Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
L’autore del testo pubblicato sotto, un diario di viaggio, è Giuseppe Sboarina, che – oltre a essere un fotoreporter con cui ho lavorato in modo splendido in passato – è anche un caro amico. Non più di qualche sera fa, mi arriva un suo sms: «In partenza per Baku». Me ne aveva parlato di questo suo progetto verso la capitale dell’Azerbaigian, una toccata e fuga per strappare qualche giorno al giornale per cui lavora e conoscere un mondo diverso. «Grande. Raccontami com’è laggiù, quando torni». E così ha fatto, ma invece di telefonarmi, ha scritto le sue impressioni dandomi modo di condividerle. Sue sono anche le due fotografie a corredo del testo.
A Malpensa non sai cosa aspettarti, all’imbarco trovi poche persone; sull’aereo, all’andata, poi saremo in una ventina. Questo mio amico, fulminato almeno quanto me, ed io. Unici due europei in viaggio per turismo. Camicia, scarpe da tennis, poco bagaglio. L’aereo è nuovo, il personale durante il volo cordiale. Ma già qui immagini che ci saranno problemi di comunicazione, il nostro inglese è molto “base-base” (devo decidermi fare un corso) e il loro veramente poco cadenzato e da interpretare. Il volo passa presto: una bibita, un panno caldo per rinfrescarti, un pasto, una bibita, un poco a dormire stravaccati sulla fila vuota. Infine, a Bacu, Azerbajgian.
Ci arriviamo alle sette del mattino ora locale, tre ore di fuso avanti rispetto al nostro. Nessun problema al controllo passaporti; poi il visto in 4-5 minuti fattoci da un impiegato cordiale che ci dice che i tre giorni (un po’ meno) che dedicheremo all’Azerbaigian sono troppo pochi. Troppo pochi. Taxi e rincorsi, il taxi che c’è offerto da un autista ufficiale e non abusivo, come temavamo. Poco prima abbiamo fatto il cambio da euro a manat. In questi giorni, poi nessuno ci ha mai importunato per vendere, per chiedere, per offrire. Sembra che la regola generale sia ognuno si fa i fatti propri, l’importante è che non rompi al prossimo.
Il tragitto è veloce e per alcune cose scioccante. Gli azeri guidano veramente male. No, mi sbaglio, malissimo. In autostrada la velocità è normale. Ogni tanto però trovi parcheggiata un’auto a lato o a centro strada e ogni tanto qualcuno che attraversa a piedi. Arrivati in città, ti accorgi che il problema traffico è serio. È caotico: sorpassi a destra, sensi unici, soste creative che sono veramente creative. Un napoletano a Bacu si sentirebbe un conducente svizzero. Non ci sono moto in giro mentre il parco macchine è costituito da un trenta per cento di vecchie auto, residuato dell’industria filo sovietica, mentre il resto sono auto o suv a benzina nuove, costose e di grossa cilindrata.Tutti – dico tutti – sfrecciano a velocità folle sulle grandi arterie del centro e essuno rispetta il codice. Stranamente non abbiamo visto incidenti.
Arrivati all’hotel, giusto il tempo della registrazione e di una doccia. Poi fuori a piedi. Unica giuda la fotocopia di una cartina della città. Città che scopriamo fantastica, bella veramente, affascinante, pulita come un paesino della svizzera tedesca. Il lungomare è immenso. Copre tutta la baia e parte dal porto industriale per finire su una punta dove con una moschea conclude la città, venti, venticinque chilometri dopo. È sempre largo non meno di duecento metri, ma in alcuni punti vi sono fino tre passeggiate larghissime, con prati, fiori, fontane, bistrot, ristoranti sempre aperti. Nonostante questo ci accorgiamo che la città è assolutamente poco turistica. Non è una Rimini sul mar Caspio, ma è una spettacolare città di mare, aperta, cordiale, con tanta, sempre tantissima gente in giro che mangia, oppure beve un tè o legge un libro o fa due passi o si siede a guardare il mare. Non abbiamo in sostanza mai visto nessuno importunare qualcuno. Nessuno che alza la voce.
La gente ha tratti turchi per la maggior parte. Sono in genere molto giovani. Gli uomini hanno tratti e corporatura massiccia. Tutti hanno i capelli nerissimi e sopraciglioni folti e quasi uniti. Gli anziani hanno spesso una coppola e sembrano quasi dei sardi. Le donne: poche portano il velo e magari nonostante questo le trovi con jeans e tacchi alti su scarpa rossa. Al più vestono all’occidentale. Vedi in loro più marcata la mescolanza dei territori e delle dominazioni; alcune sono bellissime, molte le carine. Vedi capelli nerissimi, lisci e lunghissimi, ma anche bionde mozzafiato poco scandinave. Ci sono ragazze piccole dal tratto arabo e mediterraneo. Tutti, donne e uomini, hanno due telefonini.
Attraversato il lungomare fra slalom auto-pedoni da paura, ti accorgi che la prima impressione di una città viva, dinamica, che ha nel commercio una tradizione radicata. E giusta. Ci sono architetture bizantine, turche, europee, russe, arabe, strane. Poi anche modernissime, con palazzi a specchio e strutture ardite. Ci sono tutte le grandi catene alberghiere di lusso; ci sono boutique che non trovi in via della Spiga, a Milano, o a Parigi. Sulla via Nazemi trovi commercio e gente ad ogni ora del giorno e della notte. I venditori sono cordiali, ma non opprimenti. Poi trovi ristoranti e bistrot o semplici minuscoli bar, con cucina e basta in un angolino, con mille cucine di tante etnie.
Abbiamo scelto di cibarci come i locali. Trovi molta carne fatta soprattutto grigliata o allo spiedo. Oppure speziata, ma con un giusto piccante. Molto buoni i tanti formaggi. Ti imbatti poi in sapori nuovi, cose mai viste fra le verdure e la frutta. C’è inoltre molto pesce. Abbiamo assaggiato un salmone in crosta buonissimo. Di frequente vengono offerti caviale e vino, sia rosso, tipo Shirah, che un bianco chardonnay molto fruttato, ma buonissimo. Ci sono poi le birre. Ho assaggiato la Xilodan e la Elas (sbaglio sicuro i nomi), leggere chiare e buonissime. Non manca lo yogurt da bere in tante varianti. Loro mangiano la carne Kebab o di altro tipo bevendo yogurt allungato con il latte e condito con sale e pepe.
Abbiamo assistito anche all’uso di altre e tante spezie come coriandolo, samà (polvere quasi viola, poco profumata, ma dà alle pietanze di carne un gusto particolare), cumino, erbe profumate di cui non abbiamo capito il nome. Salse, come una fatta con il melograno, leggermente acida per via dell’aggiunta del pesce. C’è molta frutta in giro: trovi gente che vende i limoni a numero; poi mele, melograni, banane, uva piccola e color ambra. Verdure, ancora verdure: le verze rosse e quelle quasi viola e croccanti al palato. Ho visto una macchina piena di mele e poi ci ha sorpassato una macchina piena di cetrioli (piene fino al soffitto e sopra il tetto). I supermercati sono medio piccoli e anche sotterranei; nella miriade di negozi che vendono alimentari, vedi all’interno salumi di ogni qualità e colore.
La gente è sempre stata molto cordiale; abbiamo girato anche alle tre del mattino in vie buie e piccole del centro senza problemi. Ti aiutano e se capiscono che sei italiano si sbracciano e ti accompagnano persino per farti capire l’indicazione che hai chiesto. Parlando con due ragazze, quando hanno saputo la nostra provenienza, ci hanno detto : “Ci piace Celentano e Toto Cutugno”. Poi, in hotel, il portiere la mattina al cheek-out ci ha chiesto di Berlusconi: il politico e il presidente del Milan. Ci vedono distanti, ma sono informati e curiosi. Hanno uno distacco, quasi un’indifferenza, che però non vanno scambiati per superiorità. Forse, chissà, è l’Asia che entra. Sono ricchi, certo, per il petrolio, ma hanno una consapevolezza del senso civico importante, hanno un senso della nazione e dell’appartenenza unico. Ti chiedono sempre se ti è piaciuto quanto stai vedendo e hai visto, e se ti è piaciuta la pietanza. Ti spiegano fieri e con emozione il loro paese anche con queste cose. Sono più umili. Sui muri non vedi scritte o grafiti. I loro giovani hanno i-pod, telefonino e girano vestiti come noi; fanno gruppo, giocano, scherzano, ma se passi o se capita di urtarti si scusano subito abbassando il tono della voce.
La città è davvero una svizzera per pulizia e ordine, ma la gente è molto mediterranea di carattere. La città è in forte espansione; ovunque – anche di sabato e di domenica – ci sono cantieri aperti e gente al lavoro in orari lunghi. Ogni tanto trovi un micio domestico per strada: per nulla impaurito, accetta le tue carezze e sembra che nessuno possa spaventarla. La 626, per la verità, è poco applicata: vedi spesso impalcature da brivido e operai in ciabatte su ponteggi strettissimi sul vuoto. Hanno sicuramente pecche, come in tutto il mondo, che forse in questi tre giorni non abbiamo potuto verificare.
Questo week-end è volato come l’aereo che ci riportava verso Milano. Questa nostra zingarata un po’ fuori dal comune è stata bella. C’è da tornarci.
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4 commenti per "Tre giorni a Baku, Azerbaigian: il racconto di Giuseppe Sboarina"
Whoooohhh..,grazie
E’ una città spettacolare. Ho letto tutto quello che hai visitato a Baku. Mi fa molto piacere che almeno hai avuto l’oprtunità di conoscerlo da vicino. Beh la cultura, la musica sono cose che amo di più. Ti consiglio di ritornarci d’estate per visitare non soltanto la capitale ma anche le altre regioni che sono molto belle, montagne, laghi, fiumi bellissimi, con l’aria fresca, la gente molto ospitale e semplice e danno sempre il benvenuto ai nuovi arrivati e quindi sare ben accolti.
Ho riso un sacco alla sua frase sui napoletani svizzeri a Baku. Non c’e’ stato un italiano che non mi abbia detto che qui noi guidiamo malissimo.
Sono d’accordo con Farid che debba per forza tornare a Baku, ma stavolta a viaggiare fuori Baku e scoprire delle cose molto e tanto diverse da Baku. Direi anche delle cose positivamente e negativamente scioccanti!
Io sono stato a Baku a settembre del 2008, con la nazionale italiana di beach soccer per un torneo internazionale di beach soccer. Il soggiorno è durato 4 giorni. Il viaggio nostro è stato più rocambolesco. Via Instanbul. Il racconto fatto è perfetto per quanto descritto. Nel tempo libero io sono andato nel centro storico nei vari negozi di tappeti vecchi e ne ho comperato uno grande con 100 euro. Anche io ci ritornerei volentieri, magari partendo da milano con le linee aere dell’azerbaijan. Non avete parlato del rimorchio delle ragazze che mi è sembrato facile. Io non ho avuto molto tempo. Inoltre non avete parlato dei prezzi. Non mi sono sembrati alti. non so quanto possono costare gli alberghi, noi eravamo ospiti e stavamo all’Holiday Inn all’interno dell’aereoporto. Poi vi racconterò altro se continueremo a scriverci. Comunque ci ritornerei.
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