Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
5 Feb
Della casa editrice Città del Sole si è parlato varie volte per i libri che pubblica sul Mezzogiorno d’Italia. E si torna a farlo con l’uscita del testo Il tacco di Dio di Katia Colica:
[l'autrice] è penetrata nel cuore del sobborgo reggino, accostandosi ai racconti di vite piegate, senza speranza e futuro. Ad Arghillà è facile incontrare bande di ragazzini che dalla strada hanno imparato a crescere in fretta, prostitute bambine che escono al calare della sera, quando chi può si confina in casa, Qui vivono abusivi, immigrati, poveri, qui la prostituzione, lo spaccio, la miseria sono all’ordine del giorno. Questo è il quartiere dei rom, confinati nella collina a nord della città in nome della “delocalizzazione”, e delle famiglie più povere che hanno occupato case di edilizia popolare, malsane e ai limiti della invivibilità [...]. “Noi siamo il tacco di Dio e tutto ci è vietato”, dice una vecchia amareggiata alla fermata di un autobus che non passa quasi mai, e il suo sfogo è quello di tutte le donne intervistate nel libro, perché, come sempre, a pagare il prezzo più alto di sofferenza e disagio è proprio la popolazione femminile, che vede consumare i destini dei propri figli negli stessi meandri in cui si sono spenti i propri.
È fin troppo facile farsi venire in mente i recenti fatti di Rosarno. Questo libro però viene scritto prima e dunque in qualche modo anticipa quegli eventi, riponendo attenzione anche su un’altra forma di emarginazione calabrese.
29 Sep
Quella dei cinque anarchici della Baracca è oggi una storia forse quasi dimenticata. Se ne accenna qua e là quando si parla della stagione delle stragi e non si può fare a meno di parlarne in coda ai moti di Reggio Calabria, quando tra il 1970 e il 1971 la città esplose contro la decisione di fare di Catanzaro il capoluogo di regione. L’epilogo della vicenda di quei giovani anarchici si consumò il 26 settembre 1970: Nixon era in visita a Roma, si annunciavano manifestazioni di protesta e i cinque ragazzi stavano viaggiando in automobile alla volta della capitale.
Ma non andavano ai cortei contro il presidente statunitense: in base a quanto dissero prima di partire, avevano con loro un dossier che dimostrava le responsabilità degli estremistri di destra e della criminalità organizzata nell’attentato al Treno del Sole Palermo-Torino avvenuto poche settimane prima, il 22 luglio, che fece sei vittime e 54 feriti. Ma gli anarchici della Baracca a Roma non ci arrivarono: mancavano pochi minuti alle undici e mezza di sera che, a meno di sessanta chilometri dalla meta, la Mini Morris su cui erano venne coinvolta in un incidente. In tre morirono sul colpo, un quarto passeggero non sopravvisse nemmeno il tempo di arrivare al pronto soccorso mentre l’agonia dell’unica ragazza presente durò ventun giorni.
Il libro Cinque anarchici del Sud. Una storia negata di Fabio Cuzzola ricostruisce la storia di questi giovani, che si chiamavano Gianni Aricò, Angelo Casile, Franco Scordo, Luigi Lo Celso e Annalise Borth, e lo fa con una delicatezza e una passione tangibili in ciascuna delle pagine del libro. Parte da un’esigenza, questo lavoro, resa efficacemente nella prefazione da Tonino Perna, che l’ambiente dell’anarchismo di quegli anni lo conosce bene perché ne faceva parte:
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