La krocifissione dell’Aquila: questa è per te, dottor Jekill

Standard

Terremoto in Abruzzo - L'Aquila 6 aprile 2009(E con questo post è ufficiale che anche da queste parti si ha un ospite: è il giornalista, documentarista, poeta e operaio Giuliano Bugani, già intervenuto poco tempo fa con il post La Costituzione: chi l’ha vista? Con il testo di seguito si inaugura il suo spazio qui dentro. Benvenuto, Giuliano. AB)

Non aspetterò tre giorni. Resusciterò ora. Ognuno di noi resusciterà ora. Non aspetteremo la fine dei giorni loro. Non aspetteremo il ballo di mezzanotte. E nemmeno la scarpetta di Cenerentola, caduta nella crepa di un terremoto annunciato. Noi non balleremo la loro kanzone. Noi non prenderemo a braccetto le loro Maria, le loro puttane. Noi non andremo sui loro karri. Dottor Jekill, quale cura mi stai propinando: kokaina? Il tuo antidoto. Un buco nel cuore mi dice che non posso fidarmi di tua madre. Ci sono quattro strade che portano alla città distrutta.

Quattro, perpendicolari. Come una kroce. E su quella kroce, avete inkiodato l’Aquila. Ha le ali spalancate. La testa china sul suo petto smagrito. È una grande kroce. Sulla montagna del mio cranio. Un ragazzo si è suicidato, poche settimane fa. Aveva perduto tutto. Non aveva più niente. Nemmeno più sé stesso. Non aveva più niente. E tu mi dici che devo aspettare. Ci stiamo avvicinando alla kroce. E non sono solo. Qui. Ad aspettarti. Dottor Jekill, mi dici che devo aspettare. Ma io ho puntato il mio coprifuoco sulla tua bocca. Non ci sono spade adesso. Non avere paura. C’è soltanto una cosa che posso aspettare. Le tue ceneri. Perché brucerai nel mio inferno. L’inferno che è dentro il mio cranio.
Continue reading

L’opinabile tema legato al corpo delle donne

Standard

The beauty of women - Foto di Daniel Horacio AgostiniSe il contenuto è opinabile, lo si dica solo dopo averlo visto, il documentario Il corpo delle donne. Vederlo non è operazione complessa, dato che sta per intero online. No, perché la definizione dell’aggettivo opinabile mi sembra abbastanza chiara: “discutibile, controverso”. Il film di Lorella Zanardo mi sembra che più che discutibile debba far discutere. E invece si provi a dare un’occhiata al suo post di oggi La trasmissione viene momentaneamente interrotta?:

Da stamane chi si vuole collegare al sito www.ilcorpodelledonne.com si trova l’accesso sbarrato da un avviso: “Alcuni lettori di questo blog hanno contattato Google poiché ritengono che il contenuto del blog sia opinabile”. Quali sono i contenuti opinabili? È ancora possibile portare avanti una critica educata e circostanziata nella società in cui viviamo? Siamo fiduciosi di potervi dare risposte rassicuranti al piu’ presto: ci siamo attivati per capire da Blogger chi e perché ci vuole oscurare.

Se ne parla anche su Lipperatura mentre per leggere una chiacchierata con Lorella Zanardo si veda l’intervista realizzata da Luigi Milani.

Se n’è andato Beppe Cremagnani, autore di “G8/2001” e molto altro

Standard

Del documentario G8/2001 – Fare un golpe e farla franca si era parlato varie volte da queste parti. E anche di uno dei suoi autori, Beppe Cremagnani, che, stroncato da un infarto, se n’è andato. Su Peacereporter il ricordo del giornalista e scrittore:

Nato a Milano nel 1951, Giuseppe Cremagnani, da tutti conosciuto come Beppe, si è laureato in Giurisprudenza all’Università Statale di Milano. Ben presto ha intrapreso la carriera di giornalista passando attraverso innumerovoli esperienze. Giornalista e autore televisivo, ha lavorato a la Repubblica e a l’Unità ed è stato autore di numerose trasmissione televisive: Milano, Italia; Il laureato; Inviato speciale; La nostra Storia; Ragazzi del 99; Vento del Nord; L’elmo di Scipio. E’ stato consulente della trasmissione «Che tempo che fa» e collaboratore con «Diario». Con la Luben Production, una delle sue ultime passioni, ha realizzato importanti film-documentari sulle cronache, tristi, delle vicende italiane degli ultimi anni: oltre a “G8/2001 fare un golpe e farla franca”, “Quando c’era Silvio”, “Uccidete la Democrazia”, “L’Ultima Crociata” e “Gli imbroglioni”.

Dare vita a una rete non profit per il giornalismo investigativo

Standard

Center for Public IntegrityNasce la Investigative News Network. Annunciata un mesetto fa dal Center for Public Integrity – Investigative journalism for the public interest (di cui c’era già parlato) e concretizzatasi nei giorni scorsi in un meeting tenuto all’interno del Pocantico Conference Center, la rete comprende almeno tre decine di giornalisti e realtà di settore (ma non solo testate giornalistiche, ne fanno parte anche associazioni e università: qui alcuni dei partecipanti) e ha un proprio manifesto. Da tenere d’occhio dunque per vedere che risultati riuscirà a produrre e per sperare, almeno un po’, che anche da questa parte dell’oceano un giorno possa nascere qualcosa del genere.

Nazione Indiana: 2 agosto 1980, nel cuore devastato del paese

Standard

Manca meno di un mese all’anniversario, quello numero 29, e Franz Krauspenhaar pubblica su Nazione Indiana questo suo nel cuore devastato del paese. Un racconto efficace per descrivere ciò che accadde il 2 agosto 1980:

Superammo gli Appennini ascoltando Wish you were here dei Pink Floyd, due volte, cosa che mi intristì ancora di più. Trovavo quella musica vertiginosa ma anche cupa, come di messa rock in ricordo del defunto. Rivedevo la distruzione, l’autobus 37 che girava in tondo, pieno di corpi straziati, la bambina consolata da un vecchio, il facchino grande e grosso che piangeva come un bambino e invocava la mamma. Fui contento di approdare alla stazione di Firenze e di salutare l’amico Boratti, ringraziandolo per la gentilezza. Volevo sparire dall’Italia, ma mi dirigevo invece nelle sue viscere alchemiche. Il treno per il sud transitò un’ora dopo, l’attesa a Santa Maria Novella fu estenuante. M’immaginavo che potessero avvenire altri attentati. Come in un campo minato. L’Italia, questo stivale marcio sempre nella palta di un dopoguerra infinito, era il campo lunghissimo e stretto lungo il quale gli assassini seriali avevano forse disseminato altre bombe. Una linea ferroviaria che diventava il corpo di un moribondo, al quale saltavano centri nervosi e organi vitali uno dopo l’altro, senza che per questo morisse, riuscisse a spegnersi del tutto. Rimaneva, il corpo-paese, come un essere umano in coma profondissimo.

Premio poetico a Gelli: guai per gli organizzatori delle proteste

Standard

Come si ricorderà, lo scorso 13 giugno a Ostia c’è stata agitazione per un premio letterario conferito a una persona che, prima che poeta, è altro. Ma la questione non sembra finita con la manifestazione che c’è in stata in protesta del riconoscimento culturale. Quella che segue è una comunicazione scritta Paula de Jesus, presidentessa del comitato civico Entroterra XIII.

Sabato 4 luglio, la polizia di Ostia ha reso ‘edotti’ due pittadini, che hanno partecipato alla manifestazione contro Licio Gelli, che nei loro confronti sarà trasmesso d’ufficio all’autorità giudiziaria apposita informativa di reato. Il reato commesso sarebbe quello di esser stati i promotori di una riunione in luogo pubblico senza aver dato avviso, almeno tre giorni prima, al questore.

I fatti

La manifestazione è terminata intorno alle ore 19:00 davanti alla sede del XIII Municipio con lo scioglimento del presidio delle forze dell’ordine. Tre di noi si sono incamminati per raggiungere le proprie auto, ma sono stati bloccati su Via Quinto Aurelio Simmaco, all’angolo con Via dei Pallottini, dalla Polizia di Stato e invitati a non passare. Alla richiesta del perché di tale impedimento, mentre altre persone transitavano tranquillamente in entrambi i sensi per Via dei Pallottini, la risposta è stata ‘ordine di servizio’. Durante lo scambio dialettico con gli agenti, sono arrivati altri 6 Cittadini, che avevano partecipato alla manifestazione, e anche a loro è stato impedito di passare. Poiché era chiaro che tale impedimento veniva mantenuto solo per i partecipanti alla manifestazione, si è deciso di attendere sul posto la riapertura di Via dei Pallottini. Questo è durato per due ore. Alcuni di noi sono stati identificati, mentre alcuni agenti della Polizia di Stato hanno tenuto nei confronti dei Cittadini un comportamento inappropriato, rifiutandosi perfino di esibire il proprio tesserino identificativo.
Continue reading

Agoravox, il cittadino che fa notizia e la ricostruzione in Irpinia

Standard

Terremoto in IrpiniaAgoraVox è un’ottima lettura. Se non quotidiana, quasi. Anche perché qui sopra, sul sito dove “il cittadino fa notizia”, si possono trovare notizie che altrove vengono un po’ snobbate. Come le cronache di Radio Mafiopoli, curate da Giulio Cavalli, caso unico in Italia di giullare con la scorta perché nei suoi spettacoli si permette di parlare e di prendere in giro la criminalità. Oppure come il processo di secondo grado a Marcello dell’Utri, condannato nel 2004, in primo grado, a nove anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. L’appello viene seguito udienza per udienza da Federico Pignalberi. Oppure, ancora, come questa notizia, riportata da pochissimi altri, Terremoto in Irpinia. Tutti assolti, in cui si legge che:

Eppure ad ormai trent’anni dalla tragedia che coinvolse l’Irpinia, ancora oggi non abbiamo i nomi dei colpevoli della ricostruzione post-terremoto, tragedia nella tragedia; quella che permise ai clan della camorra di fare il salto di qualità ed arrivare ad investire al Nord nelle imprese. Nell’inchiesta istituita dalla Commissione parlamentare presieduta da Oscar Luigi Scalfaro furono coinvolte 87 persone fra politici ed imprenditori e vennero individuati forti collegamenti fra politica e camorra.

Bizzarri “Valori” che avvicinano cappucci e compagni

Standard

P2 walk this wayRoberto Vignoli, collaboratore di Micromega online e ancor prima mente di InformationGuerrilla.org (mente così pungente da “aggiudicarsi” prima gli strali di Edward Luttwak e poi la schedatura del Sismi ai tempi di Pio Pompa, insieme ad alcune altre realtà dell’informazione italiana, come Nuovi Mondi Media e La Voce delle Voci), non perde il vizio di segnalare fattacci della politica italiana. Come questo, rapido resoconto dell’amicizia tra Oliviero Diliberto e Giancarlo Elia Valori, che è corretto – seppur riduttivo – definire piduista (si dia un po’ un’occhiata a questo articolo prima che diventi illegale e/o che l’oblio sia imposto per legge).

I distesi rapporti tra i due erano fatto noto già da un po’ di tempo, almeno fin dall’esplusione di Marco Rizzo dal suo partito, decretata ufficialmente per aver tenuto “comportamenti ostili” all’interno del Pdci in favore dell’Italia dei Valori. Di fatto, Rizzo aveva anche fatto altro. Come indire una conferenza stampa in cui diceva (in pdf) chiaro che qualche piduista era tra loro. E se in questo fatto non ci sarebbe oggi nulla di penalmente rilevante (anche perché Luigi De Magistris non da potuto finire con Why Not e dunque nemmeno con Valori), sta di fatto che l’etica in politica non è – o non dovrebbe essere – argomento che riguarda sempre e solo gli altri. Si veda infatti un ritratto del personaggio di cui sopra, L’ultimo potere forte, tracciato da Gianni Barbacetto nel 2000 per il Diario della Settimana e riproposto da Società Civile.

Peacereporter: la moglie di Tito, una storia jugoslava

Standard

Una storia jugoslava: è la prima parte, la pubblica Peacereporter e si concentra sulla vicenda della moglie del Maresciallo Tito, tra intrighi e miserie. Scritto da Francesca Rolandi, il testo esordisce raccontando che:

Alcuni giorni fa i riflettori dei media serbi si sono riaccesi sulla figura di Jovanka Broz, vedova 85enne del presidente jugoslavo Tito. Le dichiarazioni di Ivica Dačiċ e Rasim Ljajiċ, rispettivamente ministri serbi degli Interni e del Lavoro e delle Politiche Sociali, secondo le quali alla signora Broz starebbe per essere consegnato un passaporto, hanno riportato agli onori della cronaca la controversa vicenda della ex first lady jugoslava, che nei giorni successivi ha rilasciato una delle sue rarissime interviste al quotidiano belgradese Politika.

Qui la seconda parte.