Peacereporter: la moglie di Tito, una storia jugoslava

Standard

Una storia jugoslava: la prima parte, la pubblica Peacereporter e si concentra sulla vicenda della moglie del Maresciallo Tito, tra intrighi e miserie. Scritto da Francesca Rolandi, il testo esordisce raccontando che:

Alcuni giorni fa i riflettori dei media serbi si sono riaccesi sulla figura di Jovanka Broz, vedova 85enne del presidente jugoslavo Tito. Le dichiarazioni di Ivica Dačiċ e Rasim Ljajiċ, rispettivamente ministri serbi degli Interni e del Lavoro e delle Politiche Sociali, secondo le quali alla signora Broz starebbe per essere consegnato un passaporto, hanno riportato agli onori della cronaca la controversa vicenda della ex first lady jugoslava, che nei giorni successivi ha rilasciato una delle sue rarissime interviste al quotidiano belgradese Politika.

Qui la seconda parte.

Da Pino Maniaci a “Federalismo criminale” per raccontare la realt

Standard

Mafia spaghetti with seafood and tomato sauce - Foto di Wm JasDi Pino Maniaci – si raccontava un po’ di tempo fa – dicevano che esercitasse abusivamente la professione di giornalista perch non iscritto all’ordine, malgrado la solidariet dei colleghi di tesserino. Non importava che facesse informazione antimafia che ci sarebbe da imparare e per la quale qualcuno si innervosiva. Ora, da Articolo21, fanno sapere che stato assolto perch “il fatto non sussiste”. Infatti:

Il giudice Giacomo Barbarino ha fatto valere da una parte larticolo 21 della Costituzione che sancisce la libert di espressione e, dallaltra, la consistenza del raggio dazione, piuttosto contenuto, dellemittente di Maniaci. Un caso questo che gi lordine dei giornalisti prevede tra quelli che consentono di fare informazione anche senza iscrizione all’albo.

Federalismo criminaleSempre in tema, ma su estensione nazionale, si dia poi un’occhiata al libro Federalismo criminale. Viaggio nei comuni in cui le mafie governano (Nutrimenti, 2009) del giovane cronista Federalismo criminale. Dalla postfazione del giornalista Roberto Morrione (per questo di nuovo grazie a Paola Esposito):

Le mafie che vivono sotto casa, che depredano le risorse pubbliche, che riducono a deserto i territori. Il federalismo criminale come sistema politico che governa intere parti del nostro territorio. Le storie dei comuni sciolti per mafia raccolte in questo libro raccontano le mani della piovra nelle aule comunali tra omert, mattanze ed eroi isolati. Tra appalti truccati, centri commerciali, alta velocit, assunzioni e contributi sociali in mano a mafie e politica criminale. Una situazione di indecenza democratica dove la legalit, la sicurezza pubblica, la civile convivenza lasciano il posto alla barbarie, al feudo, a vecchi e nuovi podest. Le mafie divorano le istituzioni nel silenzio della politica e dellinformazione. Federalismo criminale la denuncia, eccezionalmente documentata, di come anche nei comuni sciolti per mafia nulla cambi, di come le mafie riescano a ritornare ogni volta padrone. Con i nomi e i cognomi dei protagonisti del malaffare di ieri e di oggi, tra scandali, devastazione ambientale e latitanze dorate.

Che, come argomento e in chiave altrettanto disincantata, si ricollega al libro di Massimiliano Virgilio di cui si parlava qualche giorno fa.

Giuliano Bugani: la Costituzione, chi l’ha vista?

Standard

Le righe pubblicate di seguito me le ha inviate Giuliano Bugani, che si firma operaio, giornalista, documentarista. tutti e tre e anche molto altro. E soprattutto uno che non ha peli sulla lingua, quando si tratta di formulare considerazioni politiche. O la cronaca semi-seria (o forse “semi” neanche neanche pi di tanto) di una scomparsa. O di una leggenda su un testo mai visto. A Giuliano la parola.

Art. 1, Principi Fondamentali: “LItalia una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
Art. 11: “LItalia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libert degli altri popoli”.
Art. 21: “La stampa non pu essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

Ad una prima lettura, sembrerebbero articoli di una Costituzione che con lItalia non ha niente a che spartire. E invece sono proprio articoli della Costituzione Italiana.

Tranquilli. Nessuno lha vista. Ecco perch continuamente violata. Tutti i nostri politici che quotidianamente la violano, lo fanno soltanto perch non la conoscono, e non perch sono dei traditori. La violano perch non l hanno mai vista, non perch sono manovrati da altri. La violano perch non sanno che c, non perch sono pagati per farlo. Se abbiamo lavoratori in nero, soltanto colpa dei lavoratori in nero. Se popolazioni civili di altri stati vengono uccisi dai nostri militari, o dalle mine o armi italiane, soltanto colpa delle popolazioni civili. Se i giornalisti non sono liberi di dire o scrivere liberamente, solo colpa dei giornalisti.

A noi non resta che sputare sul poco che ci resta. Pisciare sui diritti cancellati e sulle leggi imbroglio. Defecare sulle onorificenza dei martiri inutili. Vomitare sulle auto blu superblindate dei G8. Ruttare davanti vetri antiproiettili delle Banke del Kapitale. Scoreggiare sulle corone dei nuovi re e regine.
Continue reading

Mamma: n soldi n donne n politica potranno dividerci

Standard

Mamma.amPer chi non l’avesse notato, arrivata Mamma che se la leggi giornalismo e se la quereli satira:

Pratichiamo l’arte dello scritto e dell’immagine come creativita’ senza strategia, allergici alle strategie di marketing e desiderosi di costruire un nucleo di messaggi denso e significante come il cuore di una stella. Siamo un laboratorio creativo finalizzato alla comunicazione e alla crescita artistica (ma anche umana e professionale) di ognuno dei ragazzi di bottega che partecipano a questo progetto. In questo laboratorio il successo, comunque lo si intenda, e’ una conseguenza automatica di quello che faremo, e non un obiettivo angosciante e meschino da raggiungere a tutti i costi per salire su un piedistallo d’argilla a vincere medaglie di cartone […]. Assieme a Riccardo Cocciante cantiamo che “n soldi n donne, n politica potranno dividerci” e ci impegnamo a rispettare, provare a capire e prendere per il culo quando necessario qualunque orientamento politico, ideologico, filosofico o religioso che non siano palesemente delle cazzate tipo Scientology, o tipo le varie forme di totalitarismo in stile Matrix colorate dalle ideologie piu’ varie, a cui siamo veramente allergici.

Qui un po’ di penne e qui invece un po’ di matite. E occhio che mica ha finito di arrivare, tra un po’ tocca alla carta ripassata a sedici colori.

Libri insoliti e curiosi: Wilde redivivo e Napoli anche (forse)

Standard

Due libri ricevuti in regalo (e da leggere quanto prima. E speriamo che le vacanze arrivino preso. E io adoro quando mi regalano dei libri):

  • Oscar Wilde e i delitti a lume di candelaOscar Wilde e i delitti a lume di candela di Gyles Brandreth (Sperling & Kupfer, 2009):

    Il corpo di un sedicenne macabramente ucciso viene trovato in una stanza in Cowley Street. l’agosto del 1889. Il giovane si chiama Billy Wood, ed un ragazzo di strada come tanti, e colui che lo ritrova – con la gola tagliata da un orecchio all’altro e circondato da candele ardenti – nientemeno che il celebre scrittore Oscar Wilde, che il giorno dopo decide di denunciare il fatto a Scotland Yard. Solo che dell’orribile crimine scomparsa qualsiasi traccia. Aiutato dall’amico Robert Sherard, lo scrittore decide di condurre le sue indagine da solo, incarnando suo malgrado quel personaggio di Sherlock Holmes che tanto ammira e calandosi nell’inquietante Londra nei cui vicoli risuonano ancora i passi di Jack lo Squartatore. Con questo romanzo nasce un nuovo investigatore: Oscar Wilde. Ammiratore di Arthur Conan Doyle e del suo impareggiabile Sherlock Holmes, l’ironico e arguto Wilde si rivela anche un abile detective dalla logica affilata come un lama.

    Di queste operazioni letterarie mi incuriosisce come si fa interagire un personaggio realmente esistito con una storia frutto della fantasia.

  • Porno ogni giornoPorno ogni giorno. Viaggio nei corpi di Napoli di Massimiliano Virgilio (Laterza, 2009):

    C’ una citt che meglio di altre rappresenta cosa sta diventando il nostro paese. Tra cocaina che scorre a fiumi, centri commerciali ipertrofici, cantanti neomelodici, ragazzi obesi che vestono come i tronisti di Maria De Filippi e tonnellate di spazzatura in decomposizione, oggi Napoli la capitale pornografica della nazione, laboratorio di un capitalismo fallimentare. La verit che, sotto gli occhi di tutti, Napoli sta deteriorandosi, dissipando il suo patrimonio culturale, rovinando il suo dialetto, abitata com’ da masse quotidianamente pornografiche, abbrutite dalla “tivv”, cui spesso mancano gli strumenti basilari della comunicazione. “Quando parlo di citt quotidianamente pornografica non mi riferisco all’etimo greco della parola pornografia. Mi riferisco alla manifestazione esplicita e di routine da parte di masse di napoletani – non necessariamente di atti sessuali, n di nudit – di comportamenti sociali corrivi, che ammiccano all’atto sessuale e alla nudit, senza distinzione di genere. Quando iniziato tutto ci? Quando Napoli ha iniziato a essere un luogo di mille pornografie di contorno alla monnezza e alla criminalit, considerate i principali film a luci rosse che da decenni vengono proiettati in citt? Quando abbiamo iniziato a separare il nostro immaginario da quello del resto del paese? Ripenso a tutto e nonostante mi sforzi di trovare una risposta complessa mi viene da pensare che Napoli, in fondo, una citt semplice”.

    In questo caso invece rientra in una sorta di pre-documentazione per uno dei prossimi libri che avr Napoli e i suoi angoli pi criminosi al centro della storia.

S’avvicina l’anniversario di piazza Fontana ed dibattito sul doppio Stato

Standard

Il dibattito sul doppio Stato. In corso sul sito di Aldo Giannuli. Perch, scrive l’autore:

Nonostante manchino ancora molti mesi al 40 anniversario di piazza fontana, la marcia di avvicinamento verso quellimportante data gi cominciata. Libri, articoli, provocazioni e polemiche si contano gi numerosi, alcuni di pi alto profilo, altri di basso e un po’ patetico livello…

Metafore che cambiano e gli zombie come specchio culturale

Standard

Qualcuno con cui essere d’accordo. Luca Tremodala, su Goozo, quando parla dello spirito dei tempi:

Sar la crisi della politica, sar questa aria da ancien rgime che si fa sempre pi opprimente, sar che percepisco come mai prima la potenza della metafora videoludica. Ma lo zombie sta diventando la, anzi La chiave di lettura.

Per ribadire il concetto si veda anche quando viene riportato nel post Horror, sincero specchio della societ di Antonio Sasso su LSDmagazine. Che, dopo aver parlato delle imprese cinematografiche romeriane come della “metafora della rivolta delle classi sociali inferiori sulle classi dominanti, metafora del ghetto e dell’inumanit a cui la societ giunge allorquando costretta a difendersi dal diverso, a sua volta identificato come il ‘mostro'”, rispetto ai nuovi zombie (28 giorni dopo, 28 settimane dopo o Rec) considera:

La nostra, una societ individualistica da un lato e omologante dallaltro, produce cos la denuncia e il sospetto inconsci, nei suoi individui, che appunto l’individualismo riduca ad una solitudine asfissiante, mentre la massificazione crei dei gruppi indistinti di mostri assetati dal loro unico ed egoistico intento: il consumo, se non addirittura laffermazione ad ogni costo della propria identit sull’altro.

(Via Marco Trotta)

Memorie a perdere, tredici racconti di sottile ostilit

Standard

Memorie a perdere di Luigi MilaniA proposito dell’infaticabile Luigi Milani, in questi giorni sta uscendo una sua raccolta, Memorie a perdere. Racconti di ordinarie allucinazioni (Associazione Akkuaria, Catania), ritratti su carta di varia umanit:

dalla denuncia politica – il caso di “Abu Ghraib”, ambientato nella famigerata prigione – al grottesco, come accade in “Real TV”, che mostra i possibili esiti di certa televisione. Ma il volume contiene anche storie di uomini e donne qualunque, alle prese con situazioni che, quasi senza che se rendano conto, sfuggono loro di mano, con esiti imprevedibili – non sempre piacevoli, quasi mai consolatori.

La prefazione stata firmata dal giornalista e comunicatore politico Francesco Costa che del libro tra l’altro scrive:

Nella definizione di questi lavori un dettaglio non secondario, parlando di uno scrittore di sesso maschile, la capacit di Luigi Milani di descrivere le donne. I suoi personaggi femminili agiscono come se non fossero concepiti da un uomo e vivono di vita propria perch sagacemente illuminati dallinterno. E la prevalente tragicit del tono dinsieme si stempera alloccorrenza in unironia non priva di crudelt […]. Smarrimenti improvvisi, latenti inquietudini, un senso di vulnerabilit di fronte all’ignoto, e un paesaggio che, frastornante o silenzioso, si configura spesso come una scena estranea, sottilmente ostile, su cui gli eroi di Luigi Milani muovono i loro passi: ecco da che cosa nasce il palpito che ti prende a leggere questi tredici (e il numero non causale) viaggi nellassurdo, di questi tredici sismografi tesi a registrare sotto i nostri piedi i sommovimenti di cui abbiamo paura e che forse ci faranno inciampare di qui a poco.

Se ne pu leggere anche su Peacelink con un post a firma di Giacomo Alessandroni.

Un po’ di luce sul dopoguerra nel Mezzogiorno d’Italia

Standard

Un po’ di luce, un documentario di Pietro Annicchiarico sul passato prossimo di un pezzo di societ italiana. Parecchio materiale disponibile sul blog Caos Video e di seguito invece una presentazione:

Gli anni tra il 1950 e il 1960 a Grottaglie in provincia di Taranto, sono stati tempi in cui non c’erano le fognature e niente era scontato, nemmeno che il pane fosse presente in ogni casa. Intanto il patriarcato conservava la sua tradizione millenaria e solo a partire dal1968 gli studenti, gli operai e le femministe, con una durissima lotta, riuscirono a spazzarlo via, mettendo in discussione finalmente l’autoritarismo che lo animava. I padri, allora, imperavano con le maniere forti sulla testa dei figli. Nascere poveri contadini, non aiutava a sognare un futuro diverso da quello per cui si era stati programmati. I pochi sognatori che osavano cambiare le proprie sorti, anche se autorizzati dai genitori, dovevano combattere i pregiudizi e le ostilit di chi proprio non voleva che anche il contadino avesse il figlio dottore.

Le differenze sociali ed economiche erano evidenti e accettate come fatto naturale proprio nel luogo dove, in teoria, si dovevano far sviluppare le coscienze civiche: la scuola. Quest’ultima era usata dalla classe politica e intellettuale, per replicare le discriminazioni gi presenti nella societ, che vedeva nettamente distinti i percorsi di emancipazione pensati per figli dei professionisti o comunque di chi aveva uno stipendio statale, con quelli di pura sussistenza riservati ai poveri, figli di contadini e operai a cui non era consigliato proseguire gli studi. Erano le classi differenziali, proprio come quelle che la Lega ripropone oggi per i figli dei migranti.

La nascita del sindacato e la forte spinta del movimento contadino e proletario permise ai braccianti grottagliesi e di tutto il meridione, di raggiungere una chiara consapevolezza dei propri diritti fondamentali: il diritto alla pensione, a un orario di lavoro umano e, non ultimo, a un salario dignitoso […]. “Un po’ di luce” vuole essere un omaggio alle voci, quelle dei nostri genitori e dei nostri nonni, che hanno cercato di trasmetterci le loro drammatiche esperienze del dopoguerra nel Mezzogiorno, ma che hanno trovato solo interlocutori sordi e distratti.
Pietro Annicchiarico

L’unit paramilitare degli Scorpioni condannata per eccidio in Kosovo

Standard

Di questo processo si racconta anche qui e alla fine ci si riusciti a condannare di nuovo gli Scorpioni, gruppo paramilitare responsabile anche del massacro di Srebrenica di cui varie volte si scritto. Lo racconta Peacereporter parlando di un eccidio di dieci anni fa:

La Corte serba per i crimini di guerra ha condannato […] a pene fino a venti anni […] i componenti di un’unit speciale, chiamata Scorpioni, che dipendeva dal ministero degli Interni di Belgrado durante il conflitto in Kosovo del 1999. In particolare agli imputati viene addebitata la responsabilit del massacro di Podujevo, in Kosovo, avvenuto nel 1999, quando vennero massacrati 14 albanesi, tra i quali donne e bambini. Zeljko Djukic, Dragan Medic e Dragan Borojevic sono stati condannati a 20 anni di prigione, e Miodrag Solaja a 15, per la motivazione che non aveva ancora 18 anni quando aveva preso parte al massacro. Lo rende noto la televisione serba B92, citando Bruno Vekaric, il portavoce della Corte. Per lo stesso episodio era stato condannato a 20 anni di carcere Sasa Cvjetan, membro della stessa unit. Gli Scorpioni hanno preso parte alle guerre in Croazia (1991-95) e in Bosnia (1992-95), prima di essere inviati nel Kosovo nel 1998-1999. Quattro altri uomini appartenenti all’unit sono stati condannati due anni fa a pene che vanno fino a 20 anni di prigione perch giudicati colpevoli di aver giustiziato sei musulmani nel massacro di Srebrenica, in Bosnia, nel 1995, in cui sono stati uccisi 8 mila musulmani.