Il massacro del Circeo: una storia di violenza politica e di genere (seconda parte)

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Il massacro del Circeo

Lo sguardo di Donatella Colasanti, dopo le ore trascorse nella villa del Circeo prigioniera di Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira, non sar mai pi quello di prima. La sua amica Rosaria Lopez stata affogata dopo un’interminabile sequenza di sevizie e lei, sopravvissuta fingendosi morta, avr davanti le immagini delle torture durate un giorno e mezzo fino a quando, a 47 anni, muore di cancro al seno. il 30 dicembre 2005.

Nel 1976 il processo per i fatti del 29 settembre 1975 di quelli che tengono l’opinione pubblica incollata alle cronache. In aula si batte come una leonessa l’avvocato Tina Lagostena Bassi, che rappresenta Donatella, e le udienze per la prima volta vengono filmate dalla Rai per quello che diventer Processo per stupro, il documentario di Loredana Rotondo. Alla difesa della ragazza contribuiscono anche le associazioni femministe.
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Il massacro del Circeo: una storia di violenza politica e di genere (prima parte)

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Il massacro del Circeo

in pieno Agro Pontino, a un centinaio di chilometri da Roma. San Felice Circeo si affaccia sul mare e d’inverno un paesone di poco pi di 10 mila abitanti. D’estate, per, si riempie. I villeggianti arrivano dalla capitale, da Latina e anche da pi lontano perch qui le spiagge sono sabbiose, le seconde case si aprono, la tranquillit sembra inscalfibile. Una tranquillit che a fine settembre, a maggior ragione, sembra pi piena, tra riverberi della stagione estiva ormai tramontante e un’aria non ancora frizzante, ma fresca, che allontana di un altro po’ l’autunno gi iniziato.

A maggior ragione chi guarda verso Villa Moresca, verso una strada isolata del promontorio, si immagina fine settimana con lo sguardo sul mare, non un massacro. Eppure qui, dopo essere passati accanto a villette chiuse, che si consuma un fatto rimasto agli annali della cronaca. il massacro del Circeo, quello che il 29 settembre 1975 trasforma una pace fatta di salsedine e fughe dalle citt in una storia che si riverberer negli anni diventando simbolo.
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Franca Rame, lo stupro che sub e un paio di articoli che ne rievocano i contorni (verificati e non verificati)

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Girolamo De Michele scrive su Carmilla un articolo interessante sullo Lo stupro di Franca Rame: fascisti, carabinieri e una volont superiore:

La sera del 9 marzo 1973, alla notizia dell’avvenuto stupro, qualcuno a Milano gio: era il generale Palumbo, comandante della divisione Pastrengo. La notizia dello stupro della Rame in caserma fu accolta con euforia, il comandante era festante come se avesse fatto una bella operazione di servizio. Anzi, di pi…, secondo la testimonianza di Nicol Bozzo, che sarebbe diventato stretto collaboratore di Carlo Alberto Dalla Chiesa, e che all’epoca era in servizio alla Pastrengo:

Arriv la notizia del sequestro e dello stupro di Franca Rame. Per me fu un colpo, lo vissi come una sconfitta della giustizia. Ma tra i miei superiori ci fu chi reag in modo esattamente opposto. Era tutto contento. “Era ora”, diceva. […] Era il pi alto in grado: il comandante della “Pastrengo”, il generale Giovanni Battista Palumbo. […] Allora io vissi quella reazione di Palumbo solo come una manifestazione di cattivo gusto. Credevo che il generale fosse piacevolmente sorpreso della notizia, nulla di pi. D’altronde Palumbo era un personaggio particolare, era stato nella Repubblica Sociale, poi era passato con i partigiani appena prima della Liberazione. Non faceva mistero delle sue idee di destra. E alla “Pastrengo”, sotto il suo comando, circolavano personaggi dell’estrema destra, erano di casa quelli della “maggioranza silenziosa” come l’avvocato Degli Occhi.

Continua qui. In proposito si vedano anche le considerazioni di Aldo Balzanelli sul suo blog, a proposito questa volta delle “rivelazioni” di Izzo e Franca Rame.

E rimasero impuniti: la rapina al Knightsbridge, i documenti di Calvi e la carriera criminale di Valerio Viccei

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E rimasero impunitiDopo diversi mesi di silenzio (questione della taglia a parte), il 1987 fu l’anno in cui le indagini sulla morte di Jeanette May e Gabriella Guerin sembravano destinate a finire in un nulla di fatto, come poi accadde. Ma fu anche quello in cui si verific un fatto che avrebbe riportato il nome della donna a occupare le cronache. Si trattava ancora una volta di una clamorosa rapina, avvenuta questa volta al Knightsbridge Deposit Centre di Brompton Road: perfetta nell’esecuzione, non venne sparato neanche un proiettile e si concluse con un bottino da capogiro, 60 miliardi di lire.

Per questo fatto nel 1993 venne arrestato a Roma un antiquario marchigiano, Agostino Vallorani, per la ricettazione di una parte della refurtiva e – sospettavano gli inquirenti – per aver ideato il colpo. Ma sull’uomo i magistrati capitolini pensavano anche altro: in contatto con Sergio Vaccari Agelli, i pubblici ministeri Andrea Vardaro ed Elisabetta Cesqui, titolari anche dell’indagine sull’omicidio del banchiere milanese, volevano capire se Vallorani potesse entrarci con la morte dell’antiquario assassinato nel settembre del 1982 – indicato nel frattempo come uno dei presunti boia di Roberto Calvi – e con quello dell’ex nobildonna inglese.

A dire che qualcosa, in quella direzione, poteva esistere fu un altro italiano finito in galera per la rapina del 1987. Si chiamava Valerio Viccei e anni pi tardi avrebbe raccontato di quella spaccata, definita il pi grande colpo della storia, in un libro uscito postumo nel 2004 e intitolato Live by the gun, die by the gun. Nato ad Ascoli Piceno nel 1955, venne condannato alla fine degli anni Ottanta a settantadue anni di carcere – ridotti poi a trenta – per vari reati commessi in Gran Bretagna, dove se n’era scappato anche per motivi legati alla sua militanza nell’organizzazione di estrema destra dei Nuclei Armati Rivoluzioni (NAR). Prestante, scapestrato, circondato da belle donne e amante della vita lussuosa, buona parte di tutta quella galera se l’era guadagnata proprio per la rapina al Knightsbridge. Che era stata un’azione da film.
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Il Circeo e le ferite delle vittime che si riaprono

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Il massacro del CirceoGianni Guido tornato libero. Letizia Lopez, sorella di Rosaria, che non sopravvisse al massacro del Circeo, dichiara all’Ansa che una ferita che non si rimargina. Qualche mese fa, a proposito dei fatti accaduti alla fine del settembre 1975, si scriveva il testo che segue.

Dal delitto del Circeo sono trascorsi quasi trentacinque anni: il sequestro di Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, le torture, le violenze sessuali, la morte della prima ragazza e il ritrovamento della seconda gravemente ferita si susseguirono tra il 29 e il 30 settembre 1975. Eppure “in Italia le violenze subite dalle donne non vengono denunciate nella quasi totalit dei casi (Istat, 2007)”. Si chiude con questa frase la ricostruzione a fumetti dei crimini per cui sono stati condannati Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira (latitante da sempre). Il libro si intitola Il massacro del Circeo, stato sceneggiato da Leonardo Valenti, illustrato da Fabiano Ambu e inserito nella collana “Cronaca Nera” di BeccoGiallo, editore padovano che gi da qualche anno propone la rievocazione di fatti di sangue sotto forma di strisce (in precedenza lo aveva fatto con casi come Unabomber, i delitti di Alleghe, l’omicidio Pasolini, la vicenza di Rina Fort o la storia di Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio).

L’autunno in cui avvengono i fatti raccontati in questo libro di un anno particolare. Nel 1975, Rosaria Lopez diventa maggiorenne a diciotto anni in forza di una legge approvata in marzo e, se sullo sfondo gli anni di piombo si fanno sempre pi cupi, soffermiamoci per un po’ su un’ottica pi privata (ma non meno politica): in quel periodo, infatti, una riforma del diritto di famiglia conferisce pari stessa dignit ai coniugi che, se genitori, condividono la patria potest sui figli i quali, a loro volta, non verranno pi distinti tra legittimi e illegittimi, se nati fuori dal matrimonio. In quel periodo le conquiste femminili hanno il sapore di una stagione di rinnovamento: vengono creati i consultori, liberalizzati i contraccettivi, si parla di legge per le pari opportunit, di centri antiviolenza e nel 1978 arriva la norma che rende legale l’aborto. Tutto questo in forza di un femminismo che fin nel decennio precedente il movimento delle donne aveva reso in termini di rivoluzione culturale.
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