Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
8 Feb
L’etica hacker parte da un assunto, l’informazione deve essere libera. E l’esempio pratico è Wikileaks, progetto divenuto celebre a livello mondiale prima con Collateral Murder e la verità sugli eccidi di Iraq (dimostrando che alla contabilità ufficiale mancavano almeno 15 mila vittime civili) e poi con la diffusione dei cablogrammi diplomatici statunitensi, considerata la più grande fuga di notizie della storia del giornalismo dopo i Pentagon Papers sul Vietnam, pubblicati nel 1971 dal New York Times.
Wikileaks ne è un esempio al punto da pagare le conseguenze che ciò ha determinato. Non solo per le accuse per violenza sessuale formulate in Svezia contro Julian Assange (in realtà determinate dall’uso o meno di un preservativo, i rapporti erano consenzienti per ammissione delle stesse presunte vittime). Ma anche per la dimostrazione che la net neutrality – in base alla quale l’infrastruttura telematica che avvolge il pianeta deve coniugare il verbo dell’agnosticismo rispetto ai contenuti che vi transitano – può andare in frantumi in qualsiasi momento. È accaduto quando Amazon ha rescisso il contratto per gli spazi server venduti (e pagati) dall’organizzazione o con le società di carte di credito e con Paypal che hanno tagliato i canali di finanziamento.
È un punto su cui torna a più riprese Stefania Maurizi, la giornalista dell’Espresso, terminale italiano della rete di giornali di tutto il pianeta che ha collaborato con Wikileaks e con il suo leader, Assange. Presentando a Bologna il suo Dossier Wikileaks – Segreti italiani (Bur) ospite della libreria Modo Infoshop, la cronista, che ha iniziato a essere dentro il progetto dal 2009 e che ha seguito il rilascio degli Afghan War Logs, dei documenti su Guantanamo, dei cablogrammi diplomatici e degli spy files, rimarca che “non c’è alcun elemento legale per il taglio delle donazioni”.
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7 Feb
Si intitola Milano Criminale – Appunti per una storia della criminalità:
Documentario realizzato dal Laboratorio La.p.s.u.s. (laboratorio progettuale degli studenti universitari di storia) per far riflettere su un tema socio-politico, storico ed economico poco approfondito: la criminalità. Analizziamo che ruolo, che sviluppo, che crescita ha avuto il fenomeno criminale (e mafioso) in una città come Milano, e che modifiche ha apportato questo tipo di fenomeno allo svilupop della metropoli lombarda. Dalla ligera degli anni Cinquanta fino all’instaurazione di quel complesso sistema di interdipendenze tra politica, finanza, industria e criminalità organizzata che nasce con la fine degli anni Settanta.
Il progetto nella sua impostazione più ampia si chiama Novecento criminale è dedicato a Primo Moroni, è una produzione dal basso. Per sostenerlo, si veda qui.
6 Feb
È stato pubblicato qualche giorno fa da Physicians for Human Rights (Phr, che dal 1986 ha seguito inchieste in una quarantina di nazioni differenti, dall’Afghanistan al Congo, dalla ex Jugoslavia agli Stati Uniti fino al Rwanda) un report sulle extraordinary rendition aggiornato al 2011. Nella sua presentazione si legge che:
Phr è preoccupato soprattutto dal trattamento che subiscono coloro che vengono trasferiti in altri Paesi per essere interrogati estorcendo loro confessioni. Questo trattamento, infatti, equivale a torture e a soprusi crudeli, disumani e degradanti, sia durante i voli che all’interno delle strutture di detenzione [...]. Assente qualsiasi forma di giusto processo e di assistenza legale o diplomatica mentre i detenuti di rado vengono informati delle accuse contro di loro anche nel caso di periodi di carcerazione lunghi.
Il report, in formato pdf (574KB), può essere scaricato da qui.
3 Feb
C’è un pezzo della storia recente d’Italia, quella che riguarda il terrorismo, che a Bologna può essere quantificato in 1.108 faldoni, 86 scatole e 190 metri di lunghezza. È quanto viene conservato dal tribunale del capoluogo emiliano e che ora confluirà negli Archivi per la memoria, progetto che nasce su impulso di una serie di associazioni, tra cui il Centro di documentazione Sergio Flamigni di Oriolo Romano.
Si tratta di quella organizzazione che, partendo dal materiale raccolto dal senatore del Pci nato a Forlì, è partita con una delle principali banche dati storico-politiche e che dal 2005 è impegnata nella costruzione della Rete per gli archivi per non dimenticare che contribuisca a “una verità storica condivisa e che restituisca dignità e giustizia alle tante vite di donne e uomini bruscamente interrotte dalla violenza e dalla strategia del terrore”.
Il frangente bolognese del progetto parte in questi giorni con le attività di riordino e catalogazione degli atti giudiziari conservati in Emilia Romagna. Atti che riguardano tre i vari filoni l’esplosione alla stazione del 2 agosto 1980, ma anche l’indagine sull’Italicus del 4 agosto 1974, quella sull’assassinio del giuslavorista Marco Biagi ucciso dalle Nuove Brigate Rosse o sul terrorismo neofascista. E a seguire, dopo queste prime fasi, si provvederà alla digitalizzazione dei documenti e i file prodotti verranno infine riversati nell’Archivio di Stato di Bologna. A operare materialmente sono i volontari dell’Auser, che ha sottoscritto una convenzione reiterata da un triennio con il tribunale, mentre il coordinamento è affidato alla Corte d’Assise.
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1 Feb
In Gran Bretagna, i partiti che ricevono finanziamenti pubblici (10 milioni di sterline nel 2010, pari 12 milioni di euro più o meno) sono solo quelli di opposizione, svantaggiati nel raggranellare sostegno economico da lobby e gruppi industriali. In Germania invece non c’è privacy che tenga per le fondazioni: i “think tank” teutonici sono tenuti alla massima trasparenza. Invece in Italia – il Paese in cui in un paio d’anni, secondo la Corte dei Conti e la Guardia di finanza, la corruzione è aumentata del 229% – i “pensatoi” della politica, a destra come a sinistra, non sono “obbligati a tenere una contabilità ufficiale delle erogazioni”.
Sono due aspetti che emergono dal libro “Partiti Spa” (Ponte alle Grazie, 2012) del giornalista Paolo Bracalini. I rimborsi elettorali sono l’argomento del volume e tante le cifre riportate per raccontare di holding di fatto dalle cui mani passano “500 milioni di euro [...] per ogni legislatura, tra Camera e Senato, 200 milioni per le elezioni regionali, 230 per le europee. Solo di rimborsi elettorali, dal 1994 ad oggi, siamo a oltre 2,7 miliardi di euro, ai quali vanno [...] aggiunti i 70 milioni di euro annui destinati ai gruppi parlamentari e gli altri milioni investiti per i giornali di partito (senza parlare delle donazioni dei privati, 80 milioni di euro l’anno in media)”.
Denaro che riguarda i grandi partiti, ma anche i piccoli, come il Partito dei Pensionati (885 mila euro di rimborso), i Verdi-Verdi (contro cui il partito dei Verdi “vero” si scagliò via Tar, 300 mila), l’Alleanza di Centro di Pionati più la rediviva, per quanto assai lontana dal suo passato di balena bianca, Democrazia Cristiana (550 mila). E denaro che non basterebbe mai, dato che i bilanci delle formazioni politiche virano sempre al rosso (Pdl meno 6 milioni di euro e Pd addirittura meno 42 milioni).
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27 Jan
“Era già successo con il fumo, l’amianto e la diossina”, dice Riccardo Staglianò, autore del libro Toglietevelo dalla testa – Cellulari, tumori e tutto quello che le lobby non dicono. Se ne parla su Cado in piedi e sopra il booktrailer del volume.
25 Jan
In Italia ci sono 21.400 massoni distribuiti in 757 logge. E negli ultimi anni, a giudicare dai dati forniti, sembra di assistere a un boom di iniziazioni, dato che nel 1999 coloro che aderivano erano 12.630 mentre quattro anni più tardi, nel 2003, avevano raggiunto quota 15.099. E, procedendo ancora per statistiche, nel 2009 gli aderenti sfondano per la prima volta quota 20 mila.
La fonte è ufficialissima, la postfazione a un libro scritta da Santi Fedele, ordinario di storia contemporanea all’università di Messina ed eletto nell’aprile 2011 a Rimini gran maestro onorario del Grande Oriente d’Italia, obbedienza nata a inizio Ottocento e che si identifica con Palazzo Giustiziani, antico edificio della Roma storica, nel rione Sant’Eustachio.
Il libro che si chiude con lo scritto di Fedele porta una firma che negli ultimi 13 anni da Ravenna ha recato un’impronta rilevante per la massoneria italiana. È quella di Gustavo Raffi, eletto il 20 marzo 1999 gran maestro della più nutrita loggia italiana, il Goi (il giorno successivo tenne la sua prima allocuzione-manifesto, quella della “rivoluzione del sorriso”). E altro elemento che scaturisce dal volume, intitolato “In nome dell’uomo” (Ugo Mursia Editore) è che “l’età media dei fratelli attivi è scesa a 53,6 anni, mentre di anni 43,2 è l’età media dei bussanti“.
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20 Jan
A Million Shillings – Escape from Somalia è un lungo reportage fotografico diventato un libro e firmato da Alixandra Fazzina di Noor, giornalista inglese che vive in Pakistan. Scrive Flavio Franzoni su E-Il mensile:
Quasi vent’anni di guerra civile iniziata con il crollo del regime di Siad Barre, il padre-padrone della Somalia, hanno stritolato i somali e la loro terra. La stessa Mogadiscio, un tempo uno dei centri africani più attivi per il commercio con il Medio Oriente, oggi è una capitale fantasma abbandonata da metà dei suoi abitanti e ridotta in buona parte a cumuli di macerie [...]. Dal 2006 al 2008 Alixandra Fazzina ha lavorato in Somalia, testimoniando attraverso i suoi scatti l’esodo di migliaia di migranti e profughi dallo stato africano alla Penisola arabica e l’attività di contrabbando nel Golfo di Aden. Da questa esperienza è nato “A Million Shillings: Escape from Somalia”, libro pubblicato dalle edizioni Trolley nel 2008 in due versioni, inglese e araba. Nel libro, i testi [...] accompagnano le tante significative immagini. La scelta dell’autrice è stata quella di prediligere una sequenza narrativa, e il risultato è un libro fotografico [...] i cui protagonisti sono uomini e donne privati della propria dignità e usati, tanto per cambiare, a solo scopo di lucro.
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12 Jan
Un’intervista a Vanessa Bahmani, la fotografa che ha scattato 1000 ritratti ai manifestanti di Occupy Wall Street. L’ha realizzata Robyn Gee di Turnstyle.
(Via BoingBoing)
11 Jan
Oil for Nothing from Luca Tommasini on Vimeo.
Della situazione nel Delta del Niger e dello sfruttamento dei giacimenti locali (con relativa devastazione) si parlava poco meno di un mese fa. Ora, sempre su E – Il mensile di Emercengy, viene segnalato il documentario Oil for nothing di Luca Tommasini prodotto da Crbm. Ne scrive l’autore:
Una società sussidiaria dell’Eni, la Nigerian Agip Oil Corporation, ha iniziato la produzione nel 1970, e cosa ha lasciato dopo tanti anni? Niente scuole, niente ospedali, se non qualche Km di asfalto per raggiungere i propri impianti. Ma non solo. Il gas connesso al processo d’estrazione del greggio viene bruciato 24 ore al giorno, lingue di fuoco che sputano diossina, benzene, sulfuri, agenti cancerogeni, la cui emissione negli ultimi decenni va di pari passo con l’aumento nella regione di un ampio spettro di malattie respiratorie e forme tumorali, senza citare i danni causati dalle piogge acide. La Nigeria viene vista oggi dall’Unione Europea come un paese strategico per la sicurezza energetica dell’Europa, ma a quale prezzo? Petrolio e gas sono davvero la risposta ai bisogni energetici e alla necessaria sostenibilità ambientale del futuro?
Ulteriore materiale sull’argomento si può leggere qui.
10 Jan
E Lsdi – Libertà di stampa. Diritto all’informazione rilancia con il nuovo sito. Visitandolo, si dia un’occhiata a un paio di articoli, firmati entrambi da Pino Rea. Il primo, pubblicato oggi, si intitola Una professione sempre più frammentata e si parla del lavoro del giornalista. Il secondo racconta questa storia: Londra: poliziotti, niente flirt con i giornalisti e basta bicchierini.
9 Jan
È un volume illustrato e si intitola Storia delle epidemie il libro scritto dal medico infettivologo Stefan Cunha Ujvari e pubblicato dalla casa editrice bolognese Odoya. Di questo si tratta:
[È una] narrazione della tormentata convivenza tra gli esseri umani e, invisibili abitanti del nostro pianeta, i batteri. Esiste un batterio, che risponde al suggestivo nome di Bacillus infernus, capace di sopravvivere all’acqua bollente; ne esiste un altro, il Micrococcus radiophilus, che si nutre di sostanze radioattive, come uranio e plutonio, e che sarebbe ben contento di un’esplosione atomica [...].
Dalla peste di Atene nel V secolo a.C. descritta da Tucidide, alla peste nera del Medioevo; dalla sifilide al colera diffusosi durante la Rivoluzione industriale, fino all’Aids e all’Ebola. La descrizione dell’evoluzione del rapporto tra germi e scienza, una lotta per la sopravvivenza della specie umana. Il libro racconta come l’insorgenza di ogni epidemia abbia modificato le varie civiltà, chiarendo come la trasmissione di queste malattie infettive sia stata ben lontana dal rappresentare la conseguenza di una maledizione divina come i nostri antenati credevano. L’autore infatti argomenta come sia l’uomo stesso il principale responsabile della comparsa e diffusione degli agenti infettivi.
Per quanto in brasiliano, sul sito della casa editrice Editora Contexto che ha pubblicato il libro in lingua originale ci sono indice e presentazione.
6 Jan
La storia del più giovane fotografo dell’Iraq. La racconta la Reuters:
Qamar Hashim è un fotografo di otto anni. Gira per le strade di Baghdad con la sua macchina e [...] ha vinto numerosi premi, secondo la Iraqi Society Photographic (Isp).
Qui anche alcuni scatti.
3 Jan
In Italia non sarebbe deducibile, ma I Watch News, costola (o evoluzione) di The Center for Public Integrity, rimane comunque un’iniziativa di giornalismo indipendente da finanziare. E intanto si dia un’occhiata all’articolo Procrastinating justice.
2 Jan
E con il 2012 torna State of the Net per raccontare Internet e che aspetti ha assunto, oltre a ipotizzare quelli che assumerà. Per vedere cos’è stata la manifestazione nel 2008 si vada qui. Intanto si possono seguire novità e aggiornamenti su Twitter e su Facebook. E c’è anche il post di Sergio Maistrello, firmato con Beniamino Pagliaro e Paolo Valdemarin.