Valle dell’Uso, un pezzo di paesaggio depredato in Romagna

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È un territorio che è stato depredato in passato dall’estrazione di calcare e di sabbia, ma anche dalle speculazioni edilizie. Eppure dal 1990 la Valle dell’Uso, spicchio di Appennino tra Rimini e Cesena con il mare all’orizzonte e i castelli malatestiani sui picchi attorno, è diventata anche ricettore di rifiuti, prima solido-urbani e poi speciali.

Non c’è solo la Val di Susa con la sua battaglia contro l’alta velocità, i comitati che difendono la loro terra dall’ampliamento dell’aeroporto di Fiumicino, i NoMuos di Niscemi, i genitori dei bambini oncologici della Terra dei fuochi. Andando a spasso per la penisola ci sono tante altre storie contro la depredazione del territorio che meritano di essere raccontate. Come quella della romagnola Valle dell’Uso che si batte (anche) contro la G4.

La G4 è la discarica Ginestreto 4 che potrebbe mangiarsi un pezzo di paesaggio sotto tutela dove sorge l’Osservatorio naturalistico con il Museo della tessitura. E potrebbe mangiarsi anche la salute dei cittadini che proprio dal 1990, anno dell’avvio dello smaltimento, non è più stata sottoposta a screening, nonostante le tre preesistenti discariche.

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Strage alla stazione di Bologna: cos’è rimasto del corpo di Maria Fresu

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Nei giorni scorsi si è ampiamente parlato di Maria Fresu, 24 anni, uccisa nell’esplosione alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980, di cui sarebbe rimasta solo una porzione della guancia. In realtà, a leggere la perizia medico-legale allegata agli atti del processo e firmata dal perito Giuseppe Pappalardo, non c’è solo questo. Nel documento (riportato in versione integrale sopra e scaricabile) vengono infatti indicati altri reperti biologici attribuiti a lei:

  • un occhio con iride castana;
  • un frammento del volto a cute glabra dal mento al labbro inferiore;
  • un lembo di pelle da cui si vedono sopracciglia sottili e depilate soprattutto verso l’esterno;
  • un lembo del naso compatibile per forma a dimensione e quello della ragazza;
  • alcuni denti dell’arcata inferiore;
  • un frammento di un femore compatibile come dimensioni all’altezza di Maria Fresu (era alta 148 centimetri);
  • la mano destra incompleta: le dita rimaste erano il mignolo, l’anulare e il medio con unghie curate, allungate e laccate.

Tra gli elementi non biologici sono stati trovati la borsa da viaggio, una valigia e una giacchetta. Il padre e la sorella di Maria Fresu la riconoscono dai frammenti del volto, tutti privi di struttura ossea sottostante (la sorella aggiunge anche che si era depilata le sopracciglia il giorno prima di partire e, dunque, di morire nell’esplosione).
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Ustica, Daria Bonfietti: “Sappiamo tutto, ora serve la verità”

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Strage di Ustica

Il testo che segue è di Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione parenti delle Vittime della strage di Ustica, ed è stato pubblicato dal quotidiano Il manifesto lo scorso 25 giugno 2016. Qui, invece, il podcast della trasmissione di Rai3 Fahrenheit di oggi intitolata Verità opache sul missile che il 27 giugno 1980 uccise le 81 persone a bordo del Dc9 dell’Itavia e sul “segreto di stato strisciante” che non oppone un segreto di Stato vero e proprio, ma rende difficile, se non impossibile, l’accesso alle fonti documentali. In onda, ospiti di Loredana Lipperini, anche Daria Bonfietti e il giornalista Fabrizio Colarieti di Stragi80.it.

Ricordiamo il 36° Anniversario della strage di Ustica e continuiamo il cammino verso la verità. Sappiamo già molto di quello che è accaduto nel cielo: sappiamo che «il DC9 è stato abbattuto all’interno di un episodio di guerra aerea, guerra di fatto e non dichiarata», come ci rivela il giudice Rosario Priore già nel 1999.
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Caso Toni-De Palo, il segreto di Stato che non scade mai. La lettera dei familiari a Mattarella da un anno senza risposta

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Depistaggio: il testo per introdurlo bloccato dal luglio 2015 in Senato

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Piazza Fontana

Nell’ordinamento italiano il reato di depistaggio, la cui introduzione è sostenuta dall’Unione dei Familiari delle Vittime per Stragi e che è stato approvato alla Camera il 24 settembre 2014, non c’è ancora dato che giace dal 31 luglio 2015 in commissione giustizia, al Senato. C’è però ancora – e si può firmare – la petizione al presidente Pietro Grasso per chiedere che non ci si fermi. Ecco perché:

Nonostante la storia d’Italia sia stata insanguinata da numerose stragi, a oggi non esiste il reato di depistaggio per colpire quei poteri che hanno fatto e fanno delle omissioni, dell’occultamento, della distruzione di prove uno strumento chiave per nascondere la verità.

È noto che molte delle inchieste sui principali avvenimenti di strage e di terrorismo hanno subìto rallentamenti, quando non veri e propri arresti, a causa della mancata collaborazione di pubblici ufficiali con l’autorità giudiziaria. Dalla strage di piazza Fontana in poi, le omissioni, le bugie e la distruzione di documenti hanno impedito che si potesse giungere alla scoperta dei responsabili materiali e morali degli attentati che hanno devastato il Paese fino al 1993.

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A cinque anni dall’inizio della Primavera araba: la storia di Mohamed Bouazizi

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A map of Arab Spring countries - Wikipedia.org

Sotto l’espressione «primavera araba» va una serie di insurrezioni che hanno riguardato il Maghreb, il Vicino e il Medio Oriente. I Paesi che sono stati più o meno attraversati da movimenti per la difesa delle libertà civili e politiche comprendono l’Algeria, il Bahrein, l’Egitto, la Tunisia, lo Yemen, la Giordania, Gibuti, la Libia e la Siria. Poi si sono registrati eventi più episodici anche in Mauritania, Arabia Saudita, Oman, Sudan, Iraq, Marocco e Kuwait. Addirittura una nazione martoriata da più di vent’anni di guerra civile come la Somalia ha dimostrato qualche sussulto «primaverile», soprattutto nell’ostilità contro i fronti islamici più bellicosi, come quelli rappresentati da Al Shabaab.

Iniziati nel dicembre 2010, i movimenti rivoluzionari hanno preso le mosse da alcune istanze comuni, per quanto poi le differenze si siano evidenziate nella declinazione nazionale delle rivolte. Tra queste, la lotta contro corruzione, disoccupazione, violazione dei diritti umani, miseria, regimi dispotici e sanguinari, penuria alimentare generata dalla nuova crisi e i cui effetti si devono aggiungere alla precedente, articolatasi tra il 2007 e il 2008, oltre a fenomeni di globalizzazione che hanno incrementato la povertà in loco e lo sfruttamento di manodopera sottopagata.
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