“Gli anni spezzati” sul piccolo schermo e il racconto di Piazza Fontana e Calabresi da chi conosce le carte come Luciano Lanza

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Banca Nazionale dell'Agricultura, Piazza Fontana, MilanoCon la prima puntata della serie Gli anni spezzati di Graziano Diana, puntata sulla figura del commissario Luigi Calabresi, la rivista Una città ripropone un’intervista pubblicata nel 1997. Si intitola La strategia segreta, è firmata da Franco Melandri e l’intervistato è il giornalista Luciano Lanza, autore del libro Bombe e segreti. Piazza Fontana: una strage senza colpevoli, pubblicato da Eleuthera. Eccone un estratto:

Questo convegno [quello dell’Istituto Pollio che ebbe luogo dal dal 3 al 5 aprile 1965 svolgendosi all’Hotel Parco dei Principi di Roma, ndb] fu, in pratica, l’atto costitutivo dei Nuclei di difesa dello Stato (Nds), un’organizzazione parallela a Gladio: mentre Gladio era l’organizzazione “ufficiale” di difesa territoriale in caso di invasione da parte del blocco comunista (e infatti praticamente non fece mai nulla), i Nds erano invece l’organizzazione che doveva prevenire dall’interno, e con ogni mezzo, l’avanzata del comunismo in Italia.

La “strategia della tensione” si perfezionò nel ’69, quando il gruppo neonazista di Franco Freda e Giovanni Ventura, con base a Padova, il 25 aprile mise le bombe alla Fiera Campionaria e alla stazione centrale di Milano, mentre il 9 agosto collocò dieci bombe su vari treni in tutta Italia, provocando 12 feriti. Questa stessa strategia toccò il culmine il 12 dicembre ’69, giorno in cui il gruppo di Freda e Ventura, il gruppo di Ordine Nuovo di Venezia-Mestre e il gruppo di Avanguardia Nazionale di Roma, piazzarono alcune bombe a Roma, alla Banca Nazionale del Lavoro e all’Altare della Patria, provocando rispettivamente 14 e 4 feriti, e a Milano, dove, alla Banca nazionale dell’agricoltura, il bilancio fu di 16 morti e oltre 100 feriti, mentre la bomba alla Banca commerciale italiana non esplose. Venne fatta esplodere in seguito, eliminando una prova importantissima.

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Il giorno in cui un pezzo d’Italia perse l’innocenza: 44 anni fa la strage di piazza Fontana

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Banca Nazionale dell'Agricultura, Piazza Fontana, MilanoQuarantaquattro anni fa oggi la strage di piazza Fontana.

Si era ancora innocenti, all’ora di pranzo del 12 dicembre 1969, quando il telegiornale delle 13.30 aveva raccontato agli italiani che la Grecia dei colonnelli si era ritirata dal consiglio d’Europa dove si discuteva della sua sospensione. E aveva raccontato anche che la vertenza sindacale dei lavoratori dell’editoria sembrava mettersi al bene mentre nulla cambiava per i metalmeccanici, che restavano in stato di agitazione. Intanto – proseguiva la catena delle notizie – a Palermo non si arrestavano le indagini per la strage di viale Lazio, uno dei momenti più feroci della prima guerra di mafia. Ma in mezzo a tutti quegli scorci di vita e fatti, l’edizione del notiziario si concludeva con un soffio dell’innocenza tramontante degli anni Sessanta.

Lucio Battisti, snobbato dalla sinistra perché poco o per nulla impegnato, un fascistoide per qualcuno, come tutti quelli che non si schieravano, continuava a respirare a pieni polmoni la consacrazione del suo successo dopo ostacoli e delusioni. Era stato un anno fortunato, per lui, il migliore di tutti, iniziato in febbraio con il successo al festival di Sanremo dove aveva cantato Un’avventura e proseguito in estate con Acqua azzurra, acqua chiara, pezzo del trionfo al Festivalbar e al Cantagiro. Con una cadenza burina a rivendicare la sua estrazione sabina, e mentre confessava con una punta di imbarazzo al microfono di Lello Bersani che non aveva mai studiato musica, mescolava la timidezza dello sguardo alla caparbietà del suo percorso artistico.
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Ioso.info: Piazza Fontana, i filoni archiviati e l’opposizione delle parti civili sui personaggi che nessuno cercherà più

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Sul sito Ioso.info viene pubblicata la notizia in base alla quale a Milano sono stati archiviati gli ultimi filoni aperti sulla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 (se ne può leggere anche qui). Sullo stesso sito si pubblica anche il documento riportato sotto, l’opposizione scritta dalle parti civili, e vi si commenta:

[Nel documento si leggono] tanto di nomi e cognomi: peccato che nessuno li andrà mai a cercare…

“La lotta è armata”: gli anni tra il 1969 e il 1972 in un libro edito dall’Istituto regionale per la storia del movimento di Liberazione di Trieste

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La lotta e' armataL’editore è l’Istituto regionale per la storia del movimento di Liberazione di Trieste e l’autore è il ricercatore e insegnante (precario) Gabriele Donato. Il libro si intitola «La lotta è armata» – Estrema sinistra e violenza: gli anni dell’apprendistato 1969-1972 e di questo parla:

«La lotta è armata»: questo doveva essere il messaggio diffuso dalla foto della pistola puntata alla tempia dell’ingegner Macchiarini, nel marzo del 1972. Le parole sono di Renato Curcio, e si riferiscono al primo sequestro-lampo realizzato dalle Brigate Rosse. Si trattò di un episodio rilevante: i brigatisti avevano deciso di passare definitivamente all’azione. D’altro canto, quella primavera non ebbe un attimo di pace: pochi giorni dopo morì Giangiacomo Feltrinelli, mentre il maggio fu segnato dall’omicidio del commissario Luigi Calabresi.

Quali fattori determinarono un’escalation tanto drammatica? Per quali ragioni tanti gruppi della sinistra extra-parlamentare considerarono persuasiva l’ipotesi della violenza? Perché la tentazione del ricorso ad azioni terroristiche si rivelò tanto seduttiva? Questi sono gli interrogativi affrontati dal testo [che] si concentra sull’evoluzione delle elaborazioni di gruppi come Potere Operaio e Lotta Continua, e la confronta con la proposta politica delle prime Brigate Rosse […]. Ne esce un quadro vivace di anni importanti, segnati da episodi clamorosi (che il libro descrive con cura) e dal protagonismo di personaggi che avrebbero fatto parlare a lungo di sé, come Toni Negri, Adriano Sofri, Renato Curcio e tanti altri.

Per leggerne ancora, si puù vedere qui.

“I muri di Belfast”: scatti dalle “peace lines” che dal 1969 rappresentano una tensione ancora esistente

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I muri di Belfast

I muri di Belfast è il titolo di una galleria fotografica con scatti di Cathal McNaughton pubblicata su Internazionale con questa presentazione:

Le peace lines sono una serie di barriere di separazione fatte di metallo, cemento o reticolati di filo spinato, dotate di cancelli sorvegliati dalla polizia che vengono chiusi di notte. La loro costruzione è cominciata nel 1969, dopo lo scoppio dei Troubles: i residenti di Short Strand, una parte cattolica di Belfast, per difendersi dagli attacchi dei lealisti alzarono dei muri che furono in seguito rinforzati e ai quali negli anni si sono aggiunti nuovi tratti di barriere. Oggi sono un’ottantina e hanno raggiunto i 21 chilometri di lunghezza, la maggior parte dei quali a Belfast.

Anche se negli anni sono diventati una sorta di attrazione turistica, questi muri testimoniano una tensione ancora esistente. Il 3 dicembre scorso, la decisione del consiglio comunale di Belfast di ammainare la bandiera britannica, e di esporla solo venti giorni all’anno, ha scatenato le manifestazioni della comunità protestante.

L’intera galleria è disponibile qui.

Romanzo di una strage: “Davvero, commissario, lei pensa che uomini dello Stato possano aver voluto la morte di tante vittime innocenti?”

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Il video è la ricostruzione dell’esplosione che causò la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969. È tratta dal film di Marco Tullio Giordana, Romanzo di una strage, in uscita il prossimo 30 marzo il cui trailer è disponibile qui. In esso si sente una domanda posta a Luigi Calabresi: “Davvero, commissario, lei pensa che uomini dello Stato possano aver voluto la morte di tante vittime innocenti?”

Piazza Fontana, Salvini: quei pezzi di verità mancanti che non si stanno cercando abbastanza

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Piazza Fontana: nessuno e' statoDue settimane fa, in occasione del quarantaduesimo anniversario della bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, è stata presentata la quinta edizione del libro Piazza Fontana: nessuno è stato di Fortunato Zinni, nel 1969 assessore al bilancio del Comune di Bresso e commissario della commissione interna centrale dell’istituto di credito in cui alle 16.37 esplose l’ordigno che uccise 17 persone e ne ferì 88.

Nel volume è riportato anche un saggio di Guido Salvini, il giudice istruttore che riaprì le indagini su quell’attentato. Il testo del magistrato si intitola Piazza Fontana o della perseveranza e si concentra su tre eventi. La fine del lavoro di digitalizzazione degli atti del processo di Catanzaro, una “fotografia insostituibile della storia dell’Italia contemporanea”. E – sottolinea Salvini – “i nove cd, per una incomprensibile resistenza, sono ancora considerati dal ministero copie di atti giudiziari e non atti pubblici” vanificandosi così, per adesso, il senso dell’iniziativa.

Inoltre a tutt’oggi non c’è ancora traccia di un’altra iniziativa: la rimozione del segreto di Stato dando piena attuazione alla legge 124 del 2007 che riforma i servizi segreti e ciò che deve rimanere riservato. Come già ribadito altrove, sono ancora molti gli archivi da declassificare e rendere, se non pubblici, almeno fruibili al ricercatori. “Per rendere realizzabile la proposta”, scrive Salvini, “basterebbe poco. Sarebbe sufficiente che il ministero della cultura […] potesse nominare una commissione formata da storici, studiosi ed esperti di ricerche d’archivio, autorevoli e indipendenti […]. Sarebbe uno strumento semplice […] e un passo importante per la ricerca di ‘più verità'”.

Infine un riferimento alla richiesta presentata nel 2009 alla procura di Milano dai familiari delle vittime di piazza Fontana per la riapertura delle indagini. “Nuovi documenti”, dice ancora il magistrato, “e nuovi testimoni sono infatti apparsi e altri, anche in modo spontaneo, sono emersi anche di recente. Nuove piste investigative percorribili si sono delineate, che non possono sfuggire a chi ha esperienza di queste cose”. Ma nulla è avvenuto. “Una scelta [che] sembra la continuazione di quanto avvenuto negli anni Novanta, quando le nuove indagini […] furono considerate meritevoli di poca attenzione […] incidendo non poco sull’esito finale” e allontanando “frammenti di verità” che invece devono ancora oggi essere cercati.

Il saggio completo di Guido Salvini è scaricabile in formato pdf (2,8MB) da qui.

Rete degli archivi per non dimenticare: nell’anniversario di piazza Fontana, nuova veste e nuovi documenti

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Rete degli archivi per non dimenticare

Nel giorno del quarantaduesimo anniversario della strage di piazza Fontana, che cadeva ieri, è andata online la nuova versione grafica della Rete degli archivi per non dimenticare, inaugurata il 9 maggio 2010. E per rimanere in tema, online ci sono 46 pagine di atti parlamentari del 1969 su quelle bombe:

Atti parlamentari della Camera dei deputati, relativi alla seduta del 12 dicembre 1969: alle ore 18.30 il presidente del Consiglio Sandro Pertini sospende il consesso per commemorare le vittime dell’attentato dinamitardo di piazza Fontana a Milano (Atti Parlamentari, Camera dei deputati, legislatura V, discussioni, seduta pomeridiana del 12 dicembre 1969, pp. 13855-13900).

La Rete degli archivi per non dimenticare, come idea, risale al 2005 attraversso l’impegno del Centro documentazione archivio Flamigni a cui, nel tempo, si è aggiunta una cinquantina di realtà in tutta Italia.

“Chi è Stato? La strategia della tensione e le stragi impunite (1969-1984)”: lo slideshow della mostra

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Lo slideshow con i pannelli della mostra Chi è Stato? La strategia della tensione e le stragi impunite (1969-1984) partita da Milano e in esposizione fino al 12 novembre a Bologna. È opera del Laboratorio Lapsus, creato da studenti di storia all’università Statale.

In casa Calipari adesso i figli sanno come il governo ha tradito il padre

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Domani di Maurizio ChiericiSperiamo che sia vero. Speriamo che i dissidi interni a Wikileaks ci portino in dono altri cloni dell’esperienza che si sovrappone al volto di Julian Assange. Perché c’è un bisogno disperato di documenti. Un bisogno che suffraghi prove alla mano l’impressione della pochezza politica, in primis quella italiana. E che, forte di questo suffragio, sia forse uno sprone a un cambiamento reale.

Ai funerali di Nicola Calipari, ucciso a Baghdad il 5 marzo 2005 dopo la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena, Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, aveva detto: «C’è lo Stato con le sue istituzioni per garantire la libertà e la sicurezza ai cittadini». Un tributo al funzionario del Sismi che, con il suo «eroico sacrificio», ricordava ancora Letta, aveva dato lustro alla cosa pubblica e per questo era stato insignito della medaglia d’oro al valor militare dopo la sua morte. E la moglie di Calipari, Rosa Maria Villecco, era diventata senatrice del partito democratico.

Oggi invece, con la diffusione dei cablogrammi statunitensi, è possibile aprire un pacco natalizio in cui viene distribuita a tutti una fetta della menzogna spacciata ai cittadini che dovrebbero avere fiducia in quelle istituzioni citate nel discorso funebre per Calipari. E in particolare la torta di compone di queste singole menzogne (traduzione del documento originale, in inglese):
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