Tutela dell’informazione: secondo Marcy Wheel occorre proteggere gli “atti di giornalismo” più che i media

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Lsdi pubblica un interessante pezzo che sposta il tema della tutela degli operatori dei media raccontando che occorre proteggere gli atti di giornalismo, non solo i mezzi di informazione. Si tratta dell’intervento di Marcy Wheel sul suo blog, intervento che si può riassumere così:

La protezione dell’atto di giornalismo – scrive in un articolo che vi proponiamo qui di seguito – potrebbe avere diversi vantaggi rispetto all’ipotesi di una protezione dei “mezzi di informazione” in generale. In primo luogo, puntando sulla protezione dell’atto di giornalismo, si includono quei giornalisti indipendenti che sono indiscutibilmente impegnati nel giornalismo (superando la questione dei blogger di cui ho parlato, ma anche di coloro che lavorano in modo indipendente su progetti di libri e potenzialmente – anche se questo sarebbe una questione su cui ci sarebbe ancora molto da discutere – a editori come WikiLeaks), ma nello stesso tempo si escludono quei personaggi dell’informazione che sono impegnati nel mondo dello spettacolo, della propaganda aziendale o della disinformazione governativa.

Ma proteggere l’atto di giornalismo piuttosto che i “mezzi di informazione” – aggiunge Wheel – dovrebbe anche servire ad escludere un altro gruppo che dovrebbe avere una protezione limitata. Nella definizione del DOJ infatti sono inclusi non solo i giornalisti che lavorano per i mezzi di informazione, ma anche i manager.

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Le Cellule Rivoluzionarie tedesche: Guido Ambrosino racconta il gruppo e la loro “guerriglia popolare”

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Cellule RivoluzionarieLa storia delle tedesche Cellule Rivoluzionarie e della loro “guerriglia diffusa” la racconta il giornalista Guido Ambrosino sul sito del Manfesto Bologna scrivendo:

“Vogliamo una ‘guerriglia popolare'”, dicevano le Revolutionäre Zellen. Certo la più “popolare” delle loro azioni avvenne nel 1975, quando a Berlino si inserirono in un movimento di protesta contro l’aumento delle tariffe dei mezzi di trasporto pubblici stampando e mettendo in circolazione 120 mila carnet di ticket della metropolitana perfettamente contraffatti, che trovarono calorosa accoglienza nelle “comuni” studentesche.

Alle RZ vengono attribuiti 186 sabotaggi, danneggiamenti, attentati dimostrativi sull’arco di vent’anni, fino al 1993. Queste azioni, dicevano le RZ, “si giustificano solo se portano avanti il movimento”. O meglio, i movimenti: contro le centrali nucleari, per le case occupate, a sostegno degli immigrati, contro il “patriarcato”. “Attacchi alle istituzioni centrali dello Stato – scrivevano le Rz nel 1981 – ci sembrano politicamente impraticabili: non possiamo porre la questione del potere. Non siamo in guerra, ma all’inizio di una lunga lotta per convincere la gente”.

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Eventi mediatici: Bradley Manning non è un “bambino reale”, su Fairness & Accuracy in Reporting

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Chi invece il processo a Manning vuole seguirlo, può farlo sul sito della Press of the Freedom Foundation dove ci sono le trascrizioni delle udienze.

Il dibattito sui giornalisti freelance: le ragioni per cui, nonostante tutto, continuare a fare un mestiere del genere

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Non faccio l’inviata di guerra, ma quella che un tempo neanche troppo lontano si sarebbe chiamata – senza che fosse un insulto, com’è diventato successivamente – la pistarola (il senso che attribuisco alla parola è quello descritto per quanto in altri tempi da un grande giornalista, Marco Nozza). Mi occupo dell’attualità del passato, degli anni delle stragi, della P2, dei patti a lungo non detti tra pezzi dello Stato e varie forme di criminalità, compresa quella organizzata. Insomma, in buona sostanza e sintesi, quando si è trattato di scegliere una specializzazione, ho scelto quella che conduce al terrorismo e alla criminalità politica. E non perché abbia particolari pulsioni gerontofile, come qualcuno ha ironizzato, ma perché ero convinta – e lo sono sempre di più, via via che gli anni passano – che per comprendere quello che accade oggi, dal disfacimento istituzionale a quello dei partiti, dalla crisi economica da cui sembra di poter uscire solo con ricette unicamente a suon di ripresa dei consumi (e del consumismo) a crisi internazionali come quelle con il Medioriente o con l’Azerbaijan, non si possa fare a meno di sapere ciò che è stato.

Rispetto alle colleghe Barbara Schiavulli o Francesca Borri, non vado nelle zone di guerra calda. Ho visitato aree come i Balcani o qualche repubblica ex sovietica al massimo per raccontare quello che era accaduto dopo regimi, conflitti o cataclismi economici. Accorgendomi, per esempio, come nella ex Jugoslavia sia difficile raccontare gli anni di Milošević perché, anche laddove forme oppressive non ci sono più o si sono mitigate, i quadri della pubblica amministrazione sono rimasti gli stessi. E allora i dissidenti “normali”, non degli eroi, ma i semplici cittadini che schifavano la pulizia etnica e che rischiavano di sparire solo perché non partecipavano a manifestazioni imposte dall’alto, ancora oggi fanno fatica a raccontare. I dittatori passano, gli ingranaggi delle dittature c’è caso che restino più a lungo.
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“Ilva – Comizi d’acciaio”: in un’inchiesta a fumetti 50 anni di siderurgia e di aggressione sociale, sanitaria e umana

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Ilva - Comizi d'acciaioSceneggiata da Carlo Gubitosa e illustrato da Kanjano, la storia dell’Ilva diventa un’inchiesta a fumetti per le Edizioni BeccoGiallo. Accade con il volume appena uscito Ilva – Comizi d’acciaio, 192 pagine che sono descritte così:

Polo siderurgico per la produzione e la trasformazione dell’acciaio a ridosso del quartiere Tamburi, è al centro di un vasto dibattito pubblico per gli effetti delle sue emissioni sull’uomo e sull’ambiente. Questo libro, con il supporto di un apparato di infografica e collegamenti a contenuti multimediali disponibili in rete, è un tuffo in cinquant’anni di industria siderurgica che nasce da un lavoro giornalistico e di ricerca sul campo per documentare le esperienze di singole persone e di intere comunità che vivono e resistono all’ombra dell’acciaio.

Alessandro Marescotti di PeaceLink, a corredo del libro, ha commentato: “Sembra che senza la produzione di acciaio dell’Ilva debba crollare l’Italia, l’Europa e il mondo intero. Come se il mondo avesse una fame incredibile di acciaio e noi lo tenessimo a dieta forzata. Ma è davvero così?”

“No Muos Film”: una produzione dal basso per raccontare ciò che accade nella riserva naturale di Niscemi

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Il documentario dura poco più di un’ora e merita di essere visto. È No Muos Film (con tanto di sottotitoli in inglese per gli stranieri). Il progetto è una produzione dal basso:

All’interno della Riserva Naturale Orientata Sughereta di Niscemi, sito già dichiarato di importanza comunitaria, si sta costruendo una delle quattro stazioni di terra del Mobile User Objective System (MUOS), sistema di comunicazioni satellitari ad altissima frequenza gestito dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Il programma di installazioni è fortemente contestato dagli abitanti di Niscemi e migliaia di siciliani che si sono costituiti in diversi comitati che hanno dato vita al movimento No Muos.

Per leggerne di più, si clicchi qui.

“Giornalisti digitali e dintorni”: appuntamento il 10 luglio a Firenze per parlare di Anonymous e anonimi attivisti della rete

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Giornalisti digitali e dintorni

Appuntamento mercoledì 10 luglio, alle 18.30, nel capoluogo toscano. Dove, alle Murate caffè letterario, si parla di Anonymous con Carola Frediani (autrice di Dentro Anonymous. Viaggio nelle legioni dei cyberattivisti) e Marco Renzi. L’incontro avviene all’interno della rassegna Giornalisti digitali e dintorni organizzata da Comune di Firenze in collaborazione con Associazione Stampa Toscana, Lsdi (che pubblica un lungo articolo alla quasi vigilia dell’evento, Anonimi attivisti della rete) e Di.gi.ti.