Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
17 Apr
Mossad base Italia. Le azioni, gli intrighi, le verità nascoste è un libro scritto da Eric Salerno e pubblicato da poco dalla casa editrice Il saggiatore. Se già da titolo e sottotitolo si comprende l’argomento, nella descrizione del volume si legge:
Nel 1945, lo stato di Israele non era ancora sorto. Per la sua posizione geografica nel Mediterraneo, l’Italia era il luogo ideale scelto dai fondatori del Mossad – il leggendario Yehuda Arazi, meglio noto col nome in codice “Alon”, impersonato nel film Exodus da Paul Newman, e Mike Harari, l’uomo che ha accettato di svelare all’autore di questo libro i segreti della sua vita di spia – per impiantare la loro rete e diventare così il principale luogo di smistamento dell’immigrazione clandestina di ebrei europei e la base di transito dei militanti delle organizzazioni terroristiche ebraiche. Oltre a quello geografico, il Mossad potè godere in Italia di un altro fattore decisivo: il beneplacito delle autorità politiche, disposte a “chiudere un occhio, e possibilmente due” dinanzi alle operazioni clandestine, che permisero all’esercito israeliano, in pochi anni, di superare la capacità militare di tutti gli eserciti arabi messi insieme. A Roma il quadrilatero intorno a via Veneto sembrava un quartiere della Casablanca di Bogart, pullulante di spie e di agenti segreti con licenza di uccidere: personaggi reali fatti rivivere da Eric Salerno attraverso i ricordi di Mike Harari, che per la prima volta abbandona i suoi nomi in codice e viene allo scoperto.
Del libro se ne può leggere ulteriormente nel post Una inaspettata radio-spia milanese pubblicato sul blog Radiopassioni. Inoltre, per saperne di più su Mike Harari, si dia un’occhiata qui.
13 Apr
Si intitola E rimasero impuniti – Dal delitto Calvi ai nodi irrisolti di due Repubbliche e uscirà in libreria per Socialmente Editore il prossimo 19 maggio (contestualmente il pdf integrale sarà scaricabile da Internet). Il libro si pone in continuità con Il programma di Licio Gelli (in download da qui), uscito un anno fa, e può essere considerato come un secondo capitolo di una storia tutt’altro che chiusa. Per sommi capi, ecco ciò di cui si parla:
La sentenza che chiude il processo di primo grado per la morte di Roberto Calvi, il banchiere di Dio, manda assolti tutti gli imputati, qualcuno con formula piena e quasi tutti gli altri con la vecchia insufficienza di prove. Tra questi ci sono Flavio Carboni, Pippo Calò, Ernesto Diotallevi e Silvano Vittor. Nomi che, nella recente storia italiana, significano imprenditoria disinvolta, affarismo, cosa nostra, banda della Magliana, terrorismo, stragi e contrabbando. Ripercorrere questo pezzo di passato prossimo significa addentrarsi in angoli di una Repubblica che, tra Prima e Seconda incarnazione, non ha ancora fatto i conti con quanto ha vissuto negli ultimi decenni.
La prefazione è stata scritta da Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980. Ed è dedicato a Oscar Marchisio, amico ed editore scomparso lo scorso agosto. Mi aveva proposto meno di due anni fa di scrivere Il programma di Licio Gelli e dunque anche questo secondo lavoro non sarebbe in pubblicazione se non fosse stato per lui.
25 Mar
Alle 20.20 di questa sera è programmata su GNUFunk Radio la settima puntata di A parole, in breve, già ascoltabile e scaricabile da Archive.org in formato ogg e mp3. Si parla di Non aprite agli assassini – Il caso Fenaroli e i misteri italiani di Antonio Padellaro (Baldini e Castoldi, 1995).
22 Mar
La nuova puntata di A parole, in breve (in programmazione giovedì prossimo, alle 20.20, su GNUFunk Radio) si occupa del libro Non aprite agli assassini – Il caso Fenaroli e i misteri italiani di Antonio Padellaro (Baldini e Castoldi, 1995):
Roma 1968. Mosso da un sentimento contraddittorio di odio e insieme di giustizia, Enrico De Grossi, un ex alto ufficiale del Sifar di De Lorenzo, silurato dopo una misteriosa missione a Budapest, avvia un’indagine privata sull’assassinio di una donna, Maria Martirano, strangolata a Roma dieci anni prima. Di quel delitto erano stati accusati il marito dell’uccisa, l’imprenditore Giovanni Fenaroli, e un giovane elettrotecnico milanese, Raoul Ghiani, ritenuti il mandante e il killer di un omicidio architettato per riscuotere il premio di un’assicurazione sulla vita. E, malgrado si fossero sempre dichiarati innocenti, i due furono condannati all’ergastolo a conclusione di un celebre processo che lacerò l’opinione pubblica. Sulla base di informazioni raccolte negli ambienti dei servizi segreti, De Grossi si convince però che all’origine di quel delitto c’è molto probabilmente una storia di fondi neri maturata nell’Italia politico-affaristica di quegli anni. Non aprite agli assassini propone quel lontano affaire italiano basandosi proprio sulla paziente ricostruzione dell’ex uomo del Sifar. Ancorato a una esposizione rigorosa dei fatti e a testimonianze dirette, è scritto però con il necessario distacco cronistico.
Il brano che accompagna queste parole si intitola Five, è contenuto nell’album Only The Missile di Robin Gray ed è rilasciato con licenza CC BY-NC-ND.
La puntata è scaricabile in formato ogg e mp3 dal sito di Archive.org.
15 Mar
Roberto Laghi intervista per Micromega (in audio) Francesco Vignarca a proposito del libro che ha scritto a quattro mani con Massimo Paolicelli. Appena uscito per i tipi di Altreconomia, il volume si intitola Il caro armato. Spese, affari e sprechi delle forze armate italiane e si presenta così:
Il “Nuovo Modello di Difesa” ha spostato la linea del fronte dai confini geografici a quelli degli interessi economici occidentali, ovunque siano considerati a rischio. La leva obbligatoria è stata sospesa. Ma scopriamo che, nonostante le “riforme”, il nostro esercito professionale conta ancora 190mila uomini, tra i quali il numero dei comandanti – 600 generali e ammiragli, 2.660 colonnelli e decine di migliaia di altri ufficiali – supera quello dei comandati. Scopriamo che il nostro Governo continua ad acquistare “sistemi d’arma” sempre più costosi, dalla portaerei Cavour, alle fregate FREMM (5.680 milioni di euro) al cacciabombardiere Joint Srike Fighter (13 miliardi di euro); e che il “mercato” delle armi, con i Governi principali committenti, è tutt’altro che libero: sono al contrario stretti i rapporti tra forze armate e industria bellica e frequenti i passaggi di militari a fine carriera dall’una all’altra schiera. Un capitolo è riservato alle scelte più controverse legate alle forze armate e ai loro “costi”: le missioni internazionali, la presenza dei militari in città, le servitù militari, il destino degli immobili della Difesa, l’abbandono del servizio civile; per arrivare agli “scandali” veri e propri, tra cui sprechi e inefficienze clamorose e la triste vicenda dell’uranio impoverito. L’appendice fa infine il punto sulle spese militari in Europa e nel mondo.
Francesco Vignarca, su tematiche analoghe, aveva scritto Mercenari S.p.A (Bur, 2004) e Li chiamano ancora mercenari. La privatizzazione degli eserciti nell’era della guerra globale (Altreconomia, 2004). Massimo Paolicelli invece è il presidente dell’Associazione Obiettori Nonviolenti.
9 Mar
Claudia Pinelli, classe 1A, anno scolastico 1972/1973
Tema: “Un fatto di cronaca”
Svolgimento
Erano verso le h. 4 del pomeriggio, a un tratto echeggiò una esplosione, molta gente accorse dove si era sentito il boato; davanti a loro stavano le macerie di una banca distrutta e qua e là corpi straziati. Così avvenne quella che ora definiamo: “La strage di Piazza Fontana”.
La polizia non sapeva dove mettere le mani, così decise di addossare la colpa agli anarchici. Li vennero a prendere per portarli in questura. In quelle tragiche notti perse la vita il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli fermato dalla polizia come tanti altri suoi compagni.
La moglie (Licia Rognigni Pinelli) ora si sta battendo per scoprire la verità sulla morte del marito, perché lei è convinta, come le sue figlie, che Giuseppe Pinelli non si è suicidato, ma sia stato ucciso. La polizia, vedendo la reazione della moglie, si affrettò subito a dire che Pinelli era un bravuomo e che il giorno seguente lo dovevano liberare. Ma alla vedova Pinelli non bastavano le loro rassicurazioni; ora era sola e doveva provvedere al mantenimento delle sue due bambine, Silvia di 8 anni e Claudia di 8.
Intanto per la strage di Piazza Fontana era stato accusato Valpreda.
Sono passati tre anni dalla strage di Piazza Fontana e Valpreda è stato rilasciato in libertà provvisoria senza un vero processo (ben due processi sono stati rinviati).
Speriamo che il terzo processo sia quello che faccia trionfare la giustizia liberando gli innocenti e imprigionando i veri colpevoli.
(Prologo al libro Una storia quasi soltanto mia di Licia Pinelli e Piero Scaramucci, Feltrinelli, 2009)
5 Mar
Prima premessa: Gian Paolo Grattarola, prima che un critico letterario e un poeta, è un amico. Seconda premessa: non solo non mi ha chiesto di scrivere qualcosa, ma neanche mi aveva aggiornato sullo stato di lavorazione del suo libro. Dati questi due presupposti, sul volume di Gian Paolo scrivo un post perché il testo, Ingiustizia è fatta, appena uscito per Edizioni Creativa, parte da una storia realmente accaduta e affronta un tema (anzi più temi) dai contorni spinosi:
Ingiustizia è fatta è un romanzo liberamente ispirato ad una vicenda realmente accaduta. È la denuncia coraggiosa di una verità insopportabile da parte di una donna a cui il Tribunale dei Minori ha sottratto la figlia per affidarla al padre, ignorando che su di esso pende l’orrenda accusa di aver usato violenza su di lei prima e sulla figlia dopo. In queste pagine, in modo coinvolgente, è narrata la lotta disperata di questa donna contro un sistema ingiusto e corrotto.
Si provi a dare un’occhiata anche a quello che ne scrive oggi Booksblog. E inoltre, per sentire Gian Paolo parlare del suo lavoro, domani alle 18 sarà alla Libreria Flexi di Roma.
4 Mar
Dopo il documentario Vittime – Gli anni di piombo di cui si parlava un paio di giorni fa, l’Associazione italiana vittime del terrorismo presenta una nuova iniziativa: il libro Milano e gli anni del terrorismo – Ad un passo dalla morte, scritto a quattro mani da Antonio Iosa, il consigliere del direttivo dell’Aiviter gambizzato il 1 aprile 1980, e da Giorgio Paolo Bazzega, il figlio del maresciallo di pubblica sicurezza Sergio Bazzega ucciso il 15 dicembre 1976 a Sesto San Giovanni durante l’irruzione a casa di Walter Alasia (in quell’occasione resterà ucciso, oltre allo stesso Alasia, anche il vicequestore Vittorio Padovan). Tornando al volume, come si legge nell’introduzione scritta da Guido Bertagna, il religioso che dirige il centro culturale San Fedele di Milano, e dalla giornalista Annachiara Valle:
I due autori hanno lavorato insieme, per creare una coscienza di solidarietà verso le vittime, per capire quali siano i problemi e le prospettive attuali e future, per dare un orizzonte di speranza al significato del dolore, alla condivisione della memoria, alle caratteristiche del perdono, del dialogo possibile e della riconciliazione fra ex terroristi e familiari delle vittime. In particolare è emersa l’esigenza, come sfida al futuro, di individuare percorsi didattici di educazione alla legalità e alla non violenza, rivolti agli studenti e allargando l’impegno anche nei confronti di tanti giovani “Figli di Abele”, che vivono nel disagio sociale a causa di vecchie e nuove forme di povertà e di emarginazione.
Infine, come si accennava un po’ di tempo fa, su Facebook è stato creato da Giorgio Bazzega il gruppo In memoria di tutte le vittime di terrorismo e stragi.
1 Mar
Per la casa editrice Nutrimenti uscirà a metà mese il libro Via Fani ore 9.02 – 34 testimoni oculari raccontano l’agguato ad Aldo Moro, scritto dal saggista Manlio Castronuovo (già autore sul caso del volume Vuoto a perdere) e dal giornalista Romano Bianco. L’ottica adottata dagli autori è quella di far parlare chi il giorno dell’imboscata era presente:
passanti occasionali, residenti della zona, inconsapevoli protagonisti che hanno potuto osservare il rapimento di Moro, l’uccisione della sua scorta, la fuga del commando brigatista. Testimonianze a ridottissimo rischio di manipolazione, rese nelle ore immediatamente successive ai fatti, prive delle distorsioni e delle ritrattazioni frutto del lungo percorso giudiziario. Parole passate al setaccio, che permettono la messa a fuoco di molti particolari, spesso inediti, raccolti in “presa diretta”. Le deposizioni ufficiali sono integrate da un ampio apparato di mappe della zona [...] all’interno delle quali è stata ricostruita minuto per minuto la posizione di tutti coloro che hanno assistito all’agguato, alle sue fasi preparatorie o alla fuga, riportando rigorosamente cosa ognuno dei testimoni ha detto agli inquirenti di aver visto [...]. La voce narrante e le voci dei testimoni si integrano in un’inchiesta tra saggio e noir [...] che offre nuovi spunti di riflessione. In primo luogo sul motivo per il quale i brigatisti, contrariamente a come hanno raccontato di aver agito, abbiano abbandonato le auto in Via Licinio Calvo in tre differenti momenti: un codice di comunicazione interno del commando, che sancisse l’esito positivo di tre singole fasi dell’azione (primo trasbordo di Moro; tutti i brigatisti al sicuro; Moro nel covo). E ancora, nuovi elementi: come la certezza che l’Alfasud beige, accorsa sulla scena pochi istanti dopo l’operazione, fosse a tutti gli effetti un’auto in borghese appartenente alla Questura; e la figura di Bruno Barbaro, testimone rimasto nell’ombra per quindici anni, e recentemente scoperto legato al colonnello Pastore Stocchi, direttore del centro di addestramento dei “gladiatori” di capo Marrargiu.
E ancora a proposito di Moro, ma di un’altra via, via Gradoli, un assiduo frequentatore di questo blog segnala (grazie!) questo articolo di Paolo Brogi: Mokbel, il giallo di via Gradoli. La sorella parlò del covo delle Br. Chi sia Gennaro Mokbel si può vederlo qui.
24 Feb
Neatorama pubblica un elenco dei piani più folli della CIA per uccidere Castro. Si va dall’indicarlo come l’anticristo da eliminare nell’imminenza del ritorno del figlio di Dio (scatenandogli contro anche i cattolici) all’ucciderlo in spiaggia con una conchiglia esplosiva, dall’imbottirlo di LSD per farlo finire fuori strada al colpirlo con una macchina da presa che nasconde un’arma da fuoco.
Alcune di queste storie erano contenute già nel libro di cui era si era parlato un po’ di tempo fa, Cia – Culto e mistica del servizio segreto di Victor Marchetti e John D. Marks. Nel post di Neatorama si aggiunge un altro paio di carte: l’embargo del baseball raccontato nel libro Endless Enemies di Jonathan Kwitny e il ricorso dei fratelli Kennedy al “padre” di James Bond, Ian Fleming, come rievocato in Deadly Secrets di Warren Hinckle e William Turner (gli scrittori di fiction saranno utilizzati anche in altri contesti).
La copertina del libro riportata accanto a questo post e disponibile su Flickr si riferisce invece all’edizione del 1961 di un libro, Killing Castro, opera di fantasia firmata da Lawrence Block (sotto lo pseudonimo Lee Duncan) uscita nel periodo della crisi della Baia di Porci e rintracciabile solo in un’edizione più recente.
21 Feb
Si chiama Fabrizio Ricci il giornalista che firma il libro appena pubblicato Se la colpa è di chi muore:
Se la colpa è di chi muore è destinato a scuotere le coscienze dei cittadini: Giuseppe Coletti, Tullio Mottini, Vladimir Thode e Maurizio Manili non sono soltanto 4 dei 1.300 lavoratori che vengono uccisi ogni anno nei cantieri e nelle fabbriche, ma sono dei cittadini assassinati due volte. La prima il 25 novembre 2006, durante l’esplosione dei silos dello stabilimento della Umbria Olii. La seconda quando l’amministratore delegato dell’azienda, e unico indagato nel processo penale per le loro morti, ha avanzato al tribunale civile una richiesta di risarcimento ai figli e ai famigliari delle vittime: 35 milioni di euro per i danni causati dalla loro imperizia. Fabrizio Ricci ricostruisce le drammatiche sequenze dell’incidente e le successive, grottesche vicende giudiziarie: assieme, offre uno spaccato della tragedia delle morti bianche e chiarisce quanto sia sicuro lavorare nel nostro Paese e a quale costo.
La vicenda narrata nel libro è questa e per leggerne ancora si può andare qui e qui.
18 Feb
Questa sera, alle 20.20, sesta puntata di A parole, in breve su GNUFunk Radio per parlare del libro Ultimi. Inchiesta sui confini della vita di Rita Pennarola (Tullio Pironti Editore). Su Archive.org, la registrazione in mp3 o ogg da poter ascoltare e scaricare.
15 Feb
Il libro di cui si occupa la nuova puntata di A parole, in breve, in programmazione su GNUFunk Radio giovedì prossimo alle 20.20, è Ultimi. Inchiesta sui confini della vita di Rita Pennarola (Tullio Pironti Editore, 2010):
Questo libro si propone di sgombrare il campo da tutta la propaganda e da tutte le suggestioni che, in materia di inizio e fine vita, hanno finora oscurato gli aspetti puramente biologici dei due fenomeni. Non è per motivi etici, morali, religiosi o sociali che, come è accaduto finora, i due momenti chiave dell’esistenza vanno ripensati. Il ripensamento nasce dalla comprensione dei diversi passaggi fisiologici che caratterizzano, sulla sola base delle leggi naturali, la nascita e la morte. Due momenti in cui l’essere umano è davvero “ultimo”, privo in se stesso anche di quelle tutele che la natura assegna agli unicellulari per sfuggire ai pericoli. Ed è su loro, sugli “ultimi”, che si accendono qui le luci, attraverso una panoramica aggiornata sia delle acquisizioni in materia, sia delle carenze presenti negli impianti legislativi che, nei diversi Paesi, prescindono da una piena e completa consapevolezza delle conoscenze scientifiche relative ai fenomeni cui ci si riferisce, diffondendo fra i cittadini concetti falsi (come il prelievo di organi “da cadavere”) e fuorvianti. Le truculenti manovre del parthial birth ancora praticato negli Usa, o le regole per lo smaltimento dei feti, in Italia e altrove, non sono che alcuni esempi, qui spiegati fino in fondo, di come sia necessario riconsiderare le leggi sull’aborto, tenendo bene in mente solo ciò che ci dice la ricerca sul campo. Analogamente, i numeri, le storie vere, i controversi pareri della scienza intorno all’espianto degli organi, ci suggeriscono che sarebbe opportuno una revisione della normativa, in attesa che le promettenti acquisizioni in fatto di staminali aprano la strada a nuove vie di salvezza.
Il brano che accompagna la recensione si intitola Now, è contenuto nell’album This Little Bird di Allison Crowe ed è rilasciato con licenza CC-NC-SA.
La puntata è interamente scaricabile da Archive.org, in mp3 o ogg.
9 Feb
Ecco un libro che, per gli amanti del genere (anche se un testo di questo tipo soffre a essere ridotto all’interno di “gabbie di genere”), è un cult. Si tratta dell’opera di Raymond Rudorff intitolata Gli archivi di Dracula e in uscita tra un paio di giorni per i tipi di Gargoyle Books, casa editrice apprezzata da queste parti. Il volume, pubblicato per la prima volta nel 1971, è importante per una serie di ragioni. La prima, l’originalità dell’approccio dell’autore, giornalista inglese e scrittore con una bibliografia composta da una quindicina di titoli, tra saggi e romanzi:
Rudorff, però, si spinge oltre l’analisi storica e converte la sua somma erudizione in creatività: con superba maestria, utilizza i dati acquisiti e la conoscenza delle tradizioni popolari e religiose transilvane per dare vita a una narrazione dall’avvincente ed elegante impianto gotico. Una narrazione non esente dalle suggestioni visive della filmografia Hammer che, maggiormente interessata a far emergere le potenzialità sadiche del vampiro piuttosto che i suoi tormenti interiori, ha reso in termini più sofisticati e compiuti ciò che il precedente cinema horror aveva soltanto tracciato: l’indomita attrazione per il terrifico come mistero profano con cui è possibile misurarsi e non soltanto rimuovere.
La seconda, la trama, che coniuga in parallelo fatti contemporanei (alla vicenda, ambientata alla fine del XIX secolo) e vicende ancestrali:
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5 Feb
Della casa editrice Città del Sole si è parlato varie volte per i libri che pubblica sul Mezzogiorno d’Italia. E si torna a farlo con l’uscita del testo Il tacco di Dio di Katia Colica:
[l'autrice] è penetrata nel cuore del sobborgo reggino, accostandosi ai racconti di vite piegate, senza speranza e futuro. Ad Arghillà è facile incontrare bande di ragazzini che dalla strada hanno imparato a crescere in fretta, prostitute bambine che escono al calare della sera, quando chi può si confina in casa, Qui vivono abusivi, immigrati, poveri, qui la prostituzione, lo spaccio, la miseria sono all’ordine del giorno. Questo è il quartiere dei rom, confinati nella collina a nord della città in nome della “delocalizzazione”, e delle famiglie più povere che hanno occupato case di edilizia popolare, malsane e ai limiti della invivibilità [...]. “Noi siamo il tacco di Dio e tutto ci è vietato”, dice una vecchia amareggiata alla fermata di un autobus che non passa quasi mai, e il suo sfogo è quello di tutte le donne intervistate nel libro, perché, come sempre, a pagare il prezzo più alto di sofferenza e disagio è proprio la popolazione femminile, che vede consumare i destini dei propri figli negli stessi meandri in cui si sono spenti i propri.
È fin troppo facile farsi venire in mente i recenti fatti di Rosarno. Questo libro però viene scritto prima e dunque in qualche modo anticipa quegli eventi, riponendo attenzione anche su un’altra forma di emarginazione calabrese.