Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


La tredicesima ora giunge alla sua settima puntata, la penultima. Stasera, alle 23.05, sempre su RaiTre, Carlo Lucarelli racconta la storia di Marina Gamberini, sopravvissuta alla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980:

Una storia vissuta in prima persona, che lascia segni indelebili nel corpo e nell’anima. Marina Gamberini si è trovata coinvolta in uno dei capitoli più terrificanti della nostra storia collettiva. Quando aveva vent’anni lavorava come impiegata in una società che aveva la sede all’interno della stazione di Bologna. Il 2 agosto del 1980 Marina è alla stazione quando alle dieci e venticinque una bomba con ventitré chili di esplosivo, nascosta nella sala d’aspetto di seconda classe, esplode uccidendo ottantacinque persone. I feriti saranno più di duecento. Una fotografia la ritrae nel momento in cui viene tirata fuori dalle macerie e diventa subito il simbolo stesso della strage di Bologna.

Il suo strazio fa il giro del mondo. Attraverso il racconto della protagonista la vicenda di una donna che si è portata dentro una esperienza devastante sino a maturare una scelta: ha deciso di non essere più una vittima ma una testimone per trasmettere alle nuove generazioni l’orrore ma anche la dignità delle vittime: la “voce” di un Paese ferito da uno degli episodi più tragici della nostra storia recente che ancora adesso resta, almeno in sede giudiziaria, senza un mandante e senza un perché.

Update 7 giugno 2014: per chi volesse, qui è stata pubblicata la versione integrale della puntata.

#ZeroPotere – Voci e Storie di Giornalisti Freelance:

Giornalisti freelance: di chi stiamo parlando in realtà? Da chi è rappresentato questo esercito di lavoratori autonomi e, nella stragrande maggioranza, precari? Che faccia hanno, quali sono le loro storie? Perché il mondo del giornalismo non si è mai interrogato fino in fondo sulla loro condizione?

Se negli ultimi anni il mondo dell’editoria italiana ha subito un crollo, a pagarne maggiormente le conseguenze sono stati i freelance e la qualità dell’informazione. Come essere sicuri, infatti, che una persona che riceve 1, 2, 5 euro a pezzo – dovendone fare decine al giorno per sbarcare il lunario – controlli adeguatamente le fonti e faccia le dovute verifiche?

Il documentario reca le firme di Marina Piccone, Cristiano Piattoni, Valeria Valli e Roberto Tofani. E per realizzarlo è partita una campagna di crowdfunding su Kapital.it.

App Tour.Bo

Un progetto che coniuga percorsi naturalistici al racconto del recente passato del territorio. È Tour.Bo che ha creato anche un’applicazione ad hoc (al momento, purtroppo, solo per iPhone):

Studiata per ciclisti e camminatori, [la app] ti consentirà di ascoltare storie nascoste pedalando tra le colline di Bologna. Da San Giovanni in Monte fino a Villa Spada, passando per Sabbiuno, lo sforzo fisico non sarà più fine a se stesso, bensì arricchito con una molteplicità di significati capaci di stimolare la curiosità e l’intelletto.

Uno dei percorsi, per esempio, rievoca fatti che risalgono al dicembre 1944 quando si compì l’eccidio di un centinaio di partigiani detenuti nelle carceri di San Giovanni in Monte. E dalla città si arriverà al monumento dedicato a quelle vittime.

(Via Master in Comunicazione Storica)

P2: gli atti della Commissione parlamentare d'inchiesta

È stato lanciato meno di un mese fa (era il 5 maggio scorso) e a breve il sito Fonti Italia Repubblicana che ha messo online gli atti della commissione P2 cambierà interfaccia grafica. Ma non solo. Il prossimo 6 giugno, infatti, si parlerà a Milano di nuovi scenari nel trattamento elettronico delle fonti. La messa on line dei documenti sul terrorismo e la criminalità organizzata (appuntamento presso la sede dell’Archivio di Stato, via Senato 10, alle 10.30):

La Rete degli archivi per non dimenticare e la Direzione generale per gli archivi<(a> incontrano in docTrace lo strumento capace di supportare un percorso di trasparenza e diffondere nuove modalità di accesso ai documenti. In linea con i passi compiuti dall’attuale governo, la tecnologia sviluppata da Hyperborea concretizza la volontà di rendere le fonti realmente aperte e accessibili, sollecitando un sempre maggiore utilizzo degli archivi nel quotidiano.

[Il sito] www.fontitliarepubblicana.it verrà costantemente arricchito con la pubblicazione di documenti relativi al terrorismo, all’eversione e alla criminalità organizzata così da renderli accessibili a tutti.

Qui è disponibile il programma della giornata milanese mentre qui è possibile registrarsi.

Questa sera alle 23.10, su RaiTre, va in onda una nuova puntata della trasmissione di Carlo Lucarelli, La tredicesima ora. È la storia di Samia Yusuf Omar e viene presentata con queste parole:

Ci sono storie che fanno piangere e fanno arrabbiare e ci sono storie che danno speranza, con un’eccitazione che ti accende della voglia di fare qualcosa. Ci sono storie che ti fanno conoscere un altro mondo e ci sono storie che ti fanno amare qualcuno, di un amore tenero, struggente e profondo. Ci sono storie che fanno tutto questo insieme, e ci sono anche storie che fanno ridere, ma purtroppo non è questo il nostro caso.

Questa è la storia di una giovane donna, una piccola guerriera che odia la guerra, che vive in un mondo di terrore ma che non ha paura, che corre veloce come il vento per raggiungere un sogno, una giovane donna, no, una ragazza, di più, quasi una ragazzina meravigliosa che si chiama Samia. È una storia che non si può non raccontare. Lo hanno fatto altri, lo ha fatto uno scrittore italiano con un libro bellissimo, proviamo a farlo anche no.

E il libro è Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella (Feltrinelli, 2014).


Ancora sui 40 anni dalla strage di Piazza della Loggia (28 maggio 1974, 8 vittime, 102 feriti) e ancora su #SemprePerLaVerità, ecco gli aggiornamenti in real time via Twitter su programma e manifestazioni. E si è aggiunto anche un sito ad hoc.

Si avvicina il quarantesimo anniversario della bomba di piazza della Loggia, quella che esplose il 28 maggio 1974 uccidendo otto persone e ferendone 102. In vista di questa ricorrenza, la Casa della memoria, il cinema Nuovo Eden e il gruppo indipendente Smk Videofactory hanno creato la campagna #SemprePerLaVerità, con il video per i 40 anni della strage di Brescia (1974-2014), ma non solo:

Per celebrare al meglio l’evento lungo un anno, è stato creato un logo che identificasse il quarantesimo anniversario attraverso il suo slogan più importante, “Sempre per la verità”. Un più ampio progetto di comunicazione costruito per lasciare un’immagine forte e duratura nella memoria dei bresciani e non solo, per non dimenticare i messaggi e i valori veicolati dalle centinaia di eventi che in tutta la città e provincia verranno organizzati nel corso dell’anno.

Il Nuovo Eden ha voluto condividere questo momento con una produzione video ideata e creata ad hoc, che ricordasse i tragici fatti del 1974. Un minuto e mezzo, prima di ciascuna proiezione, dedicato al ricordo, perché la memoria deve essere alla portata di tutti.

Le note di una nota casa di produzione, un flash, lo scoppio. L’immagine, che ritorna nella mente e negli occhi di chi c’era, ma anche di chi è venuto dopo, si dissolve per lasciare spazio alle carte, ai documenti. Pile di faldoni, che ancora nascondono una verità, quella verità che, sempre, si chiede a gran voce. Ed un fiore, una rosa di gerico, che sotto un’acqua lavante, consolatrice, strumentalizzata eppure a suo modo rigeneratrice, si apre. Verso la piazza di oggi, malinconicamente leggera, a ricordarci la costante e necessaria ricerca della verità. Sempre.

Il video è opera del regista Nicola Zambelli e del sound designer Vasco Fondra di Smk Videofactory.

Sono trascorsi ventidue anni dalla strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. E non è un caso che stasera, alle 23.05 (Rai3), si torni a parlare di mafie (non cosa nostra in questo caso, ma ‘ndrangheta) e in particolare si parli della vicenda di Lea Garofalo, uccisa a Milano il 24 novembre 2009, e di sua figlia Denise. Che la sua storia e quella di sua madre la racconterà lei stessa in un’intervista in esclusiva rilasciata alla trasmissione La tredicesima ora di Carlo Lucarelli. Ecco come viene presentata la puntata di questa sera:

La storia di due donne coraggiose, una scelta radicale. Due giovani donne, madre e figlia che si sono ribellate alla cultura della mafia: Lea Garofalo e Denise. Lea Garofalo è cresciuta in un contesto criminale. Suo fratello è un boss che gestisce gli affari di una ‘Ndrina a Milano di cui fa parte anche il padre di sua figlia e suo ex compagno, Carlo Cosco. Lea desidera per Denise, che ha avuto a soli 17 anni, una vita diversa dalla sua, senza violenza, menzogna e paura. Nel 2002 decide di collaborare con la giustizia e viene sottoposta, con sua figlia, al regime di protezione.

Lea racconta ai magistrati i loschi affari dell’ex compagno e del suo clan. Dopo aver vissuto in solitudine, sotto false identità, cambiando continuamente residenza, nel 2009 Lea esce definitivamente dal sistema di protezione sfiduciata dalle Istituzioni ed esasperata dalle continue pressioni dei Cosco. Sfugge anche a un tentativo di sequestro ma verrà attirata dal suo ex compagno a Milano con la scusa di voler parlare del futuro della loro figlia Denise.

Il 24 novembre del 2009, dopo essere stata torturata, viene strangolata da Carlo Cosco. Quel che resta del suo corpo, dopo essere stato bruciato, viene sepolto in un terreno vicino Monza. Denise, dopo la scomparsa di Lea, capisce che suo padre, con cui è andata a vivere, le sta mentendo. Con lo stesso coraggio di sua madre si reca da un magistrato rendendo possibile l’apertura delle indagini e il processo contro suo padre e i suoi complici. Da allora continua a vivere sotto protezione.

Ricevo dal gruppo di testimoni di giustizia che questa mattina ha manifestato a Roma, nei pressi del Viminale. E si spera che davvero sia la volta buona, dopo molte promesse, perché queste persone vengano tutelate, partendo almeno dall’entrata in attività della commissione centrale dopo lo stop imposto dal recente cambio di governo:

L’incontro di oggi ha prodotto un risultato, in primis più testimoni di giustizia si sono confrontati e hanno discusso sul da farsi, un esempio di civiltà portato avanti senza alcuna situazione estrema, ma anzi un tavolo di lavoro con dei punti ben definiti. I deputati 5 Stelle, tra cui Cristian Iannuzzi e Giulia Sarti, di comune accordo con i testimoni di giustizia, hanno varcato i cancelli del Viminale, incontrando il prefetto dottoressa Rabuano e il prefetto dottoressa Rotolo [...]. Una vittoria sarà l’operatività della commissione centrale ex art. 10, già in piena funzione da lunedì [prossimo], 26 maggio, in più tante posizioni di testimoni di giustizia sono attenzionate dallo stesso prefetto Rabuano [che] ha preso impegni inderogabilmente e di futura attuazione, comprendendo l’urgenza è la gravità delle tematiche.

Esce il prossimo 29 maggio il film Bologna 2 agosto… I giorni della collera di Giorgio Molteni e Daniele Santamaria Maurizio. E della pellicola intanto si dice:

Il film ripercorre l’atmosfera di terrore e di follia degli anni di piombo, fino ad arrivare alla strage più efferata dal dopoguerra, quella della stazione di Bologna del 2 agosto 1980 che causò la morte di 85 vittime innocenti e 200 feriti. Questa strage è una ferita aperta per la società civile e a distanza di oltre trent’anni non sono stati ancora assicurati alla giustizia i mandanti. Il film ripercorrendo lo svolgersi dei fatti vuole far rivivere le emozioni, le angosce, il terrore di quegli anni. Non ha lo scopo di svelare la verità, non spetta agli autori del film, ma vuole raccontare ai giovani i fatti affinché non dimentichino.

Una società civile, in uno Stato davvero democratico, non può fondarsi sul silenzio, sul ricatto, sul depistaggio. Uno Stato giusto dovrebbe colpire coloro che, per salvaguardare il proprio potere, hanno costretto l’Italia a pagare un tributo di sangue e di dolore senza pari. Se questo non è ancora accaduto, c’é da chiedersi quando potremo gridare ad alta voce: “Mai più”.

Sotto controllo - Edward Snowden e la sorveglianza di massaA proposito di datagate, per Rizzoli esce il libro Sotto controllo – Edward Snowden e la sorveglianza di massa firmato dal giornalista Glenn Greenwald che, rispetto a quanto ha già scritto da quasi un anno a questa parte, aggiunge in questo volume una serie di retroscena della vicenda:

Il primo dicembre 2012 Glenn Greenwald, giornalista americano in prima fila nella difesa delle libertà civili, riceve un’email firmata “Cincinnatus”: il suo interlocutore vuole “che le persone possano comunicare in piena sicurezza” e gli propone di dotarsi di un sistema di cifratura senza il quale “chiunque si metta in contatto con lei corre gravi rischi”. Solo così “Cincinnatus” potrà fornirgli informazioni di sicuro interesse.

Qualche mese più tardi quelle informazioni inonderanno la stampa e internet, sconvolgeranno la politica americana, chiameranno in causa Google, Facebook, Yahoo, Microsoft, Apple e scuoteranno le relazioni tra gli Stati Uniti e i principali alleati. “Cincinnatus” è Edward Snowden, un giovane informatico che ha lavorato per la CIA e la NSA, l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale, ed è disposto a rischiare l’ergastolo e forse la vita pur di rivelare al mondo il più gigantesco programma di sorveglianza di massa mai realizzato: la NSA ha obbligato le società telefoniche a fornire i tabulati delle comunicazioni tra i cittadini americani e con l’estero, ha acquisito dati dai server dei giganti dell’informatica e di internet, ha spiato leader politici, funzionari europei, aziende concorrenti di società americane, può entrare in cellulari e computer in tutto il mondo.

Greenwald racconta i primi contatti con Snowden, l’incontro in una stanza d’albergo di Hong Kong e gli scoop con cui, a partire dal 5 giugno 2013, il “Guardian” pubblica le segretissime carte della NSA, la fuga a Mosca e le implicazioni della mole di documenti portati alla luce, che dimostrano una verità ineludibile: “Il governo statunitense ha creato un sistema finalizzato alla totale eliminazione della riservatezza telematica in tutto il pianeta”. Sembra un romanzo di spionaggio, e lo è. Solo che ciò di cui si parla è successo e succede davvero, e riguarda tutti noi.

A fine maggio, inoltre, Greenwald sarà in Italia per raccontarla a voce, questa vicenda.

Questa sera, sempre in seconda serata e sempre su RaiTre, torna la trasmissione La tredicesima ora di e con Carlo Lucarelli. E questa sera raccontiamo la storia di Cosimo Rega e della vita all’interno del carcere:

La storia di Cosimo Rega è la storia di un uomo che viene condannato all’ergastolo per omicidio e associazione mafiosa: fine pena mai. I suoi crimini hanno lasciato una scia di dolore che farà male per sempre. Ma alla fine questa storia, con fatica, con sofferenza, senza facili attenuanti, si presenta come un romanzo di formazione.

Cosimo Rega – detto anche Sumino ‘o Falco, piccolo boss della Camorra di Angri, in provincia di Salerno – con la sentenza che gli infligge il carcere a vita perde tutto: la patria potestà, la patria maritale, i diritti politici. Dal fondo della sua condanna comincia un lento e duro percorso di consapevolezza. Rega non è più un boss rispettato, non è più Sumino ‘o Falco, non più il padre di due figli, né il marito di una donna coraggiosa che nonostante le enormi difficoltà gli sarà accanto per tutta la vita, è solo un ergastolano che vivrà per sempre lo squallore del carcere. Dopo un lungo e drammatico peregrinare tra i penitenziari italiani approda alla Casa di Reclusione di Rebibbia di Roma, dove grazie all’incontro con alcune persone – volontari e personale del carcere – e attraverso il lavoro, lo studio e il teatro comincia un percorso di consapevolezza e ripensamento della propria esistenza che lo porterà a rifiutare la cultura della malavita organizzata e a fondarsi una nuova identità. Cosimo sarà scelto come uno degli attori protagonisti del film dei fratelli Taviani “Cesare deve morire” – Orso d’oro nel 2012 al Festival di Berlino – che si chiude con una sua frase: “Da quando ho conosciuto l’arte, questa cella è diventata una prigione”.

Una lettura che si preannuncia interessante è quella che reca la firma del giornalista Ugo Maria Tassinari. Si tratta del libro in uscita per Edizioni Sì di Cesena e intitolato, senza troppe possibilità di fraintendimento sul contenuto, Napolitano. Il capo della banda:

Da dove viene, quali sono le idee, quali sono le frequentazioni del nostro presidente della Repubblica? Perché è diventato il Grande Vecchio di un regime corrotto, controllato da poteri occulti e centrali estere, finanziarie e politiche? Perché ha potuto muoversi ben oltre la lettera e lo spirito della Costituzione, godendo di ogni appoggio e copertura da parte dei maggiori leader politici italiani e stranieri? Perché Kissinger lo considera ‘il suo comunista preferito’? Perché sostiene il Nuovo Ordine Mondiale, considera la scelta dell’euro irreversibile, ritiene l’alleanza fra destra e sinistra la naturale evoluzione dei sistemi politici parlamentari? Perché ha fatto distruggere i nastri delle sue telefonate con Mancino invece di renderle pubbliche? Perché ha fatto cadere Berlusconi, nonostante la lunga alleanza, perché sceglie i presidenti del consiglio senza riguardo alla volontà popolare? Perché… Ai molti perché legati alla sua carriera ormai sessantennale risponde con puntualità questo libro tanto chiaro quanto documentato.

La prefazione è del “il reporter per caso” Salvo Mandarà

Giorgiana MasiQuesto brano è contenuto nel libro Piccone di Stato – Francesco Cossiga e i segreti della Repubblica, Nutrimenti, 2010

Proviamo allora a ripercorrerla la vicenda che ha portato alla morte – anzi, all’omicidio – di Giorgiana Masi. Era il 12 maggio 1977 e il Partito radicale aveva indetto una manifestazione per celebrare il terzo anniversario del referendum sul divorzio e raccogliere firme per l’abrogazione delle leggi sull’ordine pubblico. Dal 21 aprile 1977, dopo gli scontri e una sparatoria che al termine di una manifestazione portò alla morte dell’agente Settimio Passamonti, ventitré anni, nel Lazio era vietato radunarsi in piazza.

Lo aveva deciso il ministro dell’Interno Francesco Cossiga con il supporto del Partito comunista, e quando i Radicali annunciarono la loro intenzione di scendere per strada il 12 maggio gli si fece notare che esisteva un’unica eccezione prevista dal decreto del Viminale: appartenere all’arco costituzionale. A quel punto si innescò un braccio di ferro per impedire il sit-in e vennero distribuiti sul territorio della capitale circa cinquemila agenti tra polizia e carabinieri. Fu un crescendo di tensione e infine, tra le 19 e le 20, si iniziò a sparare. A restare feriti furono un carabiniere e una ragazza, mentre dalle parti di ponte Garibaldi venne uccisa Giorgiana Masi, che avrebbe compiuto diciannove anni il successivo 6 agosto.
Continua »

Torna su RaiTre questa sera alle 23.05 la trasmissione La tredicesima ora di e con Carlo Lucarelli. La storia e la svolta di questa terza puntata sono quelle di Isoke Aikpitanyi:

Isoke Aikpitanyi è un ragazza nigeriana, di Benin City, che decide di lasciare la sua famiglia per cominciare una nuova vita in un paese europeo. Il suo è il sogno di una vita normale: un lavoro, una casa e anche la possibilità di aiutare la famiglia. Ma la scelta di partire si rivela una trappola. Isoke si ritrova a Torino di notte, sola e spaventata. Ad attenderla, una donna del suo paese dall’aspetto gentile che ben presto si rivela uno dei suoi aguzzini. Isoke deve prostituirsi. Notte e giorno, sette giorni su sette, in stato di gravidanza o subito dopo un aborto. La ragazza subisce una inaudita violenza fisica e psicologica. Isoke e le altre sono ricattate e minacciate di morte insieme alle loro famiglie. Devono restituire i soldi del viaggio e per la permanenza in Italia.

Isoke, dopo anni di sofferenze, decide di ribellarsi e scappare. Con l’aiuto di un italiano, che poi diventerà suo marito, e insieme ad altre persone fonda un’associazione che si occupa di assistere le vittime della tratta. Il progetto “La ragazza di Benin City” sembra portare ad una conclusione a lieto fine, ma come Isoke, sulla strade italiane, ci sono migliaia di donne vittime del traffico di essere umani.

Nelle due puntate precedenti abbiamo raccontato le storie di Yvan Sagnet, che ha dato vita alla rivolta dei braccianti di Nardò (video integrale), e di Catello Maresca, il magistrato che ha stroncato la latitanza durata 16 anni del boss casalese Michele Zagaria (video integrale).

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