Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Stop Acta

E così l’Acta (anti-counterfeiting trade agreement, che oltre a prendersela ufficialmente con la contraffazione avrebbe avuto conseguenze sui contenuti in rete e sulle piattaforme che ne consentono la diffusione) non può imperare nell’Unione Europea e nemmeno nei suoi Stati membri. Il voto in sede comunitaria è finito con 478 no, 39 sì e 165 astensioni. Oltre a quanto già scritto, per leggere nel dettaglio quanto era paventato dall’accordo, si veda qui.

Anonymous - Noi siamo legione

Scriverlo è stata una corsa contro il tempo, ma è stato un viaggio fantastico. E così nasce il libro Anonymous – Noi siamo Legione, appena uscito per Aliberti Editore. Fantastico perché si passa dall’evoluzione della cultura geek nello strano laboratorio di 4chan alla guerra scatenata contro Scientology. E poi il sostegno all’Iran post elezioni del 2009, la primavera araba in Tunisia e ìn Egitto, le campagne ambientaliste in America Latina, i movimenti Occupy e No Tav e il supporto a Wikileaks e contro le torture a cui è stato sottoposto Bradley Manning. La versione libraria di Anonymous è tutto questo e viene presentato così:

Gli ignoti che si riuniscono sotto la sigla Anonymous promettono battaglia contro censura, imperialismo, finanza d’assalto, devastatori dell’ambiente e militarismo. Questo libro è un’inchiesta su una forma di lotta da nuovo millennio che ha finito per colpire sette religiose, corporation, partiti reazionari e dittature mediorientali. Ogni volta che verrà compiuto un abuso, compariranno gli anonimi fustigatori il cui volto è rappresentato dalla maschera del giustiziere Guy Fawkes. E già oggi si può intuire il loro scopo: servizi digitali che garantiscano agli utenti la libertà di espressione.

Continua qui.

Reporter Senza Frontiere

Contro i bavagli e gli stop imposti all’informazione online laddove i lacci digitali di chi sta al potere sono stringenti, Reporter Senza Frontiere lancia un’iniziativa di mirror per siti a rischio o gli sotto boicottaggio:

Per far sì che i siti d’informazione indipendenti oggetto di cyber-attacchi e blocchi governativi possano continuare a pubblicare le informazioni online, Reporter senza frontiere ha lanciato una nuova iniziativa e ha dato inizio alla duplicazione dei siti, creando dei siti speculari (mirror sites) a quelli originali. I primi siti duplicati sono quelli della rivista ceca Dosh e del quotidiano dello Sri Lanka Lanka e-news. Rsf lancia inoltre un appello agli utenti di Internet di tutto il mondo, affinché si mostrino solidali con questa iniziativa e si moltiplichino le duplicazioni dei siti interessati.

Se un cyber-attacco dovesse rendere nuovamente inaccessibile Doshdu.ru, ad esempio com’è successo lo scorso dicembre durante le elezioni parlamentari in Russia, gli utenti delle Rete saranno in grado di accedere ad una copia identica del sito, creata da Reporter senza frontiere: http://dosh.rsf.org. Questo sito specchio sarà regolarmente e automaticamente aggiornato.

I siti specchio (mirror sites, in inglese) possono anche essere utilizzati per eludere i blocchi governativi. Per esempio, il sito srilankese http://lankaenews.com, nello Sri Lanka è bloccato dall’ottobre 2011 (attraverso il blocco del dominio del sito o dell’indirizzo IP del server ospitante), ma gli utenti Internet nello Sri Lanka saranno in grado di accedere al sito specchio http://lankaenews.rsf.org, ospitato su un altro server e con un altro dominio.

Istruzioni per supportare l’iniziativa sono pubblicate qui e qui invece la versione dell’appello in inglese.

Mario Tedeschini Lalli parla di censura preventiva riprendendo un servizio di Andrea Longo. Di questo si tratta:

Un fenomeno che sapevo esistere, ma non in questa misura: sono seimila i siti che autorità di varia natura hanno ordinato di oscurare. Fulvio Sarzana, avvocato delle associazioni dei provider italiani (Aiip e Assoprovider), ha rivelato che in 900 casi si tratta di siti oscurati per reati di pedopornografia e 3.500 sono siti di giochi e scommesse. Il resto, cioè 1.500 siti, sono stati oscurati perché accusati di violare il diritto d’autore, perché aiutano la contraffazione o – ancor più clamoroso – perché hanno contenuti diffamatori. I siti, si badi, sono sequestrati preventivamente, prima di una eventuale condanna penale, per evitare la reiterazione del reato del quale sono accusati.

E aggiunge che questo fenomeno non riguarda solo il web, ma anche giornali, radio e forum politici.

Chernobyl. La tragedia del XX secoloPavel Nică è un giornalista moldavo nato nel 1942 e scomparso nel 2009. Come inviato, nel 1987 seguì l’incidente di Chernobyl e le sue conseguenze. Quell’esperienza professionale e umana è diventata un libro uscito postumo in questi giorni per i tipi di Stampa Alternativa. Si intitola Chernobyl. La tragedia del XX secolo:

Solo nel 2003 è riuscito finalmente a raccontare quello che ha visto, che ha vissuto e quello che ha scoperto sulla tragedia atomica più grave mai successa da quando esistono le centrali nucleari. Ventisei anni di silenzio, di censura, di bugie. Silenzio e censura sulle conseguenze della catastrofe, bugie sulle cause dell’incidente… questo coraggioso giornalista si è messo in gioco interamente, pagando il prezzo più alto possibile, quello della vita”.

Queste parole, usate come quarta di copertina, sono di Riccardo Iacona, che firma la prefazione del libro, inserito nella collana Eretica.

Per sapere qualcosa di più sulla delibera 668/2010 dell’Agcom, altrimenti della “consultazione pubblica su lineamenti di provvedimento concernente l’esercizio delle competenze dell’autorità nell’attività di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”, si veda qui. Oppure anche qui (inoltre se parla diffusamente in un articolo pubblicato da Repubblica.it e intitolato Dal copyright alla censura web).

Per reazione a questo ennesimo tentativo di imbavagliamento, è nato Sito non raggiungibile, che ha realizzato il video di cui sopra. E che ha avviato una petizione lanciata da un nutrito gruppo di promotori. Che sono Adiconsum, Agorà digitale, Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider-Confcommercio e Studio legale Sarzana. Qui la lista di chi ha già aderito.

Mamma

Mamma è una rivista che si trova si su web, ma anche su carta. È una rivista che ha tra le sue menti Carlo Gubitosa, giornalista, scrittore e mediattivista di cui si parla da queste parti. Ed è una rivista che, usando il linguaggio del giornalismo a fumetti e della satira politica e sociale, ci prova a vivere di abbonamenti bandendo la pubblicità. Ma poi capita di inciampare in provvedimenti che suonano come censure minori (e che, per citare il pezzo riportato sotto, fanno sbadigliare invece di smuovere i lettori). Ne parla Ulisse Acquaviva nell’ultimo editoriale, Tariffe postali: la prova del fuoco dei gruppettari, un “appello al sottobosco ribelle italiano pronto a mobilitarsi contro i bavagli solo se qualcuno gli apparecchia la piazza”. Eccolo di seguito il pensiero del suo autore (e di tutti i mammari). Prima di proseguire con la lettura, però, si faccia almeno un giro sulla pagina in cui sono descritte le modalità per sostenere quest’iniziativa editoriale.

Sbavagliatori, gruppettari, popoliviola, grillini, fan di Santoro e Travaglio, manifestatori di piazze Navona, antiberlusconiani e contestatori, unitevi! Oggi avete la possibilità di dimostrare la vostra coerenza: reagite in massa al bavaglio che tocca le PICCOLE RIVISTE SPEDITE SU ABBONAMENTO, così come avete reagito al bavaglio sulle intercettazioni che toccava solo i grandi quotidiani (le piccole riviste non le pubblicano perché nessun amico gliele passa).

Se vi siete persi le puntate precedenti ve le riassumo io:
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World Day Against Cyber Censorship

La giornata mondiale contro la cyber-censura è fissata per il prossimo 12 marzo. Lo segnala la sezione italiana di RSF e se ne parla più diffusamente qui e qui dove peraltro si aggiunge:

Reporter sans frontières pubblicherà in questa occasione l’ elenco aggiornato dei “nemici di Internet”. Questo elenco punta il dito contro paesi come Iran, Cina, Arabia Saudita, Vietnam e Tunisia che limitano l’accesso on-line e minacciano i cittadini della rete. Sarà anche pubblicato un elenco di paesi che sono stati posti “sotto sorveglianza” aver manifestato atteggiamenti minacciosi nei confronti di Internet. Reporter sans frontières assegnerà il primo “Premio Netizen” [...]. Il premio sarà dato a un utente Internet, blogger o cyber-dissidente, che abbia dato un notevole contributo alla difesa della libertà di espressione online. La cerimonia di premiazione avrà luogo presso la sede di Parigi di Google Francia.

  • 2 commenti
  • Scritto per informazione
  • Project CensoredScrive Luca De Biase:

    Project Censored ha censito le 25 storie che i grandi media hanno tralasciato, soprattutto in America, e che invece sono state seguite e sviluppate sui nuovi media. via Indyweek. Si tratta si storie, a quanto pare, controllate e verificate con attento metodo di ricerca. Si fa notare, in questo contesto, la questione della relazione tra lobby e allocazione degli aiuti statali Usa.

    Da qui si può acquistare il libro che raccoglie le 25 storie individuate e scritte da Peter Philips e Mickey Huff mentre qui si dia un’occhiata alle modalità per sottoporre una vicenda di censura. Che la 35 edizione del progetto, partito nel 1976, è già in via di preparazione.

    Threatened Voices

    Sulle pagine della versione italiana di Global Voices, si annuncia che è al via Threatened Voices per tutelare attivismo e libertà di parola online. Ecco di che si tratta:

    Insieme all’uso sempre più intenso di Internet da parte di attivisti o di semplici cittadini per esprimere le proprie opinioni o interagire con gli altri, anche i governi stanno aumentando i livelli della sorveglianza, del filtraggio, delle azioni legali e di disturbo. Molte volte le conseguenze peggiori sono state l’arresto politicamente motivato di blogger e scrittori online per le proprie attività in rete e/o offline, in alcuni tragici casi arrivando anche alla morte. Giornalisti online e blogger rappresentano il 45% di tutti gli operatori dei media [in] oggi detenuti nelle carceri del mondo.

    Ecco dunque che Global Voices Advocacy [in] lancia un nuovo sito-progetto chiamato Threatened Voices [in] con l’obiettivo di contribuire a seguire i casi di repressione della libertà d’espressione online. Il sito presenta una mappa mondiale e uno schema cronologico interattivo che aiutano a visualizzare gli episodi di minacce e arresti di blogger in tutto il mondo, e rappresenta una piattaforma centralizzata per la raccolta di informazioni diffuse da organizzazioni e attivisti maggiormente impegnati su questo tema, tra cui Committee to Protect Bloggers, The Arabic Network for Human Rights Information, Reporters without Borders, Human Rights Watch, CyberLaw Blog, Amnesty International, Committee to Protect Journalists, Global Voices Advocacy.

    Threatened Voices

    Leggi il post completo.

    Who's to Say What's ObsceneChissà se dopo libri come The believer, uscito in tre volumi attraverso il contributo di molteplici mani, o Fingiamo di essere morti di Annalee Newitz, non ci sia un editore italiano che voglia tradurre e pubblicare anche questo testo, Who’s to Say What’s Obscene?: Politics, Culture, and Comedy in America Today (qui la scheda su Amazon). Uscito da poche settimane per i tipi della storica City Lights, è stato scritto da un personaggio altrettanto di spessore per il mondo della cultura d’oltreoceano, Paul Krassner, e così si presenta:

    I fan di “The Daily Show with Jon Stewart” e “The Onion” apprezzeranno questa puntuale raccolta di saggi satirici firmati da un’icona della controcultura come Paul Krassner. Con irriverenza e uno spirito spesso vietato ai minori, Krassner esplora la commedia contemporanea e l’oscenità nella politica e nella cultura. Per farlo parte dai titoli di “Bong Hits 4 Jesus” e arriva alle scene tagliate in alcuni film recenti, come Borat.

    Nel saggio “Don Imus Meets Michael Richards”, Krassner esamina il razzismo nella commedia da Lenny Bruce a Dave Chapelle e all’interno di “The Sarah Silverman Show” e “Curb Your Enthusiasm”, oltre che in controverse strisce a fumetti come “The Boondocks”. L’autore parla di impettite figure pubbliche, controcultura, libertà di parola, talk show mandati in onda in fascia notturna, censura, sesso e battute di alcuni comici famosi.

    “Questi sono tempi di repressione”, dice Krassner, “e maggiore è la repressione, maggiore sarà la ricerca dell’irriverenza verso coloro che rappresentano l’autorità.

    In formato pdf è possibile scaricare un estratto (65KB) del libro.

    Segnalazione interessante a proposito di Chiesa e libri, 500 anni di censure di Michele Martelli su Micromega Online:

    La 47a edizione della Mostra Antiquaria di Cortona (Arezzo), aperta dal 22 agosto al 6 settembre, quest’anno contiene una chicca, la sezione sui “Libri proibiti dal 1500 al 1900”: 40 libri in preziosi edizioni d’epoca, di proprietà della Libreria antiquaria di Londra Quartich e della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Proibiti da chi? Manco a dirlo! Ma dalla Chiesa cattolica romana, soprattutto, in bella compagnia con governi e Stati illiberali europei del passato. I 40 libri esposti a Cortona sono solo una minuscola parte dell’Index librorum prohibitorum, allestito sin dal 1564 dalla Chiesa romana per ordine del papa controriformista Pio IV.

    Questo Indice è diventato, forse per uno scherzo divino, contro la volontà dei suoi sacri compilatori porporati, un indice propagandistico di quanto di essenziale prodotto dalla cultura moderna. Basta scorrerlo velocemente per trovarvi, nelle montagne di nomi e di titoli proibiti, quelli più rappresentativi del mondo moderno, da Galilei a Darwin, da Kant a Sartre. E pressoché tutti gli autori illuministi. Ma anche Dante, Boccaccio e Ariosto. Cioè poeti e scrittori tra i primi a svincolarsi dalle catene del teologismo papale medioevale. «La santa chiesa avrìa più bisogno che per molti anni non vi fusse stampa», aveva detto un rappresentante vaticano nel 1575. Da allora i “molti anni” auspicati sono diventati quattro secoli. Quattro secoli di repressione papale della libertà di parola, di pensiero, di espressione, di stampa.

    Senza che nemmeno si sia concluso l’affaire RaiTre e TG3, un nuovo segnale giunge da Raiset. Scrivono infatti Giuseppe Giulietti e Vincenzo Vita a proposito di Videocracy, il trailer censurato dalla Rai:

    Se ancora qualcuno coltivasse delle illusioni sulle reali intenzioni della destra a proposito della Rai, la censura imposta al trailer del film “Videocracy” è arrivata puntualmente a svelare il piano di normalizzazione in atto. Tutto quello che non piace a questo governo deve essere espulso dalle reti MediaRai, si tratti di un autore, di un soggetto sociale, di un trailer per un film che osa affrontare il tema della tv in Italia. Non sorprende che il rifiuto sia venuto da Mediaset che almeno risulta essere di diretta proprietà di Berlusconi, sorprende invece che la Rai per rifiutare il trailer abbia esplicitamente parlato di un messaggio politico contro il governo in carica.

    In questi giorni il direttore Masi si è molto preoccupato di far sapere che non guarderà in faccia a nessuno e provvederà alle nomine di Rai3 e del Tg3,adesso è il momento che la Rai cominci a rassicurare i cittadini che non intendono essere oscurati o imbavagliati. L’associazione Articolo21 non intende accettare il regime della oscurità e dell’oscuramento e per queste ragioni ha deciso di dedicare l’apertura del sito al trailer cancellato. E ovviamente, è fondamentale che in questa sacrosanta battaglia di libertà si trovino insieme tutte le opposizioni.

    Intanto, sul documentario censurato, che qualche nervosismo l’aveva stimolato già settimane addietro, si può vedere il trailer qui oppure andare sul sito del produttore, la svedese Atmo.

    Cia - Culto e mistica del servizio segretoNei giorni scorsi mi hanno prestato questo libro, Cia – Culto e mistica del servizio segreto, volume pubblicato da Garzanti nel 1975 che proponeva in italiano l’originale The CIA and the Cult of Intelligence uscito l’anno precedente per le edizioni Alfred A. Knopf. Finora ho letto un terzo di questo libro, che risulta utile a capire meglio i retroscena di eventi come il golpe in Cile, la caduta di Mohammad Mossadeq in Iran, lo sbarco nella Baia dei Porci o gli interventi sub-politici in Indocina, Vietnam e Corea. Ma questo libro merita una nota prima della fine per la storia che precede la sua uscita.

    Gli autori, Victor Marchetti e John D. Marks, sono degli insider dei servizi informazioni: il primo, esperto in materia di aiuti militari sovietici ai paesi del terzo mondo, è stato fino al 1969 nel team del direttore della Cia ricoprendo vari incarichi; il secondo invece fu prima consigliere civile per il programma di pacificazione in Vietnam e poi assegnato dal dipartimento di stato statunitense all’ufficio informazioni e ricerca. Quando all’inizio degli anni Settanta entrambi si sono congedati, ormai in rotta con i propri apparati di appartenenza, decidono (prima ognuno per sé usando anche la fiction, poi inizieranno a collaborare) di raccontare cosa significa lavorare come agenti dell’intelligence, conoscono il fenomeno della censura preventiva. Scrive in proposito Marchetti:

    La Cia e il governo si sono battuti a lungo con grande decisione e con metodi non sempre corretti, prima per scoraggiare la stesura del libro, poi per impedirne la pubblicazione. Appellandosi a cavilli legali di ogni genere e agitando lo spettro di presunte violazioni alla “sicurezza nazionale”, le autorità sono riuscite a impormi limitazioni senza precedenti all’esercizio della libertà di parola [...] ottenendo che la magistratura emettesse nei miei confronti un’incredibile “ingiunzione permanente”, che riconosce alla Cia il diritto di sottoporre preventivamente a censura qualsiasi cosa io scriva o dica, in forma espositiva, narrativa o di altro genere, sui servizi informazioni.

    Di fatto Marchetti non ha intenzione di sottostare e si rivolge a Melvin Wulf, direttore legale dell’American Civil Liberties Union, che ingaggia una battaglia legale che porterà i vertici di Langley per tre volte davanti a un giudice. I risultati saranno alterni e alla fine non negativi: a fronte dei 339 tagli effettuati a questo libro in una prima fase, una corte passerà a comprovarne 168 e alla fine ne sopravviveranno solo 27: non altri – e non ulteriori – sono i passaggi “classificati” che non sarebbe il caso di divulgare. E commenta Wulf:
    (more…)

  • 4 commenti
  • Scritto per informazione
  • Di utopie tradite e censure di Stato parla Bernardo Parrella sul suo blog e su Alias, l’inserto del Manifesto, dell’11 aprile scorso (scaricabile in pdf da qui). E si domanda Bernardo:

    È emersa la pratica dei singoli governi di implementare tecniche per controllare le comunicazioni via Internet provenienti dall’esterno, affermando così le proprie leggi tramite la loro imposizione all’interno dei confini nazionali. E sempre più tale tendenza va sforando anche nelle democrazie contemporanee… Superata giustamente la fase della cyber-euforia, stiamo forse cedendo alla tentazione opposta, quella del controllo diffuso? E cosa ne sarà della sbandierata salvaguardia della Rete come bene pubblico?

    Nello stesso pdf si può leggere un articolo di Raffaele Mastrolonardo (disponibile su web anche qui) in cui l’autore fa il punto delle tre proposte di Pdl e Udc per la rete tricolore. Sono l’emendamento D’Alia, la proposta di legge di Gabriella Carlucci (tanto se n’è parlato nelle scorse settimane) e un’altra firmata da Luca Barbareschi. Partendo dal prossimo futuro e presentando la situazione in cui si potrebbero trovare tre navigatori immaginari, dice Mastrolonardo:

    Queste situazioni sono iscritte in una serie di proposte normative presentate negli ultimi mesi in Italia, ispirate da una visione apocalittica della rete considerata un maligno brodo di coltura per pedofilia, criminalità e “pirateria”.

    Wikileaks affair


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