Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo ("Gli ultimi giorni", Andrew Masterson)
Crediamo che per troppi anni l’informazione sull’immigrazione e sulle minoranze sia stata incentrata sulla differenza tra “noi” e “loro”. La nostra sfida è far raccontare, dove possibile, direttamente a “loro” i valori e la ricchezza di questa alterità, piuttosto che a “noi” i pericoli e le insidie della diversità. Abbiamo la fiducia di poter vincere questa sfida perché siamo una redazione eterogenea, composta da persone provenienti da culture molto diverse tra loro, e contiamo quindi di riflettere quest’armonia di diversità anche nei nostri articoli.
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L’ha costruito e diretto il cognato di Giacomo Matteotti, assassinato per ordine di Mussolini. Da un secolo raccoglie giorno per giorno le memorie destinate a documentare chi scrive la nostra storia: studiosi italiani e stranieri come Denis Mc Smith. Ripeteva Albertini: d’ora in avanti i giornalisti non hanno scuse e se incorrono in errori di precisione verranno licenziati. Ma erano altri tempi…
Il sito del Fatto Quotidiano è partito con la pubblicazione della prima puntata di un documentario sui wikirebels realizzato dagli svedesi Jesper Huor e Bosse Lindquist (per la versione italiana hanno lavorato Stefano Citati, Lorenzo Galeazzi e Federico Mello e tradotto da Davide Ghilotti). Ecco cosa racconta la presentazione di questa parte iniziale:
Il fondatore di Wikileaks con il caschetto, con il codino, biondo e canuto. Comincia il racconto del camaleonte Assange, mai uguale a se stesso, in giro per il mondo e seguito per sei mesi dalle telecamere svedesi di Svt-Play tv. Julian è in lotta da tempo contro il “vecchio potere”, lui stesso racconta le sue prime iniziative hacker quando si faceva chiamare “Mendax”. Anche la Nasa fu tra i suoi obiettivi: lui viene indagato per degli attacchi informatici e, seppur assolto, si convince della necessità di portare avanti una battaglia a tutto campo per la trasparenza. Dalla creazione in Australia di una delle prime piattaforme informatiche per dibattiti online alla pubblicazione di documenti riservati della setta Usa Scientology, il passo che porta a Wikileaks, nel 2006, è breve. Poi è uno scoop dopo l’altro. Dai documenti sulla sottrazione di denaro pubblico da parte del governo keniota, al manuale di detenzione nella prigione di Guantanamo; dalle prove che la multinazionale Trafigura ha inondato di rifiuti tossici la Costa d’Avorio alle mail private di Sarah Palin che mostrano come la governatrice dell’Australia, violando la legge Usa sulla trasparenza, ha usato una mail privata per degli affari pubblici. Comincia così l’epopea Wikileaks.
In versione originale, il documentario può essere visto interamente seguendo questi quattro link: 1, 2, 3 e 4.
Uno studio del New Weapons Research Group ha rivelato che la presenza di metalli tossici nei tessuti è prova dell’utilizzo di armi sconosciute nelle offensive israeliane nella Striscia. La presenza di metalli in ordigni che non lasciano frammenti era stata ipotizzata, ma mai provata prima. Oltre a identificare i metalli presenti nelle armi amputanti, anche le bruciature da fosforo bianco contengono metalli in quantità elevate. La presenza di metalli in tutte queste armi implica anche la loro diffusione nell’ambiente in quantità e in un’area di dimensioni a noi ignote, variabili secondo il tipo di arma. Un nuovo atto d’accusa contro la ferocia degli israeliani nell’operazione Piombo Fuso, lanciata nel dicembre 2008 e costata la vita a 1.300 palestinesi.
Questo speciale di RaiNews (la seconda parte è disponibile qui) racconta del reportage in quattro puntate realizzato nell’estate 1990 da Enzo Remondino per il Tg1. Reportage che provocò un vero terremoto, tanto che il direttore della testata, Nuccio Fava, saltò venendo sostituito da Bruno Vespa. A parlare era un ex collaboratore della Cia, Richard Brenneke. Il quale disse:
Conosco la P2 dal 1969 e ho trattato con la P2 in Europa da allora sino ai primi degli anni 80. Vede, il governo degli Stati Uniti ha mandato soldi alla P2, in un certo periodo una somma inviata toccò i dieci milioni di dollari al mese. Dieci milioni di dollari in un mese, altre volte queste somme erano inferiore a un milione di dollari al mese, una volta agli inizi degli anni Settanta, mi ricordo chiaramente perché fui io a consegnare i soldi, ricordo che la somma totale superava i 10 milioni di dollari. Ci siamo serviti di loro per creare situazioni favorevoli nell’esplodere del terrorismo in Italia e in altri paesi europei agli inizi degli anni Settanta, fatti questi che ebbero gran peso perché ci furono dei governi che caddero in seguito a questa situazione.
Inoltre Brenneke parlò dell’omicidio del premier svedese Olaf Palme, commesso a Stoccolma il 1 marzo 1986, e tirava in ballo una serie di reati attribuiti a George Bush senior quando era a capo della Cia e in seguito degli Stati Uniti. Roberto Morrione, nel ’90 caporedattore in cronaca al Tg1, dice in questo servizio:
Fra di noi dicevamo: chissà, su quest’inchiesta negli Stati Uniti ci darebbero il premio Pulitzer. Magari. Invece ci fecero fuori tutti.
Il lavoro di Remondino su Cia-P2 provocò anche le ire di Francesco Cossiga, ai tempi in cui era presidente della Repubblica, che prese carta e penna per scrivere a Giulio Andreotti. Il quale, in veste di presidente del consiglio, poi dovette riferire il 1 agosto 1990 alla Camera dei deputati. Di fatto Andreotti però si limitò parlare di “atteggiamento provocatorio veramente inusuale”. In Piccone di Stato, ho riportato una parte della ricostruzione dello stesso Remondino, Feci infuriare Cossiga: storia di un intrigo internazionale.
In questo video non si parla di stati di salute o di festini selvaggi, ma delle vittime della guerra in Iraq, oltre 109 mila di cui più di 66 mila sono civili. Lo speciale che questa sera Current TV manda in onda racconta i segreti di Wikileaks [1] e le bugie degli Stati Uniti. Inoltre, dato che il tema non solo non viene soffocato dalle polemiche sulla presunta pochezza dei cablogrammi, qualche altra lettura interessante:
Ricordate la vicenda della Fiat di Melfi? Dopo il licenziamento, tre dipendenti vennero reintegrati dal giudice del lavoro, ma per loro non c’era posto in azienda. Qualcosa di analogo è successo anche altrove. Solo che questa volta è accaduto in un supermercato campano, a Solofra, provincia di Avellino, che fino a poco meno di un paio d’anni fa era a marchio Coop. Ed è successo a due lavoratrici, Lucia Di Maio e Margherita Molinari. La quali, licenziate prima dalla Unicoop Tirreno e poi dalla società che ha rilevato il ramo d’azienda a cui la loro unità commerciale apparteneva, si sono viste riconoscere per due volte dal tribunale del lavoro di Avellino il diritto a essere reintegrate nel colosso della grande distribuzione toscano. Ma senza risultato perché, in una lettera inviata a fine estate, «la scrivente cooperativa [non] ha la possibilità di adibirla presso altre unità produttive alle medesime mansioni da quelle […] svolte in precedenza. Non sussiste quindi alcuna opportunità di […] utile impiego».
Peccato però che in Campania la situazione sia tutt’altro che immobile, per i grandi magazzini. Il 3 dicembre prossimo, per esempio, verrà inaugurato un superstore da 2.200 metri quadrati con 150 posti auto nel quartiere Arenaccia di Napoli (in quest’occasione sono annunciate manifestazioni di protesta). Ed altri siano in corso d’apertura, con relative campagne di assunzione. Ma la storia di Lucia Di Maio e di Margherita Molinari è ben più estesa. Oltre al supermercato di Solofra, la cessione ha compreso infatti anche i supermercati di Castellammare di Stabia, Soccavo e Nocera Inferiore. E il successivo licenziamento di tutti i lavoratori. Continue reading
Lo staff di giornalisti “militanti” capeggiato dallo stesso Julian Assange, che da quando ha cominciato a diventare fastidioso per i servizi segreti statunitensi si è proditoriamente scoperto essere un violentatore ricercato, ha messo le mani su documenti che svelano gli intrecci diplomatico economici che porterebbero a nudo molte fra le principali dinamiche della dittatura mafiosa internazionale nota ai più come “Democrazia”.
È la definitiva fine, per chi ci credesse ancora, dell’età dell’innocenza degli Stati: si aprirà il coperchio della scatola di Pandora e si scoprirà la materia di cui sono fatti gli incubi? Sarà più probabile una persecuzione, l’oscuramento del sito, l’inibizione dei routing, altre persecuzioni giudiziarie, killer di Stato per le strade… Sono disfattista? Non credo proprio.
Che cosa possiamo fare noi altri, maggioranza silenziosa? Non perdiamo di vista WikiLeaks, non facciamoci obnubilare dal gossip mediatico (dal calcio, allo sciacallaggio sui delitti, alla prostituzione delle celebrità…) e continuiamo senza sosta a seguire le vicende, gli aggiornamenti di prima mano! Dentro potrebbero esserci proprio tutti i livelli, da quelli delle mafie, quelle russe, le cinesi e le nostrane, agli affari, dalle Isole Vergini, al Lussemburgo agli accordi dei Marchionne del mondo.
Anche perché, per chi dice per esempio che Report continua a fare un lavoro impeccabile a cui però non segue nulla, almeno sulla vicenda Finmeccanica qualche mareggiata l’ha sollevata. E in proposito si può dare un’occhiata a ciò che pubblica L’Espresso.
La necessità [è quella] dell’apertura degli archivi e la messa a disposizione di tutti i documenti in essi contenuti, senza differenziazione tra questo e quel documento […]. La legge che abolisce il segreto di Stato sulle stragi e sul terrorismo [deve] finalmente trovare le modalità applicative.
Queste le parole di Manlio Milani, presidente dell’Associazione caduti di Piazza della Loggia. Le pronuncia per sostenere un’affermazione, trasformata in un appello (e in una lettera indirizzata al presidente della Repubblica, al presidente del consiglio e ministri interessati, ai presidenti di Copasir e delle Commissioni parlamentari d’inchiesta): dopo Brescia, basta con i segreti di Stato. Qui il link per leggere il testo completo dell’appello e sottoscriverlo.