Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
17 Feb
Bocca, occhi, orecchie. Un viaggio nelle Alpi albanesi è un documentario prodotto da Osservatorio Balcani (grazie anche al sostegno della regione autonoma del Trentino-Alto Adige) e girato da Micol Cossali e Davide Sighele:
Michael studia l’indoeuropeo, Gianni è arbëresh e insegna albanese presso l’Università della Calabria, Monica è stata la prima in Italia a ottenere un dottorato in albanologia. Un gruppo di linguisti e un viaggio in Albania tra parole, cime maestose e luoghi ai margini. Seguendo una ricerca sulle culture minoritarie dell’Europa allargata, “Bocca, occhi, orecchie” traccia un ritratto unico di un mestiere inconsueto e apre uno sguardo molto particolare sull’Albania di oggi, la sua cultura, il suo paesaggio.
Dura 33 minuti ed è corredato da un reportage realizzato con le fotografie Andrea Pandini. Qui invece per vedere il trailer del documentario.
12 Feb
La fonte è questo libro e qualche approfondimento sulla “segregazione amministrativa”, costruita a suon di ordinanze (qualcosa in tema lo si riportava qualche tempo fa), lo si può leggere qui, sul blog dell’autore, Giuseppe Civati. L’infografica invece è opera di Gino Selva.
(Via Ultimo)
10 Feb
Il barometro 2010 sulla libertà di stampa di Reporter senza frontiere aggiornato in tempo reale.
(Via Lsdi e 233grados.com)
8 Feb
Un fatto del genere fa pensare alla Somalia e alle opere si sciolgono sotto il sole. In questo caso, invece di sciogliersi al sole, Peacereporter racconta la storia di 220 milioni di euro in fumo. E il luogo è poco lontano, l’Etiopia.
È crollato dopo due settimane esatte dall’inaugurazione del 13 gennaio scorso, avvenuta alla presenza del ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, che suggellava con la sua presenza l’ingente impegno italiano in questo mega progetto. Si tratta del Gilgel Gibe II, il tunnel di 26 chilometri costruito per generare energia sfruttando la differenza di altitudine fra il bacino della Gilgel Gibe I e il fiume Gibe. Siamo nel cuore dell’Etiopia, nella valle del fiume Omo, un paradiso che sta per sparire, ingoiato dalla rapacità di governi e grandi interessi, che nelle acque cristalline dell’importante fiume ci vedono solo energia e tanti soldi. Dietro a questo misero flop, infatti, c’è un intreccio di interessi e business a nove cifre, che occorre analizzare passo passo, per arrivarne a capo.
4 Feb
Si intitola Vodou Brooklyn ed è il “viaggio” per voce e immagini di una fotografa all’interno di una comunità haitiana trapiantata negli Stati Uniti. L’autrice di questo racconto si chiama Stephanie Keith e, per quanto visuale, si tratta della puntata speciale di una trasmissione radiofonica, Speaking of Faith. È anche possibile ascoltare e scaricare l’mp3 dell’audio-racconto.
(Via BoingBoing)
2 Feb
Osservatorio Balcani e Caucaso ha editato poco tempo fa una raccolta di saggi che si intitola Il mestiere del cinema nei Balcani. Storia di un’industria e dei suoi protagonisti dagli anni settanta ad oggi e che è stato scritto da Luisa Chiodi e Irene Dioli. Uscito in una prima (e precedente) edizione per il numero 2/2008 della rivista Archivio Trentino e in contemporanea in lingua albanese per Përpjekja – E përtremuajshme kulturore, il libro di questo racconta:
A vent’anni dalla fine della guerra fredda, il cinema offre una prospettiva originale per l’approfondimento delle trasformazioni politico-sociali, economiche e culturali nell’Europa sud-orientale. Narrando le storie degli abitanti del microcosmo cinematografico balcanico, il volume analizza il segmento culturale che più di tutti ha plasmato l’immaginario collettivo delle società della regione, dall’apogeo degli anni settanta fino ai processi di globalizzazione degli ultimi anni. Il mestiere del cinema nei Balcani racconta l’industria del film in Albania, Bulgaria, Bosnia Erzegovina, Croazia e Serbia, la sua storia di strumento della propaganda di regimi comunisti, la crisi catastrofica degli anni novanta e il suo rapporto con il mercato globale del ventunesimo secolo.
Il libro, nella nuova edizione di Osservatorio Balcani e Caucaso, può essere scaricato in versione integrale da qui (pdf, 985 KB). Online è stato pubblicato l’indice e il tutto è contenuto nello speciale Storie di cinema.
25 Jan
Il blog di Lsdi racconta che negli Stati Uniti per il giornalismo investigativo sono stati messi a disposizione 143 milioni di dollari in 5 anni dalle fondazioni. Ma aggiunge:
La filantropia probabilmente non potrà continuare a mantenere i gruppi nonprofit per sempre e alcuni di essi si stanno già attrezzando per mettere a punto dei piani finanziari di sostenibilità – Non si esclude nessuna ipotesi, comprese le sottoscrizioni fra i lettori o la vendita di spazi pubblicitari – Un’analisi dell’Associated Press fa il punto sulla situazione, complicata, delle strutture che stanno cercando di riempire i vuoti nel campo del giornalismo d’ inchiesta lasciati dai media tradizionali – Il caso di ProPublica, che ha un budget redazionale annuale di circa 10 milioni di dollari e 36 fra cronisti e redattori e che, per ora, ha le spalle coperte a tempo indefinito – I gruppi non profit hanno cominciato poi a esplorare il modo di mettere in comune le loro risorse – Diversi di loro si sono incontrati a luglio per stilare un Manifesto per l’Investigative News Network, una sorta di cooperativa del “terzo settore” del giornalismo investigativo – L’esempio della National Public Radio.
24 Jan

Giornalisti a Roma: una notte per raccontare. Accadrà a Roma giovedì prossimo, 28 gennaio, dalle 17,30 a mezzanotte, alla Casa della Pace (via di Monte Testaccio, 22). Da qui si può scaricare la locandina dell’evento.
21 Jan
A proposito delle revisioni storico-politiche di questi giorni, è interessante il post che Marco Damilano pubblica sul blog Lost in politics a proposito di quello che unisce Craxi a Berlusconi:
Non è l’amicizia, come ha detto oggi Berlusconi all’uscita di casa del cardinale Ruini. Meglio del Cavaliere lo spiega una pagina del diario di Walter Tobagi, pubblicata nello stupendo libro della figlia Benedetta “Come mi batte forte il tuo cuore” (Einaudi).
«30 ottobre 1979. Il “Corriere” pubblica oggi un’intervista anonima a Craxi. Se l’è scritta Craxi da solo. Pilogallo mi racconta che il testo l’hanno portato Tassan Din e Angelo Rizzoli alle otto e mezzo di sera, i quali l’hanno consegnato a Di Bella. E Di Bella ha ritagliato le risposte, le hanno incollate su altri fogli, scrivendo di suo pugno (meglio: ricopiando) le domande che Craxi s’era fatte da solo. È vergognoso: sia per Craxi che per Di Bella».
Gli editori Bruno Tassan Din, Angelo Rizzoli e il direttore del “Corriere” Franco Di Bella erano iscritti alla loggia P2. Come Berlusconi, data di affiliazione 26 gennaio 1978, tessera numero 1816. E la singolare concezione della libertà di stampa, le autointerviste, non è l’unica cosa che collega Craxi a Berlusconi. Il volantino di rivendicazione dell’omicidio del giornalista fu ritrovato nella valigia di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi. Craxi andò a casa Tobagi a spiegare alla vedova che conosceva importanti documenti sull’assassinio del marito, ma che non poteva produrli per senso di responsabilità. La signora Maristella mise il segretario del Psi alla porta, «poi un pianto dirotto. È stato Craxi a provocarlo. A casa nostra non mise più piede». Per queste pagine Stefania Craxi ha accusato Benedetta Tobagi di «farneticazioni, allucinazioni, incapacità di uscire dal suo ruolo di figlia». Lei ne sa qualcosa.
Walter Tobagi, ricorda Benedetta, era socialista, aveva apprezzato l’elezione di Craxi alla segreteria del Psi nel ‘76, ma le sue speranze si affievolirono ben presto. Fu ucciso sotto casa, da una banda di aspiranti brigatisti il 28 maggio 1980. Il suo assassino Marco Barbone si è pentito, è stato subito scarcerato, è responsabile comunicazione della potente Compagnia delle Opere. A maggio sono trent’anni che siamo stati privati di Tobagi: chissà se anche Walter avrà un messaggio di commemorazione.
12 Jan
Lavoro interessante e meritorio quello effettuato da Lsdi e Giornalismo e democrazia con la pubblicazione integrale (in italiano) dei memorandum sulle torture della CIA reso pubblico da Obama. Dall’introduzione di Raffaele Fiengo in merito all’accesso ai documenti pubblici:
La situazione italiana è pessima. Non solo sui grandi drammi, le stragi e il segreto di Stato. Da una parte la pubblica amministrazione è, quasi per natura, poco trasparente e non ottempera a questi obblighi nemmeno quando ci sono. Se faticosamente si stabilisce che gli uffici stampa pubblici debbono essere coperti da giornalisti neppure allora ciò si traduce immediatamente in un lavoro volto alla conoscenza da parte dei cittadini. La vocazione al ruolo di portavoce è assai forte.
Molti anni fa, dovevo fare per un settimanale una inchiesta sui treni sporchi. Chiesi invano di avere una copia dei capitolati di appalto con gli specifici obblighi delle imprese di pulizia. Un muro, anche se erano ovviamente strapubblici. Finii per rubarne una copia da un cassetto della Stazione Termini. Scoprii così che ogni treno doveva essere pulito da cima a fondo, compresa la lucidatura degli ottoni, prima di ogni partenza. Nella realtà, riscontrata con i miei occhi, le cose funzionavano così: un signore, all’uscita della stazione accanto ai binari, contava le vetture dei treni che passavano in partenza e tutti venivano dati per puliti e lucidati con relativo pagamento milionario. (Questa storia, ahimè, finì miseramente perché l’inchiesta di dodici pagine fu ridotta a tre in tipografia per intervento del proprietario-direttore su richiesta delle Ferrovie). Non si tratta di vicende solo del passato. Un mese fa su un vagone letto di prima classe in arrivo a Milano da Parigi sono state trovate molte zecche.
Il giornalismo italiano è più dedito alle opinioni che ai fatti. E non ha, salvo eccezioni, l’abitudine di lavorare sui documenti. Spesso supplisce, su questo terreno, con qualche magistrato amico, con funzionari e gole profonde e il tutto confluisce normalmente nell’informazione schierata. Le imprese editoriali non coltivano l’indipendenza. Nella migliore delle ipotesi cercano una equidistanza quantitativa. Non chiedono ai loro giornalisti di fornire gli elementi per il processo di formazione dell’opinione pubblica.
Anche per indicare una strada presentiamo questi testi. Sono informazioni materiali, scomode e fastidiose, imbarazzanti. Toccano un campo delicato, la sicurezza nazionale.
Per il download diretto dei documenti, tutti in formato pdf:
La traduzione dei memorandum è stata curata da Valentina Barbieri, Matteo Bosco Bortolaso, Barbara Di Fresco, Andrea Fama e Anna Martini.
11 Jan
Il pezzo che segue lo ha diffuso Roberto Vignoli ed è stato scritto da Roberto Laghi a proposito dei dossieraggi effettuati dalla coppia Pollari-Pompa ai danni di una serie di professionisti e organi d’informazione. Nel caso specifico, si tratta di Information Guerrilla. A latere – ma neanche più di tanto – risultano efficaci anche due articoli scritti da Giuseppe Genna per Carmilla: Le expertise di Luttwak e Luttwak, la voce del padrone. Buona lettura.
Dopo le rivelazioni del Fatto Quotidiano sull’attacco di Luttwak a Informationguerrilla [http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2415191&title=2415191], per chi volesse sapere qualcosa in più sul sito d’informazione alternativa da me curato dal 2002 al 2007, pubblico un articolo inedito (scritto per il numero zero di una rivista poi abortita) dell’amico e braccio destro “infoguerrigliero” Roberto Laghi. Dedicato a tutti i collaboratori e lettori di Information Guerrilla. Che, prima o poi, come la fenice, chissà che non risorga dalle sue ceneri.
rv
Noi, guerriglieri dell’informazione
di Roberto Laghi
Non si inizia mai da zero. Non si dà nessun post- senza alcun pre- (nonostante, come cantavano i CCCP, “qualcuno è post senza essere mai stato niente”). E poiché in questo spazio vogliamo parlare di informazione dal basso in rete, è necessario fare un passo indietro per dare conto dei suoi momenti importanti, fondativi. Raccontare lo scenario di oggi presuppone la conoscenza di ciò che era ieri, con la consapevolezza dell’evoluzione degli strumenti di comunicazione e partecipazione. Implica una riflessione sull’importanza della memoria – conoscenza di contesti e percorsi oltre che di fatti -, tensione personale che va a innestarsi su un tessuto civile collettivo in grado di mantenere il ricordo e di collegarlo al presente. Questo articolo parla di un sito, un importante punto di riferimento per la rete dal 2001 in avanti.
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8 Jan
Un pezzetto del Paese della vergogna è quello raccontato nel video qui sopra. Ma è anche un libro di Daniele Biacchessi e uno spettacolo teatrale che Daniele porta in giro per l’Italia con i Gang dei fratelli Marino e Sandro Severini. A breve i live riprenderanno per raccontare queste storie:
1944, Sant’Anna di Stazzema. Inizia da un immagine di un girotondo di bambini il racconto di Daniele Biacchessi, accompagnato da Marino e Sandro Severini dei Gang. Questo spettacolo parte da un dato di fatto, incontrovertibile. In Italia la verità storica non segue mai lo stesso binario della verità giudiziaria. Le prove delle stragi nazifasciste di Sant’Anna di Stazzema e Marzabotto nascoste nel cosiddetto “Armadio della vergogna”. I colpevoli di stragi come Portella della Ginestra, Piazza Fontana, Piazza della Loggia a Brescia, treno Italicus, stazione di Bologna, Rapido 904, sono tutti sostanzialmente liberi. E’ l’Italia spiazzante delle verità negate, raccontate da Biacchessi attraverso scene esemplari, flash su personaggi diversi tra loro ma uniti da un solo nome: ingiustizia. Sono tra gli altri Peppino Impastato, direttore di Radio Aut, assassinato da Don Tano Badalamenti; Giovanni Falcone e Paolo Borsellino uccisi dalla mafia politica. Un collage di fatti e storie, carichi di emozioni. “Il paese della vergogna” é un libro di Chiarelettere Editore. Il quadro sulla strage di via dei Georgofili é scritto da Raja Marazzini.
5 Jan
Dieci anni di comunicazione di crisi. Li festeggia il francese OIC (Observatoire International des Crises), organismo indipendente nato appunto a inizio 2000 con lo scopo di “occuparsi più specificamente delle crisi legate a internet, tema assente dal panorama sociale”. Per vedere quanto, in questo arco di tempo, il materiale dell’osservatorio si sia arricchito, si provi a dare un’occhiata all’elenco degli articoli e delle pubblicazioni, consultabili in rete e scaricabili in formato pdf.
Per quanto mi riguarda, ho conosciuto telematicamente l’osservatorio nel 2003 e ai tempi avevo tradotto Il ruolo di Internet nella condivisione del sapere in situazioni di crisi di Didier Heiderich, a cui è seguito qualche mese fa L’influenza su Internet, come si segnalava al momento dell’uscita. Ma per chi legge il francese di tematiche interessanti ce ne sono. Oltre ad atti e interventi a conferenze per mezzo mondo, si veda per esempio quello che accadde nel 2007:
Le prese di posizioni dell’OIC, per quanto moderate, sui pericoli legati agli investimenti in Cina ci sono valsi una censura [...] e un periodo di osservazione e un’audizione da parte delle autorità in Francia. La notizia di questa censura farà il giro del pianeta.
Ora chissà che nel prossimo decennio non decidano di sbarcare anche in Italia. Che un lavoro come quello del team dell’OIC sarebbe senz’altro utile anche da questa parte delle Alpi. Intanto, per capire cos’è accaduto nei dodici mesi appena conclusi, è stato messo online un bilancio delle crisi del 2009:
Accelerano, vengono banalizzate e la memoria delle crisi passate si dissipa a causa della condanna mediatica inflitta dall’irrompere [di nuovi eventi] e dalla conseguente dimenticanza quasi immediata [dei precedenti]. Dietro questa accelerazione, le crisi cambiano volto e ciascuna lascia insegnamenti che le sono propri.
Il testo, scritto da Thierry Libaert e Christophe Roux-Dufort, entrambi docenti universitari, comprende – tra gli altri fatti – il disastro dell’Airbus AF 447, la crisi economica, la catena dei suicidi a France Telecom e l’influenza A. E, oltre a caratterizzare ciascuno degli eventi affrontati, si chiude con una serie di interrogativi lasciati in eredità al nuovo anno.
3 Jan
Booksblog annuncia che questo mese inizieranno le pubblicazioni di una nuova rivista, Il Reportage, trimestrale di scrittura, giornalismo e fotografia. Citando un lancio dell’Agi:
Questa rivista (direttore è Riccardo De Gennaro, photo-editor Mauro Guglielminotti) ha una concezione molto flessibile del reportage, che può essere anche un’inchiesta-denuncia, un’intervista, un viaggio letterario, un diario. Anche la fiction non è trascurata: ogni numero di Reportage, che si avvarrà anche di un sito internet (www.ilreportage.com), ospiterò un racconto. Il primo è di Dario Voltolini. Tema del primo numero sono le periferie: Catania strangolata dalla mafia nel racconto di Riccardo Orioles e Pippo Scatà con le foto sulle mafie di Alberto Giuliani; i quartieri periferici di New York e Detroit, svuotati dal boom dei mutui, raccontati da Eleonora Bianchini e Mauro Guglielminotti: quel pezzo tragico di storia della “periferica” Argentina nell’intervista di Alejandro Brittos a uno dei guerriglieri superstiti al massacro di Trelew nel 1972 con i ritratti di Simone Perolari; la borgata di Ostia, dove fu ucciso Pasolini, descritta da Beppe Sebaste e dalla fotografa Maria Andreozzi. Ma anche Hong Kong, come in un “viaggio fino alla fine del mondo”, con lo scrittore Carlo Grande e il fotoreporter Francesco Acerbis, il “viaggio senza viaggio” di Fabio Sebastiani (le foto sono di Stefano Snaidero) nella metropolitana di Roma, il “trip” del drogato di eroina raccontato anche in chiave saggistica dal poeta Lello Voce con le foto di Jessica Dimmocks. Ci sono poi i fotoreportage sull’Africa di Ron Haviv e sui campi di concentramentio di Auschwitz e Birkenau di Ivo Saglietti.
Al momento sul sito della rivista, pubblicata da Edizioni Centouno, c’è solo una pagina di annuncio mentre per leggere qualcosa di Riccardo De Gennaro, che proviene da Repubblica, si può andare qui. Del photo-editor invece c’è un sito personale.
29 Dec
Emergency chiama a raccolta sulla via del migrante. Qui il programma completo della manifestazione (pdf, 233 KB).