“Kamchatka”: un libro di Marcelo Figueras per tornare sul colpo di Stato in Argentina e sulle vie per resistere

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Kamchatka

Ancora echi dall’Argentina attraverso un libro scritto dal giornalista e sceneggiatore Marcelo Figueras e uscito per L’asino d’oro edizioni:

Kamchatka una parola stramba. Per alcuni non ha nessun significato, per altri suona come un incrociarsi di spade, per altri ancora il paese in alto a destra nel tabellone del Risiko. Per Harry, l’ultima parola pronunciata dal padre prima di diventare uno dei tanti desaparecidos. 1976: Harry un bambino a cui piace inventare storie, giocare con il suo amico Bertuccio, sfidare suo padre a Risiko. Ha un fratello pi piccolo, il Nano, e ama i suoi genitori.

La serena quotidianit si interrompe bruscamente: in Argentina c’ il colpo di Stato e la famiglia di Harry deve fuggire da Buenos Aires e assumere una nuova identit. Cosa vuol dire giocare’ a essere qualcun altro per sopravvivere? Divertente, ironico e toccante, Kamchatka suggerisce che l’eroismo risiede nella capacit di cambiare e che tutti hanno bisogno di un posto dove rifugiarsi e resistere prima di affrontare il mondo. Un luogo non segnato su nessuna carta, perch i luoghi veri non lo sono mai.

Qui un estratto del volume e qui, invece, una recensione scritta da Maril Oliva per Carmilla Online.

Carmilla Online: Valerio Evangelisti racconta la storia di Jack London, “yours for the revolution”

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Carmilla Online
Su Carmilla Online, Valerio Evangelisti racconta in modo mirabile la storia di Jack London: Yours for the Revolution:

La vita di Jack London forse il pi riuscito dei suoi romanzi: nato illegittimo, figlio di un astrologo ambulante irlandese: William Henry Chaney, adottato da un vecchio reduce della Guerra Civile, John London, che sposa la madre Flora Wellman e gli d il suo nome, costretto dai dissesti familiari a confrontarsi subito con gli orrori della fabbrica e della condizione operaia: a 13 anni gi si rompe la schiena dalle 12 alle 18 ore il giorno. Si ribella: conosce i bassifondi della Costa dei Barbari californiana, prima come contrabbandiere poi come guardiacoste; percorre l’America con gli hobos e i vagabondi; viene arrestato; si imbarca come marinaio verso il Mar del Giappone a caccia di foche; partecipa senza fortuna alla corsa all’oro nel Klondike; diventa socialista e rivoluzionario – membro dal 1896 del Socialist Labor Party che lascer nel 1901 per il Socialist Party of America – e contemporaneamente si iscrive all’Universit cercando il suo riscatto attraverso la cultura borghese. Legge Marx, Spencer, Darwin, Nietzsche che restano i riferimenti costanti della sua filosofia talvolta contraddittoria ma affascinante. Scrive senza requie, quasi con disperazione, attingendo alle sue numerose esperienze di vita. Nel giro di pochi anni realizza i suoi sogni: il ragazzo inquieto dal fisico atletico e dai modi proletari diventa l’autore pi pagato e invidiato d’America.

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Ora lui destinato a diventare leggenda. Scompare Richard Matherson, lo scrittore oltre i confini e oltre i generi

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Aveva 87 anni e la sua ora era giunta. Adesso lo attende la leggenda. Forse non quella descritta nel suo romanzo pi celebre (se ne legga qualcosa anche qui, in un pezzo per Carmilla firmato da Valerio Evangelisti), purtroppo diventata una scadente trasposizione cinematografica che con la storia originale c’entra fino a un certo punto, ma la leggenda comunque se la merita, Richard Matherson. A cui l’etichetta di scrittore di genere – o scrittore horror o fantastico – sta stretta perch, nelle sue pagine, andato molto oltre i confini del genere stesso (e sui giochi di parole si aggiunga che anche oltre i confini della realt andato). Meno noto forse di Stephen King o di Joe R. Lansdale, entrambi pi giovani ed entrambi in debito d’ispirazione da lui, rimarr indimenticabile anche per passaggi come questo:

Ai loro occhi lui era un flagello spaventoso, sconosciuto, persino peggiore della malattia con cui avevano imparato a convivere. Era uno spettro invisibile che per provare la propria esistenza si era lasciato dietro i corpi esangui dei loro cari. Cap quel che provavano e non li odi. La mano destra strinse la bustina di pillole. Purch la fine non fosse violenta, purch non si trasformasse in un massacro sotto i loro occhi.

Robert Neville pos lo sguardo sui nuovi abitanti della Terra. Sapeva di non essere uno di loro; sapeva di essere un anatema, un orrore nero da distruggere, come i vampiri. E quell’idea lo colp come un fulmine, divertendolo perfino nel dolore. Un risolino strozzato gli riemp la gola. Si gir e si appoggi alla parete mentre ingoiava le pillole.

Il cerchio completo, pens mentre il letargo definitivo gli strisciava nelle membra. Il cerchio completo. Un nuovo terrore prende forma dalla morte, una nuova superstizione penetra la fortezza inattaccabile dell’infinito. Io sono leggenda.

Faccendieri e papi neri: l’analisi di Girolamo De Michele sulle vite parallele degli uomini che sapevano tutto

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Il faccendiereSi parla del libro Il faccendiere, ma anche di Andreotti. Il Papa Nero. Antibiografia del divo Giulio di Michele Gambino e di Divo Giulio – Andreotti e sessant’anni di storia del potere in Italia, scritto con Giacomo Pacini. l’analisi politica firmata da Girolamo De Michele su Carmilla che scrive:

Tanta ricchezza informativa fa da contraltare all’incredibile “leggerezza”, al limite dell’elogio servile, con la quale gran parte della stampa italiana ha delicatamente glissato sulle peggiori pagine della nostra storia nel momento in cui, morto Andreotti, sarebbe stato imperativo un bilancio non formale della sua carriera politica. C’ voluto “Il Post” di Luca Sofri perch venisse ripubblicata con scarsa cura per i refusi la durissima pagina del Memoriale in cui Aldo Moro, dalla galera brigatista, tracciava un ritratto a lettere di fuoco della statura politica e morale dell’ex amico di partito […].

Se le date hanno un significato, il memoriale-Ciolini compare a sette mesi di distanza da un celeberrimo editoriale vergato di proprio pugno da Bettino Craxi, nel quale il segretario socialista paragonava Gelli a un attivissimo arcidiavolo, un Belfagor dalle mille risorse, dai mille contatti, intese, dossier, trappole e anche ricatti. Insomma, una specie di grand commis dell’organizzazione, [] un uomo molto abile, una volpe, ma non un capo []. Belfagor resta una specie di segretario generale di Belzeb. E se c’ Belzeb, ognuno se lo potr immaginare come meglio crede, sforzandosi di dargli una fisionomia, una struttura, un nome (Belfagor e Belzeb “Avanti!”, 31 maggio 1981; Divo Giulio, p. 139). Come se all’io so (l’identit di Belzeb) si volesse rispondere con un anch’io so (del conto aperto dal tuo uomo Larini a Lugano).

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Franca Rame, lo stupro che sub e un paio di articoli che ne rievocano i contorni (verificati e non verificati)

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Girolamo De Michele scrive su Carmilla un articolo interessante sullo Lo stupro di Franca Rame: fascisti, carabinieri e una volont superiore:

La sera del 9 marzo 1973, alla notizia dell’avvenuto stupro, qualcuno a Milano gio: era il generale Palumbo, comandante della divisione Pastrengo. La notizia dello stupro della Rame in caserma fu accolta con euforia, il comandante era festante come se avesse fatto una bella operazione di servizio. Anzi, di pi…, secondo la testimonianza di Nicol Bozzo, che sarebbe diventato stretto collaboratore di Carlo Alberto Dalla Chiesa, e che all’epoca era in servizio alla Pastrengo:

Arriv la notizia del sequestro e dello stupro di Franca Rame. Per me fu un colpo, lo vissi come una sconfitta della giustizia. Ma tra i miei superiori ci fu chi reag in modo esattamente opposto. Era tutto contento. “Era ora”, diceva. […] Era il pi alto in grado: il comandante della “Pastrengo”, il generale Giovanni Battista Palumbo. […] Allora io vissi quella reazione di Palumbo solo come una manifestazione di cattivo gusto. Credevo che il generale fosse piacevolmente sorpreso della notizia, nulla di pi. D’altronde Palumbo era un personaggio particolare, era stato nella Repubblica Sociale, poi era passato con i partigiani appena prima della Liberazione. Non faceva mistero delle sue idee di destra. E alla “Pastrengo”, sotto il suo comando, circolavano personaggi dell’estrema destra, erano di casa quelli della “maggioranza silenziosa” come l’avvocato Degli Occhi.

Continua qui. In proposito si vedano anche le considerazioni di Aldo Balzanelli sul suo blog, a proposito questa volta delle “rivelazioni” di Izzo e Franca Rame.

“Il prigioniero di Sal”: Franzinelli su Carmilla racconta “lo squallore e la subalternit di un vecchio dittatore”

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Il prigioniero di Salo'Uscito a inizio autunno, il libro Il prigioniero di Sal. Mussolini e la tragedia italiana del 1943-1945 di Mimmo Franzinelli racconta con documenti inediti tra l’altro “la disistima del capo della RSI verso i suoi collaboratori, l’odio mortale per alleati e partigiani, la prostrazione – sino al limite del suicidio – per la perdita di Roma e l’avvicinamento del fronte al Nord. E attraverso i dossier dei servizi segreti esamina l’estremo tentativo di riscatto, con il discorso milanese del Teatro Lirico, il 16 dicembre 1944”. E nell’intervista di Anna Luisa Santinelli all’autore pubblicata qualche giorno fa da Carmilla Online si aggiunge:

Premesso che la storia di Mussolini la storia del suo rapporto con il potere, e pi precisamente con il potere assoluto, i passaggi dalla causa della rivoluzione a quella della reazione, da sovversivo a dittatore, lo rendono un soggetto di studio assai interessante sia sul piano psicologico sia per l’analisi del ruolo delle personalit nella storia. La straordinaria longevit del mito del duce (ben rappresentata, ad esempio, dal film “Mio fratello figlio unico”, girato da Daniele Luchetti nel 2007: il giovane protagonista, Accio, cresce nel culto del duce e milita nel Movimento sociale italiano) rappresenta un fattore di stimolo agli studi su Mussolini.

Tenuto conto che buona parte dei libri su Mussolini inficiata da intenti apologetici o manca di un solido riscontro archivistico-documentario, credo vi sia ancora spazio per monografie rivolte a particolari aspetti della sua figura […]. La destra radicale si richiama pi ai 20 mesi della guerra civile e del collaborazionismo coi nazisti che non ai 20 anni di gestione mussoliniana del potere. I giovani che nell’autunno 1943 si trovarono a un bivio decisivo erano stati educati nei valori del regime, che identificava patria e fascismo. E che attribuiva alla guerra un valore fondante, come banco di prova della vitalit dei popoli.

La triade programmatica “Credere Obbedire Combattere” ben sintetizza lo spirito della dittatura mussoliniana, e esprime una linea rimasta inalterata nella Rsi. La convinzione soggettiva di operare per finalit patriottiche era contraddetta […] dalla consapevolezza che l’alleato tedesco avesse gi, di fatto se non di diritto, annesso al Reich l’Alto Adige e la Venezia Giulia […].

E veniamo al presente. Per una serie di ragioni – anche esistenziali, con l’esigenza rassicurante di un “grande padre” – troppi giovani ancora oggi mitizzano Mussolini; ebbene, “Il prigioniero di Sal” dimostra, con gli stessi documenti del duce, lo squallore umano e la subalternit politica del vecchio dittatore, che per una causa in cui non credeva pi inviava a morire e a dare la morte migliaia di giovani.

La versione completa dell’intervista si pu leggere qui.

Luca Baiada su Julian Assange: “Wikileaks conta sull’imprevedibile complessit del genere umano”

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Luca Baiada pubblica su Carmilla Online un bell’articolo ripreso da Il Ponte di ottobre 2012. per Julian Assange:

La gestione di grandi quantit di dati render sempre pi difficile limitare la loro gestione a pochi addetti ai lavori. Le persone a conoscenza di segreti saranno sempre di pi, sempre peggio pagate, pi frustrate, pi esposte a cedimenti. Wikileaks si basa anche su questo: non paga le sue fonti, ma conta su una cosa complessa, imprevedibile e disseminata in uno scrigno insospettabile: nel genere umano. una cosa fatta di curiosit, di malcontento, di sdegno e di angoscia: stati d’animo che il modello sociale del Ventunesimo secolo sparge in abbondanza, e da cui si pu mietere sapere.

Stati d’animo in cui tremola una scintilla preziosa, la coscienza. Arma imprevista, persino lama senza manico che pu ferire chi la impugna. Bradley Manning (accettiamo per un momento che quanto si dice sia vero) consegna a Wikileaks dati di eccezionale importanza, ma poi, sconvolto, lo racconta su una chat a uno sconosciuto, che lo denuncia. Il travaglio interiore che sconvolge Manning simile, quando vede i crimini immensi del suo paese, e quando teme di aver fatto la cosa sbagliata a rivelarli, ed ecco che in questa storia la logica combinatoria e i sentimenti si fronteggiano come giganti, alle spalle di uomini che l’ingranaggio della storia si affretta a macinare.

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Processo dell’Aia e processo Eternit: quando le vittime sono folla, difficili da individuare per storia e giustizia

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Carmilla Online

Luca Baiada, oltre a essere un magistrato, scrive. E su Carmilla Online stato ripreso un suo intervento uscito sul numero di luglio della rivista Il Ponte, quella fondata da Piero Calamandrei, a proposito di processo dell’Aia e processo Eternit:

Quando i crimini sono enormi, si pongono problemi di misura. I colpevoli sono quasi sempre persone piccine, che solo il sangue rende visibili. Oscuri burocrati, mediocri militari, figli di pap invecchiati. Nei crimini nazifascisti si sfogano aggressivit messe in divisa dal peggio del Novecento, al servizio del tornaconto. Nell’Eternit gli autori pi visibili sono i massimi beneficiari dell’arricchimento, possessori di fortune continentali: soprattutto lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Louis De Cartier. Le vittime sono folla, che la storia e la giustizia faticano a individuare, col rischio di farne un mucchio senza nome.

Quelle identificate sono oltre seimila, e la lettura del solo dispositivo, a Torino il 13 febbraio, richiede ore. Scena grande e inquietante. Tutti in piedi mentre scorrono brevemente articoli del codice, e poi per ore nomi, nomi e ancora nomi di persone e famiglie derubate di vite, di salute, di affetti. I fatti riprendono il loro posto. La scena ricorda gli eventi memoriali della Resistenza, per esempio quello del 24 marzo a Roma, alle Fosse Ardeatine. E il rischio di fare mucchio stato evitato: la commozione e il calore di persone di ogni et hanno fatto sentire che quei nomi non sono soltanto parole.

La differenza di reclutamento dei giudici abissale. Quelli dell’Aia beneficiano di un gradimento politico mediato dalla tecnica. Quelli di Torino hanno garanzie di indipendenza e radicamenti territoriali che si innervano con la storia italiana.

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