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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Archiviato per ‘liberta’ di cultura’ Categoria

WikiLeaksScrive lo psicologo e psicoterapeuta Ennio Martignago:

Lo staff di giornalisti “militanti” capeggiato dallo stesso Julian Assange, che da quando ha cominciato a diventare fastidioso per i servizi segreti statunitensi si è proditoriamente scoperto essere un violentatore ricercato, ha messo le mani su documenti che svelano gli intrecci diplomatico economici che porterebbero a nudo molte fra le principali dinamiche della dittatura mafiosa internazionale nota ai più come “Democrazia”.

È la definitiva fine, per chi ci credesse ancora, dell’età dell’innocenza degli Stati: si aprirà il coperchio della scatola di Pandora e si scoprirà la materia di cui sono fatti gli incubi? Sarà più probabile una persecuzione, l’oscuramento del sito, l’inibizione dei routing, altre persecuzioni giudiziarie, killer di Stato per le strade… Sono disfattista? Non credo proprio.

Che cosa possiamo fare noi altri, maggioranza silenziosa? Non perdiamo di vista WikiLeaks, non facciamoci obnubilare dal gossip mediatico (dal calcio, allo sciacallaggio sui delitti, alla prostituzione delle celebrità…) e continuiamo senza sosta a seguire le vicende, gli aggiornamenti di prima mano! Dentro potrebbero esserci proprio tutti i livelli, da quelli delle mafie, quelle russe, le cinesi e le nostrane, agli affari, dalle Isole Vergini, al Lussemburgo agli accordi dei Marchionne del mondo.

Anche perché, per chi dice per esempio che Report continua a fare un lavoro impeccabile a cui però non segue nulla, almeno sulla vicenda Finmeccanica qualche mareggiata l’ha sollevata. E in proposito si può dare un’occhiata a ciò che pubblica L’Espresso.

(Via Vittorio Pasteris, che peraltro fa giustamente notare che c’è anche chi, in argomento WikiLeaks, ha iniziato a straparlare)

La necessità [è quella] dell’apertura degli archivi e la messa a disposizione di tutti i documenti in essi contenuti, senza differenziazione tra questo e quel documento [...]. La legge che abolisce il segreto di Stato sulle stragi e sul terrorismo [deve] finalmente trovare le modalità applicative.

Queste le parole di Manlio Milani, presidente dell’Associazione caduti di Piazza della Loggia. Le pronuncia per sostenere un’affermazione, trasformata in un appello (e in una lettera indirizzata al presidente della Repubblica, al presidente del consiglio e ministri interessati, ai presidenti di Copasir e delle Commissioni parlamentari d’inchiesta): dopo Brescia, basta con i segreti di Stato. Qui il link per leggere il testo completo dell’appello e sottoscriverlo.

Carlo SaronioNel 1968 Carlo Saronio è ancora uno studente universitario, frequenta la facoltà di ingegneria e non rimane insensibile a ciò che avviene in Francia durante le rivolte studentesche. In quel periodo però si tiene lontano dal fervore che attraversa anche l’Italia e con un gruppo di amici preferisce dedicarsi ad attività filantropiche per le vie di Quarto Oggiaro. Punto di riferimento è la parrocchia e a coordinare i ragazzi c’è un sacerdote, don Giovanni Beltramini, che conosce personalmente Saronio e al quale è legato da un rapporto di amicizia.

Anche se l’esperienza del gruppo di volontariato non dura molto e non va oltre il 1969, Saronio continua a frequentare il parroco e il quartiere e in quel periodo visita per la prima volta l’istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, entusiasmandosi per gli studi che qui vengono condotti. Così, pur non essendo ancora prossimo alla laurea, presenta una domanda e viene ammesso a un programma di ricerca sugli enzimi. Qui tornerà anche dopo aver terminato gli studi dedicando – ha detto chi lo ricorda – almeno quattordici ore al giorno al suo lavoro. Impegno e risultati finiranno per attirare su di lui l’attenzione dei superiori, tanto che a un certo punto gli verrà assegnata una borsa di studio: un anno di specializzazione a partire dall’autunno 1973 all’università di Philadelphia.

Ma in quegli anni c’è l’incontro, oltre che con la scienza, anche con la politica, con Potere Operaio e con Carlo Fioroni che frequentava Quarto Oggiaro per promuovere e coordinare la militanza nel quartiere. Chi ha conosciuto Carlo Saronio lo ha sempre descritto come un ragazzo timido e gentile. Dagli amici veniva chiamato il “salice piangente”, per via della curva delle spalle e della schiena e per un’ombra di tristezza che gli attraversava il volto anche quando sorrideva.
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Mela marciaSemba di parlare di una mela avvelenata. Anzi, di una Mela marcia, dal titolo del libro in uscita il 20 ottobre per i tipi di Agenzia X e scritto da quattro autori riuniti sotto l’acronimo di NGN (Ferry Byte, Mirella Castigli, Caterina Coppola e Franco Vite):

Hanno sfondato la porta di casa con la furia devastatrice delle teste di cuoio. Hanno rovistato nell’appartamento del blogger californiano Jason Chen sequestrando computer e archivi. Il tutto per venire a capo del giallo della scomparsa di un segretissimo prototipo di iPhone 4, dimenticato in un bar “per una birra di troppo”.

Nata in un garage con la bandiera dei pirati sventolante, creata da un ex hippy e da un hacker, oggi Apple lancia strali contro i software liberi, promuove crociate antiporno e dichiara dissanguanti guerre di brevetti. Sullo sfondo pulsano la guerra dei formati, del web e delle libertà digitali. Apple non è più l’azienda dei creativi che anni fa ci esortava con il Think Different, ma il peggior nemico dell’underground digitale, come dimostra il blitz contro il blogger di Gizmodo che ha realizzato lo scoop dell’anno: le foto in anteprima dell’iPhone 4G. Mela Marcia parte da questa vicenda per sviscerare cosa si nasconde dietro alla mutazione di Apple: la mania della segretezza, l’astuto ruolo del messia laico Steve Jobs, il potere del marketing aggressivo e il bluff dell’iPad. Il volume è completato dalla storia del giornalismo 2.0 nell’era di blogger coraggiosi e di “gossip merchant”.

Mela marcia è anche un libro interattivo: grazie ai codici QR sparsi nel testo è possibile accedere ad approfondimenti e filmati in rete, tramite uno smartphone e un’applicazione (rigorosamente free).

L’acronimo NGN sta per NessunGrandeNemico.org, che è anche un blog sul quale continueranno gli aggiornamenti sulla vicenda raccontata nel libro. Che – da notare – è rilasciato con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5 Italia.

Carlo SaronioFeltrinelli, nel perseguire il progetto che lo porterà alla morte su quel traliccio, mira senza dubbio a un più ampio coinvolgimento dei diversi gruppi extraparlamentari dell’epoca e sembra confermarlo una lettera trovata il giorno dell’esplosione che lo uccide nel covo dei GAP di via Subiaco, a Milano, e datata 27 ottobre 1971: Osvaldo-Feltrinelli scrive a un misterioso Saetta (che solo successivamente risulterà essere Franco Piperno, uno dei fondatori e successivamente leader di POTOP insieme a Toni Negri, Oreste Scalzone, Lanfranco Pace e Valerio Morucci), il quale però non fa in tempo a far pervenire la sua risposta. Ecco quanto contenuto nel messaggio:

Caro Saetta,

fra i tanti argomenti lasciati in sospeso nella nostra recente riunione ve n’è uno, concreto, che a mio avviso val la pena di approfondire in maniera che si giunga alla prossima riunione con una maggiore chiarezza di impostazione e di soluzione. Abbiamo parlato di complementarietà delle nostre forze a Milano, della auspicabilità di un processo di avvicinamento, di integrazione e di coordinamento tanto sul piano operativo, quanto su quello logistico e politico. Intorno a questo problema abbiamo però girato piuttosto a vuoto senza uscire dal generico dal momento che una mia proposta di creare a livello di Milano (e aggiungo ora anche a livello Alta Italia – area metropolitana Nord) una serie di stati maggiori è caduta nel vuoto forse perché non vi ho insistito abbastanza (cosa che mi propongo di fare nella presente lettera), forse, o soprattutto, perché solleva una serie di obiezioni (alcune delle quali mi propongo di esaminare più oltre).

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Chi non conosce I Licaoni? Ma sì, quelli di Kiss me Lorena di cui s’era parlato in passato. Sono assurdi, geniali, dei Monty Python livornesi di cui s’era detto tempo addietro. E adesso se ne escono con il corso di cazzotti del Dr. Johnson di cui ecco gli episodi già diffusi per vie telematiche:

Sulle tracce di Felice Pignataro

Ancora a proposito delle produzioni dal basso e di Nomadica, arriva all’annuncio di Sulle tracce di Felice Pignataro, tributo fotografico di Francesco Di Martino:

“Sono a Scampia, è il 14 Novembre 2009: davanti a me c’è un vecchio campo di calcio, al momento chiuso perché utilizzato come deposito sotterraneo di rifiuti di ogni tipo, l’appalto era gestito da un’azienda che faceva capo ai Casalesi. Qualcuno direbbe, tutto normale tra le vie di Scampia. Ma la mia attenzione cade di nuovo sui tanti graffiti che colorano quest’estesa parete. Chi è l’uomo che a Scampia ha disegnato tanti girotondi di bambini? Quell’uomo si chiamava Felice Pignataro, uno che a Scampia ha lasciato davvero tantissime tracce. Ma chi era Felice?”.

“Sulle tracce di Felice Pignataro”, opera realizzata dal fotografo Francesco Di Martino e dal GRIDAS (Gruppo Risveglio dal Sonno) di Scampia, il documentario “Felice!” di Matteo Antonelli e Rosaria Désirée Klain, fanno parte di un ampio progetto sperimentale, che svilupperemo con la Produzione Dal Basso.

Di tutti i “tasselli” di cui si compone il progetto, libro e dvd compresi, si può leggere qui,

Black out - Foto di FabianQuesto estratto è contenuto nel documento XXIII, numero 64, volume primo, tomo VI della commissione stragi. In attesa che si tenga fede alla parola data e gli atti siano reperibili online a partire da ottobre (dopo una molto parziale pubblicazione un paio d’anni fa e repentino ritiro), le righe che seguono, parte del capitolo “Seguendo il memoriale Moro”, raccontano un episodio “curioso” che accadde a ridosso del rapimento del leader democristiano. E altrettanto “curioso” il livello di collaborazione che venne dato. Per chi volesse scaricarsi l’intero documento, il link è questo.

Un blackout dei telefoni

Poiché siamo appassionati di elementi secondari, vorremmo qui citarne uno. Il 15 marzo 1978, il giorno prima del rapimento dell’onorevole Moro, la struttura della Sip fu posta in stato di allarme. La spiegazione della utilità della Sip durante i cinquantacinque giorni del sequestro di Moro è data dalle disposizioni di [Luciano] Infelisi [sostituto procuratore della Repubblica di Roma], di [Domenico] Spinella [dirigente capo della Digos] e dell’ingegner [Francesco] Aragona [dirigente della socità dei telefoni]. Il comportamento della Sip, durante il sequestro e la prigionia di Moro, secondo le dichiarazioni del magistrato e dell’allora capo della Digos furono di «totale non collaborazione», non un solo telefonista fu bloccato a seguito del blocco della conversazione che consente di risalire rapidamente al chiamante.

Spinella giunge ad affermare che fece due segnalazioni all’autorità giudiziaria e che la Sip doveva essere denunciata. Si badi che Spinella non fa riferimento a comportamenti di alcuni, ma si riferisce all’atteggiamento dell’azienda nei confronti degli inquirenti. La non collaborazione della Sip fu quindi funzionale agli interessi dei sequestratori di Moro. Spinella rappresenta anche la divaricazione tra l’estrema efficienza della Sip nell’operazione che condusse all’arresto di [Michele] Viscardi [militante di Prima Linea] e quanto fece durante il sequestro Moro, giungendo ad affermare che gli sviluppi della vicenda Moro sarebbero stati completamente diversi.
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Mamma

Mamma è una rivista che si trova si su web, ma anche su carta. È una rivista che ha tra le sue menti Carlo Gubitosa, giornalista, scrittore e mediattivista di cui si parla da queste parti. Ed è una rivista che, usando il linguaggio del giornalismo a fumetti e della satira politica e sociale, ci prova a vivere di abbonamenti bandendo la pubblicità. Ma poi capita di inciampare in provvedimenti che suonano come censure minori (e che, per citare il pezzo riportato sotto, fanno sbadigliare invece di smuovere i lettori). Ne parla Ulisse Acquaviva nell’ultimo editoriale, Tariffe postali: la prova del fuoco dei gruppettari, un “appello al sottobosco ribelle italiano pronto a mobilitarsi contro i bavagli solo se qualcuno gli apparecchia la piazza”. Eccolo di seguito il pensiero del suo autore (e di tutti i mammari). Prima di proseguire con la lettura, però, si faccia almeno un giro sulla pagina in cui sono descritte le modalità per sostenere quest’iniziativa editoriale.

Sbavagliatori, gruppettari, popoliviola, grillini, fan di Santoro e Travaglio, manifestatori di piazze Navona, antiberlusconiani e contestatori, unitevi! Oggi avete la possibilità di dimostrare la vostra coerenza: reagite in massa al bavaglio che tocca le PICCOLE RIVISTE SPEDITE SU ABBONAMENTO, così come avete reagito al bavaglio sulle intercettazioni che toccava solo i grandi quotidiani (le piccole riviste non le pubblicano perché nessun amico gliele passa).

Se vi siete persi le puntate precedenti ve le riassumo io:
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Eleonora Pantò fa il punto della situazione sulla legge bavaglio e la sua opposizione in un pezzo pubblicato su Global Voices (il cui team italiano ha collaborato alla stesura). Particolare attenzione viene posta sulla cosiddetta norma ammazza-blog sulla quale scrive:

Mentre sono stati già annunciati emendamenti per abrogare la norma [...] nella discussione in aula, il contesto generale va comunque ampliato sulla delicata posizione del governo e sulle ennesime manovre (legislative ma non solo) volte a limitare la vita democratica dei cittadini stessi. Eppure dal Palazzo tutto tace. Perfino come o perché quella norma sia finita nel DDL sulle intercettazioni telefoniche.

Vale la pena leggerlo tutto l’articolo, nel quale si fa un’ampia disamina dei diversi sistemi sociali utilizzati dal fronte del no alle limitazioni alla libertà d’informazione.

Torno subito è un film realizzato da alcuni professionisti del mondo del cinema e rilasciato con licenza Creative Commons BY-NC. Per dare un’occhiata al film si veda qui mentre è possibile leggere qualcosa per capire come è stata realizzata questa pellicola e quanto è costata.

(Via Creative Commons Italia).

La home page di Peacereporter nei giorni dell’oscurantismo è così.

Gramsci - Home page di Peacereporter

Foto da Radio Radicale

Zittiteci questo. Legge bavaglio: subito una grande manifestazione nazionale: un appello da firmare.

Ed ecco un esempio – tra innumerevoli – di ciò che si rischia di perdere, risorsa indispensabile per chi studia determinati fenomeni politici e sociali: La legge sulle intercettazioni vieta la registrazione dei processi. Vietato lo speciale giustizia di Radio Radicale. Sulle udienze online pare che si sia giunti a un compromesso: il divieto di registrazione, oltre al presidente della corte (com’è già ora), lo potrà richiedere anche il rappresentante della pubblica accusa, ma non le parti. Il che è già qualcosa, ma di certo non abbastanza (e neanche sufficiente), soprattutto in relazione al testo di legge e relativi emendamenti.

Piracy: The Intellectual Property Wars from Gutenberg to GatesPiracy: The Intellectual Property Wars from Gutenberg to Gates è un libro scritto da Adrian Johns e uscito a inizio anno per la University Of Chicago Press. Nella recensione pubblicata da Electronic Frontier Foundation, si dà subito un’avvertenza al lettore: guardarsi qualcosa sulla (controversa) storia della proprietà intellettuale. Poi, contando sull’organizzazione cronologica del volume, Fred von Lohmann prosegue scrivendo:

Se volete un consiglio, iniziate dal capitolo 13 sull’ascesa delle radio nella Gran Bretagna degli anni Venti. È una storia incredibilmente attuale perché la radio compare all’ombra dei brevetti [e] pone un rompicapo a un governo che temeva che gli “sperimentatori” avrebbero distrutto le cose deregolamentando programmi e inondando l’etere [...]. In molti hanno riconosciuto alcuni paralleli con le attuali controversie su “jailbreaking” dell’iPhone, innovazione dell’utente e futuro di Internet.

L’anteprima del libro è disponibile su GoogleBooks.

(Via BoingBoing.net)

GNUFunk Radio parte con una nuova trasmissione: si intitola Bandscan, è opera di Christian Diemoz e racconta un universo ignoto ai più, quello delle onde corte, con un registro molto simile al radiodramma che rievoca i conflitti più recenti. Così Christian presenta il suo lavoro:

La Radio è una passione personale e nonostante sia assai devoto alle tecnologie digitali, un bagno di segnali analogici è sempre rinfrancante, serve a ricordarti che ciò che esisteva quando eri ragazzo sopravvive. In qualche modo, sopravvive quindi una parte di me. Bandscan, è l’operazione che un appassionato compie quando esplora un’intera banda per vedere quali stazioni riesce a ricever in quel momento.

Come le altre trasmissioni di GNUFunk Radio, anche Bandscan è rilasciata con licenza Creative Commons e la registrazione è scaricabile da Archive.org.

Bandscan - GNUFunk Radio

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