“Un orsacchiotto con le batterie”: un libro e un blog per mantenere viva la memoria sulla strage di via D’Amelio del 19 luglio 1992

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Un orsacchiotto con le batterieNel giorno del ventesimo anniversario della strage di via D’Amelio in cui vennero uccisi il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, c’ un libro che merita di essere segnalato. Si intitola Un orsacchiotto con le batterie – Il depistaggio sulla strage di via d’Amelio (Round Robin Editrice), stato scritto da Elena Invernizzi e Stefano Paolocci e questa la sua sinossi:

Palermo, domenica pomeriggio, cento secondi alle cinque: il sismografo dell’osservatorio geofisico ha un sussulto, mentre fuori gi si alza una lama di fumo nero. Vent’anni dopo, un uomo guarda la sua citt dalla finestra, assaporando l’aroma persistente di una sigaretta. Sulla scrivania il minuzioso lavoro di ricostruzione che sta portando a termine: la mappa di un depistaggio lungo due decenni attorno alla strage di via D’Amelio.

In un gioco di pesi e contrappesi saranno le voci dei pentiti a dominare la scena: quella dell'”orsacchiotto con le batterie” Vincenzo Scarantino in primis, sulle cui dichiarazioni verranno istruiti i processi; e quella di Gaspare Spatuzza poi, il collaboratore che ha rimesso in discussione le sicurezze acquisite in tanti anni di indagine. Una ricerca di verit e giustizia che condurr il protagonista a muoversi tra mille piste e sentieri intricati, sino a culminare in un incontro che, alla fine, gli regaler una nuova prospettiva sulla strage, aiutandolo a mitigare il senso di sconcerto e impotenza.

Per il libro e perch la memoria di questa vicenda rimanga viva, stato creato anche un blog ad hoc.

In uscita “Novantadue. L’anno che cambi l’Italia”, storia di un anno e di un’escalation

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Articolo21 e Sos Impresa pubblicano la presentazione del libro curato da Marcello Ravveduto e intitolato Novantadue. L’anno che cambi l’Italia. In uscita il prossimo 16 maggio per Castelvecchi Rx, si presenta con queste parole:

Il ’92 non fu un anno qualsiasi [e] non solo l’anno delle stragi di Falcone e Borsellino, piuttosto un’escalation: Tangentopoli, il voto proporzionale uninominale, l’affermazione della Lega, l’agonia dei partiti di massa, la voglia di riscatto civile, il terrorismo mafioso, il debito sovrano alle stelle, l’intervento pubblico assistenzialista, il difficile rapporto con l’Europa. La lunga crisi della Repubblica sembra esplodere in tutta la sua urgenza lasciando immaginare che nulla sar come prima. Questo libro torna sui fatti accaduti, cercando di andare oltre le macerie materiali e morali accumulate nel corso di un ventennio, per raccontare, fuori dai luoghi comuni, le storie che lo hanno reso un anno indimenticabile. Senza pregiudizi ideologici, n inutili moralismi, ma con passione civile.

La ribellione civile di Palermo, l’organizzazione dell’attentato di Capaci, la televisione della piet e del dolore, l’immaginario cinematografico, l’avanzata dei perfidi localismi, la distribuzione di plasma infetto, la silenziosa modernizzazione della ‘ndrangheta, il ruolo delle donne nelle scorte dei magistrati antimafia, la sofferenza psicologica di Rita Atria, i grandi pentiti di camorra e l’alba del dominio del clan dei casalesi nell’affare rifiuti, la tangente Enimont e la nuova razza padrona. Il Novantadue dunque l’inizio di una transizione che ha dato luogo a una lunga stagione di precariet politica, civile, sociale ed economica, durante la quale il futuro, una chimera, e il passato, un ostacolo da rimuovere, sono stati sostituiti da un immutabile presente.

Continua qui, dove si trova anche l’indice del volume.

(Via Monica Zornetta su Facebook. Monica ha scritto il capitolo “Il salotto della Lega”)

Via D’Amelio e altre storie: le indagini cambiano, i nomi sono spesso gli stessi

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Questo post era stato pubblicato tre anni fa, ma in un giorno come questo (per quanto il video sotto si riferisca a un precedente evento correlato a quello commemorato oggi) pu essere utile ricordare che le indagini si succedono le une alle altre, ma troppo spesso i nomi rimangono gli stessi. Come recenti vicende stanno dimostrando.

Strano rivedere oggi immagini simili, quando a prendere la parola non era ancora il presidente della Sicilia, ma uno dei tanti aspiranti notabili che stava iniziano la scalata alla Regione. Tot Cuffaro lamenta di essere stato fin da allora oggetto di un linciaggio mediatico da parte dei Michele Santoro e Maurizio Costanzo di turno. Ma dice poi a proposito degli attentati di Capaci e di via D’Amelio:

La vecchia Dc scompare nella fase cupa e dolorosa delle stragi che colpiscono la Sicilia per mano della mafia, nel 1992, lanno delle autobombe che stroncano la vita a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tanti altri innocenti. In meno di due mesi, vengono abbattuti brutalmente due baluardi della lotta alla mafia, la vera lotta combattuta in prima linea, non quella della finzione mediatica e demagogica.

Tuttavia ci che davvero pensava dei magistrati antimafia (compresi quelli che sarebbero finiti ammazzati di l a poco) lo scand chiaramente in tivv:

(Video via Sobborghi)