Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
15 May
Su Lsdi viene raccontata l’esperienza di data journalism che ha portato a una rappresentazione grafica della geografia dell’odio negli Stati Uniti. Per realizzarla, nel corso e dopo la campagna elettorale per le ultime presidenziali, sono stati utilizzati 150 mila tweet su omofobia, razzismo e disprezzo per la disabilità. Il progetto, seguito da studenti dell’Humboldt State University e non da sistemi automatizzati, è stato ideato da Monica Stephens, docente del dipartimento di geografia, e ne parla anche il Guardian, per quanto nutra dubbi “sull’accuratezza dell’analisi semantica” effettuata. A questo proposito scrive ancora Lsdi:
Gli Stati con la maggiore densità di tweet anti-Obama, Mississippi e Alabama – spiega la docente della Humboldt sul blog Floatingsheep.org – si sono distinti non solo per essere radicalmente contro il presidente, ma anche per il taglio fortemente razzista dei loro contenuti. In pratica, secondo la docente, anche un’analisi abbastanza grezza e superficiale può mostrare come le espressioni contemporanee di razzismo sui social media possono essere legati a un certo numero di fattori di contesto che spiegano la loro persistenza.
Il lavoro per la mappa ha confermato che – aggiunge Monica Stephens – “gli spazi virtuali dei social media sono intensamente legati a particolari contesti socio-spaziali nel mondo offline, e, come questo lavoro mostra, la geografia dei discorsi di odio online non è diversa”.
9 May
Un processo in corso in Lussemburgo di cui nessuno in Italia ha parlato, con l’eccezione di Celine Torrisi sul settimanale Left uscito nel numero del 4 maggio 2013 con l’articolo Gladio e il principato. Dall’abstract pubblicato sul sito della rivista:
È cominciato da pochi mesi il processo per le bombe esplose in Lussemburgo dall’84 all’86. Due gendarmi gli imputati. La difesa chiama in causa la rete Stay Behind e ricorda che Gelli in quegli anni si trovava nel Paese. Un testimone parla del coinvolgimento della stessa organizzazione anche nella strage di Bologna
C’è un processo nel piccolo Stato di Lussemburgo, al confine tra la Germania, il Belgio e la Francia che sta facendo tremare l’intera Europa. Viene considerato “il processo del secolo” e viene chiamato indifferentemente o il “Processo fiume” o “Caso Bommeleeër” (in italiano potrebbe essere tradotto: “Il caso del seminatore di bombe”).
E sopra la versione integrale dell’articolo.
3 May
Il video è di Afp e racconta di come il bunker del maresciallo Tito contro eventuali attacchi nucleari alla Jugoslavia sia stato trasformato oggi in un museo di arte moderna. I tempi della realizzazione del rifugio sono quelli della guerra fredda e della sua seconda vita se ne parla più diffusamente in un articolo di The Raw Story.
26 Apr
Di recentissimo il panorama del web e del giornalismo italiano si è arricchito con DataJournalism.it, progetto ideato e realizzato da giornalisti e sviluppatori e che riunisce un network composto da Spaghetti Opendata, Diritto di sapere, Data Driven Journalism e Hacks Hackers Bologna. Supportata poi da Formica Blu, Fondazione ahref e Radio Città del Capo, l’iniziativa propone già alcuni temi.
Tra questi, le stragi dei migranti nel Mediterraneo verificatesi dal 4 gennaio 2010 al 7 novembre 2012 con una mappa che mostra graficamente flussi e concentrazione degli eventi. Inoltre, basandosi su dati statistici, viene presentata un’altra mappa, quella della morbilità per tumore al polmone in Italia. E poi una rappresentazione dei luoghi in cui a Bologna si sono verificati incidenti stradali che hanno coinvolto ciclisti.
17 Apr
Su Redattore Sociale è stata pubblicata la galleria fotografica con gli scatti di Franco Guardascione realizzati nei quattro anni di reportage all’interno degli ospedali psichiatrici giudiziari italiani:
“Ho avuto lunghe ore di dialogo con tanti internati, parole che mi svuotavano, demolivano certezze, arricchendomi con altre ignote fino a quel momento, facendomi tornare a casa stanco e commosso. Le foto sono venute fuori naturalmente, senza forzature e senza far subire stress alle persone, con le quali sono quasi sempre riuscito ad avere rapporti di primitiva amicizia che, a lavoro concluso, sono sfociati in saluti e abbracci con la consapevolezza che non ci saremo più rivisti che mi ha lasciato in bocca un amaro sapore metallico”. Così l’autore definisce il suo viaggio all’interno di queste realtà. Le immagini esposte a Firenze dal 12 al 19 aprile presso la sede del Consiglio regionale della Toscana raccontano la situazione delle persone internate non solo sul piano del disagio materiale, ma soprattutto dal punto di vista umano.
Per consultare l’intera galleria di veda qui.
16 Apr
Da quinta a terza industria nazionale nel giro di pochi anni, in mezzo a nomi come Fiat, Eni, Telecom e Enel. E secondo dati recentissimi – quelli di Netbet, colosso del gioco online – il Paese è divenuto un’eccellenza per volume d’affari nel 2012, con 15,4 miliardi di euro di giocate solo su Internet. La penisola è costellata da qualcosa come 16.300 punti vendita di giochi consentiti, 284 sale bingo, un migliaio di agenzie di scommesse, 41 ippodromi e 80 mila esercizi commerciali in cui si può giocare con dispositivi elettronici. A questi si devono aggiungere 120 mila addetti e 400 mila installatori di macchinette, tra le quali primeggiano le slot machine (378.812) seguite da più recenti Vtl (le video lottery, 44.735).
Nel novero degli esercizi pubblici, inoltre, non ci vanno solo i locali con drappi in velluto rosso o nero che si palesano dalla sera alla mattina in tutte le città italiane, ma anche tabaccherie, edicole e bar. Senza contare poi che le offerte per Gratta e Vinci e lotterie istantanee (lanciate anche a scopi solidaristici, almeno nelle intenzioni, come accaduto nel 2009 dopo il terremoto in Abruzzo) inseguono clienti in luoghi come uffici postali e supermercati. Questi sono pochi ma efficaci parametri per inquadrare il gioco d’azzardo che si vuole legalizzato, cioè sotto il diretto controllo dell’Aams, l’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato.
(more…)
15 Apr
Legal aid per l’informazione libera è un’iniziativa dell’italiana Open Media Coalition, il cui esordio è stato affidato circa un anno fa alla richiesta di chiarezza e meritocrazia – la campagna si chiama infatti Vogliamo Trasparenza – nella nomina degli esponenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e del Garante della privacy. Adesso si aggiunge il nuovo progetto che, ispirandosi a un analogo istituto statunitense, si presenta con queste parole:
Capita sempre più spesso che dinanzi a piccole e grandi minacce relative all’esercizio [della libertà di comunicazione di cui alla Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo e del cittadino] o di fronte ad autentiche aggressioni, specie i singoli cittadini e le imprese più piccole, si trovino dinanzi a un drammatico bivio: rinunciare a esercitare la propria libertà di informazione o imbarcarsi in lunghe e costose azioni giudiziarie dall’esito incerto. La campagna legal aid per la libertà di informazione lanciata da Open Media Coalition intende provare a sottrarre cittadini e imprese ad una simile inaccettabile decisione, garantendo loro supporto e assistenza legale contro ogni piccola e grande limitazione o violazione della propria libertà di informazione.
Per avviare l’iniziativa, attraverso il supporto di Justice Iniziative della Open Society Foundation e per affrontare gradualmente la questione a causa di una penuria di risorse, verranno scelte due vicende da seguire fino in fondo e da trasformare in casi di studio. E a questo proposito è disponibile in rete un form attraverso cui inviare le segnalazioni.
(Via Lsdi)
12 Apr
Di Una città per gli archivi se n’era già parlato tempo fa, quando era stata annunciata. Adesso il progetto, che mira a inventariare, restaurare e sistemare in ambienti idonei circa 150 fondi documentali pubblici e privati mettendoli a disposizione in rete, diventa realtà con “la pubblicazione delle centinaia di schede descrittive relative a 55 archivi e delle riproduzioni digitali di una parte consistente della loro documentazione”. Un’occhiata la si può dare consultanto l’elenco alfabetico degli archivi. Inoltre, nei prossimi mesi, è prevista la messa online di nuovo materiale fino a raggiungere i 200 mila documenti. Intanto, sulla strage di Ustica, sono consultabili due mostre virtuali: la prima raccoglie materiale rinvenuto negli archivi di Daria Bonfietti e dell’Associazione vittime mentre la seconda è un percorso iconografico che si dipana nei manifesti del gruppo che riunisce i parenti.
11 Apr
Gli anni Settanta. Sono quelli la chiave per comprendere gli ultimi lustri della storia repubblicana. Se ne ha conferma a leggere Antologia di un ventennio (1992-2012) del giornalista Beppe Lopez. Tangentopoli, la discesa in campo di Silvio Berlusconi o le fregole presidenziali in vista di un’agognata (e scellerata) modifica istituzionale non nascono negli anni Novanta, con l’arresto di Mario Chiesa o con un messaggio televisivo studiato come neanche un film di Hollywood.
Ricostruire la trasposizione contemporanea delle bibliche piaghe d’Egitto – trasposizione di fatti che hanno portato alla devastazione del Paese fino ai livelli oggi – non può prescindere da ciò che è avvenuto prima. Che siano il delitto Moro, l’occupazione della cosa pubblica da parte della P2, il tramonto dell’ipotesi della solidarietà nazionale con il Pci o, ancora, l’ascesa di Bettino Craxi e del craxismo, nulla dei fatti degli ultimi vent’anni appare casuale. Non lo può essere la più volte tentata riforma della giustizia così come non lo sono tanti altri aspetti, dalla frattura del fronte sindacale al progressivo superamento di concetti politici che facevano la differenza tra uno schieramento e l’altro.
Scrive Beppe Lopez anticipando altri passaggi dell’introduzione del suo libro elettronico:
Negli anni Settanta si giocò una partita mortale: da un parte, istanze insieme di democratizzazione e modernizzazione; dall’altra, istanze di mera “modernizzazione” [...] senza democratizzazione (e senza vero sviluppo), inaugurando negli anni Ottanta una pratica politica e un costume che raggiunsero la massima potenza negli anni Novanta e che Mani Pulite mise a nudo in tutta la sua mediocrità etica, morale e politica.
8 Apr
E ora, da Wikileaks, è la volta dei Kissinger Cables: sono 1.707.499 documenti diplomatici che vanno dal 1973 al 1976. Fanno parte del progetto Plus D – WikiLeaks’ Public Library Us Diplomacy.
5 Apr
L’editore è l’Istituto regionale per la storia del movimento di Liberazione di Trieste e l’autore è il ricercatore e insegnante (precario) Gabriele Donato. Il libro si intitola «La lotta è armata» – Estrema sinistra e violenza: gli anni dell’apprendistato 1969-1972 e di questo parla:
«La lotta è armata»: questo doveva essere il messaggio diffuso dalla foto della pistola puntata alla tempia dell’ingegner Macchiarini, nel marzo del 1972. Le parole sono di Renato Curcio, e si riferiscono al primo sequestro-lampo realizzato dalle Brigate Rosse. Si trattò di un episodio rilevante: i brigatisti avevano deciso di passare definitivamente all’azione. D’altro canto, quella primavera non ebbe un attimo di pace: pochi giorni dopo morì Giangiacomo Feltrinelli, mentre il maggio fu segnato dall’omicidio del commissario Luigi Calabresi.
Quali fattori determinarono un’escalation tanto drammatica? Per quali ragioni tanti gruppi della sinistra extra-parlamentare considerarono persuasiva l’ipotesi della violenza? Perché la tentazione del ricorso ad azioni terroristiche si rivelò tanto seduttiva? Questi sono gli interrogativi affrontati dal testo [che] si concentra sull’evoluzione delle elaborazioni di gruppi come Potere Operaio e Lotta Continua, e la confronta con la proposta politica delle prime Brigate Rosse [...]. Ne esce un quadro vivace di anni importanti, segnati da episodi clamorosi (che il libro descrive con cura) e dal protagonismo di personaggi che avrebbero fatto parlare a lungo di sé, come Toni Negri, Adriano Sofri, Renato Curcio e tanti altri.
Per leggerne ancora, si puù vedere qui.
29 Mar
Ferrara, a partire dalle 18, è stata al centro della manifestazione a cui hanno partecipato 4 mila persone in solidarietà alla famiglia di Federico Aldrovandi. È accaduto dopo il sit-in del Coisp, sindacato di polizia, che si è tenuto sotto gli uffici comunali presso cui lavora Patrizia Moretti, la madre del ragazzo per la cui morte, avvenuta nel 2005, sono stati condannati in via definitiva quattro poliziotti, riconosciuti colpevoli del reato eccesso colposo in omicidio colposo. Su Twitter l’hashtag della manifestazione è stato #StoptheCOISP e la foto del Manifesto – donne che chiedono giustizia e rispetto per i loro congiunti, morti dopo essere finiti nelle mani dello Stato – è stata segnalata da Marco Trotta.
28 Mar
E dopo i dati sui cronisti minacciati usati per rappresentare la loro condizione in Italia attraverso il progetto Ma chi me lo fa fare, ecco un altro esempio di come fare informazione in questo senso è quella del Guardian con l’infografica sulle condizioni economiche dei Paesi europei: si tratta di Eurozone crisis: three-and-a-half years of pain, che racconta gli accadimenti prendendo in considerazione banche e proteste, austerità e mercati, politiche nazionali e piani di salvataggio.
27 Mar
Ma chi me lo fa fare – Storie di cronisti minacciati è un progetto di Andrea Fama, Jacopo Ottaviani e Isacco Chiaf che si presenta così:
L’Italia è uno stato democratico e come tale garantisce i diritti umani fondamentali. Tra questi la libertà di informazione. Ma quanto si può definire libera l’informazione in un Paese dove praticamente ogni giorno un giornalista viene minacciato perché prova a fare il suo lavoro?
Per rendersi conto della situazione, è stata creata anche un’infografica introduttiva:
Inoltre altri dati sono presentati nelle mappe interattive mentre le singole storie sono raccontare attraverso i facebookumentary, ovviamente su Facebook.
26 Mar
Il prossimo anno in Brasile si giocheranno i mondiali di calcio e, tra le attività preparatorie, c’è anche lo sgombero di uno stabile accanto allo stadio Maracanã. Come racconta Internazionale con un breve testo e immagini:
Il 22 marzo la polizia di Rio de Janeiro ha circondato l’ex Museu do índio intorno al quale, dal 2006, era nato un accampamento che ospitava una trentina di indigeni [...]. Le autorità cittadine si sono impegnate a trovare una sistemazione alle famiglie sfrattate. [Ma] la polizia lancia gas lacrimogeni contro alcuni attivisti che erano intervenuti in sostegno agli indigeni.
Qui l’intera galleria immagini messa online da Internazionale. Inoltre, Corriere Tv pubblica un video degli sgomberi e delle relative cariche mentre ulteriori informazioni su questa storia si possono leggere su ArtTribune.com e L’Agide.it.