“Nessun futuro” di Luigi Milani: un altro futuro nel caos, predice Danilo Arona

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Nessun futuroLuigi Milani ha una mania (molto pi sana di quelle che imperversano sui giornali di questo periodo): la mania di scrivere. E cos, dopo il recente Ci sono stati dei disordini, di cui si parlava a inizio dicembre, il 31 gennaio sar di nuovo in libreria con un nuovo romanzo, Nessun futuro (pubblicato da Casini Editore). La prefazione, riportata di seguito, firmata dal grande Danilo Arona, scrittore molto amato da queste parti.

Se fosse un film, sarebbe La banda di Eddie. Se fosse un gruppo, nessun dubbio: Nirvana. Se fosse una canzone, A Day in the Life, ma non chiedetemene il perch ( stata la colonna sonora mentale, mentre m’immergevo nelle pagine di Nessun futuro… ah, non la versione originale dei Beatles, ma la cover di Brian Auger). Se fosse, ma non . Perch Nessun futuro un romanzo di Luigi Milani: gi di per s sfuggente, straordinariamente inclassificabile e non ingabbiabile nella trita ripartizione dei generi di supposta pertinenza.

Forse la definitiva dimostrazione che il Rock – con la erre maiuscola – un universo alternativo, una categoria a s che viaggia carsicamente tra i generi pi popolari e il mainstream. Luigi, amico scrittore e giornalista di recente acquisizione (il cinquanta per cento di una coppia bellissima e affiatata di cui l’altra met risponde al nome di Chiara Perseghin, blogger instancabile e di rara intelligenza), ma di quelli che in realt si conoscono da sempre, ci fa partecipare con questo suo lavoro a una serie di miracoli. Vado a elencarli, tentando di produrne uno anch’io, quello di non guastarvi la lettura svelando i giochi pi importanti.
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Ci sono stati dei disordini: al G8 del 2001 accadde di tutto e non si pu dimenticare

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Ci sono stati dei disordini di Luigi MilaniLuigi Milani mi aveva inviato tempo addietro il manoscritto. E finalmente Ci sono stati dei disordini, romanzo ambientato nei giorni del G8 di Genova del 2001, diventato un libro per i tipi di Arduino Sacco Editore. Di seguito la prefazione scritta per questo bel testo (accanto al quale stato creato anche un blog e una pagina su Facebook).

Il G8 di Genova rimane una ferita aperta nel recente passato italiano. Da quel luglio 2001 sono passati quasi dieci anni: un tempo infinitesimale sulla linea del tempo ed enorme per chi ricorda i fatti che sconvolsero una citt riportando alla memoria (diretta o formatasi sui libri, dipende dall’et) gli scontri del giugno 1960 quando – a quindici anni dalla fine della lotta di Resistenza – venne dato il nulla osta al sesto convegno nazionale del Movimento Sociale Italiano.

Genova una citt complessa. A costituirne la complessit la conformazione del territorio, che mischia il mare agli Appennini in una rapida e tortuosa ascensione di palazzi e strade. Il suo centro storico, immortalato nelle ballate di Fabrizio De Andr e nelle canzoni di Ivano Fossati, ha ispirato gli artisti e al pari si prestato a nidi di criminalit comune che talvolta hanno fatto innervosire la popolazione dei carrugi. E nel decennio precedente era balzata agli onori delle cronache per i delitti di Donato Bilancia, uno di quelli che, con una punta di morboso orgoglio e di attraente repulsione nazional-popolare, passato alla storia della nera come uno dei rari assassini seriali italiani.
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L’opinabile tema legato al corpo delle donne

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The beauty of women - Foto di Daniel Horacio AgostiniSe il contenuto opinabile, lo si dica solo dopo averlo visto, il documentario Il corpo delle donne. Vederlo non operazione complessa, dato che sta per intero online. No, perch la definizione dell’aggettivo opinabile mi sembra abbastanza chiara: “discutibile, controverso”. Il film di Lorella Zanardo mi sembra che pi che discutibile debba far discutere. E invece si provi a dare un’occhiata al suo post di oggi La trasmissione viene momentaneamente interrotta?:

Da stamane chi si vuole collegare al sito www.ilcorpodelledonne.com si trova laccesso sbarrato da un avviso: “Alcuni lettori di questo blog hanno contattato Google poich ritengono che il contenuto del blog sia opinabile”. Quali sono i contenuti opinabili? ancora possibile portare avanti una critica educata e circostanziata nella societ in cui viviamo? Siamo fiduciosi di potervi dare risposte rassicuranti al piu presto: ci siamo attivati per capire da Blogger chi e perch ci vuole oscurare.

Se ne parla anche su Lipperatura mentre per leggere una chiacchierata con Lorella Zanardo si veda l’intervista realizzata da Luigi Milani.

Memorie a perdere, tredici racconti di sottile ostilit

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Memorie a perdere di Luigi MilaniA proposito dell’infaticabile Luigi Milani, in questi giorni sta uscendo una sua raccolta, Memorie a perdere. Racconti di ordinarie allucinazioni (Associazione Akkuaria, Catania), ritratti su carta di varia umanit:

dalla denuncia politica – il caso di “Abu Ghraib”, ambientato nella famigerata prigione – al grottesco, come accade in “Real TV”, che mostra i possibili esiti di certa televisione. Ma il volume contiene anche storie di uomini e donne qualunque, alle prese con situazioni che, quasi senza che se rendano conto, sfuggono loro di mano, con esiti imprevedibili – non sempre piacevoli, quasi mai consolatori.

La prefazione stata firmata dal giornalista e comunicatore politico Francesco Costa che del libro tra l’altro scrive:

Nella definizione di questi lavori un dettaglio non secondario, parlando di uno scrittore di sesso maschile, la capacit di Luigi Milani di descrivere le donne. I suoi personaggi femminili agiscono come se non fossero concepiti da un uomo e vivono di vita propria perch sagacemente illuminati dallinterno. E la prevalente tragicit del tono dinsieme si stempera alloccorrenza in unironia non priva di crudelt […]. Smarrimenti improvvisi, latenti inquietudini, un senso di vulnerabilit di fronte all’ignoto, e un paesaggio che, frastornante o silenzioso, si configura spesso come una scena estranea, sottilmente ostile, su cui gli eroi di Luigi Milani muovono i loro passi: ecco da che cosa nasce il palpito che ti prende a leggere questi tredici (e il numero non causale) viaggi nellassurdo, di questi tredici sismografi tesi a registrare sotto i nostri piedi i sommovimenti di cui abbiamo paura e che forse ci faranno inciampare di qui a poco.

Se ne pu leggere anche su Peacelink con un post a firma di Giacomo Alessandroni.

Nefertiti: antica regina eretica e testimone attuale delle lotte femministe

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Nefertiti di Jasmina TesanovicEsce in questi giorni per Stampa Alternativa un libro che ho editato un po’ di tempo fa e che m’ piaciuto davvero molto. Si intitola Nefertiti – L’amore di una regina eretica nell’antico Egitto, stato scritto da Jasmina Tesanovic, di cui s’ parlato varie volte da queste parti, e si rivela un testo che non ci si aspetterebbe (almeno se non si mai letto niente dell’autrice, della quale lo scorso gennaio era uscito Processo agli scorpioni con una postfazione pubblicata qui qualche mese fa). Nefertiti non un solo libro storico e non neppure un romanzo d’amore. questo, ma anche un tessuto di rivendicazioni sociali e femministe (Jasmina fa parte delle Donne in nero), una lode all’arte, una rivendicazione di libert e un inno alla bellezza vissuta fuori dagli schemi. Credo che ulteriori parole per descrivere meglio questo libro possano essere quelle di Bruce Sterling, che ne ha scritto la prefazione e che anche il marito della scrittrice serba. Il booktrailer invece stato realizzato dall’infaticabile Luigi Milani, autore anche di quelli per Pentiti di niente e per Il programma di Licio Gelli.

Jasmina Tesanovic una ben nota femminista e dissidente politica dell’Europa del Est. naturale domandarsi perch una donna del genere abbia scritto un romanzo su Nefertiti. Specialmente un libro strano come questo, un libro che chiaramente una litania intesa a risvegliare i morti. Avendo io sposato Jasmina, l’ho vista scrivere questo libro. Mi sono accorto che stata costretta a farlo, forse perfino segretamente ossessionata da un bisogno irresistibile.

Potrei fornire tante spiegazioni sul perch l’abbia scritto quest’opera, ma ne esiste una, credo, che ha molto senso per il pubblico italiano. Jasmina nata nella ex Yugoslavia: in uno stato comunista eretico, un’utopia fallita. Mentre il comunismo italiano tuttora molto vivo a Torino, la mia citt preferita, lo constato tutti i giorni la Yugoslavia scomparsa uguale allantico Egitto. La Yugoslavia di Tito una volta mand una bambina, Jasmina Tesanovic, a vivere nellantica terra d’Egitto. La Yugoslavia e lEgitto una volta erano amici per la pelle.
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Online il booktrailer di “Pentiti di niente”

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I ringraziamenti da fare sono due, per la realizzazione di questo booktrailer: da un lato a Luigi Milani che l’ha proposto, ideato e montato; e dall’altro a Msound.org, che compone musica con software libero, la pubblica sul suo sito e che ha creato per il video una colonna sonora originale. Cos Pentiti di niente, uscito poco tempo fa con la casa editrice Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri (qui la scheda del libro e qui invece il link per scaricare la versione elettronica in formato pdf) ha il suo filmato, disponibile su Youtube e rilasciato con licenza Creative Commons.

Jasmina Tesanovic: nazione, nazionalit e nazionalismo nei Balcani

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Si intitola Three halves ed l’intervento che Jasmina Tesanovic (qui il suo blog, in serbo) ha tenuto poco tempo fa alla LIFT Asia Conference. L’ha pubblicato Luigi Milani sul suo blog, False Percezioni, un lungo racconto (in inglese, questa volta) sul concetto di nazionalit, nazione e nazionalismo nella ex Jugoslavia e in particolare in Serbia. E scrive l’autrice e attivista belgradese:

The bigger entity of whatever nationality always battered the smaller entity of whatever identity. The majority would always bully and oppress the minority, no matter who the minority was. That smaller entity would batter the yet smaller entity within different identity inside its own territorial claims. Somebody was always in a minority, so somebody was always being victimized. Nobody ever felt whole and safe in the Balkans there was always some leftover part, a third half, that was being painfully crushed. So war crimes were committed. The biggest crimes were committed by the biggest group, because the biggest groups had the best resources. If there had been more guns and money in the war, there would have been more crimes, but Yugoslavia was not rich and the war exhausted it and destroyed its wealth. Now the globalization of Balkanization is happening on vast scale.