Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
10 Feb
Il World Press Photo è una specie di leggenda tra i fotogiornalisti, il corrispondente del Pulitzer per chi scrive e quest’anno l’immagine dell’anno è stata scattata dal britannico Tim Hetherington per Vanity Fair a Korengal Valley, in Afghanistan, lo scorso 16 settembre. Qui la descrizione completa della fotografia, considerata la migliore con questa motivazione:
This image shows the exhaustion of a man – and the exhaustion of a nation. We’re all connected to this. It’s a picture of a man at the end of a line [...]. I use all my energy to have people notice bad things. There’s a human quality to this picture. It says that conflict is the basis of this man’s life.
Oltre all’immagine di Hetherington, sono consultabili l’elenco dei vincitori per le singole categorie e la galleria
2 Feb
La Somalia continua, piuttosto silenziosamente, a essere alle prese con la sua guerra che, dopo tempo che lo si diceva, vede andare via anche le organizzazioni mediche che a lungo ha operato sul territorio. Intanto prosegue l’attività in memoria di Ilaria Alpi, uccisa con Miran Hrovatin a Mogadiscio quattordici anni fa, con il bando 2008 del premio giornalistico alla giornalista dedicato.
L’organizzazione umanitaria ‘Medici senza Frontiere’ (MsF) ha deciso di lasciare la Somalia dove operava su larga scala da 16 anni. La decisione, si spiega, fa seguito all’attacco compiuto contro un loro gruppi di operatori lo scorso 28 gennaio in prossimita’ di Chisimaio, nel sud della Somalia: cinque persone vi persero la vita, tra loro un tecnico francese ed un chirurgo keniano. “Attacchi intollerabili ed oltraggiosi”, li definisce la nota. Il ritiro delle 87 persone di Msf che operavano su 14 progetti in Somalia e’ gia iniziato.
(Via Sbarrax)
24 Jan
Ufficialmente iConflict.com è un progetto che partirà da febbraio. Ma il relativo blog è attivo dallo scorso novembre per raccontare, condividere e discutere informazioni legate a conflitti e aree di crisi in giro per il pianeta. Queste le parole con cui il progetto al momento si presenta (e presenta il proprio futuro):
Now, people you network and connect with: first responders, relief workers, volunteers, citizens living amidst conflicts, can share their experiences with the world by uploading images and videos to iconflict.com, from their computers, cameras or cell phones. They can also blog about daily life from their vantage point, and become a part of the iConflict blogging network, called Blogflict. Users can upload news stories, comment on posted stories and use their voice to engage in an active dialogue on news events with our other online community members.
A myriad of other features will exist on the site. These include: originally produced video newscasts from our offices in New York and Washington, DC that will be syndicated on itunes and youtube, online discussion and commentary on user submitted news stories, interactive data mashups on countries in conflict, applications on external social networking sites, and other innovations that will make iConflict the premiere destination for users seeking information on international conflicts.
Elezioni, Kenia e media per adesso gli argomenti più dibattuti anche su un gruppo appositamente creato su Facebook.
4 Dec
Dispacci dal fronte – Storie mai raccontate (collana Libertà di stampa, Ega Editore):
Undici reportage, undici modi di raccontare i fatti, ma anche undici differenti scuole gornalistiche a confronto, in un libro che rende omaggio al difficile mestiere dell’inviato di guerra. Alcune importanti firme del giornalismo italiano raccontano la guerra così come viene vissuta sul campo, senza aggettivi, senza la retorica della comunicazione mass-mediatica.
Undici inviati speciali: articoli inediti sui più recenti conflitti che hanno infiammato il mondo contemporaneo, un reportage fotografico che documenta la tragedia della guerra, di tutte le guerre. Ancora una volta Reporters sans frontières dimostra di stare dalla parte dell’informazione libera, della cronaca senza condizionamenti.
28 Nov
Nella collana Cronaca Storica della casa editrice Becco Giallo esce il libro Ilaria Alpi, il prezzo della verità, trasposizione a fumetti della vicenda che ha portato all’omicidio, nel marzo 1994, della giornalista di RaiTre e del suo operatore, Milan Hrovatin, assassinati a Mogadiscio nei giorni se ne stavano andando le truppe confluite in Somalia per l’operazione ONU Restore Hope. Sceneggiato da Marco Rizzo e disegnato da Francesco Ripoli, il romanzo – che inizia dalla fine per risalire agli elementi (il traffico di armi, i rifiuti tossici nocivi e i traffici illeciti) che presumibilmente hanno portato all’assassinio dei due giornalisti – è (parzialmente: ci sono solo un paio di tavole) scaricabile dal sito LoSpazioBianco.it che pubblica anche un’intervista ai due autori. Rizzo in proposito racconta:
Elementi chiave dell’inchiesta o personaggi dentro certi coni d’ombra non sono stati nemmeno presi in considerazione dalle indagini ufficiali. Non pretendo che il nostro fumetto racconti la verità assoluta, né che il nostro lavoro si sovrapponi a quello dei magistrati, ma di certo abbiamo sentito diverse campane e abbiamo fatto affidamento su materiali diversi, su fonti anche contrastanti, per giungere ad un resoconto verosimile.
Qui è disponibile il booktrailer del libro il cui editore per sette volte in precedenza ha affrontato alcuni dei fatti più bui della storia recente. Tra questi, la strage alla stazione di Bologna, il sequestro Moro, l’abbattimento del DC9 di Ustica, Marcinelle e Porto Marghera.
Aggiornamento del 29 novembre: a proposito di informazione e Somalia, questa mattina PeaceReporter ha pubblicato questa notizia breve, Vietato ai giornalisti di intervistare i ribelli:
Il sindaco di Mogadiscio ha vietato ai media somali di pubblicare interviste con dichiarazioni di oppositori del governo, o di raccontare delle operazioni militari e l’esodo dei rifugiati dalla città. Lo hanno riferito oggi i capi dei principali media somali. Le misure annunciate dal sindaco, ed ex signore della guerra, Mohamed Dheere, hanno messo ulteriore pressione sui giornalisti che durante l’ultimo anno hanno dovuto fronteggiare una serie di attentati, arresti e minaccie dalle parti in conflitto. I reporter locali corrono ogni giorno altissimi rischi per raccontare le violenze quotidiane, soprattutto a Mogadiscio. Sette giornalisti sono morti quest’anno e i colpevoli non sono stati ancora trovati.
29 Oct
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Si chiama Unsubscribe-me.org la campagna – anzi, il movimento – del gruppo britannico di Amnesty International per combattete il terrorismo, ma per combattere anche chi usa la “guerra al terrore” come strumento di oppressione. Infatti:
For too long the ‘war on terror’ has been used to justify acts of torture, ‘rendition’, discrimination and unlawful detention. Amnesty acknowledges that the perpetrators of terrorism must be brought to justice but believes this should be achieved without eroding the very values we are fighting to defend.
Governments, including the UK’s, have manipulated public fears, exploiting them to excuse actions that under normal circumstances would never be thought of as acceptable.
Actions that include the rendition and detention of terror suspects without adequate legal representation or fair trial in prisons like Guantanamo Bay. Prisons where guards are ordered to use torture to break the will of detainees in order to obtain information.
The rule of international law and the protection offered by fundamental human rights mechanisms is being seriously violated. Governments assume you support such actions in the ‘war on terror’ but the truth is you’ve never been given a choice.
Until now.
16 Oct

Una manifestazione che risale al 1969 contro la guerra in Vietnam, di fronte alla Casa Bianca. Due milioni di persone che si radunano a Washington dando vita al corteo di protesta fino a quel momento più numeroso della storia statunitense. C’erano i pacifisti, gli studenti, le Pantere Nere, Coretta King, i musicisti. Su Slate viene pubblicata una galleria fotografica che testimonia quell’evento.
20 Sep
Presentare il volto umano di un conflitto bellico. È lo scopo con cui nasce The War Comes Home per opera del giornalista Aaron Glantz (autore del libro How America Lost Iraq) e del network radiofonico KPFA. Storie di militari che hanno prestato servizio in l’Iraq, ma anche allargamento della discussione a tematiche come i veterani del Vietnam o la guerra di Afghanistan, collaborazioni con il Center for Media and Democracy, testimonianze in merito al recupero e alla riabilitazione dopo i conflitti. Il tutto sottendendo che:
More than 1.6 million Americans have served in the wars in Iraq and Afghanistan. As of August 1, 2007, 67,000 of them had been killed or wounded. In addition, more than 250,000 Iraq and Afghanistan war veterans had been treated at Veterans Administrations hospitals since their return home from combat.
Inoltre, si legge nel comunicato stampa Innovative Multimedia Project Brings the Iraq War Home:
“I was constantly being asked, tell me about freedom, about democracy, why am I being held here, I want answers,” recounts Abu Ghraib interrogator Casteel on Warcomeshome.org. “And the detainees were the ones wanting answers. But that was our job. We were supposed to be finding answers to our questions.”
Da sottolineare in chiusura che i file multimediali che contengono le testimonianze raccolte sono rilasciati con licenza Creative Commons.
24 Jul
A proposito di Somalia, dice oggi Peacereporter:
Le Nazioni Unite hanno dichiarato che circa 10.000 persone sono scappate dalla capitale somala Mogadiscio la scorsa settimana, per sfuggire alle continue violenze. L’Alta Commissione per i Rifugiati dell’Onu ha fatto sapere che anche coloro i quali erano appena tornati a Mogadiscio se ne stanno andando. La città non ha visto molta pace da quanto le truppe governative, supportate dalle forze etiopi, hanno spinto il movimento islamico fuori dalla città. Da quel momento sono inziati attacchi terroristici contro le strutture governative, che hanno però colpito molti civili innocenti. L’Onu fa sapere che i combattimenti di marzo e aprile hanno costretto un quinto dei due milioni di residenti di Mogadiscio a partire, e solo 125.000 sono tornati.
Sempre in argomento, sul sito dell’ACNUR si leggono un appello e un approfondimento.
28 Apr
“Il 2006 è stato l’anno più feroce e brutale della storia contemporanea dei media”. Inizia con queste parole The war on journalism, pubblicazione annuale dell’International Press Institute che dall’osservatorio che aggiorna costantemente ne aggiunge i ventidue già registrati nel 2007. La guerra in Iraq è il conflitto che ha fatto registrare quasi la metà delle perdite, quarantasei, e seguono poi l’Afghanistan, il Pakistan, le Filippines, il Messico e lo Sri Lanka. Ma l’Europa non ne esce indenne geograficamente né politicamente:
In Europe, where two journalists were killed, the murder of Novaya Gazeta journalist, Anna Politkovskaya, highlighted the dangers of reporting in Russia, and questioned the authorities’ desire to investigate such crimes. Since 1997, IPI has recorded the killing of 43 journalists in Russia. The often-violent controversy over the Danish cartoons depicting the prophet Mohammed saw journalists arrested and prosecuted; one journalist was murdered in Sudan reportedly for writing on the subject. The controversy led to renewed attempts to introduce a “defamation of religions” clause, which appeared in UN documents, including one on terrorism.
22 Apr
Elezioni presidiate non dalle armi, ma da telefoni cellulari. Gli osservatori chiamati a supervisionare le tormentate operazioni di voto di ieri in Nigeria, infatti, fanno parte del Network of Mobile Election Monitors, progetto non-profit e non schierato politicamente ideato da HELP (Human Emancipation Lead Project) con il supporto tecnico di Kiwanja e di FrontlineSMS. E forse questo genere di controllo effettuato nei seggi fa oggi richiedere l’annullamento della consultazione per le presidenziali e le politiche a causa del sospetto di brogli e irregolarità.
Al di là dell’esito, per il quale occorrerà attendere ancora qualche giorno probabilmente, perché ricorrere ai cellulari? Innanzitutto per la penetrazione di questi dispositivi nel tessuto sociale nigeriano: si annoverano infatti 30 milioni di dispositivi su 60 milioni di votanti. Inoltre le infrastrutture, distribuite anche in aree rurali, sono uno dei mezzi di comunicazione più efficaci nella regione del delta del Niger. Senza contare poi che molti modelli, oltre a trasportare il testo, possono anche diffondere contenuti multimediali più complessi. È stata creata una pagina attraverso la quale scaricare il software e avere le informazioni tecniche per l’installazione e l’utilizzo del programma di monitoraggio. Non c’è tuttavia traccia del sorgente né di una policy di rilascio che eventualmente vanno richiesti ai responsabili del progetto.
Per saperne di più:
18 Apr
Su Citizentube, il vlog-contenitore di taglio politico lanciato da Youtube, viene pubblicata una serie di video sulla situazione in Darfur e ne nasce un canale promosso e dedicato al Enough project, organizzazione che si batte contro i genocidi anche in Congo e in Uganda. Passare attraverso i video ha uno scopo preciso:
The Enough community on youtube, and elsewhere online, seeks to unite and strengthen efforts of grassroots activists and concerned advocates by giving up to date information from on the ground and offering practical pressure points to end the violence.
16 Apr
Mentre arrivano le prime notizie sulla nuova Columbine, c’è una notizia che è passata quasi completamente sotto silenzio in Italia, con l’eccezione di Osservatorio Balcani: l’omicidio del giornalista di Belgrado Dejan Anastasijevic, collaboratore del settimanale politico Vreme e del Time. BoingBoing pubblica oggi un articolo scritto da Jasmina Tesanovic, che riprende quanto uscito sul sito della storica emittente B92. E in particolare fa notare l’attivista serba che il giornalista assassinato da un’autobomba insieme alla moglie e alla figlia non è stato un obiettivo a caso:
Dejan [...] was among the witnesses at the Hague International War Crime Tribunal against Slobodan Milosevic. As a journalist, his main line of inquiry was the connection between war crimes committed by Serbian military and police all over former Yugoslavia in the nineties. A painful issue. Recently the International War Crime Tribunal in Hague held that the regime of Slobodan Milosevic cannot be directly linked to the mass graves in Kosovo and the genocide in Srebrenica. Therefore the Serbian state is not formally guilty of genocide — although genocide took place.
4 Apr
Una specie di rapper ungherese – o almeno lui si definisce un rapper, anche se c’è chi non è proprio d’accordo con l’attribuzione a questo genere musicale – canta contro le armi tra un’auto non esattamente proletaria, un cimitero di guerra e un gruppo di vocalist.
[video]http://www.youtube.com/watch?v=–Vaz9jW054[/video]
25 Feb
Febbraio sembra un mese di cupi anniversari. E quello segnalato su Wired, Feb. 25, 1836: Rapid Fire, è forse un anniversario che ne ha determinati molti di successivi. Centosettanta anni fa, infatti, Samuel Colt si vide riconoscere un brevetto sul primo revolver introducendo una serie di novità:
He carved a wooden prototype, then, after his sailing days were over, produced a metal revolving cylinder based on the model. It proved to be a remarkably simple and effective method for delivering five or six bullets in rapid succession, without the need for reloading.
Queste e altre evoluzioni finirono per rivoluzionare l’industria delle armi da fuoco che divenne fiorente senza quasi mai conoscere periodi di crisi. Si provi per esempio a viaggiare nell’archivio di Disarmo Online o a consultare il dossier di Unimondo.