WarLogs: quando la verifica delle fonti diventa collettiva

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WarLogs - European collaborative investigation

A proposito dei diari di guerra pubblicati lo scorso 26 luglio da WikiLeaks, la rivista canadese Cyberpesse.ca recensisce in un articolo un’interessante piattaforma targata Owni, Slate.fr, Le monde diplomatique e Typhon. Si tratta di WarLogs – European collaborative investigation:

WarLogs dà accesso a sei anni di guerra riassunti in 75 mila documenti. Consultateli e commentateli affinché possiamo studiare, insieme, una guerra di cui non si conosce il nome.

(Via Didier Heiderich)

Via D’Amelio e altre storie: le indagini cambiano, i nomi sono spesso gli stessi

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Questo post era stato pubblicato tre anni fa, ma in un giorno come questo (per quanto il video sotto si riferisca a un precedente evento correlato a quello commemorato oggi) può essere utile ricordare che le indagini si succedono le une alle altre, ma troppo spesso i nomi rimangono gli stessi. Come recenti vicende stanno dimostrando.

Strano rivedere oggi immagini simili, quando a prendere la parola non era ancora il presidente della Sicilia, ma uno dei tanti aspiranti notabili che stava iniziano la scalata alla Regione. Totò Cuffaro lamenta di essere stato fin da allora oggetto di un linciaggio mediatico da parte dei Michele Santoro e Maurizio Costanzo di turno. Ma dice poi a proposito degli attentati di Capaci e di via D’Amelio:

La vecchia Dc scompare nella fase cupa e dolorosa delle stragi che colpiscono la Sicilia per mano della mafia, nel 1992, l’anno delle autobombe che stroncano la vita a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tanti altri innocenti. In meno di due mesi, vengono abbattuti brutalmente due baluardi della lotta alla mafia, la vera lotta combattuta in prima linea, non quella della finzione mediatica e demagogica.

Tuttavia ciò che davvero pensava dei magistrati antimafia (compresi quelli che sarebbero finiti ammazzati di lì a poco) lo scandì chiaramente in tivvù:

(Video via Sobborghi)

Beppe Sebaste: reportage dall’olocausto bianco dei rifiuti

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Una segnalazione per un’inchiesta realizzata da Beppe Sebaste, “Spazzatour”: reportage dall’olocausto bianco dei rifiuti:

Ci fermiamo quindi nel triangolo della morte, ultimo girone, a poche centinaia di metri da Casal di Principe: Parco Saurini, S. Tammaro, Ferrandelle. Ogni rilievo, ogni collina (ce ne sono tante) racchiude una discarica interrata, su cui crescono cespugli giallastri. Ma ce ne sono altre speciali, incredibili: montagne incolori, ecoballe di rifiuti senza neanche la plastica, denudate e impudiche sotto un impietoso cielo azzurro. Quelle che Bertolaso aveva dichiarato di avere eliminato, che nessun manto vegetale ricopre.

Questo è solo un passaggio, ma vale la pena di leggerla tutta, questa inchiesta.

La Cassazione sul giornalismo d’inchiesta: il testo completo della sentenza

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Rispetto all’estratto pubblicato domenica a proposito della sentenza della Cassazione di qualche giorno fa (quello in cui si dice che “il giornalismo d’inchiesta è l’espressione più alta e nobile dell’attività di informazione”), da qui si può scaricare l’intero documento.

(In questo caso, grazie, Rita)

Cassazione, 9 luglio 2010: “Il giornalismo d’inchiesta è l’espressione più alta e nobile dell’attività di informazione”

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Così si è espressa la Corte di Cassazione nella sentenza 16236 del 9 luglio 2010:

Intanto il popolo può ritenersi costituzionalmente “sovrano” (nel senso rigorosamente tecnico giuridico di tale termine) in quanto venga, al fine di un compiuto e incondizionato formarsi dell’opinione pubblica, senza limitazioni e restrizioni di alcun genere pienamente informato di tutti i fatti, eventi e accadimenti valutabili come di interesse pubblico.

L’articolo 1 comma II della Costituzione, nell’affermare che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, presuppone quale imprescindibile condizione per un pieno, legittimo e corretto esercizio di detta sovranità che la stessa si realizzi mediante tutti gli strumenti democratici (articolo uno, primo comma, Costituzione), a tal fine predisposti dell’ordinamento, tra cui un posto e una funzione preminenti spettano all’attività di informazione in questione.

Il giornalismo d’inchiesta è l’espressione più alta e nobile dell’attività di informazione; con tale tipologia di giornalismo, infatti, maggiormente si realizza il fine di detta attività quale prestazione di lavoro intellettuale volta alla raccolta, al commento e alla elaborazione di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione, per sollecitare i cittadini ad acquisire conoscenza di tematiche meritevoli, per il rilievo pubblico delle stesse”.

(Grazie, Claudio)

Bologna, 2 agosto 1980: “I tagli alla memoria saranno pesantissimi”

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Domani di Maurizio ChiericiNei giorni scorsi sui giornali è iniziato il solito balletto delle polemiche che precede l’anniversario della strage alla stazione di Bologna, avvenuto il 2 agosto 1980. Invece di colpire a livello politico, come accaduto in passato, con tesi che tendono alla revisione dei fatti accertati in sede giudiziaria, questa volta invece si punta verso aspetti economici. Su questa scia, dunque, si accusa Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime, di attaccare le istituzioni martellando sulla mancanza di fondi e di prendersela con i vertici del capoluogo emiliano, passati e presenti. Eppure lo stesso Bolognesi, dopo questi primi pezzi, ha dichiarato di non aver cavalcato una battaglia ad personam contro l’ex sindaco o contro l’attuale commissario, ma di aver voluto denunciare un dato di fatto.

Perché sarebbero imprecisi gli articoli usciti di recente?

Innanzitutto ci sono i titoli che sono stati scritti in modo pretestuoso e il contenuto degli articoli è molto diverso da quello che viene anticipato dai titoli stessi. Inoltre va detto semplicemente che quest’anno, con le varie problematiche di bilancio del Comune di Bologna, ci sono state difficoltà ad aumentare i fondi alle iniziative, che rimangono grosso modo quelle degli altri anni: il corteo, la commemorazione in piazza delle Medaglie d’Oro e poco altro. Poi ci sono altre iniziative che si svolgono in questi giorni, ma vanno al di là di quelle sostenute con i fondi istituzionali.

Allora da un lato ci fondi istituzionali che scarseggiano. Ma poi c’è un problema su un altro fronte, quello delle disponibilità proprie dell’associazione, non è vero?

Esatto, quelli sono i fondi per la vita dell’associazione e le mie preoccupazioni su questo fronte sono state travisate in maniera folle. In un recente dibattito, mi è stato chiesto qualcosa in merito e ho risposto che questo problema sarà notevole per i prossimi anni. Nel giro di uno o due, le nostre risorse saranno esaurite e con questo le manifestazioni istituzionali non c’entrano assolutamente niente. Quelle sono finanziate attraverso stanziamenti di Regione, Provincia e Comune e finiscono nelle casse del “Comitato di solidarietà”, all’interno del quale l’associazione non è nemmeno presente.
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Lupi nella nebbia: un libro per raccontare il Kosovo, le mafie e i condizionamenti Usa

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Lupi nella nebbia di Giuseppe Ciulla e Vittorio RomanoLupi nella nebbia – L’Onu ostaggio di mafie e Usa è un libro uscito poco tempo fa per Jaka Book. Lo hanno scritto Giuseppe Ciulla e Vittorio Romano per raccontare questa storia:

Mafia likes fog, like wolves. La mafia vuole la nebbia, come i lupi. Le parole di un poliziotto kosovaro sono la sintesi di un Paese in cui dieci anni di amministrazione Onu non hanno portato benessere e giustizia, ma miseria e criminalità. Dove, in nome della stabilità dei Balcani, si è legittimata una classe dirigente legata a doppio filo con la mafia. Attraverso una scrupolosa inchiesta giornalistica Giuseppe Ciulla e Vittorio Romano tracciano un bilancio a tinte fosche della gestione internazionale: l’insabbiamento dei processi per crimini di guerra, le investigazioni sulle più alte personalità politiche del Paese (tutti o quasi ex comandanti Uck) misteriosamente sparite nel passaggio di consegne dalle Nazioni Unite all’Unione Europea; i rapporti degli osservatori Osce che denunciano l’inerzia dell’Onu, rimasti lettera morta; le responsabilità degli USA. Il Kosovo è grande quanto l’Abruzzo e con 14.000 soldati NATO dovrebbe essere uno dei posti più sicuri del mondo. Perché allora a nord di Mitrovica si spara ancora? Per i magistrati il Kosovo è uno degli snodi più importanti per il traffico di armi, droga, organi ed esseri umani verso l’Occidente. Come mai quindi alle frontiere nessuno controlla i carichi dei camion? Nel cuore dei Balcani che marciano verso l’Europa il Kosovo è uno Stato delle mafie, autoproclamatosi indipendente, che ci riporta a una nuova guerra fredda.

Booksblog ha pubblicato ieri un’intervista a Ciulla, Sul Kosovo, sulla necessità di informarsi e sul destino del giornalismo di inchiesta.

Legge bavaglio: Bolognesi, è a rischio la sicurezza di tutti

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Un paio di giorni fa Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, ha scritto un pezzo per l’Unità a proposito della legge bavaglio. E fa rilevare qualche punto finora poco battuto da altre voci che si sono espresse sull’argomento dicendo che è a rischio la sicurezza di tutti.

Con il disegno di legge sulle intercettazioni, giustamente definito “legge bavaglio”, questo paese sarebbe meno sicuro e avrebbe ancora più segreti. Le intercettazioni telefoniche recentemente hanno aperto significativi squarci su personaggi che ad oggi non erano in primo piano nell’indagine sulla strage di Bologna. Mi riferisco a Gennaro Mokbel, che proprio in una telefonata intercettata ha dimostrato una grande vicinanza a Giusva Fioravanti e a Francesca Mambro. Tra l’altro si è vantato di averli tirati fuori di galera pagando “un milione e due”. Quelle intercettazioni, iniziate da tutt’altro presupposto (un’indagine per riciclaggio), hanno rivelato una catena di collegamenti e rimesso al centro dell’attenzione situazioni meno marginali di quanto si pensasse. Spunti investigativi che permetteranno, se coltivati adeguatamente, di dare risposte molto interessanti sugli aiuti economici di cui i terroristi hanno goduto: forse non si finanziavano solo con le rapine. Ma questo disegno di legge è preoccupante anche con riferimento alla formazione dell’opinione pubblica del nostro paese. Nei trent’anni che ci separano dalla strage abbiamo fatto ogni sforzo per tenere viva la memoria, ma penso che i risultati raggiunti non sarebbero stati possibili se, assieme al nostro, non ci fosse stato il lavoro dei giornalisti. E questo ragionamento vale non solo per la strage del due agosto ma per ogni altro eccidio d’Italia, da piazza Fontana in poi. È per questo che c’è la mia completa adesione alla giornata del 1° luglio che mi vedrà presente in prima persona ad un’iniziativa organizzata nell’ambito della Rassegna Giardino dei Popoli a Corticella di Bologna.

E per domani, buon 1 luglio, tra tagli e bavagli.