Depistaggio: il testo per introdurlo bloccato dal luglio 2015 in Senato

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Piazza Fontana

Nell’ordinamento italiano il reato di depistaggio, la cui introduzione è sostenuta dall’Unione dei Familiari delle Vittime per Stragi e che è stato approvato alla Camera il 24 settembre 2014, non c’è ancora dato che giace dal 31 luglio 2015 in commissione giustizia, al Senato. C’è però ancora – e si può firmare – la petizione al presidente Pietro Grasso per chiedere che non ci si fermi. Ecco perché:

Nonostante la storia d’Italia sia stata insanguinata da numerose stragi, a oggi non esiste il reato di depistaggio per colpire quei poteri che hanno fatto e fanno delle omissioni, dell’occultamento, della distruzione di prove uno strumento chiave per nascondere la verità.

È noto che molte delle inchieste sui principali avvenimenti di strage e di terrorismo hanno subìto rallentamenti, quando non veri e propri arresti, a causa della mancata collaborazione di pubblici ufficiali con l’autorità giudiziaria. Dalla strage di piazza Fontana in poi, le omissioni, le bugie e la distruzione di documenti hanno impedito che si potesse giungere alla scoperta dei responsabili materiali e morali degli attentati che hanno devastato il Paese fino al 1993.

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Licio Gelli, origini e avventure del Venerabile

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Licio Gelli, origini e avventure del Venerabile

Il 21 aprile 1919 Ettore Gelli e Maria Gori divennero genitori. Nasce infatti Licio, che alla fine del secondo conflitto mondiale era arrivato alla licenza di scuola media. Dal 1931 al 1937, infatti, aveva frequentato l’istituto tecnico arrivando fino al terzo anno, ma aveva interrotto gli studi diventando volontario nella 735° brigata spedita in Spagna.

Iscritto al Partito nazionale fascista il 29 ottobre 1940, era già entrato nel 1937 nella Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (Mvsn) e nell’autunno nel 1939 fu richiamato nel 127° reggimento di fanteria, Divisione Venezia. Era un giovane con una certa inventiva, Licio, che aveva inviato al ministero della Guerra il progetto per un nuovo fucile mitragliatore, ma il disegno non venne preso in considerazione per una serie di difetti.

Poco male. Nel novembre 1940 fu trasferito a Firenze, da cui prese parte alle operazioni greco-macedoni e quando si diede inizio agli arruolamenti per dare vita al corpo speciale dei paracadutisti, fece domanda, entrando alla scuola di Tarquinia. Qui, incorporato nella 195° divisione Folgore, durante un lancio di esercitazione nel settembre 1941 riportò lesioni a entrambe le gambe e per questo fu riconosciuto inabile alle fatiche di guerra.

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Muore a 96 anni Licio Gelli, il capo della P2 e l’uomo dei segreti d’Italia

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Muore a 96 anni Licio Gelli, il capo della P2 e l'uomo dei segreti d'Italia

Aveva 96 anni, Licio Gelli, il maestro venerabile della famigerata loggia P2. Nato a Pistoia il 21 aprile 1919 e arruolatosi a 17 anni per combattere nella guerra di Spagna e poi gerarca fascista che collaborò con i nazisti salvandosi per aver fatto il doppio gioco con formazioni partigiane, era stato ricoverato nella clinica di San Rossore a Pisa e poi all’ospedale di Arezzo, ma alla fine era stato dimesso per tornare a Villa Wanda, la residenza di tre piani costruita nel Seicento e ristrutturata alla fine dell’Ottocento che aveva comprato alle porte di Arezzo e a cui aveva dato il nome della moglie. Qui si era trasferito nel 1970, quando ormai la sua ascesa era inarrestabile.

Di sé diceva: “Sono nato fascista e morirò fascista”. Il suo nome, per decenni, si è legato ai fatti più oscuri della storia italiana, dal dossieraggio del Sifar degli anni Sessanta al golpe Borghese della notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 alla vicenda Sindona, dalla strage dell’Italicus (4 agosto 1974) a quella della stazione di Bologna (2 agosto 1980), per la quale venne condannato in via definitiva a 10 anni per calunnia aggravata, fino al crac del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi e ai movimenti del leghismo meridionale con relativi rapporti con Cosa nostra (attraverso nomi come quelli di Totò Riina e Bernardo Provenzano) per il quale fu indagato e poi prosciolto. E quando nel 1978 Aldo Moro andò incontro al suo destino, a Gelli venne attribuita la frase “il più è fatto”. Senza considerare che tutti gli esponenti dei comitati di crisi costituiti dopo il rapimento del presidente della Dc, a parte l’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga, erano iscritti alla P2.

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A cinque anni dall’inizio della Primavera araba: la storia di Mohamed Bouazizi

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A map of Arab Spring countries - Wikipedia.org

Sotto l’espressione «primavera araba» va una serie di insurrezioni che hanno riguardato il Maghreb, il Vicino e il Medio Oriente. I Paesi che sono stati più o meno attraversati da movimenti per la difesa delle libertà civili e politiche comprendono l’Algeria, il Bahrein, l’Egitto, la Tunisia, lo Yemen, la Giordania, Gibuti, la Libia e la Siria. Poi si sono registrati eventi più episodici anche in Mauritania, Arabia Saudita, Oman, Sudan, Iraq, Marocco e Kuwait. Addirittura una nazione martoriata da più di vent’anni di guerra civile come la Somalia ha dimostrato qualche sussulto «primaverile», soprattutto nell’ostilità contro i fronti islamici più bellicosi, come quelli rappresentati da Al Shabaab.

Iniziati nel dicembre 2010, i movimenti rivoluzionari hanno preso le mosse da alcune istanze comuni, per quanto poi le differenze si siano evidenziate nella declinazione nazionale delle rivolte. Tra queste, la lotta contro corruzione, disoccupazione, violazione dei diritti umani, miseria, regimi dispotici e sanguinari, penuria alimentare generata dalla nuova crisi e i cui effetti si devono aggiungere alla precedente, articolatasi tra il 2007 e il 2008, oltre a fenomeni di globalizzazione che hanno incrementato la povertà in loco e lo sfruttamento di manodopera sottopagata.
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Pasolini: l’avvocato Stefano Maccioni lancia una petizione per una commissione d’inchiesta sul delitto

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Petizione Pasolini

La petizione Il parlamento indaghi sull’omicidio Pasolini, indirizzata ai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, è stata lanciata da Stefano Maccioni, il legale di Guido Mazzon, cugino di Pier Paolo Pasolini. E c’è anche uno spazio Facebook dedicato alla petizione Pasolini da cui seguire tutti gli aggiornamenti sul caso.