La pagina del Guardian con le parole di Snowden (sparito): “Non posso permettere che il governo Usa distrugga privacy e libertà fondamentali”

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Edward Snowden

Datagate: “Non posso permettere che il governo statunitense distrugga privacy e libertà fondamentali”, disse Edward Snowden, la fonte che al momento è sparita, al Guardian.

(Via Roberto Reale)

Il crowdfunding come strumento per realizzare l’infografica di quattro minuti dell’Anpi sui valori della Resistenza e della Costituzione

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Che cos’è l’Anpi e quali sono i valori della Resistenza: è il video o, meglio, l’infografica di quattro minuti pubblicata pochi giorni fa e realizzata dalla cooperativa Kiné per l’Anpi di Colle Val d’Elsa attraverso il crowdfunding.

(Via @betapdb)

“La politica della paura” di Serge Quadruppani: un libro per raccontare un’industria florida e che si alimenta sempre

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La politica della pauraDalla prefazione di Wu Ming al libro di Quadruppani:

È una vera e propria folla. I peggiori sono quelli che appartengono a più insiemi: il migrante clandestino terrorista, lo zingaro che rapisce i bambini e li vende ai pedofili, l’utente di Internet che incita i marginali riottosi…

Sull’apparire di questi soggetti si fonda un’industria della paura, prospera un mercato mondiale della paura.

Qui la scheda completa del volume.

Dalla Nato il “Tallinn Manual on the International Law Applicable to Cyber Warfare”. Wikileaks: previste misure estreme contro attaccanti

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Il Tallinn Manual on the International Law Applicable to Cyber Warfare viene presentato non come un documento ufficiale, ma “espressione di opinioni di un gruppo di esperti indipendenti che agiscono esclusivamente a titolo personale”. Sta di fatto che il documento, che analizza le frontiere digitali della guerra e non esclude il ricorso a misure estreme contro attaccanti telematici, esce sotto l’egida del Cooperative Cyber Defence Centre of Excellence della Nato ed è edito dalla Cambridge University Press. Su Twitter Wikileaks presenta il volume così:

“La geografia dell’odio”: giornalismo dei dati e tweet per rappresentare distribuzione di razzismo e omofobia negli Usa

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Geography of Hate

Su Lsdi viene raccontata l’esperienza di data journalism che ha portato a una rappresentazione grafica della geografia dell’odio negli Stati Uniti. Per realizzarla, nel corso e dopo la campagna elettorale per le ultime presidenziali, sono stati utilizzati 150 mila tweet su omofobia, razzismo e disprezzo per la disabilità. Il progetto, seguito da studenti dell’Humboldt State University e non da sistemi automatizzati, è stato ideato da Monica Stephens, docente del dipartimento di geografia, e ne parla anche il Guardian, per quanto nutra dubbi “sull’accuratezza dell’analisi semantica” effettuata. A questo proposito scrive ancora Lsdi:

Gli Stati con la maggiore densità di tweet anti-Obama, Mississippi e Alabama – spiega la docente della Humboldt sul blog Floatingsheep.org – si sono distinti non solo per essere radicalmente contro il presidente, ma anche per il taglio fortemente razzista dei loro contenuti. In pratica, secondo la docente, anche un’analisi abbastanza grezza e superficiale può mostrare come le espressioni contemporanee di razzismo sui social media possono essere legati a un certo numero di fattori di contesto che spiegano la loro persistenza.

Il lavoro per la mappa ha confermato che – aggiunge Monica Stephens – “gli spazi virtuali dei social media sono intensamente legati a particolari contesti socio-spaziali nel mondo offline, e, come questo lavoro mostra, la geografia dei discorsi di odio online non è diversa”.

“Salviamo la memoria”: un documentario indipendente per non dimenticare la seconda guerra mondiale attraverso le parole di chi la visse

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Il documentario si intitola Salviamo la memoria, opera del videomaker Matteo Tortora, e quello pubblicato sopra è il primo trailer. Così si presenta il film:

È un progetto video che vuole restituire alla cittadinanza […] il senso di una memoria che lentamente si sta sgretolando; gli eventi, le situazioni ma sopratutto le emozioni e i legami affettivi che la seconda guerra mondiale ha scardinato, talvolta distrutto, talvolta ferito cambiando per sempre il volto della nostra nazione, della nostra terra e dei nostri parenti.

Prima che il ricordo diventi soltanto rievocabile attraverso le parole scritte sui libri di storia, il nostro intento è perpetuare il ricordo vivo di chi ancora può testimoniare. Perché soltanto attraverso il racconto, che scaturisce dalle parole, dalle espressioni del viso, talvolta anche dalle lacrime che possono sgorgare dagli occhi, saremo in grado di percepire e di capire realmente l’impatto e le conseguenze che la guerra ha avuto.

Abbiamo paura che le nuove generazioni possano sentire troppo lontano quel periodo storico, perdere il contatto con chi lo ha vissuto e questo progetto di archiviazione digitale delle interviste è un primo passo per un progetto di recupero della storia che passi per la prima attraverso le testimonanze di persone comiuni, il vicino di casa o la nonna, che possano restituire a tutti aspetti persi, ricordi dimenticati, e fare luce su qualcosa che giorno dopo giorno diventa sempre più flebile e lontano.

Il documentario rientra nell’ambito di Produzioni dal basso e dunque chi volesse sostenerlo può farlo qui.

(Via Antonio Mainenti su Twitter)

#StoptheCOISP: scatti e tweet da Ferrara, dove 4 mila persone hanno manifestato in solidarietà alla famiglia di Federico Aldrovandi

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Foto di Marco Trotta

Ferrara, a partire dalle 18, è stata al centro della manifestazione a cui hanno partecipato 4 mila persone in solidarietà alla famiglia di Federico Aldrovandi. È accaduto dopo il sit-in del Coisp, sindacato di polizia, che si è tenuto sotto gli uffici comunali presso cui lavora Patrizia Moretti, la madre del ragazzo per la cui morte, avvenuta nel 2005, sono stati condannati in via definitiva quattro poliziotti, riconosciuti colpevoli del reato eccesso colposo in omicidio colposo. Su Twitter l’hashtag della manifestazione è stato #StoptheCOISP e la foto del Manifesto – donne che chiedono giustizia e rispetto per i loro congiunti, morti dopo essere finiti nelle mani dello Stato – è stata segnalata da Marco Trotta.

“El Gigante”: il documentario di Bruno Federico su El Quimbo, la maxi diga colombiana contro cui si è lanciato anche Anonymous

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È una storia molto poco raccontata in Italia, quella colombiana di El Quimbo, la diga targata Enel-Endesa che vuole sbarrare il corso del Rio Magdalena, fiume che nasce sulla cordigliera centrale delle Ande e che sfocia oltre millesettecento chilometri più avanti, nel Mar dei Caraibi.

Prima, tra le rare testimonianza, c’era il video pubblicato su Youtube che il governo colombiano non non vorrebbe che vedessimo, realizzato da Bladimir Sanchez Espitia, giornalista freelance e attivista per i diritti umani, e da un reporter italiano, Bruno Federico, uno di quelli che anche qui si è dato da fare perché la vicenda della diga divenisse di pubblico dominio per esempio con questo servizio sul Corriere della Sera. Ora c’è il documentario El Gigante di cui sopra è pubblicato il trailer. A realizzarlo è stato ancora una volta Bruno Federico.

Anonymous - Noi siamo legioneDella vicenda, entrata nelle Ops #GreenRights di Anonymous che un po’ di notorietà alla faccenda ha contribuito a dare, se ne parla nel libro al gruppo di giustizieri digitali dedicato. E qui su El Quimbo, contro cui le popolazioni locali protestano in modo pacifico prendendone un sacco da guardie private e polizia, si scrive:

Per realizzarla l’impatto sull’ecosistema locale si profila in termini devastanti. Si parla di oltre ottomila ettari di foresta amazzonica data alle fiamme e poi, una volta disboscata, quell’area sarà sommersa mentre il corso del fiume verrà deviato. Non subito, certo, come per la Tav nell’estremo nord Italia, perché tutto ciò accada ci vorranno almeno vent’anni, anche se c’è chi stima che potrebbero esserne necessari più del doppio. Ma le stime dell’impatto che un’opera del genere avrà sull’economia a ridosso del bacino idrico del Rio Magdalena ci sono già: si quantificano perdite per un importo complessivo di quattrocentosettantadue milioni di euro a fronte di ricavi, che arriveranno tra due decenni e che finiranno per lo più nelle mani di società private soprattutto straniere, di duemiladuecento o poco più.

(Via ‏@FabrizioLorusso)

In memoria di Valerio Verbano: trentatré anni dopo il delitto la manifestazione a Roma, la prima senza la madre Carla

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Lontano da ciò che è stato organizzato per oggi nella piazza romana di San Giovanni, in via Monte Bianco 17 c’era a partire dalle 16 ben un’altra manifestazione. Una manifestazione che nulla aveva a che fare con la campagna elettorale e molto invece con la memoria. Era quella per ricordare il trentatreesimo anniversario dell’assassinio rimasto impunito del militante antifascista Valerio Verbano. E il ricordo targato 2013 – su Twitter #valerio e #ciaovalerio – è stato il primo senza la madre del ragazzo, Carla, scomparsa lo scorso giugno dopo quasi una vita intera a chiedere che venisse fatta piena luce sull’omicidio del figlio. Sopra invece la prima parte dello speciale di RaiStoria, disponibile in versione integrale qui.

“Girlfriend in a Coma”: l’Italia come non va mostrata prima delle elezioni. No alla proiezione romana del film dell’ex direttore dell’Economist

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È l’Italia la “ragazza” priva di coscienza del film Girlfriend in a coma della filmaker Annalisa Piras e dell’ex direttore dell’Economist Bill Emmott, autore del libro Good Italy, bad Italy. Si tratta di un documentario con questi scopi:

Mira a introdurre gli italiani al lato oscuro del declino politico, economico e sociale del loro paese, prodotto di un collasso morale senza eguali in Occidente.

E forse proprio per questo non può essere proiettato nel Belpaese prima delle elezioni. Come se svelasse chissà quale verità non già nota ai cittadini tricolori. Si veda cosa se ne dice su Twitter e su Facebook.

Girlfriend in a Coma on Twitter

(Via Marco Castelnuovo)