Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
6 Nov
Il testo che segue (tradotto da Gordiano Lupi) era stato scritto alcuni giorni fa, in attesa del voto d’oltreoceano. Ne è autrice la giornalista e blogger cubana Yoani Sánchez, ideatrice di Generación Y, che offre – forse una tra le poche voci circolate nelle ultime ore – una visione da sud delle elezioni statunitensi. Speranze verso un neo-presidente che, forse, allenterà un po’ lo sfaccettato cappio che ancora è stretto intorno Cuba.
La strada non è la stessa di sempre e oggi neppure le vicine – che di solito spettegolano nelle file dei mercati – parlano dei soliti argomenti. Alzano lo sguardo e indicano verso il Nord, mentre fanno pronostici sul nome che uscirà fuori dalle urne nordamericane. Non ricordo di aver vissuto un’agitazione simile nell’attesa delle elezioni presidenziali cubane del passato febbraio.
Il calzolaio del mio palazzo si è già messo a parteggiare per un candidato e la vecchietta che vende fiori si è attaccata alla camicetta un distintivo di Obama. La nostra noiosa parabola di due presidenti in cinquant’anni ci rende ancora più curiosi verso le elezioni straniere. Sappiamo bene che la decisione degli elettori statunitensi avrà ripercussioni nel nostro Paese e non in modo metaforico, come il volo di una farfalla nella foresta dell’Amazzonia. Le rimesse che permettono a migliaia di famiglie cubane di arrivare a fine mese giungono soprattutto dall’altra sponda, dove abita una parte di questa Isola che insulti come “vermi”, “venditori della patria” e “mafiosi” non sono riusciti a escludere dai nostri legami emotivi e familiari. Il discorso politico dei nostri governanti perderebbe efficacia se non mettesse gli Stati Uniti nella parte del nemico. Mai come oggi il destino di Cuba è stato così apparentemente separato e, tuttavia, così dipendente da ciò che può accadere a novanta miglia.
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10 Oct
Segnalazione interessante di Bernardo Parrella a proposito di USA: “radical islam” come propaganda elettorale:
con l’approssimarsi del 4 novembre, cresce qui in USA il livello di vera e propria propaganda elettorale vecchio stile. È il caso di questo orrendo DVD intitolato “Obsession: Radical Islam’s War With the West”, recentemente diffuso, all’interno dei giornali domenicali, quasi esclusivamente nei cosiddetti “swing states” (stati indecisi). Illustra al meglio la situazione un post odierno su Global Voices Online, specificando tra l’altro che il video “portends to compare the threat of radical Islamism with that of Nazi Germany prior to World War II” e riportando l’irata reazione di parecchi blogger, tra cui: “a typical fear-mongering propaganda that is always targeting the American people…”
A breve – aggiunge Bernardo – verrà messa online la traduzione italiana su Global Voices mentre le reazioni alla discutibile iniziativa editoriale sono racconte su ObsessionWithHate.com.
9 Oct
Banksy è un artista ormai affermato a livello internazionale e celebri sono soprattutto i suoi graffiti. WoosterCollective.com gli dedica in questi giorni alcuni post, e in particolare The “Village Pet Store And Charcoal Grill” Opens in New York City, per raccontare di una mostra piuttosto peculiare in cui a essere immortalati (e animati) sono per esempio le crocchette di pollo di McDonald’s, i sofficini di pesce o impressionanti terrari con hotdog viventi. Il video della mostra, che si chiuderà il prossimo 31 ottobre, rende bene l’ambientazione surreale e a tinte fortemente politiche che da sempre sono state una caratteristica di Bansky. Altri video su “Village Pet Store And Charcoal Grill”:
The Village Petstore and Charcoal Grill – Sausages
The Village Petstore and Charcoal Grill – Fish Fingers
The Village Petstore and Charcoal Grill – Rabbit
The Village Petstore and Charcoal Grill – Leopard
The Village Petstore and Charcoal Grill – Monkey
6 Oct
La storia di Pietro Milazzo la racconta PeaceReporter.net e l’agenzia di stampa milanese non si limita a questo, ma organizza anche una raccolta di firme. Queste le ragioni:
Alcuni giorni fa Pietro Milazzo, attivista sociale ed esponente dei movimenti politici e sindacali, è stato raggiunto da un provvedimento della questura di Palermo con cui lo si avvisa di “cambiare condotta, adeguare la stessa a norma di vita onesta e laboriosa e ad osservare le leggi”, intimandogli, di fatto, di porre fine al proprio percorso politico per non incorrere nel rischio di applicazione di misure cautelari riservate di norma ai sorvegliati speciali [...]. In una città in cui la gestione della cosa pubblica è oramai palesemente articolata su diversi livelli di connivenza clientelare e criminale (e ne danno prova gli ‘scandali’ degli ultimi giorni), dove si progettano interventi speculativi finalizzati all’arricchimento di vecchi e nuovi comitati d’affari, ci appare paradossale e inquietante il tentativo di sanzionare un attivista sociale come se si trattasse di un soggetto altamente pericoloso [...]. Pietro Milazzo ed i movimenti politici e sociali della città hanno gridato incessantemente il loro dissenso rispetto alle politiche guerrafondaie, all’oppressione neoliberista, alle leggi liberticide contro i migranti e hanno rivendicato giustizia sociale e rispetto dei diritti fondamentali, in primis quello dell’abitare. E proprio sulla “questione casa”, in questi anni si è sviluppata a Palermo una piattaforma composita e articolata, con proposte concrete, che hanno messo in luce le contraddizioni, le ambiguità e gli interessi illeciti nella gestione dell’emergenza abitativa, a partire dall’utilizzazione dei beni confiscati.
2 Oct
Due iniziative diverse ma interessanti a Bologna di qui ai prossimi giorni. La prima si svolgerà dal 10 al 12 ottobre, la segnala Massimo Danieli e si intitola Tre giorni contro la repressione, la normalizzazione e le nuove forme di disciplinamento dei corpi. Attraverso dibattiti, tavole tematiche e assemblee, questi i presupposti da cui partire:
Obiettivo della tre giorni è tentare di trasformare la crisi della rappresentanza, esemplificata dalle ultime elezioni politiche, ma anche dal bilancio fallimentare di una lunga stagione di commistione di parti del movimento LGBT con partiti e istituzioni, in un’opportunità per l’apertura di una nuova fase di movimento. Il Coordinamento Facciamo Breccia, nato nel 2005 come percorso di mobilitazione permanente fondato su autodeterminazione, laicità e antifascismo, ma non come coordinamento esclusivamente lgbtiq, si assume quindi l’onere di promuovere la tre giorni insieme ai gruppi bolognesi che già hanno indetto l’assemblea cittadina da cui è nata questa proposta.
Gli altri gruppi bolognesi di cui si parla sono, oltre a Coordinamento Facciamo Breccia, Antagonismogay, Fuoricampo e Coordinamento Sylvia Rivera e qui si può scaricare il programma (in formato pdf). Di questa tre giorni si può leggere anche sul blog Rete delle Donne di Bologna.
La seconda iniziativa è invece più prossima: fissata per sabato 4 ottobre a partire dalle 10.30, viene segnalata da Marco Trotta ed è organizzata da Bologna città libera. Si tratta di una giornata seminariale e di presentazione di progetti per la città ed è legata alla neonata lista per le amministrative 2009 ideata da Franco Berardi e Valerio Monteventi. In questo caso, ecco i punti di partenza:
L’dea da cui nasce Bologna Città Libera è quella di sperimentare progetti a carattere fortemente simbolico. E partendo da qui suscitare un’onda di resistenza umana, un’onda progettuale e politica che spazzi via la nebbia della solitudine e che riesca a prendere il tempo della danza per trasformare l’ignoranza in comprensione il panico in condivisione della sofferenza e il rumore in ritmo.
30 Sep
Pino Rea di Lsdi (Libertà di Stampa Diritto all’informazione) e Vittorio Pasteris di LaStampa.it lanciano Giornalismo online, questo sconosciuto:
Una ricerca sullo stato del giornalismo online nel nostro paese, sia dal punto di vista editoriale che da quello professionale [...]. La prima fase della ricerca si articola attorno a due questionari. Il primo è diretto ai responsabili delle testate online, sia quelle “derivate” dai media tradizionali sia quelle nate esplicitamente per la Rete. Il secondo questionario è diretto invece al popolo dei redattori, collaboratori, appassionati semi-prof che lavorano per o collaborano con quelle testate.
I risultati saranno presentati il prossimo 14 ottobre in un incontro a Roma di cui si darà notizia su Lsdi.
Bernardo Parrella invece sta seguendo personaggi e dibattiti anti-Palin che stanno caratterizzando la campagna elettorale d’oltreoceano. In particolare il post Zakaria: McCain’s VP decision is “fundamentally irresponsible” sta suscitando qualche reazione (alcune anche piuttosto articolate) pro e contro le decisioni repubblicane.
10 Sep
Si intitola Three halves ed è l’intervento che Jasmina Tesanovic (qui il suo blog, in serbo) ha tenuto poco tempo fa alla LIFT Asia Conference. L’ha pubblicato Luigi Milani sul suo blog, False Percezioni, un lungo racconto (in inglese, questa volta) sul concetto di nazionalità, nazione e nazionalismo nella ex Jugoslavia e in particolare in Serbia. E scrive l’autrice e attivista belgradese:
The bigger entity of whatever nationality always battered the smaller entity of whatever identity. The majority would always bully and oppress the minority, no matter who the minority was. That smaller entity would batter the yet smaller entity within different identity inside it’s own territorial claims. Somebody was always in a minority, so somebody was always being victimized. Nobody ever felt whole and safe in the Balkans — there was always some leftover part, a third half, that was being painfully crushed. So war crimes were committed. The biggest crimes were committed by the biggest group, because the biggest groups had the best resources. If there had been more guns and money in the war, there would have been more crimes, but Yugoslavia was not rich and the war exhausted it and destroyed its wealth. Now the globalization of Balkanization is happening on vast scale.
30 Aug
Un documentario sulla storia della televisione durante il terzo reich. A recuperarlo è stato il regista Michael Kloft, già autore di altre opere ambientate nello stesso periodo storico, e il video è disponibile online. Scopo di questa produzione, come si legge nella sua presentazione, è quello di dimostrare che la “marcia trionfale” della televisione nella vita pubblica non è iniziata negli Stati Uniti durante gli Anni Cinquanta, ma risale a due decadi precedenti. Adesso Spiegel TV ha recuperato il materiale filmico (che tra l’altro comprende immagini del congresso di Norimberga del ’36 del partito nazionalsocialista e la visita di Mussolini a Berlino del ’37), interviste a personaggi come Albert Speer, Robert Ley e Heinrich George e ha preso in considerazione diversi generi. Infatti:
The entertainment programs are particularly curious. Cabaret artists are featured – alongside singers extolling the virtues of the “brown columns of the SA and SS.” This documentary by Michael Kloft will reveal a rare and intriguing view of the Third Reich, one far removed from the propagandistic presentations of Leni Riefenstahl & Co. and the weekly cinema newsreel, yet no less ideologically slanted. This is Nazi Germany expressed in an aesthetic medium that we ourselves have only really known since the ‘fifties.
29 Aug
Il testo che segue si intitola Seattle, l’anarchismo e i mass media ed è l’introduzione del libro Gramsci è morto – Dall’egemonia all’affinità del sociologo Richard J.F. Day (Eleuthera, 2008, traduzione di Roberto Ambrosoli) attraverso cui l’autore “esamina a livello globale – con un occhio attento al «laboratorio Italia» – le tante e originali forme di organizzazione autonoma, dando una nuova lettura dell’anarchismo”.
Per la maggior parte dei nordamericani, le proteste anti-OMC di Seattle, alla fine degli anni Novanta, hanno segnato il punto in cui una nuova militanza è prepotentemente emersa alla superficie di una struttura politica liberal-democratica altrimenti serena. A quel tempo vivevo a Vancouver, British Columbia, e all’ultimo momento avevo deciso di non andare a Seattle. Una delle solite proteste, mi dicevo, e per di più avrei dovuto fare cinque ore di autobus, tra andare e tornare. Comunque, a un certo punto della giornata ho acceso la televisione, tanto per vedere cosa stava succedendo, e sono rimasto affascinato e sorpreso dalle ormai famose immagini dei giganteschi cortei, dei blocchi stradali, delle squadre anti-sommossa sparse dappertutto, delle nubi di gas lacrimogeno che annebbiavano la scena. Su quello che sembrava lo spettacolo di un altro mondo si è sentita la voce di un reporter locale che si trovava lì in strada:
Inviato: «Qui ci sono delle persone che vanno avanti e indietro… beh, non proprio avanti e indietro, sembrano organizzati. Non so chi sono, sono tutti vestiti di nero, con cappucci neri e bandiere nere… bandiere nere e basta, senza niente sopra».
Presentatore: «Bandiere senza niente sopra?».
Inviato: «Proprio così, tutte nere».
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1 Aug
E a proposito di fattacci, Bernardo torna a scrivere su Global Voices di storie italiane. Come nel caso dell’articolo A National Registry for Roma People? e segnala in conclusione:
Finally, just one of the many initiatives supporting the Roma people struggle: Immigrazione Oggi, a video website in nine languages for foreigners living in Italy, launched a “Campaign against prejudice towards Roma people” mostly based on a video [it] showing images of ordinary Roma citizens at work.
1 Aug
Mentre Caparossa, che aveva raccontato pochi giorni dopo i fatti di Genova del 2001 ciò che aveva visto, segnala che sembra ieri e invece sono passati già 7 anni, Marco invece fa notare questo articolo, Strage di Bologna, tecnica del depistaggio, uscito oggi sull’Unità a firma di Gigi Marcucci. Da leggere. In particolare alcuni passaggi:
Insomma, se Alfano si è occupato di processi che impensierivano il premier, perché non dovrebbe spendersi per quelli che in passato hanno squadernato gli imbarazzanti album di famiglia di Msi-An (suscitò clamore l’intervista rilasciata a Gian Antonio Stella in cui, ricordando la vecchia militanza nel Msi, Mambro e Fioravanti, commentavano: «Noi in galera, loro al governo»). Un primo effetto la lettera dei parlamentari sembra averlo prodotto: proprio ieri il ministro Alfano ha fatto sapere che domani non sarà a Bologna, dove avrebbe dovuto parlare – l’annuncio ufficiale è stato dato solo pochi giorni fa – per conto del governo alla commemorazione delle vittime della strage. Al suo posto ci sarà Gianfranco Rotondi, figura più defilata (è ministro all’Attuazione del programma)dell’esecutivo Berlusconi.
Ma cosa rimproverano i parlamentari del Pdl al sostituto procuratore bolognese Paolo Giovagnoli, titolare delle indagini sulla strage? È semplice: non aver preso per oro colato le informazioni uscite dalla commissione Mitrokhin, diventata famosa perché il cui presidente Paolo Guzzanti utilizzava come consigliere tal Mario Scaramella, venditore di patacche (voleva incastrare Romano Prodi come agente del Kgb) successivamente arrestato dalla Digos per traffico d’armi. Il nodo del contendere è la presenza a Bologna di un terrorista di sinistra tedesco, Thomas Kram, per An legato al più famoso Ilich Ramirez Sanchez, alias Carlos. È accertato che Thomas Kram, pedinato da servizi e polizie di mezza Europa, trascorse la notte tra il primo e il 2 agosto 1980 all’hotel “Il Cappello Rosso” di Bologna, registrandosi con nome e cognome e veri.
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31 Jul
I diari dell’autore del romanzo 1984 pubblicati su web sotto forma di blog. L’iniziativa si chiama Orwell Diaries, è opera dell’Orwell Prize e qui si possono trovare maggiori informazioni. Tra cui:
From 9th August 2008, you will be able to gather your own impression of Orwell’s face from reading his most strongly individual piece of writing: his diaries. The Orwell Prize is delighted to announce that, to mark the 70th anniversary of the diaries, each diary entry will be published on this blog exactly seventy years after it was written, allowing you to follow Orwell’s recuperation in Morocco, his return to the UK, and his opinions on the descent of Europe into war in real time. The diaries end in 1942, three years into the conflict.
Ne viene fuori – prosegue la presentazione – un lato poco noto dello scrittore dedito alla natura, ma emergono anche le riflessioni politiche che poi lo hanno portato a scrivere i suoi celebri romanzi (via BB).
24 Jul
Così morì Pasolini, lunga retrospettiva di Gianni Borgna e Carlo Lucarelli pubblicata su Micromega, prova a ipotizzare un percorso, un filo logico, che aiuti a comprendere la morte del poeta e scrittore contestualizzandolo all’interno di ricostruzioni contraddittorie, accuse nebulose, eventi storici solo apparentemente slegati, violenza politica e libri a rischio. E si legge:
La nostra è un’ipotesi. Se ne possono fare anche altre. Quel che è certo è che solo così si può spiegare logicamente e razionalmente quel che accadde quella maledetta notte all’Idroscalo. Solo così si può cominciare a dare un volto, se non un nome, agli «ignoti» di cui parlò la sentenza di primo grado.
Se si trattò di un delitto politico in senso lato, di un delitto «semplicemente politico», questi ignoti potrebbero anche essere delle persone che magari volevano soltanto rapinare Pasolini, o «punirlo» per la sua omosessualità e anche, forse, per la sua fede politica. Ma Pasolini, che era forte e coraggioso, si difese e allora il pestaggio degenerò in un massacro. È possibile, ma non del tutto convincente. Non è convincente, in particolare, tutta quella ferocia spinta fino alle estreme conseguenze nei confronti di un uomo che a quei ragazzi poteva persino essere molto utile. Se, invece, si trattò di un delitto politico in senso stretto, di un delitto «complessamente politico», allora è più probabile che i killer fossero dei veri professionisti, che rispondevano a un preciso mandato.
(Via Lipperatura.)
17 Jun
Questa l’accusa, supportata da testimonianze e verifiche, che Reprieve, un’organizzazione non governativa con sede a Londra che si occupa di assistenza legale alle persone coinvolte nella ‘guerra al terrorismo’ delle quali siano stati violati i diritti inalienabili, lancia all’Italia. In particolare sono sette i casi in esame, tutti di cittadini tunisini residenti in Italia all’epoca dell’arresto che gli è costata la detenzione a Guantanamo. Lofti bin Alì, Saleh Sassi, Adel Ben Mabrouk, Lofti bin Swei Lagha, Hedi Hamamy, Adel al-Hakeemy e Hisham Sliti. Le responsabilità italiane nell’odissea di queste persone è diretta. Reprieve, infatti, dimostra come tutti loro sono stati catturati in Pakistan o in Afghanistan su informazioni, rivelatesi infondate, delle forze di polizia o d’intelligence italiane. Tutti e sette, adesso, sono stati scagionati da qualsiasi accusa e sono in sostanza liberi di tornare a casa. Ma qui sta il punto: la Tunisia, per unanime parere delle principali organizzazioni internazionali, è un Paese nel quale viene praticata sistematicamente la tortura. Non possono essere rispediti in patria dunque, dove nel frattempo (e sempre partendo dalla responsabilità oggettiva degli italiani) in contumacia sono stati condannati a pene dai dieci ai quaranta anni. Per non aver fatto nulla.
16 Jun
Antonio Di Pietro lancia attraverso il suo blog la campagna Arrestateci tutti di cui si può leggere ancora qui. Ecco il contenuto dell’iniziativa:
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non ha tempo per gli italiani, per le vere emergenze del Paese. Il suo tempo lo dedica esclusivamente ai problemi personali, alle pendenze giudiziarie (dal processo Mills alla vicenda delle intercettazioni con Saccà), alla difesa ad oltranza delle concessioni pubbliche che gli consentono di trasmettere Rete4 e di incassare gli introiti pubblicitari attraverso Publitalia. Berlusconi non ha tempo per occuparsi degli italiani, è troppo occupato, anzi pre-occupato per le sue vicende private. Il suo è un governo ad personam, composto da persone fidate e nominate ministri per proteggere i suoi interessi.
La cosiddetta legge sulle intercettazioni, che tappa la bocca ai giornalisti e impedisce alla magistratura di indagare sulla maggior parte dei reati, non è voluta dagli italiani onesti, ma da politici disonesti. Questa legge impedirà la cronaca giudiziaria su atti pubblici. Non verremo più a sapere dei furbetti del quartierino, delle operazioni omicide compiute all’ospedale Santa Rita di Milano. Questa è una legge fascista. Esiste di fronte allo scempio della democrazia il diritto di disobbedienza civile da parte dei cittadini. Ed è esattamente quello che farò in questo blog e nel sito dell’Italia dei Valori, che pubblicheranno senza alcun timore delle conseguenze ogni atto pubblico di natura giudiziaria che sia di interesse dell’opinione pubblica.
Inoltre, l’Italia dei Valori darà il proprio supporto legale a tutti i blogger che saranno perseguiti per aver pubblicato notizie giudiziarie pubbliche.
Berlusconi deve sapere che l’Italia non è ancora di sua proprietà e che la democrazia non si può negoziare.
Intanto si dia un’occhiata anche al post di Massimo Russo Manette ai blogger: 64 arresti in cinque anni dove il focus su amplia e si legge che:
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