Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>

Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Archiviato per March, 2011

Breviario per aspiranti terroristi di Mathias EnardSi intitola Breviario per aspiranti terroristi il breve testo (96 pagine) scritto da Mathias Enard e tradotto da Alice Volpi. In attesa di un nuovo titolo dello stesso autore, questo lo rilancia in libreria Nutrimenti per raccontare che:

Un attentato che si rispetti deve avere un fine e una religione. Ci vuole perseveranza, sacrificio. E un’esplosione. Bisogna poi colmare il vuoto che segue. Terrorismo e cospirazione non sono per chiunque. Ad insegnarci quest’arte è Virgilio, negro buono e gentile, a sua volta istruito ai supremi artifici da un maestro-padrone severo e gaudente, in dieci comode lezioni illustrate.

Con un abile sovvertimento di premesse e implicazioni dove l’unico fine appare la soddisfazione del proprio compiacimento, Mathias Enard dispiega con colta provocazione, muovendosi tra Voltaire e Swift, rovesciando Defoe, una proposta di terrorismo elitario che ha lo scopo di svegliare le menti dall’abbrutimento e dalla consuetudine. Meglio consegnare la propria “opera” all’eternità o cercare quei quindici minuti di celebrità cari a Warhol? Un libro allegorico e diverso da prendere alla lettera, un pamphlet contro il razionalismo occidentale e l’integralismo islamico che strappa un sorriso inquieto.

Per leggere cosa ne hanno scritto alcuni giornali, si veda qui.

  • Nessun commento
  • Scritto per libri
  • Bologna e il suo romanzo criminale

    Bologna e il “suo” romanzo criminale: «Mi chiamavano Maremma. E anche qui avevamo il Libano e il Freddo» si legge su Notte Criminale.

    Stefania Limiti, l’autrice del libro L’anello della Repubblica sul Noto Servizio di cui si era parlato qui, pubblica sul blog Cado in piedi il post-intervista Caso Moro: le verità nascoste. A rispondere alle domande della giornalista è un ex carabiniere a cui fu ordinato di tenere sotto sorveglianza il covo brigatista di via Montalcini durante i cinquantacinque giorni del sequestro del presidente della Democrazia Cristiana. E commenta in coda Limiti:

    L’esperienza del signor Mario può suggerire tante cose ma tutte andrebbero verificate. E’ certo che lascia di stucco: durante i 55 giorni del sequestro di Aldo Moro nessuno sapeva dell’esistenza di un covo-prigione in via Montalcini. Il generale Dalla Chiesa suggerì una sua ipotesi durante un’audizione in parlamento: cioè che da via Montalcini fosse uscita una Renault 4 quella mattina, ma vuota. Ciò che Moro non fosse lì. Comunque, qualcuno sapeva che in quell’appartamento non c’era solo una normale coppia di giovani sposi. Così come era sotto osservazione, da lontano, il covo di via Gradoli: lo ha detto un uomo dell’Anello, spiegando che fu impedito un blitz per liberare Moro.

    Continua qui.

    Before I Die

    Before I die: su un muro di New Orleans, in 900 Marigny Street, i passanti raccontano i desideri da realizzare prima del grande salto. Andare a Roma, tra questi. L’idea è dell’artista Candy Chang (peraltro senior fellow al Ted 2011).

    (Via Neatorama)

    Valerio Verbano di Giacomo Russo SpenaIl libro Valerio Verbano – Ucciso da chi, come, perché, scritto da Valerio Lazzaretti (Odradek), viene raccontato su Micromega Online da Giacomo Russo Spena nell’articolo Omicidio Verbano, trent’anni di misteri:

    Il libro [...] è un processo indiziario, è un’attenta e accurata inchiesta giornalistica che ricostruisce al dettaglio tutti questi eventi, evidenziando le contraddizioni, i misteri e le piste su cui bisogna invece ancora indagare. L’autore, Valerio Lazzaretti, ricostruisce tutta la vita di Verbano facendo un’esamina approfondita dell’estrema destra romana arrivando a far intuire ai lettori chi sono, per lui, gli assassini. O almeno i mandanti di quel feroce assassinio.

    Non è il primo scritto, o prima controinchiesta, su questo caso ma Lazzaretti ha il merito di spiegare esattamente cosa fossero i Nar. Non un’organizzazione unica con un vertice e una base; impossibile equipararla ad altre sigle del terrorismo rosso e nero di quegli anni. È un logo di cui si appropriano molti, magari aggiungendo al marchio “Nar” un’altra sigla. Tra dicembre ’79 e giugno ’80 si innesca infatti una vera e propria rivalità tra i gruppi già operanti e i “nuovi spontaneisti” per avere l’egemonia nell’estrema destra. E se il gruppo Fuan-Nar che fa capo a Giusva Fioravanti in quel periodo cerca una tregua coi rossi per dedicarsi alla lotta al sistema, i Gpoa, che l’autore dimostra come non fossero di sinistra, vedono nei compagni l’obiettivo principale per la rivoluzione fascista. Una guerra intestina nell’estrema destra romana di cui Verbano fa le spese. Forse perché sapeva troppo.

    Continua qui.

    Bologna, i delitti del Dams – Prima parte

    Bologna, i delitti del Dams – Prima parte su Notte Criminale.

    La interactive timeline of Bradley Manning’s alleged leaking la pubblica Wired (via BoingBoing). Il caso era quello di Collateral Murder di cui si parlava qui.

    Domani di Maurizio ChiericiAll’inizio Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della bomba che il 2 agosto 1980 esplose alla stazione del capoluogo emiliano, avrebbe voluto che non ci fosse alcun clamore sull’istanza presentata alla procura per chiedere nuove indagini sui mandati dell’attentato. Preferiva che i magistrati avessero modo di valutare con tranquillità la fondatezza della richiesta e di rispondere con altrettanta tranquillità che i familiari si sbagliavano, se lo avessero pensato. Così il 13 gennaio 2011 l’associazione aveva deciso di mantenere il riserbo sulla sua azione, che a poco meno di due mesi di distanza così campata per aria non sembra essere.

    Perché presentare adesso l’istanza per chiedere un’indagine sui mandanti? È cambiato qualcosa rispetto al passato?

    «Certo. Sono diventati noti a tutti i documenti relativi soprattutto al processo per la strage di Brescia, processo concluso alla fine del 2010. Una serie di testimonianze e di documenti hanno dimostrato che certe figure, ritenute marginali nell’inchiesta su Bologna, assumevano un ruolo più centrale. Si era già visto con gli atti del processo per la strage di piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre 1969, e ora con quello di piazza della Loggia. La nostra richiesta, dunque, non è tanto di dire “adesso troviamo i mandanti”, ma chiediamo che una serie di documenti vengano presi in considerazione dall’indagine in corso».
    (more…)

  • 1 commento
  • Scritto per storie nere
  • Space station: immagini dalle stazioni spaziali internazionali rese pubbliche dal Nasa’s Marshall Space Flight Center con licenza Attribution-NonCommercial 2.0.

    Bologna, 2 agosto 1980Il giornalista Gianluca Rotondi firma un articolo, pubblicato oggi sul Corriere di Bologna, che si intitola I familiari: riaprire le indagini. Istanza ai magistrati. L’ottica è quella di andare alla ricerca dei mandanti della strage del 2 agosto 1980 che fece 85 vittime e oltre duecento feriti. Mandanti che a tutt’oggi non sono ancora stati individuati. Ecco uno stralcio del pezzo:

    L’istanza dei familiari – Una ventina di membri del consiglio direttivo ha presentato in Procura, attraverso l’avvocato Giuseppe Giampaolo, un’istanza di nuove indagini. Si tratta di una rivisitazione giudiziaria che, alla luce delle carte del processo di Brescia sulla strage di piazza della Loggia [], chiede ai pm di scrivere il capitolo ancora mancante sulla strage, quello sui mandanti del più grave attentato contro civili del dopoguerra.

    Inchiesta bis – L’istanza è confluita per ora nell’inchiesta bis nata dalle conclusioni della commissione Mitrokhin. L’indagine (contro ignoti) sulla pista palestinese è arrivata alla battute finali e, salvo colpi di scena, pare destinata all’archiviazione: terminata la traduzione delle carte di Berlino, il procuratore capo Roberto Alfonso e il pm Enrico Cieri potrebbero interrogare Ilich Ramirez Sanchez, noto come Carlos lo Sciacallo, il terrorista venezuelano che ha attribuito la strage a Cia e Mossad e che ha chiesto di essere riascoltato.

    Continua qui.

    Fiumicino 17 dicembre 1973 di Salvatore Lordi e Annalisa GiuseppettiLe testimonianze dirette come strumento per cercare di rispondere a interrogativi rimasti inevasi. È la tecnica adottata dai giornalisti Salvatore Lordi e Annalisa Giuseppetti per scrivere il libro Fiumicino 17 dicembre 1973 – La strage di Settembre Nero, uscito lo scorso novembre per i tipi di Rubbettino. Partiamo dai fatti: erano le 12.50 di quel giorno di fine ’73 quando un gruppo dell’organizzazione creata da alcuni fedayn palestinesi lanciò due bombe al fosforo contro un aereo della PanAm, in sosta a Roma. Furono trentadue le vittime e diciassette i feriti e non finì qui perché di seguito venne dirottato un veivolo della Lufthansa e i conti vennero resi solo il giorno successivo, a Kuwait City.

    Dopo la prefazione scritta da Sandro Provvisionato, una premessa curata da Daniela Stanco, un’introduzione e una serie di capitoli che contestualizzano storicamente gli eventi di quei giorni, la seconda parte inizia le interviste. Il primo a parlare è il giudice Rosario Priore che della strage di Fiumicino si occupò e che torna a parlare dei rapporti tra fedayn e Brigate Rosse. Su cui dice: «[L'appoggio delle Br] non è accertato, ma possiamo ritenere che sia probabile. [...] È difficile che questi signori abbiano potuto attraversare il valico di frontiera [...] con le armi addosso; l’appoggio doveva essere qui in Italia». E poi la parola passa al superstite Luigi Peco, a Mario Berardinelli, ai tempi trentunenne capitano della guardia di finanza in servizio a Fiumicino, a Nello Ceccarelli, vicebrigadiere sempre delle Fiamme Gialle, e all’ex vigile del fuoco Giuseppe Denaro (che commenta: «Secondo me le bombe non sono state lanciate all’interno, ma qualcuno le ha messe precedentemente»). Quindi ci sono le parole di altri – loro malgrado – protagonisti e/o testimoni di quei fatti.
    (more…)

    Aldo Giannuli pubblica sul suo blog un testo James Petras sulla questione Egitto: i movimenti sociali, la Cia e il Mossad che dice tra l’altro, nel paragrafo dedicato alla “ribellione del popolo”:

    La rivolta araba dimostra, ancora una volta, le varie falle strategiche in istituzioni come i servizi segreti, le forze speciali e le intelligence degli Stati Uniti, così come nell’apparato israeliano, nessuno dei quali è stato capace di prevedere, non diciamo di intervenire, per evitare la vincente mobilitazione e influire nella politica dei governi e governanti che erano in pericolo.

    L’immagine che proiettavano la maggior parte di scrittori, accademici e giornalisti dell’imbattibilità del Mossad israeliano e dell’onnipotente CIA è stata sottoposta a dura prova, con il suo fallimento nel riconoscere la portata, la profondità e l’intensità del movimento di milioni di persone che ha sconfitto la dittatura di Mubarak. Il Mossad, orgoglio e allegria dei produttori di Hollywood, presentato come un “modello di efficienza” dai suoi ben organizzati compagni sionisti, non è stato capace di intercettare il crescere di un movimento di massa in un paese vicino. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, si è mostrato sorpreso (e costernato) per la precaria situazione di Mubarak e il collasso dei suoi clienti arabi più vicini, proprio a causa di errori dell’intelligence del Mossad. Ugualmente, Washington, con i suoi 27 organismi di intelligence oltre al Pentagono, è stata colta di sorpresa dalle massicce rivolte popolari e dai movimenti emergenti, malgrado le sue centinaia di migliaia di agenti pagati migliaia di milioni di dollari.

    Varie osservazioni teoriche si impongono. S’è dimostrato che l’idea di alcuni governanti forzatamente repressivi, che ricevono migliaia di milioni di dollari di aiuti militari dagli Stati Uniti e possono contare con all’incirca un milione di poliziotti, militari e paramilitari per garantire l’egemonia imperiale, non è infallibile. La supposizione che mantenere vincoli a larga scala e per lungo tempo con tali governanti dittatoriali salvaguardi gli interessi USA è stata smentita.
    L’arroganza di Israele e la sua presunzione di superiorità in materia di organizzazione strategia e politica rispetto agli “arabi”, è stata seriamente danneggiata. Lo Stato d’Israele, i suoi esperti, gli agenti segreti e gli accademici delle migliori università statunitensi, rimangono ciechi di fronte alle realtà emergenti, ignoranti circa la profondità dello scontento e impotenti ad evitare l’opposizione di massa ai propri clienti più importanti. I propagandisti di Israele negli Stati Uniti, che non resistono a qualsivoglia opportunità per mettere in luce la “brillantezza” delle forze di sicurezza d’Israele, sia che si tratti di assassinare un leader arabo in Libano o a Dubai o che si tratti di bombardare un’istallazione militare in Siria, sono rimasti temporaneamente senza parole.

    Il pezzo continua qui e la traduzione è stata curata da Marina Minicuci.

  • 1 commento
  • Scritto per informazione
  • 1977 di Gianni D'EliaBen più che se si celebrasse un anniversario specifico, con l’inizio del 2011 stanno uscendo libri che tornano sugli anni Settanta. Dopo due uscite di cui si parlava qui e qui – il romanzo di Altri destini di Walter G. Pozzi (PaginaUno) e il saggio, con ottica più ampia rispetto a quel decennio in senso stretto, Democrazia proletaria. La nuova sinistra tra piazze e palazzi di William Gambetta (Edizioni Punto Rosso) – adesso è la volta di una raccolta poetica intitola 1977 di Gianni D’Elia (Sigismundus) con prefazione di Roberto Roversi:

    d’autunno, d’inverno, di primavera, d’estate, sveglio e addormentato non accetto, odio tutto ciò tutto ciò che in noi ha inculcato il passato da schiavi tutto ciò che in uno sciame meschino s’è calato e depositato come vita quotidiana anche nella nostra schiera di bandiere rosse

    io che avrei voluto essere senza io mi trovo costretto a lottare nello squallore piccolo borghese senza slanci di questa italietta dove la musica è bandita dove sghignazzano le bande d’ogni colore dove l’arte vera ch’è la vita sognata è una bestemmia

    Peraltro va segnalato che Sigismundus debutta con questo libro e con un altro testo, La rimozione, di Davide Nota.

  • Nessun commento
  • Scritto per libri
  • Wikileaks affair


    A (s)proposito


    Foto Carlo Beccaria
    Per scrivermi, l'indirizzo è
    antonella[at]beccaria.org

    Sottoscrivi i feed RSS Inviami una mail Ascolta i miei podcast Seguimi su Flickr
    Seguimi su Twitter Seguimi su FriendFeed Seguimi su Facebook Seguimi su Scrive.it

    In libreria


    Piccone di Stato
    Piccone di Stato
    Collana Igloo
    Nutrimenti | Acquista

    PhotoStream

    Antiracist demonstration, Florence, 2011 dec 15Antiracist demonstration, Florence, 2011 dec 15Antiracist demonstration, Florence, 2011 dec 15Waiting forJewish long home / 1Jewish long home / 2

    In lettura


    Situazione disperata ma non seria

    Situazione disperata ma non seria
    di Robert Shaw
    Garzanti

    Ultime letture


    ADV



    Text Link Ads



    Licenze sui contenuti

    Creative Commons License
    I contenuti di questo blog, laddove non diversamente specificato, sono rilasciati con Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia

    Da Twitter


    Ultimi commenti

    Categorie

    Archivio


    Credits

    Copyleft © - "Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria" è realizzato con WordPress ed è ospitato da Carlo Beccaria. Il tema Illacrimo è stato creato da Design Disease e LifeSpy. La personalizzazione è opera di Claudio Cicali.