Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
5 May
Due libri per raccontare la storia di quella che a buona ragione può essere definita una leggenda del ciclismo italiano. Una leggenda che inizia a nutrirsi di un’ascesa folgorante, apparentemente inarrestabile, ma che, dopo il 5 giugno 1999, giorno in cui Marco Pantani viene escluso dal Giro d’Italia, si alimenta anche della caduta, irrefrenanile e sempre più rapida, di un uomo che aveva fatto sognare i tifosi. I libri, usciti a poche settimane di distanza, sono Gli ultimi giorni di Marco Pantani, scritto dal giornalista francese Philippe Brunel, ed Era mio figlio, realizzato da quattro mani dalla madre del ciclista, Tonina Pantani, e da Enzo Vicennati, caporedattore centrale della rivista Bicisport.
Non si sovrappongono, questi due volumi, nel raccontare la storia dello sportivo di Sala di Cesenatico, provincia di Ravenna, ma presentano aspetti complementari di una medesima vicenda. Che non è solo una sfortunata parabola conclusasi in un anonimo residence di Rimini il 14 febbraio 2004 con la morte del campione romagnolo. È anche un resoconto dal dietro le quinte dello star system sportivo: un ambiente fatto sì di grandi soddisfazioni, ma anche di invidie, di denaro abbondante e di trucchi sia da parte degli sportivi che di coloro che dovrebbero evitarli, questi trucchi.
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29 Apr
Cere, artefatti ma anche campioni originali conservati in modo tale da preservarli dalla distruzione. Sono modelli anatomici sani e patologici compresi nella mostra fotografica Anatomical Theatre che riunisce ciò che viene conservato in musei medici europei e statunitensi e che risale a un periodo compreso tra il sedicesimo e il ventesimo secolo. Autrice delle immagini è la fotografa newyorkese Joanna Ebenstein che mette insieme così gli scatti fatti nei suoi viaggi (qui l’elenco completo dei musei che comprende anche il Museo Delle Cere Anatomiche “Luigi Cattaneo” di Bologna). Così Ebenstein descrive il suo lavoro:
These artifacts were created to teach medical and surgical students in a time when cadavers were difficult or illegal to come by. These preserved objects—be they skeletal, actual human remains, or depictions of the body in various forms of media—were invaluable teaching aids—portable, durable and easy to understand [...]. They reveal the artistic hand and aesthetic sense of their creators with a surprising and sometimes macabre beauty. And, once we acknowledge these as objects created by individuals making aesthetic choices, it is easy to take the next step and speculate on their nature as art objects.
Su Flickr sono state pubblicate le foto dell’installazione allestita a Birmingham, in Alabama, mentre sul sito del progetto fotografico è disponibile una galleria di immagini completata dal blog Morbid Anatomy.
24 Apr
Punto della situazione somala dopo un fine settimana in cui le vittime degli scontri sono state un centinaio. Lo traccia Matteo Fagotto con l’articolo Somalia, la fine delle speranze. Una guerra senza fine che non si placa e all’interno della quale appaiono sfumate e opache le dinamiche che la stanno portando avanti.
“La situazione oggi in città è calma rispetto ai giorni scorsi” riferisce a PeaceReporter Bashiir Yusuf, residente a Mogadiscio, “Ma in generale la situazione peggiora in continuazione”. Più di cento morti in tre giorni di scontri, uno tra i bilanci più pesanti degli ultimi due anni di guerra. Dopo mesi di un conflitto a bassa intensità, i miliziani vicini alle Corti islamiche da una parte e gli eserciti somalo ed etiope dall’altra, sono tornati a darsi battaglia per le strade di Mogadiscio. Compromettendo, soprattutto, il lavoro diplomatico degli inviati Onu, che puntavano ai colloqui di pace del prossimo 10 maggio, in programma a Gibuti.
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22 Apr
“Molti rumeni sono scomparsi dalle proprie case vicino a La Storta, presumibilmente per paura di attacchi”. È questa, secondo Isabella Clough-Marinaro, sociologa e docente all’American University di Roma, la prima conseguenza delle polemiche legate all’agguato contro una studentessa del Lesotho.
Noi parliamo di calci in culo ai clandestini come se fossero tutti uguali. Io prenderei a calci nel culo un mafioso e non tanti gentilissimi immigrati che ho conosciuto nel tempo facendo anche volontariato. Poi, sia chiaro, se qualcuno delinque, sia punito con le leggi che abbiamo nel nostro paese.
I conti non mi tornano e le parole nemmeno. Le parole, soprattutto. Perché ad un certo punto Francesco Rutelli ha lanciato sul piatto della campagna elettorale il braccialetto elettronico con un pulsante per chiedere aiuto. L’idea è di darlo a tutte le donne e in caso di aggressione sperare che serva.
Stavolta però diventano merce elettorale e allora tg e giornali rinunciano a decidere autonomamente la gerarchia delle notizie, affidandola ai politici. E mettono lo stupro in copertina, facendo precipitare Roma, all’improvviso, in un film di Maurizio Merli o di Dario Argento.
20 Apr
Danilo Arona la chiama la “maledetta estate del 1962″. E ha i suoi buoni motivi per farlo. Perché, se si forzano un po’ i confini imposti dal calendario, si vede che di fatti neri ne sono accaduti parecchi proprio in quei mesi. Il 31 maggio, per esempio, nel carcere di Tel Aviv viene giustiziato Adolf Eichmann, il comandante maggiore delle unità d’assalto delle SS naziste, specialista in questioni ebraiche e protagonista della soluzione finale ordita dal Terzo Reich: era stato catturato due anni prima da uomini del Mossad a Buenos Aires ed estradato in Israele per essere processato. Inoltre, tra disastri aerei e ferroviari, pochi giorni dopo si assiste all’evasione di tre detenuti dal carcere di Alcatraz: sono Frank Morris, John Anglin e Clarence Anglin che – si dice – affogarono e i loro corpi mai più vennero ritrovati.
Qualche mese dopo (è l’11 ottobre e l’abbiamo dichiarata la violazione di solstizi ed equinozi) esplode la crisi dei missili di Cuba che rischia di trascinare il mondo verso la terza guerra mondiale e dodici giorni più tardi cade l’aereo su cui viaggiava Enrico Mattei, episodio che andrà a nutrire uno dei capitoli neri del recente passato italiano. E si potrebbe andare avanti ancora con l’elenco di eventi chiave risalenti a quel periodo. Eventi che non sempre però sono stati così sinistri: si pensi ai successi riscossi dai movimenti indipendentisti di Burundi e Algeria o alla “nascita” musicale dei Beatles e cinematografica di James Bond.
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19 Apr
Luigi Milani, quando scrive, affronta tematiche di non facile gestione. Infatti, dopo Ci sono stati dei disordini, racconto ambientato nei giorni del G8 di Genova, su Thriller Magazine ha pubblicato Abu Ghraib, lunga narrarazione in un luogo diventato negli ultimi anni tristemente famoso. E, con un linguaggio crudo e asciutto, porta subito il lettore all’interno del carcere iracheno:
È l’inferno nel quale è precipitato Iussuf, insieme a decine di altri soldati iracheni catturati dalle truppe americane. Soldati inviati ufficialmente a rovesciare un regime dittatoriale, per portare la democrazia in un paese oppresso da una feroce dittatura, accusato di pericolose collusioni con i terroristi responsabili dell’attacco alle Torri Gemelle. E poco importa che quelle accuse si siano poi rivelate infondate e pretestuose. Il presidente non può arretrare da una decisione presa. Il suo paese è la culla della Libertà e non può certo sottrarsi al ruolo di guardiano della pace e delle libertà di tutti i popoli della terra. È in nome di una sua presunta superiorità morale che l’America si arroga il diritto di poter intervenire ovunque la libertà sia minacciata. O non sarà invece a causa di ben altri interessi, non tutti di adamantina virtù?
16 Apr
Un paio di giorni fa, su BoingBoing Mark Frauenfelder segnalava il libro McMafia: A Journey Through the Global Criminal Underworld scritto dal giornalista Misha Glenny (Knopf, 2008). Un testo che si annuncia interessante dato che affronta tipologie di reati differenti (traffico di droga, contrabbando di sigarette, criminalità informatica, stoccaggio di scorie nucleari) dimostrando come esistano e quali siano le interconnessioni tra realtà così variegate. Globalizzazione, la chiamano, e anche in questo caso gli effetti dell’era postsovietica mi mescolano a eventi che si verificano nella Gran Bretagna, a Mumbai, nelle campagne colombiane o nelle periferie statunintensi. Per farsi un’idea più circostanziata del libro, qui è stato pubblicato un estratto.
Inoltre, anche se con un po’ di ritardo, segnalo l’intervento di Franco Bifo Berardi su Rekombinant a proposito di diritti, elezioni, politica e media. In particolare:
Lasciamo perdere l’idea di ricostruire la sinistra, perché la sinistra non ci serve. È un concetto vuoto, che si può riempire soltanto di passato. La società non ha bisogno di un nuovo apparato di mediazione politica. Non ci sarà mai più mediazione politica. Il capitale ha scatenato la guerra contro la società. Non possiamo far altro che adeguare ad essa i nostri strumenti e i nostri linguaggi. Non possiamo combattere quella guerra sul piano della violenza, per la semplice ragione che la perderemmo. La società deve costruire le strutture della sua autonomia culturale: dissolvere le illusioni che sottomettono l’intelligenza al lavoro al consumo e alla crescita, curare lo psichismo collettivo invaso dai veleni della paura e dell’odio, creare forme di vita autonoma autosufficiente, diffondere un’idea non acquisitiva della ricchezza. Non abbiamo altro compito. Ed è un compito gigantesco.
11 Apr
«Angelo ammazza la morte telefoni a casa».
In origine erano poco più che teppisti di borgata, criminali di piccolo calibro cresciuti nelle periferie romane. Ma i confini della delinquenza di basso profilo vanno loro stretti e decidono di prendersela tutta, la capitale, a qualunque costo. E così, dal quartiere della Magliana, tra alleanze e vendette che finiscono per comprendere la zona di Testaccio e Trastervere, quella di Acilia e Ostia, il Tufello e l’Albertone, cresce e si consolida il nucleo di una delle bande che diventerà centrale nella storia non solo di Roma, ma della nazione. Con Ragazzi di malavita. Fatti e misfatti della banda della Magliana, il libro di Giovanni Bianconi pubblicato in edizioni successive da Baldini Castoldi Dalai fino all’ultima, quella del 2005, si ricostruisce un periodo intricatissimo che travalica i confini della criminalità organizzata. Del resto, non si è mai visto un potente diventare tale senza appoggi e protezioni: accade in politica, in economia, nel mondo dello spettacolo. E accade anche per coloro che nei fatti diventeranno i padroni della città eterna. Del resto, racconta Bianconi:
A New York, i mafiosi della famiglia Gambino riuscivano ad avere in anteprima le trascrizioni delle intercettazioni ambientali fatte dal FBI nelle loro abitazioni, e a organizzare le contromosse; a Roma, nel loro piccolo, quelli della banda della Magliana erano in grado di ottenere i documenti delle inchieste in corso e sapere in anticipo ciò che poliziotti e magistrati avevano in mano.
10 Apr
Lirio Abate è un giornalista palermitano che di mafia ne sa e ne scrive al punto che, a causa dei suoi reportage, vive sotto scorta e ha subito molto più che minacce e intimidazioni. Qui qualche informazione ulteriore. Con l’articolo Mangano: se un mafioso diventa eroe, pubblicato su Articolo 21, spiega ciò che i candidati alle politiche del prossimo fine settimana raccontano (come lo raccontano e che cosa tacciono) quando si parla di cosa nostra.
I politici parlano tanto e cercano di raccogliere voti anche negli angoli più sporchi della Sicilia. Sono pronti a tutto. A stringere accordi con la mafia, anche se pubblicamente devono scagliarsi contro Cosa nostra o le altre mafie. Insomma, a parole sono tutti bravi. Molti politici, della legalità, dell’etica e della giustizia però non vogliono saperne nulla, perché sono elementi che non portano voti. La mafia, invece, sì.
Quando Silvio Berlusconi è arrivato in Sicilia domenica 6 aprile, qualcuno gli ha suggerito che era opportuno – per una questione mediatica – che dal palco di Palermo e poi da quello di Catania, qualcosa contro la mafia era opportuno che la dicesse. Al cavaliere questa parola “mafia” non va proprio giù e da tempo non riesce a pronunciarla. Forse per questo ha pensato bene di dire che “tutti i voti al PdL saranno utilizzati contro la criminalità organizzata”, che è molto diversa da Cosa nostra. Alcune ore dopo, al termine del pranzo, interpellato dai giornalisti che si chiedevano come mai non avesse pronunciato la parola mafia, il cavaliere ha specificato: “Per quanto riguarda la Sicilia, i voti al Pdl saranno usati contro la mafia; nelle altre regioni contro ‘ndrangheta, Camorra e Sacra corona unita. Così mi sembra di essere molto chiaro”. Chiarissimo. Anche per i boss.
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9 Apr
L’autrice è Vania Lucia Gaito, che ha firmato il libro Viaggio nel silenzio, uscito recentemente per Chiarelettere. Le corrispondenze tra libro e il suo neonato blog però non si fermano solo al titolo dato che l’argomento trattato è lo stesso: pedofilia clericale e silenzio dell’establishment religioso. Nel post di presentazione, Gaito in proposito scrive:
Non ci sono sufficienti dati statistici, non è facile coinvolgere le vittime nel denunciare quanto subito. La vergogna, il senso di colpa, la perdita di autostima, rendono difficile metabolizzare l’esperienza drammatica di un abuso, soprattutto se subito in giovanissima età e soprattutto se subito ad opera di un ministro di Dio.E sebbene comunicare e raccontare sia l’unico modo per tentare di guarire le ferite, occorre molto tempo e molto aiuto per riuscire a recuperare quella parte di se stessi e della vita che l’abuso cancella. Questo spazio è un modo per continuare il viaggio che ho intrapreso, un modo per dare voce a quel silenzio, nella speranza che le Gerarchie Ecclesiastiche maturino un atteggiamento meno improntato alla difesa di sè stesse e maggiormente volto alla tutela e alla difesa delle vittime.
Viaggio nel silenzio è l’ultimo blog nato in casa Chiarelettere che ha preso la – interessante – abitudine di affiancare ad alcuni dei suoi titoli (o autori) uno spazio in rete per continuare a parlare di ciò che viene raccontato nel libro corrispondente (Voglio scendere del terzetto Travaglio-Corrias-Gomez è diventata una lettura costante).
Infine, una segnalazione legata sempre a un libro. Questa volta viene pubblicato dalla casa editrice genovese Edizioni Lo Vecchio e gli autori sono due, gli statunitensi Mark Demon e Ray Cipson. Il volume si intitola La guerra di Ponza. La vera cronaca di Ustica, è presentato come romanzo storico e, da ciò che si può leggere, parte da un punto di vista tecnico, essendo gli autori ingegneri aeronautici. Questa il testo che accompagna il libro:
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8 Apr
Nei giorni scorsi si è tornati a parlare della banda della Uno bianca i cui capi, Fabio e Roberto Savi, malgrado la condanna all’ergastolo, potrebbero beneficiare dell’indulto. La storia viene ricostruita in questi articoli, pubblicati tutti tra il 4 e il 5 aprile scorsi dal quotidiano Corriere di Bologna:
Leggendo ciò che hanno pubblicato i giornali e parlandone con Riccardo Lenzi, abbiamo deciso di stendere un testo a quattro mani mettendo nero su bianco alcune considerazioni sulla vicenda. Ed ecco quanto abbiamo scritto, uscito oggi, sempre sul Corriere, nella pagina delle lettere.
Non ci è possibile dimenticare la risposta di Fabio Savi a chi gli chiese cosa ci fosse dietro la Uno bianca: “la targa e i fanali”, disse, con la consueta ed intollerabile arroganza.
Oggi, a pochi giorni dal ventesimo anniversario dell’eccidio alla Coop di Castelmaggiore (il 20 aprile 1988 la banda dei fratelli Savi uccise due giovani carabinieri: Umberto Erriu e Cataldo Stasi), veniamo a sapere che la Procura della Repubblica ha chiesto l’applicazione dell’indulto al capo di quella banda di criminali che per sette anni ha terrorizzato Bologna e l’Emilia-Romagna: Roberto Savi.
Alla preoccupazione per l’imminente scarcerazione di Pietro Gugliotta (anch’egli beneficiato dall’indulto approvato dal Parlamento il 29 luglio 2006) e per lo sconto di pena di cui ha già beneficiato Fabio Savi (il cui ergastolo è stato commutato in 27 anni di carcere), si aggiunge dunque la concreta possibilità che anche al più feroce e spietato tra questi ex poliziotti vengano concessi i benefici di legge.
6 Apr
Dopo la notizia pubblicata dal “Corriere di Bologna” lo scorso 4 aprile a proposito dell’applicazione dell’indulto a Roberto (ipotetica) e Fabio Savi (una realtà), i capi della banda della Uno bianca, il giorno successivo lo stesso quotidiano ha pubblicato questa intervista realizzata da Enrica Sanna. A parlare è Rosanna Zecchi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime.
«Non c’è più giustizia. I nostri morti gridano vendetta». È lo sfogo amaro di Rosanna Zecchi, presidente dell’associazione delle vittime della Uno bianca, alla notizia dell’indulto concesso a Fabio Savi e alla decisione della Cassazione, che ha chiamato la Corte d’Assise di Bologna a pronunciarsi, per la seconda volta, sullo sconto di pena a suo fratello Roberto. La vedova di Primo Zecchi, assassinato il 6 ottobre 1990 mentre stava annotando il numero di targa della macchina dei rapinatori, ha lottato per anni affinché la giustizia facesse il suo corso per tutte le 24 vittime della banda. Adesso però la sua fiducia nelle istituzioni comincia a vacillare.
Signora Zecchi, Fabio Savi ha ottenuto l’indulto, avrà uno sconto di pena di tre anni, come si sente?
«Sono sconcertata. All’associazione siamo tutti sconcertati, sbalorditi, amareggiati. Agli assassini il condono non andava dato. Hanno fatto fuori 24 persone».
Con la liberazione anticipata per buona condotta, potrebbe anche uscire prima che passino altri dieci anni…
«I nostri morti gridano vendetta. Non ha importanza che in carcere una persona si comporti bene. Saranno anche i suoi diritti, ma i diritti dei nostri morti? Loro rimarranno sottoterra».
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6 Apr
In questo articolo, invece, dopo le reazioni dei familiari delle vittime, il giornalista Alessandro Mantonavi ricostruisce dal punto di vista giudiziario ciò che sta accadendo in merito a indulto, ergastolo e Uno bianca.
La richiesta di applicazione dell’indulto per Roberto e Fabio Savi? «Un atto automatico, dovuto», spiega il Procuratore capo Enrico De Nicola. «In ossequio alla legge», aggiunge il sostituto Antonello Gustapane, che ha firmato gli atti per l’ufficio esecuzione penale della Procura.
I due fratelli della Uno bianca, il gelido poliziotto capobanda e il camionista fanatico delle armi che hanno confessato i 24 omicidi commessi tra l’87 e il ’94, entrambi condannati più volte all’ergastolo, sono finiti nel mare magnum dei circa tremila detenuti per i quali, «in automatico», la Procura ha chiesto e per lo più ottenuto l’applicazione del condono triennale approvato nel 2006.
Non sono gli unici ergastolani beneficiati a Bologna, il pm ha chiesto l’indulto almeno per altri due condannati alla pena perpetua: uno l’ha avuto e l’altro no. Stessa sorte per i Savi: la Corte d’assise di Bologna l’8 marzo 2007 ha detto «sì» a Fabio; meno di due mesi dopo lo stesso collegio, sempre presieduto dal giudice Sergio Cornia, ma con un altro magistrato estensore, ha detto «no» a Roberto.
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5 Apr
Dal 9 aprile, fino al 29, alla Sala InterAction dell’Arena del Sole di Bologna andrà in scena From Medea – Maternity Blues scritto da Grazia Verasani per la regia di Riccardo Marchesini. Questa la storia:
Rina, Vincenza, Eloisa, Marga sono quattro donne legate da una colpa comune: l’infanticidio. Rinchiuse in un carcere psichiatrico giudiziario, trascorrono il loro tempo espiando una condanna che è soprattutto interiore: il senso di colpa per un gesto che ha vanificato le loro esistenze e la ha rese doppiamente assassine, perché quando uccidi tuo figlio, è te stessa che fai fuori in quel momento. Dalla convivenza forzata nascono amicizie, spezzate confessioni, un conforto mai del tutto consolatorio, che fa apparire queste donne delle “colpevoli innocenti”.
Per saperne di più, sul sito del teatro stabile bolognese si trovano la presentazione più dettagliata e alcune note di regia scritte da Riccardo.
4 Apr
L’articolo (non online) che segue, firmato da Alessandro Mantovani, è stato pubblicato oggi a pagina 5 del Corriere di Bologna e si intitola “Indulto a Roberto Savi, si apre la partita”. La storia carceraria a cui ci si riferisce è quella che segue la carriera criminale della banda della Uno bianca (24 morti e 102 feriti tra il 1987 e il 1994 per arraffare poco più di due miliardi di lire) e il capitolo “permessi premio e sconti di pena” – che finora si è tentato di aprire ma con scarso successo – è comunque uno di quelli che in futuro tornerà inevitabilmente. Certo è che se davvero l’indulto del 2006 – contestato e contestabile per molteplici motivi – dovesse avere effetto anche su persone condannate all’ergastolo per essere gli autori di una storia lunga e sanguinosa come quella della Uno bianca, allora il provvedimento non solo avrà fallito del tutto, come già si sapeva, ma avrà conseguenze ben più serie e preoccupanti di quanto previsto. Ecco di seguito l’articolo di Mantovani:
Il tono è sempre quello, deciso e un po’ sprezzante. Dal carcere di Opera, dov’è rinchiuso, Roberto Savi ha scritto alla Corte di cassazione per ricordare «di non aver mai chiesto applicazione di indulto» e di conseguenza di «rinunciare», senza alcuna specifica motivazione, al procedimento per lo sconto di tre anni previsto dalla legge 241 del 2006. L’ex poliziotto che guidò la banda della Uno bianca, condannato a tre ergastoli, vorrebbe solo il permesso premio per lasciare il carcere per qualche giorno o anche per qualche ora, un beneficio già negato dalla magistratura di sorveglianza e per il quale pende ricorso alla Suprema corte. «Non sono un alcolista, non ho mai fumato droghe – scrive l’ex agente delle Volanti della Questura di Bologna – Compimmo rapine per soldi, necessitati a causa di attività di mio fratello prossime al fallimento. Collaborai fin dai primi giorni del mio arresto, ammettendo ogni addebito». Finora non è bastato per il permesso, nemmeno per un’ora.
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