“Antologia di un ventennio”: nel libro di Beppe Lopez la storia d’Italia basata sul ricatto e la necessità di ripartire dagli anni Settanta

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Antologia di un ventennioGli anni Settanta. Sono quelli la chiave per comprendere gli ultimi lustri della storia repubblicana. Se ne ha conferma a leggere Antologia di un ventennio (1992-2012) del giornalista Beppe Lopez. Tangentopoli, la discesa in campo di Silvio Berlusconi o le fregole presidenziali in vista di un’agognata (e scellerata) modifica istituzionale non nascono negli anni Novanta, con l’arresto di Mario Chiesa o con un messaggio televisivo studiato come neanche un film di Hollywood.

Ricostruire la trasposizione contemporanea delle bibliche piaghe d’Egitto – trasposizione di fatti che hanno portato alla devastazione del Paese fino ai livelli oggi – non può prescindere da ciò che è avvenuto prima. Che siano il delitto Moro, l’occupazione della cosa pubblica da parte della P2, il tramonto dell’ipotesi della solidarietà nazionale con il Pci o, ancora, l’ascesa di Bettino Craxi e del craxismo, nulla dei fatti degli ultimi vent’anni appare casuale. Non lo può essere la più volte tentata riforma della giustizia così come non lo sono tanti altri aspetti, dalla frattura del fronte sindacale al progressivo superamento di concetti politici che facevano la differenza tra uno schieramento e l’altro.

Scrive Beppe Lopez anticipando altri passaggi dell’introduzione del suo libro elettronico:

Negli anni Settanta si giocò una partita mortale: da un parte, istanze insieme di democratizzazione e modernizzazione; dall’altra, istanze di mera “modernizzazione” […] senza democratizzazione (e senza vero sviluppo), inaugurando negli anni Ottanta una pratica politica e un costume che raggiunsero la massima potenza negli anni Novanta e che Mani Pulite mise a nudo in tutta la sua mediocrità etica, morale e politica.

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“Pizza, sangue e videopoker”: in un libro la scalata della ‘ndrangheta a Vigevano e alla Lombardia. E la storia (vera) del vicequestore Giorgio Pedone

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Pizza, sangue e videopokerLo hanno scritto tre giornalisti – Andrea Ballone, Carlo E. Gariboldi e Simone Satta – e si intitola Pizza, sangue e videopoker – Come la ‘ndrangheta si è strutturata al Nord, da Vigevano in Lombardia (edizioni La Barriera). Racconta una storia, complessa e articolata, che per tanto tempo si è pensato potesse esistere solo al sud. E invece no, anche la provincia di Pavia, per quanto non si sia voluto vederlo per tanto tempo, è infiltrata. Forse ormai lo è al punto che, come racconta Giacomo Di Girolamo, è diventata una Cosa grigia (dal titolo del suo libro) dove l’infiltrazione non esiste più perché ormai uno stadio superato, un livello completato per passare al successivo.

Ma il merito del libro, per il quale è stato creato anche un blog, è quello di raccontare anche un’altra storia. È quella del vicequestore Giorgio Pedone, morto apparentemente suicida il 14 agosto 1991. Era nato a Foggia 53 anni prima e 14 li aveva trascorsi a Vigevano, dopo esserci arrivato il 1 febraio 1977. Per lui si approssimava il trasferimento, con la partenza per l’ufficio passaporti della questura di Trieste. Inoltre, prima della sua morte, i giornali avevano scritto non poco della presunta professione della figlia Gilda, descritta in termini troppo hard – si disse – perché un servitore dello Stato potesse sopportarlo. E invece Pedone, trovato nel cortile dell’abbandonata cascina Dojola, nel comune di Gambolò, a poca distanza distanza dal santuario del Crocifisso, potrebbe essere stato ucciso con un colpo di pistola alla fronte perché, da quasi dieci anni, indagava e mappava le mafie che avevano preso possesso di quel pezzo di territorio della Lombardia meridionale. Scriveva infatti il 5 marzo 1984:
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“Il prigioniero di Salò”: Franzinelli su Carmilla racconta “lo squallore e la subalternità di un vecchio dittatore”

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Il prigioniero di Salo'Uscito a inizio autunno, il libro Il prigioniero di Salò. Mussolini e la tragedia italiana del 1943-1945 di Mimmo Franzinelli racconta con documenti inediti tra l’altro “la disistima del capo della RSI verso i suoi collaboratori, l’odio mortale per alleati e partigiani, la prostrazione – sino al limite del suicidio – per la perdita di Roma e l’avvicinamento del fronte al Nord. E attraverso i dossier dei servizi segreti esamina l’estremo tentativo di riscatto, con il discorso milanese del Teatro Lirico, il 16 dicembre 1944”. E nell’intervista di Anna Luisa Santinelli all’autore pubblicata qualche giorno fa da Carmilla Online si aggiunge:

Premesso che la storia di Mussolini è la storia del suo rapporto con il potere, e più precisamente con il potere assoluto, i passaggi dalla causa della rivoluzione a quella della reazione, da sovversivo a dittatore, lo rendono un soggetto di studio assai interessante sia sul piano psicologico sia per l’analisi del ruolo delle personalità nella storia. La straordinaria longevità del mito del duce (ben rappresentata, ad esempio, dal film “Mio fratello è figlio unico”, girato da Daniele Luchetti nel 2007: il giovane protagonista, Accio, cresce nel culto del duce e milita nel Movimento sociale italiano) rappresenta un fattore di stimolo agli studi su Mussolini.

Tenuto conto che buona parte dei libri su Mussolini è inficiata da intenti apologetici o manca di un solido riscontro archivistico-documentario, credo vi sia ancora spazio per monografie rivolte a particolari aspetti della sua figura […]. La destra radicale si richiama più ai 20 mesi della guerra civile e del collaborazionismo coi nazisti che non ai 20 anni di gestione mussoliniana del potere. I giovani che nell’autunno 1943 si trovarono a un bivio decisivo erano stati educati nei valori del regime, che identificava patria e fascismo. E che attribuiva alla guerra un valore fondante, come banco di prova della vitalità dei popoli.

La triade programmatica “Credere Obbedire Combattere” ben sintetizza lo spirito della dittatura mussoliniana, e esprime una linea rimasta inalterata nella Rsi. La convinzione soggettiva di operare per finalità patriottiche era contraddetta […] dalla consapevolezza che l’alleato tedesco avesse già, di fatto se non di diritto, annesso al Reich l’Alto Adige e la Venezia Giulia […].

E veniamo al presente. Per una serie di ragioni – anche esistenziali, con l’esigenza rassicurante di un “grande padre” – troppi giovani ancora oggi mitizzano Mussolini; ebbene, “Il prigioniero di Salò” dimostra, con gli stessi documenti del duce, lo squallore umano e la subalternità politica del vecchio dittatore, che per una causa in cui non credeva più inviava a morire e a dare la morte migliaia di giovani.

La versione completa dell’intervista si può leggere qui.

Al via a Ravenna i lavori per l’edizione 2013 (l’undicesima) del festival GialloLuna NeroNotte, quest’anno in tandem con il Giallo Mondadori

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Concorso del festival letterario GialloLuna NeroNotte

Anno dopo anno, il festival letterario GialloLuna NeroNotte con base a Ravenna (e frutto di menti vivaci come quella di Nevio Galeati) si sta conquistando un profilo quasi tradizionale, essendo giunto all’edizione numero undici. E questa volta il concorso collegato alla rassegna, che si terra dal 22 al 29 settembre 2013, si guadagna la partnership con Giallo Mondadori per una pubblicazione che uscirà nella primavera dell’anno prossimo. Qui i termini del bando, che si chiude il prossimo 31 luglio.

Beppe Grillo e le tre stampelle (spettacolo, massa e carnevale): in un ebook l’analisi di un fenomeno politico sull’attualità culturale

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Beppe Grillo: lo spettacolo, la massa e il carnevaleNella sua bibliografia, c’è Le radici della ‘ndrangheta, scritto a quattro mani con il magistrato Mario Andrigo. Ma da osservatore politico qual è, Lele Rozza ora torna nelle librerie (digitali) con l’ebook Beppe Grillo: lo spettacolo, la massa e il carnevale (Blonk) in cui si affronta il fenomeno politico per eccellenza dell’attualità politica italiana, il Movimento 5 Stelle. Anzi, si approfondisce la figura del suo leader, l’aspirante “dettatore” delle regole e dell’agenda setting (con frequenti esempi di successo):

In barba a tutti i refrain classici della politica – per cui solo la tv è veicolo vero di comunicazione – Grillo ha riempito le piazze facendo comizi/spettacolo in molte città d’Italia. Ha usato Internet (che non sposta voti), ha, abilmente invero, dribblato la stampa italiana, dimostrando che “mi si nota di più se non vengo” e guadagnando moltissimo spazio su tutti gli organi di informazione televisiva e radiofonica che ha snobbato. Ha lavorato qualche anno per costruire questo clamoroso successo – un successo che è diventato anche mediatico – continuando nella sua devastazione di tutti gli standard a cui eravamo abituati.

Un successo che poggia su tre enormi stampelle: lo spettacolo, la massa e il carnevale. Tre concetti che sono integranti la nostra cultura e il nostro modo di agire. Tre concetti che ho preso in prestito da altrettanti straordinari pensatori (Barthes, Canetti e Bachtin) e che consentono, forse, di tracciare le linee per spiegare come sia stato possibile raggiungere così tanti cuori. Come sia stato possibile costruire, almeno per un po’, un’Italia diversa da come ce la si sarebbe aspettata.

Qui si può leggere il primo capitolo del libro elettronico.

Il Fatto Quotidiano: Giovanni Tizian, in un libro la lotta del giornalista contro la ‘ndrangheta

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La nostra guerra non è mai finitaIl metro diaristico alternato a quello del giornalismo che indaga la ‘ndrangheta. Un padre assassinato da killer rimasti ignoti e un figlio che, divenuto adulto, entra nel mirino dei padrini a causa delle sue cronache, troppo addentro agli affari dei boss al nord. La Calabria e l’Emilia Romagna, Bovalino e Modena. Tutti questi elementi sono presenti ne “La nostra guerra non è mai finita”, in questi giorni in libreria per Mondadori, scritto da Giovanni Tizian, il giornalista a cui gli ‘ndraghetisti volevano “sparare in bocca” e per questo messo sotto scorta.

L’infanzia all’ombra dell’occupazione militare. Per cominciare il viaggio intrapreso dall’autore, occorre fare un salto indietro di 3 decenni. Inizio degli anni Ottanta, l’Anonima sequestri miete azioni, deporta vittime di rapimenti e raccoglie riscatti. È quel passaggio nella storia della mafia calabrese che, iniziata 150 anni prima, ha rappresentato una tappa sulla lenta ma inarrestabile via della mondializzazione. “I sequestri di persona sono stati per i clan della Locride quello che la catena di montaggio è stata per il capitalismo”, scrive Tizian raccontando dei 400 miliardi di lire accumulati, di cui la metà andata ai boss dell’Aspromonte.

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Storie di spie, arte e cultura pop: “Intrigo internazionale” di Fabio Cleto, tra sovversione e ordine da riaffermare

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Intrigo internazionale - Pop, chic, spie degli anni SessantaPreso il formato elettronico e iniziata la lettura, sembra meritare non poco il libro Intrigo internazionale – Pop, chic, spie degli anni Sessanta del saggista e critico Fabio Cleto. Appena pubblicato dalla casa editrice Il Saggiatore, il volume per certo versi ricorda lo splendido Dancing days. 1978-1979. I due anni che hanno cambiato l’Italia di Paolo Morando di cui si parlava qui. Nel caso del lavoro di Cleto, così viene presentato:

New York. Autunno 1964. Benvenuti nel luogo e nel tempo degli incontri spiazzanti, nel mix di upper class e working class, intellettuali e rifiuti umani, fan e star. James Bond, Andy Warhol, Susan Sontag, Victor J. Banis: spie e celebrità di ordini culturali diversi, figure dello scarto, icone d’identità clandestina, emblemi di un elitarismo di massa, dei margini del visibile. Protagonisti di un copione in maschera il cui modo è l’ironia, quella forma di perversione – è il camp, dirà Sontag, recuperando una tradizione radicata nell’esuberanza teatrale e nelle sessualità eccentriche di fine Ottocento – che celebra l’eccesso, la messinscena di sé, «le cose che sono ciò che non sono».

Dal neon dei cinema alle gallerie d’arte, dalle riviste d’avanguardia alle atmosfere chiaroscurali dei pulp erotici, Intrigo internazionale racconta una storia di spie: una storia d’identità prêtes-à-porter, di informatori, talpe, agenti sotto copertura, trame segrete, doppi giochi, tradimenti, segni rivelatori e falsi indizi. La storia e la mappa di un fenomeno che, innestandosi sul pop, interpreta le istanze più complesse della cultura della celebrità, dell’isteria del consumo e di una società innervata da una tensione crescente fra sovversione e riaffermazione dell’ordine.

Sulla pagina che contiene la scheda del libro, si può leggere anche un estratto del volume.

“La variante Moro”: il romanzo di Elena Invernizzi che dalla strage di via Fani arriva in America Latina

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La variante Moro - Tra via Fani e il Plan Condòr

La variante Moro – Tra via Fani e il Plan Condòr è il libro appena uscito per Round Robin e firmato dalla brava scrittrice Elena Invernizzi, già comparsa su queste pagine. La sinossi anticipa i seguenti passaggi:

Due giocatori si contendono, con una partita a scacchi, il loro segreto. Ogni volta che uno dei due mangia un pezzo all’avversario, l’altro deve raccontare una storia. Il Bianco è un avventuriero, un reduce della Legione straniera con un passato al servizio delle dittature del Sud America. Il Nero è un uomo dai modi sfuggenti e dai trascorsi oscuri. Se il Bianco ripercorre gli anni del Plan Cóndor, l’operazione voluta dagli Stati Uniti in Sud America tra gli anni settanta e i primi anni ottanta per contrastare l’avanzata della sinistra nel Cono Sur, il Nero ritorna quasi ossessivamente alla mattina del 16 marzo 1978, ai momenti precedenti all’agguato di via Fani in cui venne rapito l’onorevole Aldo Moro e sterminata la sua scorta dalle Brigate rosse. Due narrazioni che procedono parallele fino a trovare il loro punto di convergenza e cominciare a diradare la fitta nebbia che avvolge i due protagonisti e l’intera vicenda di via Fani.

Il libro sarà presentato il 16 febbraio a Milano, presso la libreria Shake Interno 4 (vicolo Calusca 10/f), e parteciperà con Elena anche Alessandro Braga di Radio Popolare Network. Se intanto se ne vuole leggere di più, si dia un’occhiata qui e qui.

“L’affare Giuliano”: in un libro curato da Carlo Ruta il racconto del primo patto tra Stato e mafia in epoca repubblicana

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L'affare Giuliano

L’affare Giuliano. I documenti che rivelano il primo patto tra Stato e mafia nel tempo della Repubblica, a cura di Carlo Ruta, archivio storico di Accade in Sicilia:

La strage del primo maggio 1947 non è stata perfetta, e imper­fetti sono stati i delitti che ne sono conseguiti. Sin da subito sono emerse scoperture che hanno chiamato in causa ambienti politici e di Stato: esponenti monarchici e della Democrazia Cri­stiana, un potente magistrato di Palermo, comandi militari, alti uffici di Pubblica Sicurezza, perfino il Viminale di Mario Scel­ba. Si è cercato di nascondere le tracce, di rimediare agli errori. Ma anche questo lavoro di «restauro» ha presentato scoperture importanti.

Per ordinare in cartaceo (24 euro) o digitale (9 euro) il libro, si può scrivere all’indirizzo mail archivioaccadeinsicilia[at]gmail.com usufruendo di uno sconto che sarà comunicato dall’editore.

“Mafia da legare”: quando e come a cosa nostra è convenuto simulare la malattia mentale

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Mafia da legareUn altro libro che si preannuncia interessante, questa volta appena uscito per la casa editrice Sperling & Kupfer. Si tratta di Mafia da legare – Pazzi sanguinari, matti per convenienza, finte perizie, vere malattie: come Cosa Nostra usa la follia dello psichiatra Corrado De Rosa e della giornalista Laura Galesi:

Nel codice d’onore di cosa nostra non c’è spazio per la follia. Il mafioso si comporta in modo irreprensibile nella vita privata e in quella pubblica, ascolta, tutto sa, agisce nell’ombra, non perde mai il controllo. Per lui “pazzo” è un insulto, un’arma per delegittimare un delatore o attaccare chi è diventato troppo scomodo. Il boss è un uomo tutto d’un pezzo, o almeno così si dipinge.

Eppure, in molti casi, è pronto a trasformarsi, per convenienza, in un matto da manuale: un comodo ed efficace escamotage per arrivare alla villeggiatura del manicomio giudiziario o, addirittura, degli arresti domiciliari evitando così il carcere duro e magari anche il processo. Mafia da legare è il primo libro che raccoglie e analizza le varie forme di “follia”, a volte vera, molto spesso presunta, che hanno colpito Cosa Nostra. Da quella usata per screditare nemici e traditori a quella simulata che salva dalla prigione, fino alla psicopatia reale e feroce dei criminali sanguinari. Non solo: non c’è follia se non c’è nessuno che “ci crede”.

Del volume ne è disponibile anche la versione Kindle.