Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo ("Gli ultimi giorni", Andrew Masterson)
Siamo un gruppo di cittadini progressisti che credono che sia giunto il momento di assumersi la responsabilità di cambiare l’Italia esercitando il diritto di partecipare alla formulazione delle politiche di governo e di chiedere il rendiconto dei risultati agli eletti che hanno ricevuto la delega ad attuarle.
Le altre menti sono queste. Qui invece un po’ di spiegazioni sul funzionamento del progetto, che prevede un proprio parlamento e un proprio governo.
Inserzione pubblicitaria pubblicata nel gennaio 1960 per promuovere un talismano che dona il potere, in qualsiasi forma lo si desideri. Magari di questi tempi, c’è a chi può far comodo.
(Questi sono i contenuti dell’intervento di oggi al barcamp organizzato per le Girl Geek Dinners Bologna). C’è chi dice che espressioni come “giornalismo investigativo” e “giornalismo di precisione” non esistono perché per sua natura il giornalismo deve investigare con metodologie scientifiche nel modo più neutrale possibile. Attraverso questo processo ne deve dunque derivare una “realtà” oggettiva – che qualcuno chiama anche “verità” – inconfutabile. Una “realtà” che deve essere una verifica rigorosa per lo più delle affermazioni del “potere”, in base alle quali spesso la “realtà” viene modificata per far pendere la bilancia verso uno schieramento politico, partitico o lobbistico specifico. Dunque il giornalista per sua natura deve essere il “cane da guardia” a tutela della collettività contro le deformazioni del potere (di qualunque genere esso sia).
L’altra sera Armando Spataro, magistrato antiterrorismo e procuratore aggiunto a Milano, presentando il suo libro “Ne valeva la pena” che ruota intorno al rapimento dell’iman Abu Omar, ha raccontato un episodio: si trovava negli Stati Uniti e parlando con un collega procuratore, di nomina politico-elettorale e non concorsuale, gli ha chiesto: “Ma voi come fate a garantire ai cittadini di gestire i loro interessi e non quelli della lobby politica a cui appartenete?” La risposta è stata: “Da noi c’è la stampa”. Continue reading
Lo spot di cui sopra risale ai primi anni Sessanta e il set da detective Tommy Burst per bambini era prodotto dalla Mattel. Realistico, come si commenta su Current.com. E non per forza detto in senso positivo.
WarLogs dà accesso a sei anni di guerra riassunti in 75 mila documenti. Consultateli e commentateli affinché possiamo studiare, insieme, una guerra di cui non si conosce il nome.
Mentre sono stati già annunciati emendamenti per abrogare la norma […] nella discussione in aula, il contesto generale va comunque ampliato sulla delicata posizione del governo e sulle ennesime manovre (legislative ma non solo) volte a limitare la vita democratica dei cittadini stessi. Eppure dal Palazzo tutto tace. Perfino come o perché quella norma sia finita nel DDL sulle intercettazioni telefoniche.
Vale la pena leggerlo tutto l’articolo, nel quale si fa un’ampia disamina dei diversi sistemi sociali utilizzati dal fronte del no alle limitazioni alla libertà d’informazione.
Collateral Murder (se ne parlava qui) è stato uno dei punti più clamorosi messi a segno da Wikileaks. Lo smacco per l’esercito americano però occorreva fosse riparato e così il Post, riprendendo la notizia di Wired, racconta che il Pentagono arresta la fonte che ha passato il video ripreso dall’elicottero Apache al progetto di Julian Assange:
L’FBI, in collaborazione con l’esercito americano, ha ora arrestato Bradley Manning, un ventiduenne analista dell’intelligence sospettato di aver passato il video a Wikileaks. Manning, che è dislocato a Baghdad, aveva condiviso il proprio gesto con Adrian Lamo, un ex hacker che aveva conosciuto online. Il soldato aveva raccontato a Lamo di aver passato a Wikileaks anche altri tre documenti riservati: un video di un raid aereo in Afganistan, un rapporto del Pentagono sulla minaccia Wikileaks e un documento con la stesura di 260.000 comunicazioni tra diplomatici statunitensi. Nonostante Adrian Lamo abbia in passato contribuito economicamente al progetto Wikileaks, ha comunque deciso di segnalare Manning alla polizia, considerando pericoloso il suo atteggiamento rispetto alla sicurezza nazionale.
Leggendo le informazioni disponibili, la falla nel sistema di anonimato di Wikileaks è stato nella fonte, attualmente rinchiusa in Kuwait per diffusione di notizie classificate, e non nel sistema in sé.
Partito come semplice rappresentante di medicinali, è arrivato a dirigere la filiale svedese della Eli Lilly, uno dei colossi farmaceutici mondiali che compongono la cosiddetta Big Pharma. Dopo aver vissuto una vita da nababbo, dove nessun lusso gli era negato, Rengen è andato in pensione, si è sposato e ha avuto un figlio. Solo nel vedere il modo in cui la medicina ufficiale trattava suo figlio – racconta – si è reso conto della mostruosità di un meccanismo criminale di cui lui stesso aveva fatto parte per 35 anni. Da qui il suo pentimento, e la decisione di denunciare pubblicamente (tramite una serie di libri e di conferenze) la vera natura dell’industria farmaceutica.
Altro materiale video (in inglese e tedesco) è disponibile qui (YouTube) e qui (Archive.org).
L’immagine sopra riportata è una risposta e una (forse benevola) presa in giro al grido di alcuni giornali contro Internet, secondo i quali in sostanza “print rules” in nome del “power of print”. La stampa “rules” al punto che, per ribadirlo, sarebbero state comprate 1400 pagine di pubblicità. La risposta, giunta un paio di mesi dopo la massiccia promozione dei giornali cartacei, inizia con quest’affermazione:
Quando avete iniziato a dire che Internet è spazzatura, ci avete lanciato in guanto della sfida.
La firma, accompagnata dai loghi di alcune realtà che operano sul web, è sottolineata da un altro slogan: “the power of right fi#%king now”.