Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
18 Aug
Il blog Notte criminale pubblica un reportage datato 10 dicembre 2007 pubblicato dall’Unità:
È una storia degli anni Settanta. Un gruppo di ragazzi che teneva in mano la Capitale. Affamati di sangue, soldi, potere. In una foto piena di morti (uccisi da bande rivali, morti in conflitti a fuoco con la polizia) c’è rimasto un ragazzo vivo. Ormai adulto, è Antonio Mancini, «accattone», e sconta la pena ai domiciliari.
A firmare il reportage è Salvatore Maria Righi e in un box, con anni di anticipo rispetto a successivi e recenti approfondimenti, già si diceva: «Macché finita, la banda è viva e continua a fare affari coi prestanome». Qualcuno che potrebbe aver continuato diceva di sé che due papi gli hanno voluto bene.
26 Jul
L’articolo che segue, a firma di Giulia Gentile, è stato pubblicato sul quotidiano L’Unità ieri, 25 luglio, a pagina 2 dell’edizione dell’Emilia Romagna. Riprende alcuni punti contenuti all’interno di Schegge contro la democrazia, scritto con Riccardo Lenzi e in uscita mercoledì prossimo per i tipi di Socialmente Editore. A proposito di dopodomani e del volume, due segnalazioni: il 28 luglio, a mezzogiorno, presso la sede dello Spi-Cgil Emilia Romagna (coeditore insieme allo Spi-Cgil territoriale di Bologna, via Marconi 69) ci sarà la conferenza stampa di presentazione mentre se ne tornerà a riparlare il 31, alle 21, presso la libreria Ambasciatori con Carlo Lucarelli. Qui il pdf (128KB) con il dettaglio dei due appuntamenti.
Istantanea da un giorno qualunque, ad una manciata di ore dalla strage di Bologna. Da un paio di settimane, i terroristi neri Valerio Fioravanti e Francesca Mambro – poi condannati in via definitiva insieme a Luigi Ciavardini come esecutori materiali dell’attentato alla stazione di Bologna – sono ospiti in Sicilia del dirigente del gruppo di estrema destra Terza posizione, Francesco ‘Ciccio’ Mangiameli, che poi uccideranno a settembre dello stesso anno tentando di far sparire il cadavere nel lago romano di Tor de’ Cenci. Per i giudici è a casa di Mangiameli, eliminato per essere diventato un testimone pericoloso della strage, che la coppia dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar) incontra un tale Gaspare Cannizzo.
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30 Jun
Un paio di giorni fa Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, ha scritto un pezzo per l’Unità a proposito della legge bavaglio. E fa rilevare qualche punto finora poco battuto da altre voci che si sono espresse sull’argomento dicendo che è a rischio la sicurezza di tutti.
Con il disegno di legge sulle intercettazioni, giustamente definito “legge bavaglio”, questo paese sarebbe meno sicuro e avrebbe ancora più segreti. Le intercettazioni telefoniche recentemente hanno aperto significativi squarci su personaggi che ad oggi non erano in primo piano nell’indagine sulla strage di Bologna. Mi riferisco a Gennaro Mokbel, che proprio in una telefonata intercettata ha dimostrato una grande vicinanza a Giusva Fioravanti e a Francesca Mambro. Tra l’altro si è vantato di averli tirati fuori di galera pagando “un milione e due”. Quelle intercettazioni, iniziate da tutt’altro presupposto (un’indagine per riciclaggio), hanno rivelato una catena di collegamenti e rimesso al centro dell’attenzione situazioni meno marginali di quanto si pensasse. Spunti investigativi che permetteranno, se coltivati adeguatamente, di dare risposte molto interessanti sugli aiuti economici di cui i terroristi hanno goduto: forse non si finanziavano solo con le rapine. Ma questo disegno di legge è preoccupante anche con riferimento alla formazione dell’opinione pubblica del nostro paese. Nei trent’anni che ci separano dalla strage abbiamo fatto ogni sforzo per tenere viva la memoria, ma penso che i risultati raggiunti non sarebbero stati possibili se, assieme al nostro, non ci fosse stato il lavoro dei giornalisti. E questo ragionamento vale non solo per la strage del due agosto ma per ogni altro eccidio d’Italia, da piazza Fontana in poi. È per questo che c’è la mia completa adesione alla giornata del 1° luglio che mi vedrà presente in prima persona ad un’iniziativa organizzata nell’ambito della Rassegna Giardino dei Popoli a Corticella di Bologna.
E per domani, buon 1 luglio, tra tagli e bavagli.
10 Nov
La storia raccontata è quella di cinque uomini, un cane e un peschereccio che il 4 novembre 1994 finiscono in fondo al mar Adriatico. Ancora oggi (con l’eccezione del corpo di un solo membro dell’equipaggio) giacciono sul fondale, a 247 metri di profondità, ma andare a recuperarne i resti risulterebbe troppo costoso per la collettività, dicono i magistrati, e dunque occorre accontentarsi. Gli inquirenti si sono fatti bastare perizie discutibili, smentite da successive valutazioni. Si deve allora accettare l’archiviazione del caso?
Sulla sorte del motopesca Francesco Padre e del suo equipaggio, partiti da Molfetta e mai più tornati, c’è chi ha deciso di continuare a parlare. Lo fa il giornalista Gianni Lannes, direttore del sito Italia Terra Nostra, nel libro fresco di stampa Nato: colpito e affondato (Edizioni La Meridiana, collana Passaggi. Clicca qui per sfogliare il libro) che esce con prefazione di Andrea Purgatori.
Lannes, che a lungo ha lavorato su questa vicenda scrivendone per L’Unità e La Stampa, smonta la versione ufficiale, secondo la quale sull’imbarcazione era stato portato dell’esplosivo. Lo fa raccogliendo documentazione, testimonianze e interviste in base alle quali si profila un’ipotesi da Ustica bis: un’azione di guerra partita dalle navi Nato che solcavano (e solcano) i mari italiani.
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