E domani è il giorno della memoria per le vittime del terrorismo, anniversario anche dell’omicidio Impastato

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Domani sarà il giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo. Qui se ne fa rapidamente la storia, iniziata nel 2007, e il giorno corrisponde simbolicamente all’anniversario dell’omicidio di Aldo Moro, ucciso nel 1978. Ma quello stesso giorno, sempre il 9 maggio 1978, veniva assassinato anche un altro uomo, molto più giovane, Peppino Impastato. Aveva trent’anni, buona parte dei quali trascorsi a combattere contro la mafia. Alcune delle sue parole, pronunciate ai microfoni di Radio Aut, si possono sentire sopra. La vicenda di Impastato rappresenta anche l’anatomia di un depistaggio.

“Il faccendiere”: il prossimo 2 maggio per “Il Saggiatore” esce la storia di Elio Ciolini, “l’uomo che sapeva tutto”

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Il faccendiereEsce per i tipi della casa editrice Il Saggiatore giovedì prossimo, 2 maggio, il libro Il faccendiere – Storia di Elio Ciolini, l’uomo che sapeva tutto. Il nome di questo personaggio periodicamente torna sulle pagine dei giornali e nelle cronache giudiziarie è ricordato come colui che depistò le indagini sulla strage alla stazione di Bologna. Ma fu anche colui che il 4 marzo 1992 “previde” gli omicidi eccellenti di quell’anno. Il libro in uscita si presenta con queste parole:

Fingere di sapere. Mescolare il falso al vero. Far correre gli investigatori per mezza Europa alla ricerca di riscontri. C’è un uomo in Italia che sa tutto. Questa è la storia di Elio Ciolini, il depistatore dell’inchiesta sulla strage di Bologna. Condannato per calunnia, Ciolini diventa, dieci anni dopo la bomba del 2 agosto 1980, l’anello di congiunzione con la trattativa Stato-mafia.

Servizi segreti, nomi di copertura, bande criminali, viaggi misteriosi in America Latina; questo è il mondo di un personaggio dai contorni sfumati, sul quale grava una sola domanda: chi è il suggeritore? Nelle pagine del libro si ripercorrono le sue gesta, si consultano quarant’anni di carte giudiziarie, si intervistano giudici, carabinieri, testimoni che scelgono di rimanere nell’anonimato, e si traccia il profilo di un uomo incredibile, una macchietta in apparenza, un criminale nei fatti, che ha tessuto una spy story italiana che di romanzesco non ha nulla e che di reale ha vittime in attesa di giustizia.

Mauro De Mauro, un libro di Giuseppe Pipitone per raccontare come 41 anni fa è scomparso un giornalista

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Il caso De MauroScritto dal giornalista Giuseppe Pipitone, è in uscita per Editori Riuniti il libro Il caso De Mauro. Così scompare un giornalista: un mistero lungo 41 anni:

Quarantun anni di misteri, bugie e depistaggi. Tre inchieste finite senza colpevoli. Un buco nero su cui non si farà mai luce. Quella di Mauro De Mauro è una delle pagine più buie della storia italiana, un delitto perfetto dai troppi moventi, dai troppi mandanti occulti e senza un corpo su cui piangere. Per la prima volta Giuseppe Pipitone racconta gli aspetti sconosciuti del giornalista dell’Ora, dal passato fascista alla fuga a Palermo sotto falso nome, fino all’inchiesta sulla morte di Enrico Mattei che gli sarebbe valsa “la libera docenza in giornalismo”. La sparizione della busta gialla, le menzogne degli investigatori e l’ordine impartito, quando si era alla svolta, dai servizi segreti: «Fermate le indagini». Mauro De Mauro era un imprevisto che rischiava di far fallire un sistema di potere che è alla base degli apparati di Stato: per questo doveva essere messo a tacere con ogni mezzo e con ogni copertura.

Di questa vicenda se può leggere anche qui, in un’intervista a Giuseppe Lo Bianco, autore con Sandra Rizza del libro uscito nel 2009 Profondo nero – Mattei, De Mauro, Pasolini. Un’unica pista all’origine delle stragi di Stato.

Documentario sull’Italicus, “quando Bologna scoprì gli anni di piombo”

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Trailer “4 AGOSTO ’74 – Italicus, la strage dimenticata” from Officinemedia on Vimeo.

A proposito del documentario 4 agosto ’74 – Italicus, la strage dimenticata di cui si era parlato qui, Enrico Bandini scrive sul Fatto Quotidiano di quando Bologna scoprì gli anni di piombo:

Due le testimonianze inedite nel film, quelle di Marco Affatigato e Mario Tuti, rappresentanti della cellula toscana del Fronte nazionale rivoluzionario; mentre sono più di una ventina gli intervistati tra cui magistrati, rappresentanti delle istituzioni, avvocati, storici e giornalisti: Leonardo Grassi (presidente della Corte d’Assise di Bologna e istruttore del processo “Italicus – bis”), Vito Zincani (procuratore capo di Modena), Sergio Flamigni (senatore, membro delle commissioni parlamentari d’inchiesta Moro, P2 e antimafia), Valter Bielli (membro delle commissioni d’inchiesta stragi e Mitrokhin) e Giovanni Pellegrino (presidente della commissione stragi), Claudio Santini e Aldo Balzanelli (cronisti al processo Italicus) e Nicola Rao (giornalista Rai ed esperto del neofascismo italiano).

In allegato al pezzo sul documentario di Alessandro Quadretti e Domenico Guzzo prodotto da Officinemedia, sempre Enrico scrive che era il 1974, l’inizio di una stagione orribile.

Ustica: dalle minacce alle querele. Non si può parlare di depistaggi

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UsticaÈ un gioco che tende a ripetersi: ribadire un’opinione spacciandola come una “verità”, non importa quanto suffragata da prove oggettive. Che, se esistessero, permetterebbero la revisione di processi chiusi, se finiti con condanne, o l’apertura di nuovi filoni d’indagine. Basta però fare eco sfruttando magari sedi istituzionali e poi adire alle vie legali a scopo intimidatorio. È ciò che è accaduto nelle ultime settimane con la storia del Dc9 di Ustica, precipitato il 27 giugno 1980 con i suoi 81 passeggeri.

“Ciò che stupisce”, dice il giornalista Fabrizio Colarieti, che a lungo si è occupato di questa vicenda, “è la mancanza di conoscenza delle carte processuali. Che il Dc9 non fosse solo è un dato di fatto, lo prova il tracciato di Ciampino, lo provano le telefonate che da qui sono state fatte all’ambasciata americana. E poi c’è il discorso dei soccorsi: se nessuno depistò, se nessuno fece nulla per nascondere cosa in realtà è accaduto 31 anni fa, perché gli aiuti arrivarono solo dopo 7 ore?”

Colarieti, di fronte alla crescente cavalcata del sottosegretario Carlo Giovanardi contro la verità sul caso, non ci sta a vedere spacciate tesi screditate negli anni, dal punto di vista sia processuale che scientifico. E a proposito delle querele partite contro il depliant del Museo della Memoria di Bologna, che ospita i rottami dell’aereo, si rivolge ai militari, che si sentono diffamati. “D’accordo, in quattro sono stati assolti. Ma teniamo conto di un elemento non secondario. Le indagini per i depistaggi partirono mettendo sotto accusa decine di persone, tra ufficiali e sottufficiali. Poi, con gli anni, alcuni morirono, altri videro i reati andare prescritti e si è rimasti alla fine con quattro imputati poi giudicati non colpevoli. Ma questo non è sufficiente ad assolvere l’intera aeronautica”.
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Graziella De Palo e Italo Toni: a trent’anni dalla scomparsa

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Italo Toni e Graziella De PaloGiovedì prossimo, 2 settembre, saranno passati esattamente trent’anni. Trent’anni in cui loro non solo non sono mai stati ritrovati. Ma anche trent’anni in cui non è stato possibile nemmeno ricostruire nel dettaglio la storia dei loro ultimi giorni di vita e di lavoro in Libano. Questo “grazie” a depistaggi, al segreto di Stato sull’operato di ufficiali dei servizi organici alla P2 e omissis tuttora esistenti (in relazione alle persone in vita. Tuttavia va poi aggiunto che sono oggi numerosissimi i documenti non ancora desecretati su questa vicenda. Per una sua ricostruzione si veda qui).

La storia è quella di Graziella De Palo e Italo Toni, giornalisti, 24 anni lei e 50 lui, spariti nel nulla da Beirut ovest, sotto il controllo palestinese, una mattina di sei lustri fa. E per ricordare questa vicenda, giovedì a Roma ci saranno le manifestazioni “Graziella e Italo – A trent’anni dalla scomparsa”. Su Facebook, per chi è iscritto, è stato pubblicato il dettaglio degli eventi previsti mentre, ad accesso libero, da qui [pdf, 723KB] si può scaricare il programma completo. Che comprende a Villa Gordiani (via Olevano Romano) lo scoprimento di due targhe toponomastiche con cui si intitolano altrettanti viali ai giornalisti italiani.

Infine va introdotta (e da approfondire più avanti) la costituzione in équipe di un gruppo di cronisti che intende rivisitare l’intera vicenda, anche alla luce di quanto il governo avrà il buon cuore di desecretare (e soprattutto rendere accessibile alla stampa. Le due azioni non sono consecutive né automatiche). Si è ancora all’inizio di questo percorso, ma l’intenzione è quella di riuscire a raccontare un pezzo di storia che ha visto cadere Graziella De Palo e Italo Toni, finiti in un mosaico ben più grande, di respiro internazionale.