“Onore offeso e libertà di stampa”: l’ebook di Ossigeno per l’Informazione su privacy, diffamazione e querele temerarie

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Onore offeso e libertà di stampaSarà presentato a Roma il prossimo 7 febbraio alla sede della Federazione nazionale della stampa (Corso Vittorio 349, primo piano, ore 10.30) l’ebook Onore offeso e libertà di stampa curato da Alberto Spampinato e con la prefazione di Sergio Zavoli:

Una raccolta di saggi e testimonianze volti a dimostrare le difficoltà che molti giornalisti italiani incontrano ogni giorno nello svolgere la propria professione. “Onore offeso e libertà di stampa” getta luce su come il diritto di tutela della privacy venga spesso invocato per intralciare la pubblicazione di notizie sgradite; spiega come le leggi sulla diffamazione vigenti nel nostro Paese permettano facili abusi del diritto di querela e mettano in difficoltà i giornali, al punto di attirare condanne dalla Corte Europea e raccomandazioni alla sfera politica da Consiglio d’Europa, OSCE ed ONU; analizza in dettaglio i limiti della legislazione vigente, proponendo modifiche e miglioramenti. Un’analisi dettagliata comprendente la storia di giornalisti incriminati – come Giovannino Guareschi, finito in carcere per un articolo su De Gasperi – e dati statistici, raccolti da Ossigeno per l’Informazione, sui giornalisti italiani vittime di minacce, pressioni e querele pretestuose. Storie di cronisti che resistono a violenze e abusi di potere, ed il cui esempio, scrive Sergio Zavoli, “onora il giornalismo e non può essere oscurato”.

Se può leggere ancora sul sito dell’osservatorio Ossigeno per l’Informazione.

I Siciliani Giovani: 3 febbraio 1998, la strage del Cermis, 20 vittime provocate da un aereo militare degli Stati Uniti

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I siciliani giovani

In questa storia di vittime non ce n’è solo una. In tutto sono venti, tre italiani, sette tedeschi, cinque belgi, due polacchi, due austriaci e un olandese. Nessun ferito o sopravvissuto. Muoiono il 3 febbraio 1998, il giorno in cui per una coincidenza “bizzarra” la corte di Cassazione pronunciava la sentenza definitiva sull’aereo militare caduto sull’istituto tecnico-commerciale Salvemini di Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna, il 6 dicembre 1990. Negli ultimi istanti di vita gli sciatori, gli escursionisti e coloro che stanno lavorando si trovano sospesi a circa 150 metri dal suolo perché sono all’interno della cabina di una funivia, quella del Cermis, in Val di Fiemme.

A ucciderli non è un incidente all’impianto, ma il passaggio di un aereo militare americano, un Grumman EA-6B Prowler, al cui comando c’è un ufficiale dei marines, il capitano Richard Ashby, che era decollato per un volo di addestramento dalla base di Aviano alle 14.36. Con il primo capitano ci sono a bordo altri tre parigrado: il navigatore Joseph Schweitzer, l’addetto ai sistemi di guerra elettronica William Rancy e l’addetto ai sistemi di guerra elettronica Chandler Seagraves.

Sul fatto che il mezzo stia volando troppo basso si è d’accordo fin dall’inizio, ma cosa sia effettivamente accaduto e in base a quale dinamica si sia arrivati a quella strage non è chiaro subito. E allora i magistrati ottengono l’immediato sequestro dell’aereo, che le autorità statunitensi stavano già smontando facendo temere di voler farlo sparire. A provocare tutti quei morti è stata la coda del Prowler che trancia il cavo della funivia e dunque a processo ci dovrebbe finire chi era ai comandi. Ma una prima doccia fredda giunge quando si ripesca una convenzione Nato del 1951 in base alla quale i militari americani non possono essere processati e giudicati in Italia, ma quella competente è una corte statunitense.

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Centro di documentazione cultura della legalità democratica: aperto il bando per tesi su mafia, terrorismo e violenza politica

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Centro di documentazione Cultura della Legalità DemocraticaUna novità dal Centro di documentazione cultura della legalità democratica della Regione Toscana, una struttura pubblica molto importante e molto efficiente (si provi a chiedere copia della documentazione a disposizione). Si tratta del concorso per premiare tre tesi su criminalità organizzata, violenza politica, stragismo, terrorismo e poteri occulti in Italia:

La Regione Toscana bandisce un concorso pubblico per laureati in atenei toscani […]. È prevista l’assegnazione di tre premi di laurea: uno da 500 euro per le lauree triennali e due da 1.000 euro ciascuno per quelle magistrali. Il termine ultimo per presentare domanda è il 14 febbraio 2014.

Il bando, pubblicato sul BURT n. 33 del 31/12/2013 e n. 3 del 22/1/2014, si rivolge ai laureati che abbiano discusso una tesi in una delle materie indicate nel periodo di tempo che va dal 1 gennaio 2010 al 30 novembre 2013 con voto finale non inferiore a 100/110

Qui la domanda di partecipazione. E per informazioni si può scrivere all’indirizzo cld[at]regione.toscana.it.

“Il rumore della memoria – Quei passaporti per Gelli”: il racconto del desaparecido Basterra e dei documenti destinati al capo della P2

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Il rumore della memoria – Quei passaporti per Gelli contiene il racconto del desaparecido Victor Basterra, così descritto dal Corriere.it::

Basterra, un oppositore del regime che lavorava per la Zecca di stato argentina come «operaio grafico», sapeva […] disegnare banconote e produrre passaporti praticamente perfetti. Gliene consegnarono appunto quattro, con nomi di italiani naturalizzati argentini, da falsificare. Però gli diedero una sola foto, in quattro esemplari, che Basterra identificò subito, senza alcun dubbio. La foto era quella del «maestro venerabile», che a Buenos Aires era più noto che in Italia.

I passaporti falsificati furono consegnati a Gelli, che in quel momento era ricercato dalla giustizia italiana e pare si trovasse a Montevideo […]. Gelli tentò di utilizzare uno dei passaporti nella Confederazione elvetica, per prelevare denaro da uno dei suoi conti svizzeri. Basterra, incontrato all’Esma, proprio nel sotterraneo delle torture, ci ha detto: «[…] Sono stato prigioniero per quattro anni e mezzo e [falsificare passaporti] era l’unico modo che avevo per sperare di ottenere la libertà. Il loro era un sistema perverso: potevi trovare uno che ti dava una pacca sulla spalla e poi ti offriva un whisky, e qualche ora dopo finire nella camera della tortura, sottoposto alla scarica elettrica».

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“Alba dorata” e il nazismo nelle istituzioni: il 30 gennaio se ne parla a Bologna con Dimitris Deliolanes

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Alba dorataÈ un libro di cui si è parlato a lungo Alba Dorata del corrispondente della tv pubblica greca Ert Dimitris Deliolanes (Fandango, 2013). E per sentirne parlare dal vivo, il prossimo 30 gennaio è prevista la presentazione bolognese, in programma a partire dalle 18 alla Sala dell’Ex Refettorio di via Sant’Isaia 20. Se il tema già è chiaro dal titolo, questi i contenuti del volume:

Sono entrati in Parlamento a passo di marcia. Hanno scatenato un’ondata senza precedenti di aggressioni razziste, antisemite e xenofobe. Dilagano nei quartieri popolari delle grandi città, conquistano nuovi adepti e indicano nella democrazia la causa della crisi. Picchiano, uccidono, insultano, provocano. È Alba Dorata, un partito nazionalista, xenofobo, antisemita e omofobo che è diventato in pochissimo tempo protagonista della vita politica greca e che si è attestato stabilmente come terza forza nazionale.

Questo libro è un lungo viaggio dentro l’orrore del nazismo impenitente e beffardo. È l’esplorazione di un gruppo di stretta ortodossia hitleriana rimasto nell’ombra per più di un ventennio, aspettando il momento giusto per lanciare il suo attacco. Dimitri Deliolanes, per più di 30 anni corrispondente dall’Italia della Tv pubblica greca ERT, dà risposta ai più inquietanti interrogativi su Alba Dorata: chi sono, cosa vogliono veramente, i loro rapporti con il regime dei colonnelli, le complicità con il centrodestra, i riti segreti nel nome delle divinità pagane e di Satana. Non è un pericolo solo per la democrazia greca. L’avanzata dell’estrema destra razzista e xenofoba minaccia i valori fondanti dell’Europa. Alba Dorata apre solo la strada.

Insieme a Deliolanes parteciperanno al dibattito il giornalista Filippo Vendemmiati e la docente dell’università di Bologna Cinzia Venturoli mentre l’introduzione sarà curata da Alberto De Bernardi, presidente dell’Istituto per la storia e la memoria del ‘900 Parri Emilia Romagna.

“The Voice of Peace”: la radio pacifista che trasmetteva “da qualche parte nel Mediterraneo” diventa un documentario

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The Voice of Peace

Da una segnalazione di Christian Diemoz a proposito di ciò che pubblica il sito Radiopassioni:

Sarà disponibile online fino al 14 gennaio il documentario dedicato dalla tedesca NDR/ARD a The Voice of Peace, trasmesso ieri sera su Das Erste. La stazione radio pacifista di Abie Nathan trasmise per vent’anni, da una nave “da qualche parte al largo del Mediterraneo” […].

Fu un fenomeno per certi versi più trascinante di Radio Caroline, di cui seguì chiaramente l’esempio. Nathan fu il classico personaggio “larger than life”. Ebreo persiano, vissuto a lungo a Bombay, pilota della RAF durante la guerra, poi sui caccia IAF della prima guerra israeliana, quella dell’indipendenza. Poi aprì un burger restaurant, fu il primo a proporre la pace con l’Egitto effettuando addirittura un volo che causò il suo clamoroso arresto da parte della polizia di Nasser. Nel 1973, sembra con l’aiuto economico di John Lennon in persona, fondò la stazione radio che impresse una traccia profonda nella cultura della sinistra israeliana e nei movimenti pacifisti. Come Caroline, Voice of Peace trasmetteva grandissima musica ed era immensamente popolare tra i giovani, tra i tassisti, non solo in Israele ma anche in Libano e probabilmente fino all’Egitto e alla Siria. Dopo vent’anni le difficoltà finanziarie lo indussero a chiudere bottega.

Era il 1993, e Nathan era convinto che la firma degli accordi di Oslo fosse la conferma definitiva che il suo messaggio fosse stato ricevuto anche dai politici che lo avevano perseguito in tribunale per i suoi contatti personali con Arafat. Purtroppo si sbagliava, dopo quegli accordi arrivò l’assassinio di Rabin, la politica di Sharon e un atteggiamento di crescente chiusura da parte araba. Pochi anni dopo la fine del suo sogno radiofonico soffrì di ictus da cui non si riprese completamente. Se n’è andato nel 2008, in una Tel Aviv ancora lontana dalla pace. Nel 2009 Voice of Peace ritorna “in onda” sul Web. La sua storia viene raccontata in questo documentario appena prodotto. Sarebbe bellissimo se la RAI lo acquistasse e lo traducesse (basterebbe sottotitolarlo). Ci sono numerose interviste con le personalità del tempo, con Perez, persino con la vedova di Dayan. E ci sono i DJ che lavorarono a bordo di The Peace Ship.

Per leggerne ancora, merita davvero, si veda qui.

“Gli anni spezzati” sul piccolo schermo e il racconto di Piazza Fontana e Calabresi da chi conosce le carte come Luciano Lanza

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Banca Nazionale dell'Agricultura, Piazza Fontana, MilanoCon la prima puntata della serie Gli anni spezzati di Graziano Diana, puntata sulla figura del commissario Luigi Calabresi, la rivista Una città ripropone un’intervista pubblicata nel 1997. Si intitola La strategia segreta, è firmata da Franco Melandri e l’intervistato è il giornalista Luciano Lanza, autore del libro Bombe e segreti. Piazza Fontana: una strage senza colpevoli, pubblicato da Eleuthera. Eccone un estratto:

Questo convegno [quello dell’Istituto Pollio che ebbe luogo dal dal 3 al 5 aprile 1965 svolgendosi all’Hotel Parco dei Principi di Roma, ndb] fu, in pratica, l’atto costitutivo dei Nuclei di difesa dello Stato (Nds), un’organizzazione parallela a Gladio: mentre Gladio era l’organizzazione “ufficiale” di difesa territoriale in caso di invasione da parte del blocco comunista (e infatti praticamente non fece mai nulla), i Nds erano invece l’organizzazione che doveva prevenire dall’interno, e con ogni mezzo, l’avanzata del comunismo in Italia.

La “strategia della tensione” si perfezionò nel ’69, quando il gruppo neonazista di Franco Freda e Giovanni Ventura, con base a Padova, il 25 aprile mise le bombe alla Fiera Campionaria e alla stazione centrale di Milano, mentre il 9 agosto collocò dieci bombe su vari treni in tutta Italia, provocando 12 feriti. Questa stessa strategia toccò il culmine il 12 dicembre ’69, giorno in cui il gruppo di Freda e Ventura, il gruppo di Ordine Nuovo di Venezia-Mestre e il gruppo di Avanguardia Nazionale di Roma, piazzarono alcune bombe a Roma, alla Banca Nazionale del Lavoro e all’Altare della Patria, provocando rispettivamente 14 e 4 feriti, e a Milano, dove, alla Banca nazionale dell’agricoltura, il bilancio fu di 16 morti e oltre 100 feriti, mentre la bomba alla Banca commerciale italiana non esplose. Venne fatta esplodere in seguito, eliminando una prova importantissima.

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I Siciliani Giovani: 6 gennaio 1980, il delitto del presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella

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I siciliani giovani

Era l’Epifania del 1980 e quel giorno Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana, non aveva la scorta. La mattina, però, non volle rinunciare ad andare alla funzione religiosa per quella festività insieme alla moglie e al figlio. In auto ci sarebbero andati, ma appena furono saliti sulla vettura i vetri del mezzo esplosero uccidendo il politico democristiano che voleva riformare la politica scudocrociata allontanando la mafia dagli ambienti della cosa pubblica.

Se in un primo momento si pensò a un assassinio politico di matrice neofascista, poi dalle parole del futuro pentito Tommaso Buscetta emerse un’altra versione. Era quella che indicava in qualità di mandante Totò Riina il quale, a poco più di un anno dal suo omicidio e al surclassamento dei corleonesi dopo la seconda guerra di mafia, ebbe la meglio sulla fazione capeggiata dal “principe” di Villagrazia, contrario all’eliminazione di Mattarella.

Del delitto del 6 gennaio 1980 si sarebbe parlato molto meglio anni a venire in tanti processi. Compreso quello che vide un imputato eccellentissimo, il sette volte presidente del consiglio Giulio Andreotti.

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Whistleblower finanziati da ex dell’MI5? Anne Machon lancia il “fondo coraggioso” per proteggere le fonti

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Annie Machon

Whistleblower (gole profonde) finanziati da un’ex agente dei servizi britannici del MI5, Annie Machon. Se ne parla su Wired.com e si parla del suo annuncio al tedesco Chaos Communication Congress (CCC). Annuncio in base al quale nascerà – secondo il nome finora scelto – il “Courage Fund to Protect Journalistic Sources”.

Anche la memoria falciata dalla crisi: a Roma è a rischio chiusura il Museo storico della Liberazione di via Tasso

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Museo storico della Liberazione di Roma

La storia viene raccontata da Giacomo Russo Spena su Micromega Online e si intitola Se rischiamo di perdere la Memoria:

Rischia la chiusura. Per mancanza di fondi. Eppure è un patrimonio politico, storico e culturale per la nostra Memoria. Quasi 15mila visite solo nel 2013, tra cui moltissimi studenti. “Siamo in attesa che arrivino i soldi dal ministero dell’Istruzione, altrimenti sarà dura andare avanti”, è il grido d’allarme giunto dal Museo storico della Liberazione di Roma, a Via Tasso. Nel cuore della Capitale.

Istituito con la legge 227 del 14 aprile 1957, l’attuale stabile – di proprietà statale – venne utilizzato nei mesi dell’occupazione nazista di Roma (11 settembre 1943 – 4 giugno 1944) come carcere dal Comando della Polizia di sicurezza. Divenne tristemente famoso come luogo di reclusione e tortura da parte delle SS per oltre 2000 antifascisti, molti dei quali caddero poi fucilati a Forte Bravetta e alle Fosse Ardeatine. Le celle di detenzione, che allora occupavano l’intero edificio mentre adesso soltanto due dei quattro appartamenti destinati a museo, sono ancora come furono lasciate dai tedeschi in fuga. Ora sono dedicate alla memoria di coloro che vi furono detenuti, e ricordano le più drammatiche e significative vicende nazionali e romane dell’occupazione.

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