Licio Gelli alla trasmissione “La zanzara” (Radio24): la massoneria “oggi non conta più niente”

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Licio Gelli e la massoneria “che oggi non conta più niente”:

La massoneria di oggi non conta più nulla perché non è ascoltata più da nessuno mentre la P2 l’ascoltavano. C’erano 6 ministri e tutti i capi di tutte le istituzioni. Bene un generale alla difesa. Speriamo sia un generale duro.

Dichiarazione rilasciala alla trasmissione di Radio 24 La zanzara e ripresa dal Fatto Quotidiano.

Paginauno: cinque articoli per raccontare un romanzo mai scritto sugli anni Novanta

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Il romanzo mai scritto sugli anni NovantaWalter G. Pozzi, già citato da queste parti, firma cinque articoli che compongono un romanzo mai scritto sugli anni Novanta (Paginauno), ispirato alla richiesta di archiviazione di Sistemi criminali, procedimento penale 2566/98 del tribunale di Palermo. Questo l’elenco dei pezzi:

Da qui si può scaricare il pdf completo dei cinque testi (740 KB).

Current.tv: nell’anniversario del delitto Ambrosoli, due speciali di Enzo Biagi su Gelli e Sindona

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Nell’anniversario dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli, avvenuto l’11 luglio 1979 (e nel compleanno – il 12 luglio – del suo braccio destro, il maresciallo della guardia di finanza Silvio Novembre), Current manda in onda questa sera due speciali di Enzo Biagi. Alle 21.10 “C’era una volta Licio Gelli” e alle 21.40 “C’era una volta Sindona”, il banchiere che sarà condannato per aver commissionato al killer William Joseph Aricò il delitto dell’avvocato Ambrosoli, incaricato nel 1974 di liquidare l’impero finanziario del banchiere siciliano.

Dossier P2: la scoperta della loggia che prospera nell’Italia degli anni Duemila

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Domani di Maurizio ChiericiDi P2, sulle pagine elettroniche di Domani, ne abbiamo parlato spesso. Ancora a inizio della settimana scorsa, avevamo segnalato un convegno che c’è stato giovedì 12 maggio a Parma. Si intitolava P2, 30 anni dopo. E le interviste pubblicate sotto, realizzate da Raffaella Ilari e dallo staff video di Arcoris TV, sono il primo frutto filmato di quel lavoro.

Due gli argomenti che si affrontano: la scoperta degli elenchi nel marzo 1981 (elenchi resi pubblici solo il 20 maggio 1981 dopo gli imbarazzi di un titubante Arnaldo Forlani, allora presidente del consiglio del ministri) e la “sopravvivenza” di un sistema (incentrato su persone, ma soprattutto su pratiche della gestione della cosa pubblica e privata) giunto fino ai giorni nostri, con l’esperienza della P3 e le relative indagini giudiziarie.

Si tratta dei primi due di altri interventi in corso di preparazione da parte del team di Arcoris che si occupa dei video. E via via che saranno pronti, torneremo ad affrontare l’argomento e a pubblicarle le interviste. Per il momento, buona (e consapevole) visione con questi due filmati:

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La P2 nei diari di Tina Anselmi: “Basta una sola persona che ci governa ricattabile perché la democrazia sia a rischio”

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La P2 nei diari segreti di Tina AnselmiHa più i connotati del documento storico che quelli della ricostruzione il libro uscito poche settimane fa per i tipi di Chiarelettere. Si tratta del volume La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi, curato dalla saggista e scrittrice Anna Vinci, 576 pagine in cui si cerca di rispondere a una domanda che formulò Giuliano Turone, il magistrato che il 17 marzo 1981 scoprì insieme a Gherardo Colombo gli elenchi della loggia massonica di Licio Gelli: «Perché questa volontà pertinace di sottovalutare, di ignorare, persino di scacciare dalla mente il fenomeno P2 e tutte le allarmanti vicende connesse che sono emerse negli ultimi trent’anni?»

Il libro curato da Vinci riunisce più di tre anni e mezzo di appunti presi dal dicembre 1981 al luglio del 1984 dalla presidentessa della commissione parlamentare che indagò sulla P2. Fogli, in alcuni casi, pagine più organiche in altri, per tenere a mente informazioni che riguardano moltissime delle persone che, per un motivo o per un altro, erano entrati in contatto con il sistema gelliano. Tra queste Flavio Carboni, grande “protagonista” di quegli anni e attualmente sotto indagine per la cosiddetta P3, Roberto Calvi, Fabrizio Cicchitto, Giulio Andreotti, Giancarlo Elia Valori. In coda al libro, poi, ci sono lettere scritte da Francesco Cossiga, Michele Sindona e dallo stesso Gelli.
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Paolo Bolognesi su “Domani”: «Altre indagini per cercare la verità. Questo potrebbe essere il momento giusto»

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Domani di Maurizio ChiericiAll’inizio Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della bomba che il 2 agosto 1980 esplose alla stazione del capoluogo emiliano, avrebbe voluto che non ci fosse alcun clamore sull’istanza presentata alla procura per chiedere nuove indagini sui mandati dell’attentato. Preferiva che i magistrati avessero modo di valutare con tranquillità la fondatezza della richiesta e di rispondere con altrettanta tranquillità che i familiari si sbagliavano, se lo avessero pensato. Così il 13 gennaio 2011 l’associazione aveva deciso di mantenere il riserbo sulla sua azione, che a poco meno di due mesi di distanza così campata per aria non sembra essere.

Perché presentare adesso l’istanza per chiedere un’indagine sui mandanti? È cambiato qualcosa rispetto al passato?

«Certo. Sono diventati noti a tutti i documenti relativi soprattutto al processo per la strage di Brescia, processo concluso alla fine del 2010. Una serie di testimonianze e di documenti hanno dimostrato che certe figure, ritenute marginali nell’inchiesta su Bologna, assumevano un ruolo più centrale. Si era già visto con gli atti del processo per la strage di piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre 1969, e ora con quello di piazza della Loggia. La nostra richiesta, dunque, non è tanto di dire “adesso troviamo i mandanti”, ma chiediamo che una serie di documenti vengano presi in considerazione dall’indagine in corso».
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Licio Gelli: ecco come ci dividevamo gli apparati. Qualche altra dichiarazione dal signor P2

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Dopo aver preso la parola a fine gennaio, Licio Gelli torna a raccontare la “sua” versione e lo anticipa l’Ansa scrivendo di un’intervista più ampia in uscita domani. Ecco di seguito quanto si può leggere.

“Giulio Andreotti sarebbe stato il vero “padrone” della loggia P2? Per carità… Io avevo la P2, Cossiga la Gladio e Andreotti l’Anello”. L’Anello? “Sì, ma ne parleremo la prossima volta”. Con poche parole l’ex venerabile Gelli conferma per la prima volta che il senatore Andreotti sarebbe stato il referente di un’organizzazione quasi sconosciuta, un sorta di servizio segreto parallelo e clandestino, un possibile anello di congiunzione tra i servizi segreti (usati in funzione anticomunista) e la società civile.

Il settimanale Oggi, che pubblica l’intervista a Gelli nel numero in edicola domani, ha chiesto un commento ad Andreotti, che con queste parole ha fatto sapere di non voler commentare. Gelli dice: “Se avessi vent’anni di meno, mobiliterei il popolo, bloccherei ferrovie e autostrade per protestare contro l’ingerenza dell’Europa. Per bloccare chi vieta di esporre il crocifisso negli edifici pubblici”.

Sulla P2, Licio Gelli tra l’altro dice: “La rifarei. Anche se tanto del mio Piano di rinascita è stato realizzato. Mi sarebbero bastati altri quattro mesi. Solo quattro. E avrei cambiato il sistema politico senza colpo ferire”. L’ex venerabile dà un giudizio negativo su Berlusconi: “La sua politica non mi piace. Si è dimostrato un debole, ha paura della minoranza e non fa valere il potere che il popolo gli ha dato. Oggi il Paese è in una fase di stallo. Molto pericolosa. Berlusconi è stato troppo goliardico, avrebbe dovuto dedicare più tempo ad altri incontri, ad altre cene”. Lapidario il giudizio su Gianfranco Fini: “È un uomo senza carattere”.
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Documentario franco-tedesco racconta l’anomalia del Caimano e della sua storia

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Lettera43, il quotidiano online diretto da Paolo Madron, pubblica la storia del Caimano alla tedesca, raccontando del documentario franco-tedesco Die Akte Berlusconi, prodotto da Arte.tv e Zdf e realizzato da Maria Rosa Bobbi e Michael Busse. Se il video può essere visto in versione integrale qui (per buona parte in tedesco), l’articolo anticipa che:

«Il tycoon di Mediaset vuole davvero plasmare l’Italia a immagine e somiglianza del piano di “rinascita democratica” della loggia di Licio Gelli Propaganda Due?» L’ipotesi è stata portata avanti per tutti i 52 minuti della pellicola […] che i documentaristi hanno girato, partendo dal presupposto di perseguire una tesi predefinita, sulla base della mole del materiale raccolto. Così, minuto dopo minuto, nel lavoro di Bobbi e Busse, “premiata coppia” che in 30 anni […] ha confezionato 50 documentari su commissione, ha preso corpo un parallelo tra l’Italia odierna del governo Berlusconi e quella disegnata, negli anni ’70, dagli uomini di Gelli, fino a quando, nel 1981, con la pubblicazione delle liste, non esplose lo scandalo P2 […]. Dagli indizi che vogliono la sua carriera di imprenditore costruita grazie ai soldi e alla protezione della mafia all’incontrastato potere di manipolazione dell’opinione pubblica raggiunto con le sue tivù, com’è possibile, si sono chiesti i due filmmaker nella versione franco-tedesca del Caimano, che Berlusconi, nonostante le ripetute violazioni, finora l’abbia sempre fatta franca, superando indenne ben oltre 20 procedimenti giudiziari?

L’articolo merita di essere letto per esteso. Tra gli intervistati nel documentario, invece, il senatore Sergio Flamigni, i magistrati Gherardo Colombo e Mario Ristuccia, il colonnello della guardia di finanza Guido Mario Geremia, don Antonio Gallo, il giornalista Raffaele Fiengo, l’imprenditore Francesco Di Stefano (l’editore di Europa 7, inciampata nel cosiddetto lodo Rete4), il politico Leoluca Orlando, l’architetto del premier Mario Catalano e lo stesso pluricitato nel video Licio Gelli (tornato a parlare poche settimane fa). C’è margine per sperare che una tivù italiana ne acquisti i diritti e lo trasmetta anche nel Belpaese?

Sisto nero: la storia di un Borbone e dei suoi rapporti con l’eversione in Spagna

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La voce delle vociLa sua morte, avvenuta a Barcellona il 18 agosto scorso, è passata in pratica sotto silenzio, rispetto a quelle più ricordate a mezzo stampa di Giovanni Ventura e Francesco Cossiga. E altrettanto è accaduto con la sua tumulazione, avvenuta qualche giorno più tardi a Parma, nella basilica di Santa Maria della Steccata, dove già alcuni dei suoi avi sono stati sepolti.

Era un personaggio dimenticato della recente storia italiana, Carlo Ugo di Borbone-Parma, una vita trascorsa tra la Francia e soprattutto la Spagna, dove negli anni Sessanta riuscì a inimicarsi il fronte filo-realista dei carlisti, fallì nella gestione dei suoi rapporti con il dittatore iberico Francisco Franco e ruppe con la famiglia per essersi avvicinato a istanze che si ispiravano al socialismo jugoslavo di Tito. Ma nemmeno ci si ricordò che, negli anni Settanta, tornò al carlismo per traghettarlo verso istanze democratiche post-franchiste e che suoi uomini, collaboratori a lui vicino in questo progetto, vennero assassinati il 9 maggio 1976 nel massacro di Montejurra, la cui responsabilità fu addossata all’estrema destra spagnola e ad alcuni neofascisti italiani, tra cui Stefano Delle Chiaie.

I fatti di Montejurra, per con Carlo, rientravano in un conflitto non solo politico, ma anche familiare. Un conflitto che poneva su due fronti opposti lui e suo fratello Sixto, di dieci anni più giovane (nacque nel 1940) e con frequentazioni ben più radicali. Sostenitore del leader francese del Fronte Nazionale, Jean-Marie Le Pen, tra le sue frequentazioni annoverava l’arcivescovo scomunicato da Giovanni Paolo II Marcel Lefebvre e dal 1977, anno della morte del padre, scalzò il fratello assumendo il titolo di “portabandiera della tradizione” e della reazione carlista.
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P3: l’inchiesta raccontata da Giusy Arena e Filippo Barone tra ricostruzioni e intercettazioni

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P3 di Giusy Arena e Filippo BaroneDai palazzi del potere non si è più in tempo per impedire la pubblicazione delle intercettazioni raccolte in appendice al volume P3 – Tutta la verità di Giusy Arena e Filippo Barone. Trascrizioni curate dal nucleo informativo e dal reparto operativo dei carabinieri del Lazio in cui si attesta che l’affaire esploso a fine primavera non era una cricchetta limitata a pochi “pensionati sfigati” che giocava a corrompere frange limitate della cosa pubblica e privata. Anzi, con interviste e testimonianze inedite, il volume parte dall’inchiesta “Insider”, che tocca Marcello dell’Utri, Denis Verdini, Flavio Carboni e molti altri personaggi della ribalta politica, imprenditoriale e faccendieristica italiana.

E lo fa in momenti delicati. Carboni, uomo che ha attraversato sostanzialmente indenne molte vicende di malaffare tricolore, in secondo grado era appena stato assolto (per insufficienza di prove, si sarebbe detto una volta) per l’omicidio del banchiere di Dio Roberto Calvi. Mentre dell’Utri, ai tempi in cui scatta l’operazione di magistratura e forze dell’ordine, è ancora sotto processo e oggi è fresco di condanna in appello per i suoi disinvolti rapporti con cosa nostra. Rapporti di cui beneficiò – dice la sentenza, le cui motivazioni sono state rese note alla fine dello scorso novembre – Silvio Berlusconi, il probabile “Cesare” dell’inchiesta “Insider”.

Questo libro, da poco uscito per i tipi della Editori Riuniti, è dunque un utile vademecum per districarsi una volta di più nel complesso disegno del crimine sotto l’egida della politica, dei vincoli massonici o pseudo tali, degli affari a scopo unico di arricchimento personale (non c’è nemmeno più la scusa dei quattrini incassati e girati al partito). Se le responsabilità personali saranno individuate in processi che devono ancora partire, le pagine di questo volume sono un viaggio in sigle ed espressioni che spesso compaiono sui giornali di questo periodo: lodo Alfano, faccende all’ombra del Vesuvio, giochi tracciati nei corridoi della Mondadori.
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