(E con questo post è ufficiale che anche da queste parti si ha un ospite: è il giornalista, documentarista, poeta e operaio Giuliano Bugani, già intervenuto poco tempo fa con il post La Costituzione: chi l’ha vista? Con il testo di seguito si inaugura il suo spazio qui dentro. Benvenuto, Giuliano. AB)
Non aspetterò tre giorni. Resusciterò ora. Ognuno di noi resusciterà ora. Non aspetteremo la fine dei giorni loro. Non aspetteremo il ballo di mezzanotte. E nemmeno la scarpetta di Cenerentola, caduta nella crepa di un terremoto annunciato. Noi non balleremo la loro kanzone. Noi non prenderemo a braccetto le loro Maria, le loro puttane. Noi non andremo sui loro karri. Dottor Jekill, quale cura mi stai propinando: kokaina? Il tuo antidoto. Un buco nel cuore mi dice che non posso fidarmi di tua madre. Ci sono quattro strade che portano alla città distrutta.
Quattro, perpendicolari. Come una kroce. E su quella kroce, avete inkiodato l’Aquila. Ha le ali spalancate. La testa china sul suo petto smagrito. È una grande kroce. Sulla montagna del mio cranio. Un ragazzo si è suicidato, poche settimane fa. Aveva perduto tutto. Non aveva più niente. Nemmeno più sé stesso. Non aveva più niente. E tu mi dici che devo aspettare. Ci stiamo avvicinando alla kroce. E non sono solo. Qui. Ad aspettarti. Dottor Jekill, mi dici che devo aspettare. Ma io ho puntato il mio coprifuoco sulla tua bocca. Non ci sono spade adesso. Non avere paura. C’è soltanto una cosa che posso aspettare. Le tue ceneri. Perché brucerai nel mio inferno. L’inferno che è dentro il mio cranio.
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