Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
31 Jan
Per sapere qualcosa di più sulla delibera 668/2010 dell’Agcom, altrimenti della “consultazione pubblica su lineamenti di provvedimento concernente l’esercizio delle competenze dell’autorità nell’attività di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”, si veda qui. Oppure anche qui (inoltre se parla diffusamente in un articolo pubblicato da Repubblica.it e intitolato Dal copyright alla censura web).
Per reazione a questo ennesimo tentativo di imbavagliamento, è nato Sito non raggiungibile, che ha realizzato il video di cui sopra. E che ha avviato una petizione lanciata da un nutrito gruppo di promotori. Che sono Adiconsum, Agorà digitale, Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider-Confcommercio e Studio legale Sarzana. Qui la lista di chi ha già aderito.
30 Jan
Carlo Fioroni ricompare all’inizio del gennaio 1987: è in Francia dove insegna italiano a Lille da alcuni anni con il supporto delle autorità diplomatiche tricolori. Da quanto racconta, non fa certo mistero della sua residenza: a un certo punto afferma infatti di aver conosciuto una ragazza, di essersene innamorato e di aver deciso di sposarsi. Allora nel marzo 1986 scrive personalmente una lettera a Oscar Luigi Scalfaro, ministro dell’interno nel secondo governo Craxi, e si rivolge alle autorità francesi per chiedere la naturalizzazione o quanto meno un permesso di soggiorno di lungo periodo, che gli vengono entrambi negati.
Ma come? Farnesina, Viminale e inquirenti, che tramite l’Interpol lo cercavano in 134 paesi, non lo consideravano irreperibile fin dal 1983 quando valica i confini nazionali, forte del suo discusso passaporto, facendo perdere le sue tracce? Nel periodo della sua latitanza francese si fa chiamare Giancarlo Colombo, ma quando serve presenta documenti su cui sono riportate le sue vere generalità. E parla, Fioroni, in un’intervista al GR1 dicendo che nessuno lo aveva convocato per testimoniare al processo “7 aprile”: mai alcuna comunicazione giunse a lui o ai suoi genitori, residenti in Italia. Di fatto, accertati i movimenti dell’uomo in tutto quel periodo, le cose non starebbero proprio così.
A metà 1984, infatti, di fronte alla necessità di metterlo a confronto con gli imputati del “7 aprile”, la corte d’assise di Roma chiede che Fioroni sia rintracciato e da Roma la richiesta rimbalza a Varese (nella cui provincia Fioroni è nato) e a Milano (dove ha a lungo vissuto). Il 14 novembre 1984 Aurelio Fioroni, padre di Carlo, risponde agli investigatori di sapere solo che il figlio è all’estero, forse in Inghilterra, ma meglio chiedere all’avvocato di Latina che lo dovrebbe rappresentare. Per la sorella, invece, Carlo è negli Stati Uniti o in Canada e pochi giorni dopo Aurelio Fioroni ammette di aver ricevuto in precedenza una telefonata del figlio: lui lo informa che in Italia lo cercano perché vada a Roma a testimoniare al processo “7 aprile”, ma lui risponderebbe che non se la sente. A questo punto, siamo al 29 novembre 1984, parte l’ordine ufficiale di ricerca all’estero e viene fuori che l’uomo sarebbe ad Amsterdam, dove avrebbe chiesto aiuto alle autorità consolari, ma qui si fermerebbero le tracce che lascia dietro di sé.
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28 Jan
Luigi Milani ha una mania (molto più sana di quelle che imperversano sui giornali di questo periodo): la mania di scrivere. E così, dopo il recente Ci sono stati dei disordini, di cui si parlava a inizio dicembre, il 31 gennaio sarà di nuovo in libreria con un nuovo romanzo, Nessun futuro (pubblicato da Casini Editore). La prefazione, riportata di seguito, è firmata dal grande Danilo Arona, scrittore molto amato da queste parti.
Se fosse un film, sarebbe La banda di Eddie. Se fosse un gruppo, nessun dubbio: Nirvana. Se fosse una canzone, A Day in the Life, ma non chiedetemene il perché (è stata la colonna sonora mentale, mentre m’immergevo nelle pagine di Nessun futuro… ah, non la versione originale dei Beatles, ma la cover di Brian Auger). Se fosse, ma non è. Perché Nessun futuro è un romanzo di Luigi Milani: già di per sé sfuggente, straordinariamente inclassificabile e non ingabbiabile nella trita ripartizione dei generi di supposta pertinenza.
Forse la definitiva dimostrazione che il Rock – con la erre maiuscola – è un universo alternativo, una categoria a sé che viaggia carsicamente tra i generi più popolari e il mainstream. Luigi, amico scrittore e giornalista di recente acquisizione (il cinquanta per cento di una coppia bellissima e affiatata di cui l’altra metà risponde al nome di Chiara Perseghin, blogger instancabile e di rara intelligenza), ma di quelli che in realtà si conoscono da sempre, ci fa partecipare con questo suo lavoro a una serie di miracoli. Vado a elencarli, tentando di produrne uno anch’io, quello di non guastarvi la lettura svelando i giochi più importanti.
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27 Jan
Interessante notizia diffusa da Peacereporter secondo la quale in Cile è aperta indagine sulla morte dell’ex presidente Allende:
La magistratura cilena ha intenzione di avviare un’inchiesta sulla morte dell’ex presidente Salvador Allende avvenuta nel settembre del 1973 al Palazzo della Moneda, durante il colpo di Stato attuato da Augusto Pinochet. Lunedì scorso, il procuratore Beatriz Pedrals ha presentato presso un tribunale le richieste relative a 726 casi di violazioni di diritti umani tra il 1973 e il 1990, sui quali la magistratura non ha mai effettuato alcuna indagine. Tra questi fascicoli, secondo la stampa locale, vi era anche quello relativo al generale, che sarà esaminato dal giudice Mario Carroza. È la prima volta che viene aperta un’indagine sulla morte di Allende che, secondo alcuni ricostruzioni, si sarebbe ucciso al Palazzo della Moneda, mentre questo veniva attaccato dagli aerei di Pinochet.
Nel Giorno della Memoria delle vittime della Shoa e delle dittature europee, è una buona notizia anche per altre memorie da conservare. E approfondire.
25 Jan
Su Narcomafie si scrive di piccole minacce [che] crescono, silenzi e impegni per i giornalisti “invisibili”. Lo fa Alberto Spampinato, dell’osservatorio Ossigeno per l’informazione:
Non si parla di queste cose, in tv e sui giornali, ma cresce la consapevolezza che esistono molti bavagli. Tant’è vero che se n’è parlato anche al Quirinale, dove il presidente Napolitano venerdì 21 gennaio ha riunito il mondo del giornalismo per l’annuale “Giornata dell’Informazione”. “Il numero dei giornalisti italiani minacciati è incredibilmente aumentato negli ultimi anni”, ha detto il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino, citando i dati dell’osservatorio Ossigeno per l’Informazione. Se n’è parlato anche a Bergamo, al congresso della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, il sindacato dei giornalisti. II segretario della FNSI, Franco Siddi , rieletto dal congresso, ha citato i dati di Ossigeno e ha detto che bisogna difendere di più e meglio i giornalisti minacciata dalla mafia e da chiunque altro. “Quando un giornalista è in pericolo – ha affermato – ce ne deve essere immediatamente un altro che si mette al suo fianco per proteggerlo e non farlo sentire solo. A fianco di ogni minacciato ci deve essere tutto il sindacato dei giornalisti. Il sindacato esiste proprio per non far sentire solo nessuno”. Anch’io ho parlato al congresso. Quando ho ricordato i nomi dei giornalisti italiani uccisi e le centinaia di giornalisti minacciati e resi invisibili, tutto il congresso si è commosso, si è alzato in piedi e ha tributato un grande applauso. Nessuna cronaca lo ha riferito, ma è stato un buon segno.
Nel pezzo di Spampinato si fa riferimento alle storie Nello Rega (Televideo), Giulio Cavalli (attore e consigliere regionale lombardo) e Fabio Amendolara (Il Quotidiano della Basilicata).
24 Jan
Il crime mapping, strumento per effettuare analisi sul crimine in base alla sua mappatura attraverso strumenti di geolocalizzazione, viene raccontato su Lsdi (che già ne aveva parlato tempo addietro) attraverso un’intervista al giornalista Daniele Belleri, autore del blog Il giro della nera. Belleri peraltro avverte:
Le mappe del crimine sono strumenti che vanno usati con cautela anche per altri rischi che portano con sé. Il primo è quello di stigmatizzare le aree urbane dove si verificano più reati. Il secondo è quello di incoraggiare una visione egoistica della città, dove la ricerca di sicurezza raggiunga vertici di paranoia e intolleranza ai minimi segnali di socialità nello spazio pubblico, in una vittoria del modello delle gated community anglosassoni o dei coprifuoco milanesi.
Spetta al giornalista ovviare a queste derive, e i modi possono essere quelli della comparazione. Una comparazione prima di tutto statistica, cioè un confronto per evidenziare i risultati positivi ottenuti nel corso degli anni sul versante del calo dei reati, in alcuni quartieri. Questo avrebbe il doppio risultato di fare pressioni sull’amministrazione cittadina, per un suo intervento, e di offrire alle aree oggi più in difficoltà una prospettiva di riscatto a breve termine”.
Un avvertimento già rilevato da The Omicide Report, uno dei primi esperimenti in questo senso con base a Los Angeles e che già da tempo fa uso di una propria mappa del crimine. Tra le risorse suggerite da Belleri, la rappresentazione dei delitti a Londra.
Aggiornamento del 27 gennaio 2011: un nuovo articolo che parla dell’argomento, ancora da Lsdi. Nuovi giornalismi, un blog-osservatorio sugli omicidi a Washington.
24 Jan
Una risposta a Wikileaks: Al Jazeera Transparency Unit (AJTU). Per saperne di più. Per inviare documentazione. Per cercare i file.
Aggiunge in proposito Paolo Brini su Facebook:
Il sito è bloccato almeno in Palestina, il metodo più veloce per aggirare la censura è http://proxy.cryptoanarchy.org/aljaz ma non è criptato.
Per accedervi solo in lettura (non va bene per fare l’upload) con criptazione (nel caso in cui SS…L/TLS non risulti bloccato) fra i tanti modi c’è questo proxy su infrastruttura Google Appspot (scritto in Python, non inietta ads, e ha un certificato SSL valido): https://9000tunnels.appspot.com/ajtransparency.com/
Sempre se le connessioni TLS non vengono bloccate airvpn è più flessibile perché non ha le limitazioni di un proxy e consente connessioni su porta 53 (fondamentale per molti regimi censori): https://airvpn.org/
Inoltre è possibile usare AirVPN over TOR, cosa molto importante.
23 Jan
Giunti a un certo punto, verso la metà del 1984, le istituzioni non possono più esimersi dal rispondere alle continue domande sul passaporto concesso a Carlo Fioroni e sulla mancata predisposizione di misure di sorveglianza dell’uomo. A prendere la parola è il sottosegretario agli interni, il democristiano veneto Marino Corder. Il quale prima definisce una “deprecabile assenza” il fatto che Fioroni non si sia presentato al processo. Poi rimbalza la responsabilità addosso a funzionari del ministero di grazia e giustizia che, su parere favorevole di tre magistrati, hanno autorizzato il rilascio di un documento valido per l’espatrio perché al tempo non venne individuata “alcuna causa ostativa”.
Giovanni Spadolini, in questo periodo ministro della difesa, ma capo del governo quando venne concesso il passaporto a Carlo Fioroni, agisce a sua volta e si rivolge al presidente del consiglio Bettino Craxi: il comitato parlamentare per la vigilanza sui servizi di sicurezza deve ricevere informazioni specifiche in merito alle norme varate il 29 marzo 1982 a tutela dei pentiti e coperte dal segreto di Stato. Il leader socialista, alla sua prima esperienza al vertice dell’esecutivo, accetta di far luce sulla vicenda Fioroni al termine di una riunione del CIIS (Comitato interministeriale per l’informazione e la sicurezza).
Ma da questa disponibilità ne scaturirà poco, malgrado le posizioni molto critiche verso il processo espresse dal senatore del garofano Luigi Covatta e da Salvo Andò, responsabile del PSI per i problemi dello Stato, secondo il quale “la sentenza 7 aprile non chiude i conti con gli anni di piombo, ma anzi li esaspera”. Le principali speranze di raccapezzarsi in una vicenda così intricata vengono riposte nella commissione parlamentare per i procedimenti d’accusa che ha aperto un fascicolo per presunte irregolarità dopo la denuncia presentata nell’aprile 1984 da Rossana Rossanda, Carla Mosca e Luigi Ferrajoli ai presidenti di Camera e Senato, Nilde Jotti e Francesco Cossiga.
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21 Jan
Dopo questa notizia arriva la reazione. Ed è positiva:
Lo staff redazionale ed il direttore Paolo G. Parovel che producevano il settimanale d’inchiesta triestino “Il Tuono”, azzerato clamorosamente il 7 gennaio dall’editore, rilanciano come promesso. Da questo sabato 22 gennaio escono infatti col nuovo settimanale La Voce di Trieste, per ora solo in rete ma progettando di tornare appena possibile anche in edicola per raggiungere i lettori che non usano internet.
Il primo numero contiene le inchieste sulle concessioni edilizie illegittime del Comune di Trieste recentemente annullate dal Consiglio di Stato e sulle morti per amianto nelle caserme della Guardia di Finanza, oltre ad una quantità di altri articoli, notizie ed appuntamenti di varia attualità e cultura.
L’editoriale chiarisce che il nuovo periodico “nasce come risposta immediata ad un atto di censura stampa prepotente ed intollerabile per l’intera categoria dei giornalisti”,e non è concorrenziale agli altri media locali e regionali perché ha funzioni diverse. Verrà inoltre rilevato tra breve da un’apposita organizzazione per la libertà di stampa, mentre al momento è stato intestato in via provvisoria al direttore Parovel per abbreviare i tempi d’uscita.
Si inizia tra oggi e domani.
20 Jan
Avevamo pensato di utilizzare questo messaggio arrivato in redazione nella sezione C’è posta per noi. C’era già il titolo, “Caro Domani, mi vendo perché mi pagano. Si chiama mercato, dove esistono domanda e offerta”, e avevamo mantenuto la richiesta della mittente di pubblicarne solo le iniziali per ovvie ragioni, “V. V., hostess, ragazza immagine, talvolta escort, Milano”. Ecco cosa ci scriveva:
Ma di cosa vi scandalizzate tanto? Pensate davvero che noi, prostitute d’alto bordo, per usare un linguaggio un po’ desueto (sono stata a scuola anche io, addirittura ho preso una laurea umanistica), siamo solo delle bellocce parcheggiate nei bar tra Brera e via Monte Napoleone in attesa del cliente di turno? Ora vi racconto per sommi capi la mia storia. Faccio parte anche io delle bellocce. All’università facevo di giorno la hostess nelle fiere e la sera ballavo nelle discoteche. Non c’è voluto molto per fare il “salto di qualità”: aggiungere delle entrare extra a quelle che si possono inserire nella dichiarazione dei redditi. Vado a cena con un farmacista, a teatro con un avvocato, a fare shopping con uno sportivo. A letto con tutti.
19 Jan

Dunque, le coordinate del convegno per il Giorno nella Memoria (organizzato dall’Associazione Olokaustos e dal Centro interdipartimentale di ricerca sui diritti dell’uomo) sono riportate sopra e si può aggiungere che parteciperanno Amnesty International Venezia, Deportate esuli e profughe (Dep, rivista telematica di studi sulla memoria femminile) e Fondazione Venezia per la ricerca sulla pace. Il programma dettagliato invece è riportato sotto:

19 Jan
Ancora dal mensile La voce delle voci di gennaio un articolo di Andrea Cinquegrani, codirettore del giornale insieme a Rita Pennarola, che scrive un pezzo intitolato Tutto vero: ti querelo!:
C’è la guerra preventiva, stile Usa. C’è la galera preventiva, come invoca oggi Gasparri per chi protesta contro la legge Gelmini. Ci sono le citazioni milionarie per mettere il bavaglio a quel poco di stampa libera che resta sul campo (sempre più martoriata…). L’abbiamo già scritto e ri-scritto, denunciato e ri-denunciato: le citazioni civili sono un revolver puntato contro chi osa documentare gli affari dei Palazzi e dei loro Potenti Inquilini. Senza se e senza ma. Non esiste paese al mondo in cui le Ferrovie ti sparano addosso – come è successo a Milena Gabanelli e al suo Report, oppure a Claudio Gatti, autore del libro denuncia sulle Fs Fuori Orario – una citazione per danni da milioni di euro, per fare un solo esempio.
Così fece esattamente vent’anni fa, l’allora potente zar del Bilancio, Paolo Cirino Pomicino, con noi della Voce, che avevamo scritto e pubblicato il libro ‘O ministro: ci chiese, allora, 11 miliardi di vecchie lire, ovviamente da devolvere in opere di bene. Mentre siamo al centosettantesimo posto o giù di lì per tasso di sviluppo, superati anche da Haiti, siamo al primo, in assoluto, su questo fronte: negli altri paesi europei – pochi lo sanno – un simile sistema intimidatorio non esiste, in Spagna e in Francia, due soli casi, è previsto un tetto (tipo 20-30 mila euro), a maggior ragione valido per le testate minori, altrimenti facilissimo bersaglio del Ras di turno che a costo zero (tanto per loro, gli Inquilini dei Palazzi, le spese legali sono un optional) ti spara bordate mortali.
Il tutto, senza freni, senza regole, senza pagarne minime conseguenze (quando poi dopo anni verrà fatta giustizia in aula). Non sarebbe il caso – per dirne una con Gabanelli – di depositare in via cauzionale un tot, mettiamo il 10 per cento presso il tribunale, su un conto infruttifero, come cauzione: ti chiedo 1 milione di euro per danni, deposito 100 mila euro come cauzione. Almeno si darebbero una regolata o ci penserebbero un attimo prima di imbracciare la lupara.
Fra le novità di stagione, comunque, ci sono anche le citazioni “autogol”, in cui vieni accusato per aver scritto cose assolutamente veritiere, come ammette il “presunto” diffamato persino nell’atto giudiziario che ti viene notificato. Non contento, cita l’autore dell’articolo, il direttore responsabile e anche il condirettore. Non gli basta, perché la pancia non è piena: confeziona il tutto in un pacchetto-regalo e sporge anche un querela, passando così sul piano penale, tanto per dimostrare d’aver un pizzico di coraggio (si sa, nel penale esiste un pm, è possibile introdurre testi etc.). Succede a noi della Voce, bersaglio privilegiato per Potenti di prima e seconda repubblica, camorristi, faccendieri e compagnia cantando.
Per continuare a leggere si clicchi qui. E a proposito di ciò che non si può scrivere – e nemmeno citare – si dia un’occhiata a questo post pubblicato sul blog della casa editrice Chiarelettere.
18 Jan
Sono datati dicembre 2009 alcuni cablogrammi partiti dall’ambasciata statunitense di Gibuti a proposito della situazione somala. I documenti, classificati come confidenziali e inseriti nella mole di materiale diffuso da Wikileaks alla fine di novembre 2010, citano una società americana comparsa più volte nelle pagine di questo giornale. Si tratta Blackwater Worldwide, multinazionale della sicurezza privata finita nel mirino ancora nel 2007 quando suoi uomini furono coinvolti in una sparatoria a Baghdad che fece diciassette vittime. Questa volta la si ritrova in Somalia, stando ai cablogrammi di Wikileaks, dove opererebbe dal marzo 2010 con l’autorizzazione del governo di Gibuti per contrastare la pirateria.
La dotazione che ha portato con sé comprenderebbe trentatré cittadini americani a cui sono state affidate funzioni varie e che verranno sostituiti ogni sessanta giorni. Diciotto di questi “operatori”, come sono definiti dagli osservatori statunitensi, sono suddivisi in tre squadre armate che a turno sarebbero incaricate della sicurezza dei trasporti navali. La marina di Gibuti, inoltre, garantirebbe alla Blackwater forniture di armi (tra cui cinquanta mitragliatrici calibro .50) e lo scopo, sempre stando ai cablogrammi americani, non sarebbe tanto quello di supportare le forze di polizia nella cattura dei pirati, ma di usare «forze letali contro [di loro], se necessario». Insomma, il messaggio è che non si fanno prigionieri, a differenza per esempio dei francesi, che hanno allestito aree di detenzione per i pirati nella regione nord-orientale del Puntland.
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17 Jan
“Ritratti di donne del XXI secolo. Anonime ed eroiche”, incontrate “ai quattro angoli del mondo e in particolare in Brasile, India, Kenia e Cambogia”. È il lungometraggio Women are heroes di JR, produzione di Arte France Cinéma, Dum Dum Films, Social Animals e Studio 37. Per Women are heroes è stata creata anche una pagina Facebook.
(Via @Lis_Selavy)
17 Jan
Ebbene sì, c’è chi vuole far sbattere fuori dalle biblioteche della provincia di Venezia molti libri di molti scrittori italiani e francesi. Motivazione? Il sostegno a Cesare Battisti, per quanto la ragione suoni come una scusa. Per saperne di più si legga qui o anche qui (se ne parla anche Booksblog). Per indignarsi, si scriva all’indirizzo info[at]speranzon.it. Per rimanere aggiornati, su Twitter si può seguire @Wu_Ming_Foundt.
Aggiornamento: sul blog di Loredana Lipperini viene riportato che la Provincia di Venezia (e non solo) prende le distanze dalla lista di proscrizione letteraria di Raffaele Speranzon.
Aggiornamento del 19 gennaio: Booksblog racconta che la farsa continua: la Regione Veneto invita le scuole a censurare gli autori della lista nera.