Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Italo Toni e Graziella De Palo

Il prossimo 2 settembre saranno trascorsi 34 anni dalla scomparsa a Beirut dei due giornalisti italiani Graziella De Palo e Italo Toni. A tutt’oggi, dal 1980 al 2014, non si sa che fine abbiano fatto – pochi dubbi però sul fatto che siano stati assassinati – e i familiari non sono stati aiutati affatto dallo Stato a farlo luce sulla vicenda. Dunque, quasi alla vigilia di questo nuovo anniversario, i fratelli e la madre di Graziella, Nicola e Giancarlo De Palo e Renata Capotorti, scrivono questa lettera da leggere fino in fondo. Una lettera che parla di segreti che non si vogliono rivelare, burocrazie assurde e di sordità istitutazionale.

Egregio Direttore,

desideriamo porre alla sua attenzione un evento che i familiari dei giornalisti Graziella De Palo (“Paese Sera” e “l’Astrolabio”) ed Italo Toni (“Diari”) aspettano da decenni: il 28 agosto 2014 cadrà definitivamente il segreto di Stato sul rapimento e l’omicidio dei due giornalisti avvenuto il 2 settembre 1980 a Beirut.

Il valore storico dell’evento (il primo caso di rimozione di un segreto di Stato nella storia repubblicana) meriterebbe di per sé essere oggetto di una approfondita inchiesta giornalistica. Il 10 marzo 2010, alle famiglie De Palo e Toni venne concesso di poter visionare 1.161 documenti conservati presso gli archivi dell’AISE, purtroppo ancora coperti da numerosi omissis. Rimasero esclusi 80 documenti ancora coperti dal segreto. In questi ultimi, in teoria, potrebbero trovarsi nomi, fatti e circostanze che potrebbero permettere di poter almeno ritrovare i poveri resti di Graziella e Italo.
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Boris GiulianoGli hanno sparato alle spalle sette proiettili 7.65. A essere puntata contro Giorgio Boris Giuliano, 49 anni, capo della squadra mobile di Palermo, è una Beretta semiautomatica che si trova da almeno venticinque o trenta centimetri da lui. È una mattina di pieno luglio, il 21 per la precisione, e malgrado la stagione estiva sia nel pieno, il vicequestore aggiunto esce dall’appartamento preso in affitto in via Alfieri a fine 1963 e varca la soglia del bar Lux di via De Blasi, a Palermo.

Chi lo incrocia quel mattino, se ne stupisce quasi perché Giuliano di solito ci andava quando accompagnava i figli a scuola, approfittando di quel caffè per comprare loro le merende. Invece il 21 luglio 1979 si ferma lì. Ordina un espresso e sul momento nessuno, nemmeno il titolare del locale, Giovanni Siragusa, che solo il 20 luglio precedente aveva ricevuto una lettera anonima su cui c’era scritto con timbri a inchiostro «Morirai tu e Contrada», sembra notare un uomo che entra appena dopo.

È sui 35 anni, alto approssimativamente poco meno di un metro e 70, robusto e con braccia poderose, fitti capelli castano scuri su un volto senza barba né baffi. Elementi che lì per lì non sembrano poter condurre in tempi rapidi a dare un nome al killer. Ma l’identikit elaborato nelle ore successive al delitto porta a Giacomo Bentivenga. Identità confermata nel giro di breve anche da una confidenza.
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Museo Martinitt e Stelline

Sul blog del master di comunicazione storica si racconta di come la storia di Milano tra Ottocento e Novecento sia narrata attraverso le vite degli orfani attraverso il patrimonio archivistico del museo Martinitt e Stelline, creati rispettivamente all’inizio e a metà del Cinquecento. L’origine dell’esposizione permanente invece viene ricostruita qui:

La scelta di istituire un museo multimediale nasce dall’esigenza di pubblicare il maggior numero possibile di documenti all’interno di uno spazio esiguo [...]. Al comitato scientifico va il merito di aver posto in luce [...] tutti gli aspetti della vita degli orfani, riuscendo a evidenziare come gli istituti Martinitt e Stelline siano un esempio di filantropia illuminata [...]. L’attività primaria che [la struttura] intende promuovere è la ricerca e lo sviluppo del tema storico legato al fenomeno dell’assistenzialismo nell’Ottocento, con la conseguente comunicazione degli esiti alla comunità scientifica e generica.

2 Agosto 1980. Tu che ne sai? è un lavoro relativamente recente, ma utile da riproporre a un paio settimane dal 34mo anniversario:

Docufiction realizzato dai ragazzi della 4°B dell’istituto Belluzzi Fioravanti di Bologna, al termie del laboratorio ParteCinemAzione di Marco Coppola. Il film è stato presentato il 31 maggio 2013 nella stessa scuola in una serata diretta da Riccardo Marchesini come conclusione del progetto “2 Agosto tu che ne sai?” promosso dall’associazione Piantiamolamemoria.

Festival delle storie 2014 torna dal 23 al 31 agosto 2014 nella Valle di Comino, in provincia di Frosinone, dove nove piccoli centri della zona saranno toccati dal tour itinerante.

(Via Booksblog)

Assange in Sweden: The Police Investigation

Si intitola Assange in Sweden: the police investigation il libro scritto da Radsoft e Rixstep e curato da Bridget Hunter. È uscito qualche giorno fa e una parte del ricavato sarà donato al Julian Assange Defence Fund. Un’ottima lettura e un’altrettanto ottima buona causa per la libertà d’informazione e, ancor prima, d’espressione.

(Via Wikileaks su Twitter)

Silvio Novembre - Lucarelli racconta, Gli uomini dello Stato

I funerali dell’avvocato Giorgio Ambrosoli vengono celebrati il 14 luglio 1979 a Milano, nella chiesa di San Vittore al Corpo. Tra chi vi prende parte, non c’è nessun rappresentante ufficiale delle istituzioni. Quelle istituzioni che pure l’”unico commissario liquidatore” dell’impero finanziario di Michele Sindona aveva servito a dispetto della mole di lavoro, delle pressioni, dei poteri forti coinvolti. E a dispetto delle minacce, diventate reali tre giorni prima di quelle esequie, l’11 luglio.
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Il prossimo 4 luglio saranno trascorsi esattamente 40 anni dalla strage del treno Italicus (12 vittime e 48 feriti). A breve si tornerà a parlarne. Per intanto questa esibizione di Marco Paolini.

Se ne va Lino Michelini, il partigiano gappista William che a lungo è stato a Bologna il presidente dell’Anpi.

Mentre si continua a giocare in Brasile per il mondiale che scivola verso la finale, di recente a Pordenone è stato proiettato il documentario Atraves da obra del regista d’origine veneziana Enrico Basaldella. L’evento è avvenuto all’interno degli eventi organizzati da Cinemazero e queste le tematiche affrontate dal film:

Il documentario si concentra sull’attività quotidiana all’interno degli asili dell’Opera educativa padre Giussani, fondati a Belo Horizonte (Brasile) dalla missionaria laica Rosa Brambilla. In particolare segue il lavoro di educatori e assistenti sociali che si rivolge alle famiglie povere che vivono in periferia e nelle favelas. Emergono situazioni di alcolismo e tossicodipendenza, delinquenza, violenza sui minori e omicidi. Uno stato sociale degradato che [...] appare immutabile, ma in realtà non lo è.

Stamina. Una storia italianaPresentato ieri a Roma, il libro Stamina. Una storia italiana di Donata Lenzi e Paola Benedetta Manca (Editori Riuniti) fa il punto su una più che controversa vicenda troppo legata alle speranze di persone affette da malattie gravissime e degenerative. Un’importante occasione, dunque, per muoversi oltre le cronache:

Più di 500 ordinanze della magistratura civile, indagini penali in corso, i Tar, comitati insediati e poi cancellati, sperimentazioni mai partite, leggi che decidono cure, leggi inapplicate, centinaia di ore di trasmissioni televisive. Gli scienziati contro (molti), quelli pro (pochi). Tutti ruotano intorno a un metodo di cura, il cosiddetto “metodo Stamina”, che non si sa cosa sia ma accende molte speranze e molti interessi, e la cui fortuna si deve all’abilità del promotore, il professore di psicologia Davide Vannoni, capace di sfruttare al meglio falle e debolezze del sistema sanitario. Più forte di tutto, la forza della disperazione dei malati e delle loro famiglie che hanno deciso, contro tutti e tutto, di credere. Questa è la storia del metodo Stamina ricostruita da Donata Lenzi, deputata e componente della Commissione affari sociali, e da Paola Benedetta Manca, giornalista. Una storia dove le responsabilità sono molte ma tutti hanno una scusa per non assumersele e dove non si arriva mai alla fine. Una storia molto italiana.

Sul libro se ne può leggere ancora qui.

Confessioni di un trafficante di uominiEstate fitta di letture, quella che si preannuncia in questi giorni. Da mettere nella lista dei libri c’è infatti Confessioni di un trafficante di uomini del criminologo Andrea Di Nicola e del giornalista Giampaolo Musumeci (Chiarelettere), più che mai attuale rispetto alle cronache che provengono da sud e ai contenuti delle intercettazioni pubblicate in questi giorni:

Mentre contiamo i morti e i cadaveri diventano sempre più fredde statistiche, dall’altra parte del Mediterraneo, o in luoghi lontani e al sicuro, i trafficanti di migranti contano i soldi. Cercano nuovi clienti. Studiano nuovi modi per forzare e violare la fortezza Europa che è sempre più chiusa. Un viaggio sulle rotte dei trafficanti e le loro parole raccolte per la prima volta in presa diretta permette di svelare le regole della più spietata agenzia di viaggi del mondo. Capire è il primo passo per provare a fermare quello che sta accadendo.

Un modo per ripercorrere di nuovo anche la storia di Samia Yusuf Omar, l’atleta somala non sopravvissura a una disperata traversata del Mediterraneo.

La tredicesima ora

La trasmissione La tredicesima ora di Carlo Lucarelli è andata in onda dal 25 aprile al 13 giugno su Rai3, in seconda serata. Ha raccontato storie di mafie, caporalato, terrorismo, violenza sulle donne, traffico di esseri umani e sfruttamento della prostituzione e ha ottenuto buoni riscontri, sia un termini di share che di crtica. Ma alla presentazione dei nuovi palinsesti ecco la sorpresa: non si andrà più in onda e, al momento, non è stato addotto alcun motivo. Ora, grazie ai telespettatori, parte la petizione per chiederne il ritorno. Ecco alcuni dei motivi di chi l’ha lanciata:

Questa è l’informazione, la documentazione, la narrazione delle storie delle persone che hanno lottato per la dignità, il riscatto, una vita migliore alle quale Lucarelli e i suoi collaboratori ci hanno resi vicini. Storia contemporanea e memoria d’Italia che vorremmo ancora poter ancora vedere, condividere con “La tredicesima ora” come atto di buona cittadinanza, come segno di civiltà, come possibilità di formazione e informazione. La Rai, in quanto servizio pubblico, non può e non deve esimersi dal fornire ai suoi cittadini forme di giornalismo che siano coerenti con la sua mission, che siano informazione reale, approfondimento e non solo episodica cronaca. La Rai in quanto pubblica dovrebbe essere portatrice dei valori di verità e di libera informazione oltre che parte della società civile e civica di questo nostro Paese.

Per chi volesse sottoscrivere consentendoci di tornare in onda può farlo cliccando qui.

Le stragi della vergogna Prende vita con il libro Le stragi della vergogna di Andrea Speranzoni una nuova collana di Editori Riuniti EIR che si chiama “Segreti di Stato”. Una collana, diretta dallo stesso Speranzoni e da Silvia Buzzelli, con ottime premesse:

Segreti di Stato intende «spazzolare la storia contropelo», per usare una celebre locuzione di Walter Benjamin: vale a dire, restituire alla narrazione della storia lo sguardo non del «carro trionfante dei vincitori» ma della tradizione degli oppressi, riconoscere lo stato di emergenza in cui ci troviamo a vivere. Rovistare nelle pieghe più nascoste della nostra storia più o meno recente, far guizzare balenii improvvisi di luce sulle pagine rimaste oscure o irrisolte, lampi di verità per rendere giustizia a tanti accadimenti trasfigurati o abbandonati all’oblio. La collana ospiterà dunque testi di figure autorevoli del nostro presente su casi giudiziari spinosi, eccidi o crimini di guerra che rimangono senza voce, biografie di singoli o eventi ancora non raccontati degli ultimi decenni del nostro Paese o del mondo, enigmi indecifrati o violazioni dei diritti che appartengono all’intera umanità.

Tra le prossime uscite per “Segreti di Stato”, a breve un libro sulla strage dell’Italicus (4 agosto 1974) scritto da Paolo Bolognesi e Roberto Scardova. In autunno, invece, sarà la volta delle bombe romane del 12 dicembre 1969, scoppiate a ridosso di quella esplosa a Milano, in piazza Fontana, e di un testo sulle “strategie della tensione”. Seguirà poi un volume di Armando Spataro sul caso del 2003 dell’imam Abu Omar, rapito illegalmente da uomini della Cia con la collaborazione dei servizi italiani.

In merito invece al volume Le stragi della vergogna, va detto che il suo autore, Andrea Speranzoni, è un avvocato bolognese che a lungo si è occupato di crimini nazisti. E proprio di questo parla il suo libro:
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Hackmeeting 2014L’Hackmeeting, per l’edizione 2014, torna a Bologna e lo fa dal 27 al 29 giugno prossimi:

L’hackmeeting è l’incontro annuale delle controculture digitali italiane, di quelle comunità che si pongono in maniera critica rispetto ai meccanismi di sviluppo delle tecnologie all’interno della nostra società. Ma non solo, molto di più. Lo sussuriamo nel tuo orecchio e soltanto nel tuo, non devi dirlo a nessuno: l’hackit è solo per veri hackers, ovvero per chi vuole gestirsi la vita come preferisce e sa s/battersi per farlo. Anche se non ha mai visto un computer in vita sua.

Tre giorni di seminari, giochi, feste, dibattiti, scambi di idee e apprendimento collettivo, per analizzare assieme le tecnologie che utilizziamo quotidianamente, come cambiano e che stravolgimenti inducono sulle nostre vite reali e virtuali, quale ruolo possiamo rivestire nell’indirizzare questo cambiamento per liberarlo dal controllo di chi vuole monopolizzarne lo sviluppo, sgretolando i tessuti sociali e relegandoci in spazi virtuali sempre più stretti.

Per dare un’occhiata al programma, si veda qui.

Wikileaks affair


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