The Omicide Report: il web e la selettività delle notizie di nera

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The Omicide ReportLa cronaca nera è un argomento che spesso viene messo in secondo piano: roba nazional-popolare o per macabri voyeur o sangue incartato di sensazionalismo e venduto un tanto al chilo. A volte, leggendo i quotidiani o guardando i telegiornali, queste considerazioni appaiono vere, soprattutto se non si va troppo per il sottile. Ma, quando per il sottile si decide di andarci (il che significa riportare i fatti o almeno riportare le tesi più verosimili senza troppi slanci letterari o interpretativi), diventano uno dei vari specchi, un filtro, per conoscere la realtà.

In argomento, lo scorso gennaio il Los Angeles Times ha aggiunto ai suoi blog uno completamente dedicato alla nera, The Omicide Report, mantenuto dalla giornalista Jill Leovy. La quale non si sofferma su dettagli più o meno raccapriccianti di determinati fatti, ma compila un asettico bollettino più o meno quotidiano delle morti violente nella contea californiana. Tra le fonti principali, il coroner e agenzie le cui segnalazioni però non finiscono sui giornali. Perché farlo? Nella spiegazione contenuta nelle pagine di FAQ, Leovy scrive:

The report seeks to reverse an age-old paradox of big-city crime reporting, which dictates that only the most unusual and statistically marginal homicide cases receive press coverage, while those cases at the very eye of the storm — those which best expose the true statistical dimensions of the problem of deadly violence — remain hidden.

Una necessità – aggiunge la giornalista – selezionare le notizie di nera che finiscono sui giornali avendo a che fare con un migliaio abbondante di omicidi l’anno. Con un inevitabile effetto: nicchie di persone – in base a ragioni etniche, economiche, geografiche – finiscono per essere sempre sui giornali mentre altre si limitano a leggere e, a torto, si ritengono lontane, aliene da qualsiasi forma di violenza sociale. Un paradosso, lo definisce Leovy, che sembra comunque ben presente tra i lettori del blog, come testimonierebbero le mail che le giungono, ma che non corrisponde alle reazioni della politica, delle istituzioni o delle associazioni a determinati fatti se questi riguardano le star di Hollywood o studentesse bianche che vivono in un campus. Per contro, invece, sparatorie ed omicidi consumati ai danni di minoranze etniche o in zone frontiera finiscono per ritagliarsi spazi piccoli, trafiletti, quasi fossero segno di rassegnazione e dunque di normalità. Quindi:

With The Homicide Report, The Times seeks to exploit the advantages of the web to eliminate selectivity in homicide coverage and give readers a more complete picture of who dies from homicide, where, and why – thus conveying both the personal story and the statistical story with greater accuracy.

3 thoughts on “The Omicide Report: il web e la selettività delle notizie di nera

  1. L’elevata disponibilità di mezzi (blog e altre forme comunicative) e la possibilità di ricercarsi un pubblico specifico impossibile con mezzi comunicativi classici di massa sta permettendo di fare del giornalismo informativo vero. Niente fronzoli, niente selezione a favore di argomenti accalappia pubblico ma una scelta di completezza nel trattare un argomento.
    Brava questa giornalista e viva i blog!
    Brava anche te che lo segnali: magari fai nascere la voglia a qualche giornalista 1.0 di lanciarsi in questa realtà ;)

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