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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Ai blogger posti nelle sale stampa

Media Bloggers AssociationMedia, blog e informazione: un sodalizio sempre più imprescindibile. Basti pensare alla notizia risalente alla settimana scorsa in cui per primi Steven C. Clemons e Bradford Plumer parlavano di una guerra “segreta e informale” alla Siria e all’Iran da parte degli Stati Uniti. Fonti ufficiali della Casa Bianca si sono visti costretti a rispondere con comunicati stampa in cui l’indiscrezione è bollata come leggenda metropolitana.

Be’, sia come sia, i blogger comunque continuano a confermarsi una fonte di informazione importante. Tanto da venire ormai coinvolti in contesti ufficiali. Lo si legge per esempio nel breve articolo Bloggers in the Courtroom a New Twist in Coverage: in una corte federale USA, due posti riservati alla stampa sono andati ad altrettanti esponenti della Media Bloggers Association.

Il Web 2.0 e lo scenario italianoIl testo che segue è l’introduzione alle interviste realizzate per il convegno Il Web 2.0 e lo scenario italiano: a che punto siamo? e per il relativo dossier. Il file completo delle interviste è online sul blog di Giornalismi Possibili, insieme alla relazione di Bernardo Parrella, Web 2.0 e informazione: dalla ridondanza alla “next big thing. Altro materiale si aggiungerà nei prossimi giorni e tutto viene rilasciato con licenza Creative Commons.

Chiarezza d’intenti e voglia di crescere

La socialità è la base e la collaborazione è lo strumento. Il fine sono la condivisione e l’accrescimento del patrimonio di informazioni. Se i concetti fondamentali si contano sulle dita di una mano (del resto si chiama chiarezza d’intenti), le idee sono limpide e i contenuti proposti eterogenei. Questo viaggio nel mondo di alcuni progetti italiani che oggi vengono etichettati web 2.0 dimostra una serie di asserzioni: intanto che la creatività non manca così come non mancano le competenze che portano, nel giro di poco tempo, a lanciare progetti attraverso cui raccogliere nel giro di poco tempo centinaia di utenti. Continua »

diritto d'autoreAnother reason for opening access to research è il titolo di un articolo pubblicato a fine dicembre sul British Medical Journal. A scriverlo è John Wilbanks, direttore esecutivo di Science Commons, progetto di Creative Commons per la rimozione delle barriere tecniche e legali alla collaborazione e innovazione scientifica, e l’autore fa il punto sul movimento open access in diversi ambiti. Affermando tra l’altro che:

Evidence shows that open access has substantially increased the amount of scholarly works available to all, regardless of economic status or institutional affiliation.

Open access journals are entering the mainstream of scholarly publishing. The Directory of Open Access Journals, a listing of “free, full text, quality controlled scientific and scholarly journals,” includes 2478 journals, with on average more than one journal a day added in 2006 (121 999 articles are tracked). Open access journals have earned top impact factors in fields such as biology and bioinformatics, as well as high immediacy factors.

[...] Self archiving by authors is also growing rapidly. Between March 2005 and October 2006, the number of institutional archives tracked at the Registry of Open Access Repositories has grown by nearly one every other day, and the number of records in those archives has grown by nearly 600%, to 1.2 million papers. Open access is here to stay, in one form or another.

Nebbia gialla e bambine cattive

Mentre procedono i preparativi per Nebbia Gialla – Suzzara Noir Festival, viene bandito il concorso letterario Bambina cattiva per racconti editi ed inediti polizieschi e noir. A scriverli – questa la peculiarità del concorso – devono essere donne. La scadenza per inviare i propri lavori è il 31 gennaio prossimo.

Somalia, caccia epidemica

Immagine di Jehad NgaMentre è ripartita la caccia a stelle strisce, questa volta in Somalia, sul sito di Medici Senza Frontiere viene pubblicato l’articolo Somalis Trapped by War and Disaster. Argomento: le condizioni di vita quotidiane non riportate sulle cronache di guerra degli ultimi giorni:

Against this backdrop of political insecurity, Somalia was hit by torrential rains in November that flooded the Shebelle and Juba rivers, leaving tens of thousands of families homeless and destroying their subsistence crops. This occurred just six months after the Bay region, nestled between the two rivers, endured a drought that saw MSF admit more than 600 severely malnourished children to its hospital in Dinsor. MSF teams are trying to fill some of the huge gaps in medical care through primary care and surgical hospitals and clinics, as well as treatment programs for malnutrition, tuberculosis, and kala azar in several regions, including Bakool, Bay, Galguduud, Lower Juba, Mudug, Middle Shabelle, and Mogadishu.

Una nota a conclusione: l’immagine riportata a fianco, è stata scattata da Jehad Nga e ritrae un graffito tracciato su un muro di Mogadiscio: un tank con mitragliatore che si aggira per le strade della capitale somala.

Ustica: vittime di una guerra fantasma

UsticaLa giustizia dà forfait: 81 morti ma nessun colpevole, articolo pubblicato poco fa sull’Unità online:

La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della procura generale del tribunale di Roma contro l’assoluzione dei generali dell’Aeronautica Lamberto Bertolucci e Franco Ferri per il disastro di Ustica. Con quest’ultima sentenza in pratica si afferma che non vi sono responsabilità per il disastro aereo avvenuto il 27 giugno 1980 e nel quale persero la vita 81 persone.

La vicenda del DC9 I-Tigi dell’Itavia abbattuto il 27 giugno 1980 nei cieli sopra Ustica rimane senza responsabili? Andrea Purgatori, intervistato per Articolo 21 da Stefano Corradino, dice:

La sentenza manda a casa in formula piena gli imputati ma non scalfisce di un millimetro il cosiddetto “scenario di guerra” [...]. Conosco tutti i familiari delle vittime. Nessuno di loro è appeso ai soldi, nessuno vuole guadagnarci da questa vicenda. È una questione simbolica, morale, politica, di giustizia.

Editoria e futuroDa Giornalismi Possibili. Permangono le incertezze in merito al nuovo contratto di servizio della Rai diffuso lo scorso 4 dicembre: prima era stata annunciata una riforma piuttosto radicale tanto da arrivare anche a includere le licenze Creative Commons per i contenuti prodotti dal servizio pubblico. Tuttavia un’analisi di Diego Galli sul testo giunto alla commissione di vigilanza, scaricabile da qui, fa notare che, in tema diritti, non ci sono riferimenti diretti a licenze d’uso più o meno libere e si parla semmai dell’”impiego delle più opportune tecnologie”.

Una questione in qualche modo collegata è poi quella della riforma della legge sull’editoria di cui si era parlato qualche giorno fa: il testo da presentare in parlamento dovrebbe derivare alla consultazione diretta dei cittadini attraverso un questionario da scaricare dalla rete. Solo che… c’e’ un solo che: sorvolando sul fatto che il questionario e’ in .doc (in alternativa ne esiste una versione in .pdf, ma per i cittadini – o addetti ai lavori – poco avvezzi all’uso di strumenti di editing per questo genere di file diventa complesso compilare il documento per poi rispedirlo per posta elettronica), le domande sono eccessivamente tecnicistiche e poco intelleggibili. Continua »

DRM e il futuro degli MP3

No DRMMentre la EMI ha annunciato di non applicare più sistemi anti-copia e DRM ai propri CD (la notizia in italiano qui), Wired pubblica l’articolo Who’s Killing MP3 and ITunes? del giornalista musicale Eliot Van Buskirk su formati digitali, condivisione della musica e protezioni. Tra le diverse ragioni che vengono riportate nel testo, probabilmente le ultime due sono le più importanti perché riferite agli utenti e al futuro della tecnica. In merito ai primi, si legge:

6. People love AllofMP3.com

There’s already a case study of what an MP3 store could look like: the Russian site AllofMP3.com, which people are still reporting access to, despite attempts to starve it of U.S. credit cards. Its popularity also indicates that digital music pricing should drop (a 10-cent to 25-cent per unprotected MP3 sounds about right to me). Since increased sales of a digital good can’t affect inventory, the labels would more than make up for the price drop by selling far more songs — especially considering the endless targeting capabilities online music stores could eventually offer. (For instance, what if something like Pandora were used as a front end to an AllofMP3-type service?)

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Il web 2.0 e lo scenario italiano

Il programma è ancora in corso di costruzione e, collegato a un dossier in lavorazione e che verrà presentato nel corso del convegno, il prossimo 19 gennaio si terrà a Roma Il Web 2.0 e lo scenario italiano: a che punto siamo?

I progetti che al momento hanno aderito sono Codewitch.org, MoltoMondiale e sue successive incarnazioni, 2Spaghi.it, Scrive.it, NoBlogs.org e Fai Notizia. Altri si aggiungeranno nei prossimi giorni. E il giorno successivo appuntamento con il BarCamp Roma al LinuxClub.

We-ThinkSu Daily Kos, Mike Stark racconta in un articolo di come il blog Spocko sia stato chiuso per aver pubblicato alcune immagini tratte da tramissioni che parlavano di tortura e maltrattamenti andate in onda su KSFO, emittente conservatrice di proprietà della ABC Radio (Walt Disney Company), averle commentate ed essersi rivolto agli inserzionisti che acquistavano spazi pubblicitari al loro interno spiegando in che tipo di contenuti andavano i relativi proventi.

La vicenda, per spiegare la quale viene riportato un carteggio, è spiegata su YouTube con il video For Spocko e approfondita sul blog Calling All Wingnuts. Diritto d’autore, violazioni, fair use e contenuti politicamente scorretti sono al centro della chiusura del sito e della conseguente azione legale.

Cicli di cattiva informazione

Via Lipperatura, da un post satirico a Libero News che non verifica l’informazione e la spaccia come vera. Dal punto di vista istituzionale, sembra una storia già vista, da quello mediatico pure.

Lessig al Chaos Communication Congress

I computer contribuiscono a fare cultura e il diritto non riesce a tenere il passo. È stato esplicito Lawrence Lessig nel suo intervento al 23. Chaos Communication Congress di Berlino dal titolo On Free, and the Differences between Culture and Code. Su Google Video sono disponibili i 76 minuti impiegati dal fondatore di Creative Commons (che non è mai stato così in forma, afferma Cory Doctorow) mentre sul blog di Bernardo è possibile leggere qualche ulteriore particolare in merito agli altri interventi.

We-ThinkCharles Leadbeater si è occupato a lungo di Internet e del suo impatto culturale scrivendo saggi come Living on Thin Air e The Pro Am Revolution (quest’ultimo con Paul Miller). Da qualche mese sono online (ancora in versione provvisoria, diventeranno libro l’estate prossima per Profile) i diversi capitoli del suo ultimo lavoro, We-Think: the power of mass creativity.

Si tratta del risultato di un paio di anni di analisi sulla crescita degli approcci partecipativi all’innovazione da parte degli ambiti scientifici, del software libero, delle comunità di videogiocatori e delle aggregazioni politiche. E l’obiettivo perseguito con la pubblicazione delle bozze del libro è stato quello di stimolare gli utenti a fornire opinioni, spunti e dati su cui lavorare senza che, si legge sul sito, questo processo venga arrestato dall’uscita in libreria. Continua »

Wikinomics e collaborazione

WikinomicsWikinomics: How Mass Collaboration Changes Everything è un libro scritto da Don Tapscott e Anthony D. Williams e uscito a fine dicembre per Portfolio. Su Slashdot ne dà un’anticipazione Peter Wayner che esordisce scrivendo:

The authors have a wiki site at www.wikinomics.com devoted to the book. You can edit the wiki and have your say, but that’s not what they’re asking folks to buy. For the price of the book, you get a well-designed collection of thoughtful anecdotes stitched together by two talented business writers and polished by a good editor. They’ve made a good attempt to cover most aspects of the topic and they do an excellent job of explaining why the ideas are important for CEOs that are struggling to move their business forward.

Insieme al sito di presentazione del libro e al wiki (che porta alla stesura collettiva dell’undicesimo capitolo, Wikinomics Playbook, attraverso i contributi degli utenti), è stato attivato anche un blog dedicato alla collaborazione in rete.

Sedici anni fa l’eccidio del Pilastro

La banda della Uno BiancaDa FdC. 4 gennaio 1991. Intorno alle 22 c’è un’auto dei carabinieri che perlustra il quartiere bolognese del Pilastro. Nelle settimane precedenti, in quella zona qualcuno aveva lanciato delle molotov contro una scuola adibita a centro di accoglienza per cittadini stranieri e si era tentato di appiccare un incendio. I militari, forse, avevano ricevuto ordine di tenere d’occhio le vie della periferia e per Otello Stefanini, Mauro Mitilini e Andrea Moneta, tutti di vent’anni o poco più, avrebbe dovuto essere un servizio di routine.

Quella sera procedono a velocità ridotta, sono tranquilli e non sembrano notare viene di strano. Nemmeno un’automobile che li sta sorpassando e che, invece di completare la manovra, li affianca. Dal lato del passeggero si sporge un uomo armato che spara e colpisce Stefanini, al volante. Il militare accelera, tenta la fuga, ma finisce per andare addosso ad alcuni cassonetti a lato della strada. Chi sta braccando i carabinieri non li molla, si arresta dietro di loro e dal veicolo scendono alcuni uomini che continuano a sparare ininterrottamente. Mitilini e Moneta, che sono riusciti a uscire dall’auto di servizio, tentano di rispondere al fuoco, ma non reggono, e tutti e tre muoiono sotto i colpi del commando. Il quale, prima di dileguarsi, controlla che i carabinieri siano effettivamente spirati e si porta via l’ordine di servizio sul quale era stato annotato ciò che i militari avevano fatto quella sera, chi avevano identificato. Continua »

Wikileaks affair


A (s)proposito


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