Us now: la collaborazione, i governi, la rete e le nuove forme di potere

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Sul sito Web Conoscenza si segnala Us now:

In un mondo in cui l’informazione è come l’aria, cosa succede al potere? Questa è la domanda che si pone Us now, un progetto per un film sul potere della collaborazione di massa, il governo e internet. Il film è stato presentato durante il convegno Cittadinanza Digitale – Postdemocrazia la settimana scorsa a Venezia.

Da guardare (dura un’ora) ed è in inglese con sottotitoli in italiano.

Osservatorio Balcani: un dossier sulla popolazione gay nel sud-est europeo

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Gay Pride Belgrade

Racconta Osservatorio Balcani a proposito di LGBTIQ Between the State and the EU:

Il 2009 è stato segnato per la popolazione LGBT e queer nel sud-est Europa da un lato da episodi di violenze e intimidazioni (in particolare durante le principali manifestazioni dai Pride in Serbia e Slovenia al festival queer di Sarajevo), senza prese di posizione da parte di amministrazioni locali e Stati nazionali. Dall’altro, pressioni sovranazionali e aspirazioni all’integrazione europea hanno portato all’avanzamento e/o all’approvazione di proposte legislative di stampo progressista. In questo quadro di sviluppi stonati e contrastanti, la popolazione LGBT e queer dei Balcani si ritrova al crocevia tra visibilità e invisibilità, contesto domestico ostile e speranze europee, progresso formale e paure concrete. OBC raccoglie in questo dossier cronache, interviste e analisi dedicate agli sviluppi dell’universo arcobaleno balcanico, al rapporto con le istituzioni internazionali e al ruolo della cooperazione.

Ecco dunque di seguito il dossier Tra stato ed Europa. LGBT e queer nei Balcani. Per quanto riguarda i casi citati nella presentazione: La notte dei cristalli di Sarajevo, Belgrado sotto assedio e Sassi sul Gay pride. Infine un reportage di Jasmina Tešanović dalla capitale serba in occasione del Gay Pride era stato pubblicato un paio di mesi fa. Si intitolava Belgrado, Milosevic, il gay pride e l’opposizione del passato recente.

I media e la velocità con cui vengono consumati: una riflessione di Jakob Nielsen

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Velocity of Media Consumption - Jakob Nielsen

Velocity of Media Consumption: TV vs. the Web. È il titolo del nuovo Alert Box di Jakob Nielsen che nel suo sommario scrive:

La granularità delle decisioni degli utenti è più elevata sul web, dominato dalla gratificazione istantanea dei loro bisogni in ogni momento. Il contenuto deve soddisfare questo sostenuto ritmo.

Un concetto non dissimile da quanto formulato nel testo L’influenza su Internet di Didier Heiderich. Con un’ulteriore riflessione su media differenti, come televisione e web (riflessione rappresentata nell’immagine di cui sopra).

Radio Radicale: ancora a difesa di un servizio pubblico. E per scrivere una storia collettiva

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Della situazione di Radio Radicale si parlava poco tempo fa. Ma le settimane nel frattempo intercorse non hanno cambiato la situazione, semmai l’hanno solo procrastinata. E di certo se servizio pubblico lo era prima, altrettanto lo è ora (tanto che rimane aperta la raccolta di firme). Per capire cos’è successo in questo intervallo di tempo, arriva una mail di aggiornamento. In cui si legge:

La campagna per la salvezza del servizio pubblico svolto da Radio Radicale va avanti. Al Senato, nonostante l’emendamento sottoscritto da oltre 200 senatori di tutti gli schieramenti, si sono limitati ad accantonare i fondi necessari per soli due anni, rimandando il rinnovo della convenzione a un successivo intervento legislativo. La finanziaria è passata ora all’esame della Camera, dove riproporremo l’obiettivo del rinnovo della convenzione per i prossimi tre anni. La storia di Radio Radicale non ha nulla a che fare con le elargizioni di denaro pubblico in forma di favori e clientele. È la storia, che dura da più di trent’anni, di un servizio pubblico che ha segnato la vita del paese. Come hai voluto testimoniare firmando il nostro appello, e come abbiamo tentato di documentare con questo video.

E un capitolo della storia di Radio Radicale la possono scrivere gli ascoltatori dell’etere e gli utenti del web. Per farlo: Radio Radicale: la tua storia.

Anatomia di un’annunciata ingiustizia italiana: “Avamposto” e i cronisti minacciati

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Il blog Reporter racconta di Avamposto, un documentario sui giornalisti minacciati dalle mafie:

Sono oltre quaranta i giornalisti italiani nel mirino della mafia. L’ultimo, come scrive Ossigeno per l’informazione, è Gianni Lannes, direttore del giornale online Terranostra, impegnato in inchieste su navi dei veleni e inceneritori: “La sua auto è saltata in aria venerdì scorso a Orta Nuova, a 23 chilometri da Foggia. A luglio gli avevano messo a fuoco un’altra auto. Prima di lui Alessandro Bozzo di Calabria Ora, Angelo Civarella della Gazzetta del Mezzogiorno, Josè Trovato del Giornale di Sicilia. Cinque solo nell’ultimo mese. Attentati, minacce, intimidazioni”. Di questi quaranta, dieci vivono sotto scorta. Alcune di queste storie sono state raccolte nel documentario “Avamposto” da Roberto Rossi, redattore di Ossigeno e redattore di Problemi dell’informazione, e Roberta Mani, caporedattore di Studio Aperto. Saranno otto storie in quaranta minuti. Da Gioia Tauro, Vibo Valenzia, Crotone ma anche da piccoli centri come Cinquefondi, parleranno i cronisti dell’Ora di Calabria, della Gazzetta del Sud, del Quotidiano della Calabria. Nel video un’anticipazione del documentario che attualmente è in fase di montaggio.

Qui c’è il trailer del documentario mentre altri dettagli se ne possono leggere su Megachip. E dire poco tempo fa si parlava, sempre su argomento analogo, della Russia e dell’anatomia di un’ingiustizia.

Threatened Voices: monitoraggio sociale a tutela della libertà d’espressione

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Threatened Voices

Sulle pagine della versione italiana di Global Voices, si annuncia che è al via Threatened Voices per tutelare attivismo e libertà di parola online. Ecco di che si tratta:

Insieme all’uso sempre più intenso di Internet da parte di attivisti o di semplici cittadini per esprimere le proprie opinioni o interagire con gli altri, anche i governi stanno aumentando i livelli della sorveglianza, del filtraggio, delle azioni legali e di disturbo. Molte volte le conseguenze peggiori sono state l’arresto politicamente motivato di blogger e scrittori online per le proprie attività in rete e/o offline, in alcuni tragici casi arrivando anche alla morte. Giornalisti online e blogger rappresentano il 45% di tutti gli operatori dei media [in] oggi detenuti nelle carceri del mondo.

Ecco dunque che Global Voices Advocacy [in] lancia un nuovo sito-progetto chiamato Threatened Voices [in] con l’obiettivo di contribuire a seguire i casi di repressione della libertà d’espressione online. Il sito presenta una mappa mondiale e uno schema cronologico interattivo che aiutano a visualizzare gli episodi di minacce e arresti di blogger in tutto il mondo, e rappresenta una piattaforma centralizzata per la raccolta di informazioni diffuse da organizzazioni e attivisti maggiormente impegnati su questo tema, tra cui Committee to Protect Bloggers, The Arabic Network for Human Rights Information, Reporters without Borders, Human Rights Watch, CyberLaw Blog, Amnesty International, Committee to Protect Journalists, Global Voices Advocacy.

Threatened Voices

Leggi il post completo.

Radio radicale e la crociata per chiudere un’emittente che il servizio pubblico lo fa

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In qualsiasi modo la si pensi, Radio Radicale è servizio pubblico (insostituibile per me la sezione dei processi. E non lo dico perché per lavoro ci ho a che fare. Anzi, sì, proprio perché per lavoro ci ho a che fare so quanto vale il suo archivio, quotidianamente alimentato). Dunque davvero pessimo segnale ciò che sta accedendo:

Dopo 33 anni […] si è forse sul punto di impedirle proprio questa funzione e proprio nell’attuale contesto della comunicazione e della democrazia in Italia. Perché quante più persone possibili, anche nella classe dirigente, conoscano gli elementi oggettivi di tale situazione, intendiamo urgentemente informare su questo pericolo incombente.

Qui il dossier che racconta perché “salvare un servizio pubblico di informazione, non Radio Radicale” (si può anche scaricare in pdf, 65KB) e qui invece il form per firmare a sostegno della radio (al momento duemila circa le sottoscrizioni).

Tre giorni a Baku, Azerbaigian: il racconto di Giuseppe Sboarina

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Baku, Azerbaigian - Foto di Giuseppe SboarinaL’autore del testo pubblicato sotto, un diario di viaggio, è Giuseppe Sboarina, che – oltre a essere un fotoreporter con cui ho lavorato in modo splendido in passato – è anche un caro amico. Non più di qualche sera fa, mi arriva un suo sms: «In partenza per Baku». Me ne aveva parlato di questo suo progetto verso la capitale dell’Azerbaigian, una toccata e fuga per strappare qualche giorno al giornale per cui lavora e conoscere un mondo diverso. «Grande. Raccontami com’è laggiù, quando torni». E così ha fatto, ma invece di telefonarmi, ha scritto le sue impressioni dandomi modo di condividerle. Sue sono anche le due fotografie a corredo del testo.

A Malpensa non sai cosa aspettarti, all’imbarco trovi poche persone; sull’aereo, all’andata, poi saremo in una ventina. Questo mio amico, fulminato almeno quanto me, ed io. Unici due europei in viaggio per turismo. Camicia, scarpe da tennis, poco bagaglio. L’aereo è nuovo, il personale durante il volo cordiale. Ma già qui immagini che ci saranno problemi di comunicazione, il nostro inglese è molto “base-base” (devo decidermi fare un corso) e il loro veramente poco cadenzato e da interpretare. Il volo passa presto: una bibita, un panno caldo per rinfrescarti, un pasto, una bibita, un poco a dormire stravaccati sulla fila vuota. Infine, a Bacu, Azerbajgian.

Ci arriviamo alle sette del mattino ora locale, tre ore di fuso avanti rispetto al nostro. Nessun problema al controllo passaporti; poi il visto in 4-5 minuti fattoci da un impiegato cordiale che ci dice che i tre giorni (un po’ meno) che dedicheremo all’Azerbaigian sono troppo pochi. Troppo pochi. Taxi e rincorsi, il taxi che c’è offerto da un autista ufficiale e non abusivo, come temavamo. Poco prima abbiamo fatto il cambio da euro a manat. In questi giorni, poi nessuno ci ha mai importunato per vendere, per chiedere, per offrire. Sembra che la regola generale sia ognuno si fa i fatti propri, l’importante è che non rompi al prossimo.
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Scritti di controinformazione: un pezzo del lavoro di Luigi Cipriani

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Mi sono serviti per alcuni argomenti che ho seguito e stasera mi sono messa a risfogliarli. Sono gli Scritti di controinformazione di Luigi Cipriani, una raccolta di testi dedicati ad alcune vicende i cui contorni sono stati completati, più che superati, dal percorso giudiziario che quelle vicende stesse hanno compiuto dopo il 1992, l’anno in cui morì il parlamentare di Democrazia Proletaria che fu anche componente della commissione stragi, durante la X legislatura.

Ma a tutt’oggi vale la pena scaricarli (file zip, 250KB), stamparli e leggerli, questi scritti, perché ripercorrono un lunghissimo tratto della storia italiana: Portella delle Ginestre, la stagione delle stragi, l’affare Eni-Petromin, la finanza vaticana e quella bancarottiera di Michele Sindona e Roberto Calvi, le amicizie pericolose di Bettino Craxi, il caso Moro, Stay Behind e intelligence e, oltre a molto altro, tanta, tantissima P2. Questi testi, scorrendoli uno dopo l’altro, sono appassionati e appassionanti perché derivano da uno strenuo lavoro di studio e di analisi della realtà e dei fatti.

Un lavoro che Paolo Cucchiarelli (qui alcuni dei libri che ha scritto) ha raccontato in questi termini:

Ho rivisto con un po’ di amarezza le rassegne stampa della Commissione stragi della X Legislatura: vi si parla assai poco di Luigi, della sua attività e delle sue scoperte, perchè Cipriani ha rappresentato, con altri suoi colleghi (pochini: quattro o cinque) il tipo di parlamentare più adatto ad una Commissione di inchiesta particolare come questa. Non si fidava e leggeva le carte, non si accontentava dei riassuntini degli uffici o dei fogli di accompagno dei giudici che scaricavano a San Macuto casse e casse di carte (la pubblicazione del materiale della Commissione, un vero e proprio archivio storico della nostra Italia, occuperebbe seicento volumi tipo Commissione P2, cioè di mille pagine l’uno). Scavava, collegava, intuiva. Quando cominciò a fare le prime domande, si indagava allora sul caso Cirillo, notammo insieme agli altri colleghi che spesso era un metro avanti agli altri: si era letto tutto; si era preparato; sapeva dove andare a parare.

Poi cominciò Ustica: tutti eravamo ben digiuni di plot, tracciati radar, generali a varie strisce, Sios e altro. Si capì subito però che volevano raccontarci un mare di bugie. Fu per la sua insistenza e quella di Marco Boato che si arrivò alla richiesta di arresto per Zeno Tascio, interrogato tre volte, che non riusciva a ricordare neppure i compiti, le attività (“ci occupiamo di trasmissioni, ponti radio ecc.”) del servizio segreto d’Arma che pure aveva guidato durante il 1980. Cipriani divenne subito una delle fonti più qualificate del drappello di giornalisti che seguivano i lavori in maniera costante. Aveva cercato contatti con ambienti militari per farsi aiutare nella decifrazione delle carte che spesso erano solo una sequenza numerica stampata da computer: solo carta per quasi tutti. Fu tra i più strenui a sostenere, puntare sulla pista francese, intrecciata alla situazione libica. C’è un suo dossier del 1990 pieno di fatti inediti, di riscontri su amicizie, collegamenti, strane presenze che si ripetono. Interveniva quasi sempre all’ultimo, nelle audizioni, ed i colleghi dei giornali spesso mi chiedevano di poter richiamare in sala stampa per sapere se “Cipriani aveva detto qualcosa di nuovo”. Su Ustica fu attento al quadro d’insieme: cercò nei nastri, nei dati tecnici, nella loro “congruenza” con i fatti, i tempi, le realtà, ma anche puntò molto all’insieme.