Ustica, la Cassazione: “Aereo abbattuto da un missile, lo Stato risarcisca i familiari”

Standard

UsticaChi sostiene ancora oggi, nonostante l’implausibilità giudiziaria di questa tesi, la teoria della bomba a bordo si rassegni. La Corte di Cassazione, dando ragione al tribunale civile di Palermo, stabilisce che l’aereo abbattuto il 27 giugno 1980 sui cieli sopra Ustica venne distrutto da un missile. E per questo lo Stato italiano deve risarcire i familiari delle vittime. La ragione? Non seppe garantire la sicurezza del volo partito da Bologna e diretto a Palermo. E non lo fece né con i radar civili né con quelli militari.

La sentenza per la quale si è pronunciata la Cassazione si riferisce a un pronunciamento civile della Corte d’Appello di Palermo del 2010 seguito dagli avvocati Vanessa e Fabrizio Fallica, poi confluiti nel pool legale che ha seguito il processo di primo grado giunto a conclusione nel settembre 2011. In quel caso si trattava di 6 risarcimenti per i quali i magistrati siciliani erano giunti alla stessa conclusione dei colleghi che hanno sentenziato l’anno successivo: fu un missile a uccidere le 81 persone imbarcate sul Dc9 dell’Itavia.

Continua a leggere sul Fatto Quotidiano. E ancora: Ustica, Andrea Purgatori: “Ora Hollande ammetta le responsabilità della Francia”

Il Fatto Quotidiano: Giornata della Memoria, a Correggio la mostra d’arte su Shoah e Resistenza

Standard

L’asse questa volta parte dalla provincia di Reggio Emilia e arriva a Berlino. E si trasforma in un canale di trasmissione della memoria su olocausto e Resistenza facendo leva sull’arte. Anzi, sull’arte della libertà. Il progetto si chiama “Ars – Art Resistance Shoah” e come anime ha due giovani storici dell’arte, Margherita Fontanesi, che lavora per il museo Il Correggio, e Salvatore Trapani, corrispondente da Berlino per il mensile Shalom.

Il primo evento di questo percorso è fissato per la Giornata della Memoria, il 27 gennaio, quando al Correggio Art Home i due ricercatori terranno una conferenza su arte, Resistenza e Shoah. Ma soprattutto lo è la mostra “Il Volo di Sara” di Sonia Maria Luce Possentini, ospitata fino al prossimo 10 febbraio dalla ludoteca “Piccolo Principe”. “Occuparsi di temi del genere”, dice Margherita Fontanesi, “è un dovere morale, soprattutto adesso, in un momento delicatissimo in cui stanno scomparendo i testimoni diretti. Qualcuno deve raccogliere la loro eredità”.

Continua a leggere sul Fatto Quotidiano

Benvenuti all’Assemblea Nazionale: la docufiction per il web “Jour de vote – Dans la peau d’un député” si cala nella pelle del parlamentare

Standard

Il titolo della docufiction è Jour de vote – Dans la peau d’un député e si presenta con queste parole:

Spesso vi siete detti: al posto loro, farei meglio. Ne siete davvero sicuri? Eccovi deputati. Benvenuti all’Assemblea Nazionale.

Il film, prodotto da Tancrède Ramonet, è di Simon Bouisson, Olivier Demangel e Sarah Dubien. Se ne può leggere più diffusamente qui, sul Fatto Quotidiano.

L’assalto alla Diaz del luglio 2001: la Cassazione conferma le 25 condanne per quanto siano intervenuti indulto e prescrizione

Standard

Scrive Mario Portanova sul Fatto Quotidiano a proposito di questa notizia arrivata da poco, Diaz, confermate le condanne ai 25 poliziotti. Interdizione agli alti dirigenti:

Sono definitive tutte le condanne ai 25 poliziotti per l’irruzione della polizia alla scuola Diaz al termine del G8 di Genova la notte dei 21 luglio 2001. Lo hanno deciso i giudici della quinta sezione della Corte di Cassazione. Confermata anche la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, che dunque colpisce alcuni altissimi gradi degli apparati investigativi italiani: Franco Gratteri, capo della Direzione centrale anticrimine, Gilberto Caldarozzi, capo dello Servizio centrale operativo,Giovanni Luperi, capo del dipartimento analisi dell’Aisi, l’ex Sisde.

Tutti condannati per falso aggravato, l’unico reato scampato alla prescrizione dopo 11 anni, in relazione ai verbali di perquisizione e arresto ai carico dei manifestanti, rivelatisi pieni di accuse infondate. Nessuno dei condannati rischia invece il carcere, grazie ai tre anni di sconto dall’indulto approvato nel 2006. La Suprema corte ha dichiarato prescritte le condanne per le lesioni inflitte ai capisquadra dei “celerini” del reparto mobile di Roma.

Continua qui.

Il Fatto Quotidiano: Ustica 32 anni dopo, le verità mancanti della strage

Standard

UsticaIl delitto è stato ricostruito, ma manca il colpevole. Se fosse un giallo, l’accertamento delle verità sulla strage di Ustica si potrebbe riassumere così: si sa infatti che il 27 giugno 1980 il Dc9 dell’Itavia inciampò in un’azione di guerra calda avendo la peggio e si sa che in volo c’erano altri 18 aerei. Ma a tutt’oggi non c’è una conferma ufficiale sulla nazionalità di quei mezzi e dunque manca uno Stato – per cui uno o più piloti – a cui imputare la colpa di aver ucciso 32 anni fa 81 cittadini italiani, tutti civili.

Le rogatorie: gli Stati non rispondono agli inquirenti italiani
. È lo schema, ormai via via sempre più classico, tale per cui alla verità storico-politica si riesce ad arrivare quasi completamente. Ma a quella giudiziaria – necessaria per colmare determinati vuoti, sanzionare condotte personali che hanno dato vita a un reato e garantire ai familiari le dovute tutele – manca spesso un pezzo. E nel caso di Ustica quel pezzo passa per le responsabilità degli Stati, Francia, Gran Bretagna, Germania e Belgio in primis.

A oggi tutte le nazioni interpellate per rogatoria non hanno risposto. Anzi, quasi tutte, dato che alla procura di Roma è giunto dal Belgio un segnale, ma negativo. Per il Paese che ospita a Mons il quartier generale delle potenze alleate in Europa, fornire informazioni alla magistratura italiana – o anche solo confermare quelle già in possesso – è fuor di discussione perché sono di “natura tale da pregiudicare gli interessi militari”.

Continua sul Fatto Quotidiano. Si veda anche il post Ustica, la verità cercatela a Roma di Toni De Marchi.

Il Fatto Quotidiano: “Partiti SpA”, ecco come funziona il meccanismo dei rimborsi elettorali

Standard

Partiti SpaTema che, dopo il caso Lusi, torna fare parlare di sé ancora più prepontemente per la saga della family, che di cognome fa Bossi. Si ripropone dunque un post in argomento.

In Gran Bretagna, i partiti che ricevono finanziamenti pubblici (10 milioni di sterline nel 2010, pari 12 milioni di euro più o meno) sono solo quelli di opposizione, svantaggiati nel raggranellare sostegno economico da lobby e gruppi industriali. In Germania invece non c’è privacy che tenga per le fondazioni: i “think tank” teutonici sono tenuti alla massima trasparenza. Invece in Italia – il Paese in cui in un paio d’anni, secondo la Corte dei Conti e la Guardia di finanza, la corruzione è aumentata del 229% – i “pensatoi” della politica, a destra come a sinistra, non sono “obbligati a tenere una contabilità ufficiale delle erogazioni”.

Sono due aspetti che emergono dal libro “Partiti Spa” (Ponte alle Grazie, 2012) del giornalista Paolo Bracalini. I rimborsi elettorali sono l’argomento del volume e tante le cifre riportate per raccontare di holding di fatto dalle cui mani passano “500 milioni di euro […] per ogni legislatura, tra Camera e Senato, 200 milioni per le elezioni regionali, 230 per le europee. Solo di rimborsi elettorali, dal 1994 ad oggi, siamo a oltre 2,7 miliardi di euro, ai quali vanno […] aggiunti i 70 milioni di euro annui destinati ai gruppi parlamentari e gli altri milioni investiti per i giornali di partito (senza parlare delle donazioni dei privati, 80 milioni di euro l’anno in media)”.

Denaro che riguarda i grandi partiti, ma anche i piccoli, come il Partito dei Pensionati (885 mila euro di rimborso), i Verdi-Verdi (contro cui il partito dei Verdi “vero” si scagliò via Tar, 300 mila), l’Alleanza di Centro di Pionati più la rediviva, per quanto assai lontana dal suo passato di balena bianca, Democrazia Cristiana (550 mila). E denaro che non basterebbe mai, dato che i bilanci delle formazioni politiche virano sempre al rosso (Pdl meno 6 milioni di euro e Pd addirittura meno 42 milioni).

Continua sul Fatto Quotidiano

Moby Prince, a vent’anni dal rogo rimangono 140 vittime senza giustizia e con il fantasma della “nebbia da avvezione”

Standard

Vent’anni fa oggi – era il 10 aprile 1991 – il rogo del Moby Prince. Qui, sul Fatto Quotidiano, un pezzo di Emiliano Liuzzi che fa il punto di vari elementi. Compresa la fantasiosissima incursione della nebbia da avvezione, tipica dl Bosforo e dei mari tropicali.