d’anni fa):

    È incredibile poter guardare una serie di immagini, se non una singola immagine, ed essere nella condizione di tracciare i contorni di una storia – che non per forza deve essere commuovente – arrivando al suo messaggio, l’elemento più importante. Di seguito sono elencati dieci fotoreporter celebri [...]. Molti di loro hanno rischiato la vita, alcuni hanno assistito a fatti che per i più sono inimmaginabili. E ognuno di loro è stato in grado di poter impugnare una macchina fotografica e di scattare alcune istantanee famose.

    Tra i fotografi inseriti in questa top-10 ci sono Philip Jones Griffiths, Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau, David Burnett, Robert Capa, David Seymour, Dorothea Lange, Margaret Bourke-White, Eddie Adams (autore dell’immagine ad apertura di questo post) e Robert Frank.

    (Via Neatorama)

    The Power of Photojournalism per vedere “cosa le tribù del Kenia hanno a che fare con i ghetti dell’Ohio e le crisi idriche globali”. Il documentario, suddiviso in due video (1 e 2), è stato realizzato dalla Annenberg Space for Photography con le immagini del sessantaseiesimo Picture of the Year International winners. Si può inoltre accadere da qui allo slideshow delle fotografie vincitrici.

    (Via Pandemia)

    Il ReportageBooksblog annuncia che questo mese inizieranno le pubblicazioni di una nuova rivista, Il Reportage, trimestrale di scrittura, giornalismo e fotografia. Citando un lancio dell’Agi:

    Questa rivista (direttore è Riccardo De Gennaro, photo-editor Mauro Guglielminotti) ha una concezione molto flessibile del reportage, che può essere anche un’inchiesta-denuncia, un’intervista, un viaggio letterario, un diario. Anche la fiction non è trascurata: ogni numero di Reportage, che si avvarrà anche di un sito internet (www.ilreportage.com), ospiterò un racconto. Il primo è di Dario Voltolini. Tema del primo numero sono le periferie: Catania strangolata dalla mafia nel racconto di Riccardo Orioles e Pippo Scatà con le foto sulle mafie di Alberto Giuliani; i quartieri periferici di New York e Detroit, svuotati dal boom dei mutui, raccontati da Eleonora Bianchini e Mauro Guglielminotti: quel pezzo tragico di storia della “periferica” Argentina nell’intervista di Alejandro Brittos a uno dei guerriglieri superstiti al massacro di Trelew nel 1972 con i ritratti di Simone Perolari; la borgata di Ostia, dove fu ucciso Pasolini, descritta da Beppe Sebaste e dalla fotografa Maria Andreozzi. Ma anche Hong Kong, come in un “viaggio fino alla fine del mondo”, con lo scrittore Carlo Grande e il fotoreporter Francesco Acerbis, il “viaggio senza viaggio” di Fabio Sebastiani (le foto sono di Stefano Snaidero) nella metropolitana di Roma, il “trip” del drogato di eroina raccontato anche in chiave saggistica dal poeta Lello Voce con le foto di Jessica Dimmocks. Ci sono poi i fotoreportage sull’Africa di Ron Haviv e sui campi di concentramentio di Auschwitz e Birkenau di Ivo Saglietti.

    Al momento sul sito della rivista, pubblicata da Edizioni Centouno, c’è solo una pagina di annuncio mentre per leggere qualcosa di Riccardo De Gennaro, che proviene da Repubblica, si può andare qui. Del photo-editor invece c’è un sito personale.

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  • Scritto per informazione
  • I primi dieci anni del XXI secolo attraverso l’obiettivo dei fotoreporter. Cinquanta immagini scattate dal 2000 al 2009 sono state pubblicare dal Boston Globe. Ne esce un racconto molto più crudo di quanto la memoria l’abbia fissato ed effettivamente alcune di queste fotografie riescono a rendere la valenza di un evento molto più delle parole. Nello specifico poi dell’immagine riportata sopra:

    Un bambino keniano urla alla vista di un agente di polizia che si avvicina alla sua casa brandendo un manganello. Siamo a Kibera, baraccopoli di Nairobi, il 17 gennaio 2008. Centinaia di poliziotti, già scontratisi con i sostenitori di Raila Odinga, leader dell’opposizione in Kenia, all’entrata dello slum si sono spostati verso la bidonville e hanno cercato casa per casa i dissidenti (immagini Walter Astrada/AFT/Getty Images).

    Di quei fatti si possono vedere altri scatti qui.

    (Via Vittorio Pasteris)

    Photojournalism, Technology and EthicsLiberamente scaricabile dalla rete in formato pdf, il testo Photojournalism, Technology and Ethics: What’s Right and Wrong Today? realizzato e messo a disposizione dall’agenzia Black Star mette a confronto tre ere del fotogiornalismo – passata, quella recente fino al ventesimo secolo e ciò che potrà forse essere nel futuro prossimo – e cerca di delineate un rapporto corretto tra ricorso alla tecnologia e genuinità di un’immagine. Che – raccomanda la guida – non va alterata nel momento in cui si racconta per fotografie perché, come scritto nell’indice, le “nostre foto devono sempre raccontare la verità”.

    Con un’impostazione verso l’informazione dal basso non sempre condivisibile – i toni verso i contenuti self made spesso tornano a sottolineare talvolta il refrain dell’autorevolezza della fonte e della qualità del contenuto – il testo risulta comunque interessante anche per cui si avvicina alla fotografia da una prospettiva che non è quella di un fotoreporter di professione. Di fatto, oltre a raccomandare di evitare gli artifici del fotoritocco se si vuole conservare la genuinità della realtà che si ritrae, racconta dell’approccio di fotografi celeberrimi come Robert Capa e fa una cronistoria della manipolazione fotografica con relative controversie anche legali.

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  • Wikileaks affair


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