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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


La creatura e le mani

Un paio di segnalazioni di video che circolano su YouTube:

Manuale per sopravvivere agli zombi

Manuale per sopravvivere agli zombiÈ un po’ non si parla di storie nere, ma mica sono dimenticate. Anzi. Per il momento, in attesa di successivi sviluppi, impiego qualche riga per un libro concentrato su una storia nerissima: il ritorno dei morti viventi. Il volume si intitola Manuale per sopravvivere agli zombi e, per cominciare, non è un romanzo, ma una sequenza di istruzioni su come non soccombere in caso di invasione. L’autore, Max Brooks, figlio di Mel Brooks e di Anne Bancroft, è un esperto in argomento avendo fatto seguire a questo libro World War Z: An Oral History of the Zombie War (su Amazon.co.uk) per il quale sono stati acquisiti i diritti cinematografici.

Tornando al manuale, in trecento pagine si trovano tutte le informazioni più importanti relative ai trasformati: notizie scientifiche sul solanum, il virus che provoca il risveglio dopo la morte; dettagli sulla fisiologia dei bestioni e sul loro comportamento; indagini sulle capacità di apprendimento e su esperimenti educativi che sono stati tentati. Ma anche dati utili sulle diverse tipologie di armi e sulla loro efficacia in caso di attacco ravvicinato o a distanza, modalità di evacuazione di una zona a seconda dell’intensità dell’assedio (Brooks individua quattro fasce e l’ultima corrisponde all’apocalisse: giunti a questo stadio, si deve già essere scappati oppure tocca rassegnarsi a diventare carne da macello) e analisi dei territori più indicati presso cui rifugiarsi. Continua »

Contenuti creativi e di comunità

Creative CommonsMentre il quartier generale di Creative Commons apre la campagna acquisti per l’estate prossima (si cercano uno sviluppatore e uno studente che segua la parte media e comunità), attraverso il suo blog si legge della pubblicazione del libro Community Created Content scritto da Herkko Hietanen (CC Finlandia), Ville Oksanen e Mikko Välimäki (rilasciato con licenza Creative Commons, il libro è scaricabile in formato pdf o acquistabile in rete via Turre, il sito dell’editore).

Legge, business e politica i capisaldi scanditi già nel sottotitolo del volume, che si apre con l’immagine del Time che riconosce in “voi” la persona dell’anno 2006. E prosegue per un centinaio di pagine soffermandosi su diversi aspetti. Interessante la parte ecosistemi-comunità che creano contenuti (capitolo 4) e il successivo sui sistemi economici e relativa sostenibilità. Discorso, quest’ultimo, che sembra andare a integrarsi in modo complementare con quanto registrato da Stefano Vitta e detto da Robin Good sabato scorso al BarCamp.

Politica in rete

Nasce The Politico per perlustrare gli ambiti della politica a stelle e strisce. In particolare:

We will bring an unblinking focus to three arenas of coverage: the politics of Capitol Hill and of the presidential campaign, and the business of Washington lobbying and advocacy [...]. The Politico will assemble the most interesting and revelatory journalists—a mix of established names and promising young reporters—and set them to work on bringing to life the most important stories.

Venticinque i giornalisti e i contributori coinvolti a diversi titolo. Da questa parte dell’oceano, invece, c’è chi lancia un consiglio dei ministri trasparente che da Palazzo Chigi si trasferisce anche su YouTube.

La vera storia dei supereroi

The Real Story of the SuperheroesDa BYM. The Real Story of the Superheroes è un’esposizione frutto della ricerca di Dulce Pinzón, fotografa trentatreenne nata in Messico che attualmente vive negli Stati Uniti. Ricerca che si è posta come obiettivo quello di andare a scovare gli eroi di tutti i giorni, lontani dalle spettacolarizzazioni del cinema o delle dirette giornalistiche nei momenti di emergenza. In particolare, Dulce Pinzón si sofferma sui suoi connazionali, numerosi in USA, che inviano parte del proprio reddito nel paese di origine e che generano di conseguenza un sottile ma concreto legame tra l’economia dei due paesi. Tornando agli eroi, protagonisti di questo progetto fotografico, si legge che:

The principal objective of this series is to pay homage to these brave and determined men and women that somehow manage, without the help of any supernatural power, to withstand extreme conditions of labor in order to help their families and communities survive and prosper.

Nella foto a fianco, nei panni di Wonder Woman, è ritratta María Luisa Romero, di Puebla, che lavora in una lavanderia di Brooklyn.

La luna dell’anarchico Bianciardi

Riaprire il fuocoEttore Bianciardi e Marcello Baraghini lanciano sul blog Riaprire il fuoco la rubrica Bianciardiana. Che inizia proprio con uno scritto di Luciano Bianciardi, Essere di sinistra non significa ormai nulla. È una risposta che il scrittore pubblicò nella rubrica che tenne fino al 1971, anno in cui morì, sul Guerin Sportivo di Gianni Brera in risposta a una lettera di Enzo Tortora. Dal pallone a Pinelli, dagli extraparlamentari a Calabresi, dalle contestazioni al disprezzo per la classe politica. Perché, diceva Bianciardi:

Sono anarchico, nel senso che auspico una società basata sul consenso e non sull’autorità. Certi amici mi dicono “ma tu vuoi la luna, allora!” e io rispondo di sì: voglio questa luna, non quella degli astronauti.

La Bianciardiana, a cui questo testo è associato, non ospiterà solo scritti dell’autore grossetano, ma sarà aperta anche a contributi altrui.

Unico ed irrinunciabile criterio di selezione: scrivere alla sua maniera, senza fronzoli, senza remore, con la stessa forza, con la stessa incisività, andare al sodo, affrontare i problemi, sentire e far sentire il sangue scorrere dentro le pagine.

Inoltre a più riprese verranno pubblicate le altre lettere raccolte nel libro Il fuorigioco mi sta antipatico.

Pirata a chi? Almeno non via FTP

diritto d'autoreQuando venne approvata la legge 248/2000, che introduceva sostanziali modifiche alla legge sul diritto d’autore, la 633/1941 (fine di lucro, obbligo dell’apposizione del bollino Siae per quei supporti che contengono contenuti digitali e che entrano nel circuito pubblico, passaggio dal illecito civile a reato penale per la duplicazione “abusiva”), ci fu di che preoccuparsi anche per chi rispettava le disposizioni vigenti utilizzando licenze d’uso che consentivano la copia legale e la condivizione di software e materiale multimediale. Ora, invece, con la sentenza 149/2007 pronunciata dalla III sezione penale della Corte di Cassazione, si arriva a un passo ulteriore, non chiarito ai tempi nemmeno dal regolamento attuativo. Come riportato dal Sole24Ore:

Per «fine di lucro [...] deve intendersi un fine di guadagno economicamente apprezzabile o di incremento patrimoniale da parte dell’autore del fatto, che non può identificarsi con un qualsiasi vantaggio di genere; né l’incremento patrimoniale può identificarsi con il mero risparmio di spesa derivante dall’uso di copie non autorizzate di programmi o altre opere dell’ingegno, al di fuori dello svolgimento di un’attività economica da parte dell’autore del fatto, anche se di diversa natura, che connoti l’abuso». Anche con riferimento alla detenzione di un programma destinato a rimuovere o ad aggirare dispositivi di protezione «non emerge – avvertono i giudici – dall’accertamento di merito la finalità lucrativa cui sarebbe stata destinata la detenzione e, tanto meno, un eventuale fine di commercio della stessa». E adesso alle lobby anti-pirateria la contromossa. C’è da scommettere che questa sentenza farà la felicità dei migliori studi legali.

Da non sottovalutare un elemento che viene sottolineato negli ambienti Creative Commons Italia: la sentenza prende in considerazione solo la posizione di chi ha allestito servizi di condivisione via FTP. Dunque ulteriori elementi che vanno a nutrire il fenomeno tendenziosamente definito come pirateria sono ancora da approfondire.

Un tipo di accordo tra autori

Promiscuous Materials ProjectNon esclusività della storia: filmmaker e sceneggiatori in primis – senza tuttavia porre limitazioni – possono prenderla e trasformarla. La proposta arriva dal Promiscuous Materials Project ed è stato lanciato dallo scrittore newyorkese Jonathan Lethem che al momento ha riunito una quindicina di storie e più o meno altrettanti testi di canzoni.

Pur non rispecchiandone esattamente le modalità operative, il progetto di Lethem trae ispirazione diretta dalle istanze del software libero e di Creative Commons e dall’interpretazione di proprietà data dal libro The Gift di Lewis Hyde. E di lo scrittore dice:

I’m strongly influenced, in this effort, by Lawrence Lessig’s writings. But my own plan had some specific contours which didn’t fit any of the Creative Commons licenses. So I invented my own type of agreement with other artists.

Radio Radicale, che ha ripreso l’intera conferenza giornata di ieri, Il Web 2.0 e lo scenario italiano: a che punto siamo?, tenutasi a Roma presso la sala dibattiti della FNSI, ha messo online le registrazioni degli interventi. I file sono suddivisi per interventi e per ognuno sono indicati tempo e durata. Creative Commons la licenza di rilascio.

Da una dichiarazione di Richard A. Viguerie, presidente di GrassrootsFreedom.com, a proposito della linea del Congresso USA in base alla quale regolamentare le comunicazioni dal basso:

Section 220 of S. 1, the lobbying reform bill currently before the Senate, would require grassroots causes, even bloggers, who communicate to 500 or more members of the public on policy matters, to register and report quarterly to Congress the same as the big K Street lobbyists. Section 220 would amend existing lobbying reporting law by creating the most expansive intrusion on First Amendment rights ever. For the first time in history, critics of Congress will need to register and report with Congress itself.

The bill would require reporting of “paid efforts to stimulate grassroots lobbying,” but defines “paid” merely as communications to 500 or more members of the public, with no other qualifiers.

On January 9, the Senate passed Amendment 7 to S. 1, to create criminal penalties, including up to one year in jail, if someone “knowingly and willingly fails to file or report.”

Il CEO di Wikimedia a TF1

Sempre in tema con alcuni post precedenti, Bravitude and Chair of the Wikimedia Foundation on the main French TV network, intervista del nuovo CEO, Florence Nibart-Devouard. Qui il video di TF1.

Nuovo strumento per cercare in Wikipedia

WikiseekDa non confondere con Wikiasari, il motore di ricerca annunciato da Jimmi Wales lo scorso 23 dicembre, si aggiunge un altro strumento per reperire informazioni da Wikipedia. Si chiama Wikiseek, è ancora in versione beta, può diventare un plug-in per diversi browser e viene offerta anche un’estensione per Firefox che integra il nuovo motore di ricerca nalla pagina della stessa Wikipedia.

Recensioni sono comparse su Monkey Bites di Wired e su TechCrunch.

Ai blogger posti nelle sale stampa

Media Bloggers AssociationMedia, blog e informazione: un sodalizio sempre più imprescindibile. Basti pensare alla notizia risalente alla settimana scorsa in cui per primi Steven C. Clemons e Bradford Plumer parlavano di una guerra “segreta e informale” alla Siria e all’Iran da parte degli Stati Uniti. Fonti ufficiali della Casa Bianca si sono visti costretti a rispondere con comunicati stampa in cui l’indiscrezione è bollata come leggenda metropolitana.

Be’, sia come sia, i blogger comunque continuano a confermarsi una fonte di informazione importante. Tanto da venire ormai coinvolti in contesti ufficiali. Lo si legge per esempio nel breve articolo Bloggers in the Courtroom a New Twist in Coverage: in una corte federale USA, due posti riservati alla stampa sono andati ad altrettanti esponenti della Media Bloggers Association.

Il Web 2.0 e lo scenario italianoIl testo che segue è l’introduzione alle interviste realizzate per il convegno Il Web 2.0 e lo scenario italiano: a che punto siamo? e per il relativo dossier. Il file completo delle interviste è online sul blog di Giornalismi Possibili, insieme alla relazione di Bernardo Parrella, Web 2.0 e informazione: dalla ridondanza alla “next big thing. Altro materiale si aggiungerà nei prossimi giorni e tutto viene rilasciato con licenza Creative Commons.

Chiarezza d’intenti e voglia di crescere

La socialità è la base e la collaborazione è lo strumento. Il fine sono la condivisione e l’accrescimento del patrimonio di informazioni. Se i concetti fondamentali si contano sulle dita di una mano (del resto si chiama chiarezza d’intenti), le idee sono limpide e i contenuti proposti eterogenei. Questo viaggio nel mondo di alcuni progetti italiani che oggi vengono etichettati web 2.0 dimostra una serie di asserzioni: intanto che la creatività non manca così come non mancano le competenze che portano, nel giro di poco tempo, a lanciare progetti attraverso cui raccogliere nel giro di poco tempo centinaia di utenti. Continua »

diritto d'autoreAnother reason for opening access to research è il titolo di un articolo pubblicato a fine dicembre sul British Medical Journal. A scriverlo è John Wilbanks, direttore esecutivo di Science Commons, progetto di Creative Commons per la rimozione delle barriere tecniche e legali alla collaborazione e innovazione scientifica, e l’autore fa il punto sul movimento open access in diversi ambiti. Affermando tra l’altro che:

Evidence shows that open access has substantially increased the amount of scholarly works available to all, regardless of economic status or institutional affiliation.

Open access journals are entering the mainstream of scholarly publishing. The Directory of Open Access Journals, a listing of “free, full text, quality controlled scientific and scholarly journals,” includes 2478 journals, with on average more than one journal a day added in 2006 (121 999 articles are tracked). Open access journals have earned top impact factors in fields such as biology and bioinformatics, as well as high immediacy factors.

[...] Self archiving by authors is also growing rapidly. Between March 2005 and October 2006, the number of institutional archives tracked at the Registry of Open Access Repositories has grown by nearly one every other day, and the number of records in those archives has grown by nearly 600%, to 1.2 million papers. Open access is here to stay, in one form or another.

Wikileaks affair


A (s)proposito


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