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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


La fabbrica dei giornalistiLsdi ha pubblicato nei giorni scorsi il rapporto La fabbrica dei giornalisti curato da Pino Rea:

Sono oltre 112.000 i giornalisti in Italia (103.000 se si escludono gli iscritti all’elenco speciale e gli stranieri): il triplo che in Francia, il doppio che in Uk. Ma solo il 45% sono attivi ufficialmente e solo 1 su 5 ha un contratto di lavoro dipendente, (guadagnando però 5 volte più di un freelance e 6,4 volte più di un Co.co.co). Intanto i rapporti di lavoro subordinato continuano inesorabilmente a calare (meno 5,1% dal 2008) e l’età media degli attivi a crescere.

Per continuare a leggere si veda qui mentre da qui si puà scaricare in formato pdf il lavoro di Pino.

Per riprendere ed estendere il discorso avviato da Rita Guma, presidentessa nazionale della onlus Osservatorio sulla legalità e sui diritti, sull’accesso alla professione giornalistica, Christian Diemoz nei giorni scorsi ha pubblicato il post Dopo Bono, Siddi Vox e Natale Jagger (ripreso anche dal Barbiere della Sera). Il tono si evince già dal sottotitolo (“nell’estate del rock la Fnsi supera gli U2 in quanto a dar spettacolo”) e, per quanto il post meriti di essere letto per intero, eccone un passaggio particolarmente significativo:

Non è paradossale sostenere che se un giorno gli autonomi si fermassero, tre quarti dei quotidiani e molti settimanali, che li utilizzano come collaboratori, non riuscirebbero ad uscire. Perché? Per il semplice fatto che i giornalisti assunti, vantando le tutele contrattuali del loro status, non possono essere spremuti come dei collaboratori (pagati quando va bene con co.co.co, oppure in “natura” – telefonini o sim – o a “peso”, come rivela l’ultima drammatica ricerca della LSDI) senza nessun tipo di diritto e ai quali avanzare le richieste più disparate, perché “se non va bene a te, andrà bene a un altro al tuo posto”. Indovinate un po’, pertanto, chi è che scrive i tre-quarti degli articoli che leggete ogni giorno?

È un peccato che i rappresentanti della Fnsi non abbiano affrontato un tema del genere con il sottosegretario Bonaiuti. Eppure, un argomento – e nemmeno debole – lo avevano, rappresentato dal recente insediamento della Commissione Nazionale per il Lavoro autonomo (di cui, a scanso di equivoci, chi scrive fa parte), che ha cercato peraltro di divenire il più operativa possibile da subito, organizzandosi in gruppi di lavoro tematici. Non lo hanno fatto e, da autonomi, non si può che essere dispiaciuti, e ogni giorno più arrabbiati, per il fatto che il Sindacato continui a vivere ancorato ad un’immagine della categoria che ha abbandonato da tempo la realtà, per transitare nelle accoglienti fila della mitologia.

Al momento, da parte della federazione, pare non sia giunta ancora nessuna risposta. Forse perché si guarda troppo un singolo bavaglio a discapito di altri, non meno insidiosi. Anzi, forse più subdoli. Come quello segnalato poco tempo fa dalla rivista Mamma.

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