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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Archiviato per April, 2011

Qualche giorno fa si segnalava lo speciale di Micromega Karol Wojtyla – Il grande oscurantista, pubblicato in vista delle celebrazioni del 1 maggio per la beatificazione del papa polacco. Anche la casa editrice Chiarelettere ha fatto uscire nel frattempo un libro in argomento. Si tratta di Wojtyla segreto. La prima controinchiesta su Giovanni Paolo II (il cui booktrailer si può vedere sopra), scritto dal giornalista Ferruccio Pinotti e dal vaticanista della Stampa Giacomo Galeazzi:

Il pontefice polacco che la Santa sede sta per proclamare Beato assume una nuova luce attraverso il racconto [di] un viaggio tra Ior, Solidarnosc, scandali finanziari e crisi geopolitiche, da cui emerge un Wojtyla capace di muoversi come un antico monaco-guerriero in battaglia contro l’ateismo di Stato e al contempo come un modernissimo predicatore. Un fondamentale «asset» atlantico durante la guerra fredda. Per oltre trent’anni gli organi di polizia polacchi spiarono ogni movimento e discorso di Karol Wojtyla. Usando anche preti infiltrati per entrare nelle sue stanze. Ora i documenti su questa attività sono finalmente desecretati. Da queste carte inedite compilate dagli uomini del regime di Varsavia incaricati di sorvegliarlo, pedinarlo e controllarlo, emerge una nuova immagine di Giovanni Paolo II. Dal primo giorno di sacerdozio fino all’ascesa al pontificato. Nel piano strategico di Karol Wojtyla, di fronte al rischio dell’Est totalmente scristianizzato occorre mobilitare qualunque risorsa, convogliare tutti i canali di sostegno economico, anche i più imbarazzanti, verso le organizzazioni che oltre cortina si battono per la sopravvivenza dell’identità cattolica. C’è una sfida mortale in atto, Wojtyla lo sa e si dà da fare per vincerla. A ogni costo. L’importante non è da dove arrivano i soldi ma dove sono diretti. Il libro rivela sia tratti inediti del Wojtyla personaggio pubblico e vero uomo politico sia aspetti finora mai scritti e legati alla sua vita privata, prima in Polonia poi in Vaticano.

La prefazione, scritta da monsignor Domenico Mogavero (vescovo di Mazara del Vallo e presidente Cei per l’immigrazione, oltre che postulatore per la causa di beatificazione di don Pino Puglisi), può essere letta qui.

Santa Muerte. Mexico's cult of Holy Death

Di Santa Muerte si è parlato varie volte da queste parti attraverso reportage fotografici pubblicati dal Time e dal National Geographic. Ora Carmilla online ha pubblicato una curiosa (ed esclusiva) intervista realizzata da Fabrizio Lorusso di L’America latina proprio a questa “trista mietitrice”. Eccone un passaggio:

Domanda. Quali sono le sue origini, Santissima?
Risposta. Uh! Beh, bimbo, ti racconto che la mia immagine ha più di mille anni, è un mix di iconografie giudeo-cristiane e greco-romane. Che roba, eh? Come mi vedi adesso, qui accanto a te, è proprio come mi dipingevano nel medioevo e nel barocco in Italia, Spagna, eccetera. Ballavo sempre su quelle tele nelle danze macabre appese sulle pareti delle chiese e degli ossari. A Teglio, un posto che conosci bene, in Valtellina e lì in giro, per esempio, c’è un ossario meraviglioso dove mi han fatto un bel lavoretto fotografico, cioè degli affreschi, dato che all’epoca la foto ancora non c’era….sai era il diciassettesimo secolo. Ah, e poi, scheletricamente, solevo stare in testa alle processioni del Venerdì Santo sui carri della morte. Pregiatissima.

Continua qui.

La strage del Rapido 904In procura a Napoli ne sono certi. Per i pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia Paolo Itri e Sergio Amato e per il procuratore aggiunto Sandro Pennasilico la strage di Natale del 23 dicembre 1984 fu targata cosa nostra. E della solidità del quadro investigativo ne è convinto anche il gip Carlo Modestino, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare notificata questa mattina in carcere al boss Toto Riina, il leader dei corleonesi accusato di essere il mandante di quella strage.

Il cui obiettivo – stando agli inquirenti partenopei – non sarebbe stato quello di “destabilizzare per stabilizzare” lo status quo politico italiano e internazionale, come nel caso della strategia della tensione degli anni Settanta. Ma avrebbe avuto un altro scopo: intimidire Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che, sulla scia del sangue versato con la cosiddetta “seconda guerra di mafia”, avevano iniziato con le attività investigative che avrebbero portato due anni più tardi al maxiprocesso di Palermo, iniziato il 10 febbraio 1986 e conclusosi il 16 dicembre 1987.

I magistrati assassinati nel 1992 non si fecero però impressionare dall’attentato del 1984 tanto che all’apertura delle udienze, nell’aula bunker dell’Ucciardone, portarono 475 imputati sui quali pendevano 438 capi di imputazione (di cui 120 per omicidio). E a sentenza, pronunciata dopo 35 giorni di camera di consiglio (e le cui motivazioni richiesero 8 mesi di lavoro a Pietro Grasso, dal 2005 procuratore nazionale antimafia), vennero comminati 19 ergastoli e migliaia di anni di carcere.
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  • Scritto per storie nere
  • True Purpose Behind Bush's Torture Program

    Il vero scopo del programma sulle torture di Bush lo rivela Truth-out.org e centrale è il ruolo di uno psicologo della Cia Bruce Jessen. Smentite le affermazioni della precedente amministrazione statunitense secondo le quali le torture sarebbero state usate come “ultima risorsa”. In base alla documentazione originale, invece, lo scopo sarebbe stato quello di indurre i detenuti a collaborare con le forze governative. Da qui si possono scaricare gli appunti manoscritti di Jessen mentre da qui lo zip con la versione dattiloscritta.

    Domani di Maurizio ChiericiQuando ancora le feste laiche di questa Repubblica avevano un senso e sembrava fuori dalla grazia divina fare revisionismo cialtrone approfittando di uno spaesamento politico sempre più dilangante, ricordo un 25 aprile di quanto ero una ragazzina. Si era appena scavalcata la metà degli anni Ottanta, quelli dell’edonismo e del riflusso, e andavo al seguito dei miei genitori nel paese natale di mia madre, ai piedi delle Dolomiti.

    Lì, nella casa accanto a quella che occupavamo, c’era una pensione un po’ improvvisata. Un’anziana rimasta vedova del marito e di un tenore di vita che non le apparteneva più, dava camere a gente “perbene” (il “perbene” era affidato al suo insindacabile giudizio) che veniva dalla pianura. Tutti gli anni, per il 25 aprile e poi per ferragosto, arrivava una coppia ormai in là con gli anni. Lui, Angelo, maestro elementare in pensione di Venezia, e lei, Clara, professoressa di lettere alle superiori altrettanto dimissionatasi dal servizio, facevano poco caso all’impianto elettrico non a norma. E nemmeno si formalizzavano per i muri qua e là scrostati o per il bagno in corridoio.

    Buon 25 aprile - Foto di AndrecoInsomma, le condizioni della pensione prealpina non erano un problema. Cercavano solo un po’ di quiete mentale. E di frescura, quando era estate. Ma cercavano anche qualcuno che li ascoltasse. Così, quando mi incrociavano in giro per il paese, mi chiamavano e sapevano di aver gioco facile con me, che volentieri avrei fatto un salto nel decennio precedente, così “spesso” rispetto alla vuota effervescenza degli anni che hanno caratterizzato la mia adolescenza.

    Lui, l’ex maestro, il primo 25 aprile che festeggiò – mi raccontò esattamente 25 anni fa – fu quello del 1948, l’anno in cui l’Italia, fresca ancora di Liberazione e attraversata da grandi cambiamenti istituzionali, conobbe per la prima volta la violenza scelbiana dell’ordine pubblico. E ne restò scioccata. Ancor più scioccato ne restò Angelo, quando lesse delle cariche in piazzale Loreto, a Milano, al termine del corteo antifascista. A sconvolgere Angelo fu l’abiura non tanto di una promessa di pace pronunciata appena tre anni prima, ma il timore che tornasse quanto aveva vissuto fino al maggio 1945, all’interno del lager di Mauthausen.
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    Sono online gli interventi del convegno Chi è Stato? La strategia della tensione in Europa (1969-1974) che si è tenuto lo scorso 7 aprile a Milano, organizzato dal laboratorio Lapsus (che ha realizzato anche il video pubblicato sopra). Questo l’elenco:

    E qui si può dare un’occhiata all’omonima mostra con relative foto dell’inaugurazione.

    Su Notte Criminale si parla di Carlos, lo sciacallo. Il killer che terrorizzò l’Europa, al secolo Ilich Ramírez Sánchez, di cui già si era parlato da queste parti e che non sembra aver gradito l’uso della sua immagine a fini televisivi (si veda il trailer sotto. E chissà quanto aderente ai fatti sarà la ricostruzione sceneggiata per il grande pubblico).

    Luoghi della resistenza a Bologna

    Percorso virtuale sui luoghi della Resistenza a Bologna. Via @Twiperbole, account Twitter della rete civica Iperbole.

    L'auto in cui perse la vita monsignor Horacio Ponce de LeonE si torna a parlare di Argentina con questa notizia data, ancora una volta, da Peacereport, scomparso testimone di un processo contro militare della dittatura:

    Cristina Ferandez, presidente argentina, ha ordinato alle forze di sicurezza del paese sudamericano di mettersi alla ricerca di un testimone chiave di un caso che riguarda la dittatura militare. L’uomo risulta scomparso da lunedì scorso [e si chiama] Victor Oscar Martinez, ha 52 anni ed è l’unico testimone della misteriosa morte di monsignor Horacio Ponce de Leon, avvenuta nel 1977.

    I due stavano viaggiando a bordo di un auto che si stava dirigendo verso il rappresentante del Vaticano in Argentina per informarlo su presunti crimini perpetrati nei confronti della popolazione dal governo militare dittatoriale. Poco prima di giungere a destinazione l’auto si è schiantata e a causa delle ferite riportaste il vescovo era deceduto. Secondo le dichiarazioni rilasciate da Martinez prima di scomparire il vescovo sarebbe stato minacciato di morte dal colonnello Fernando Saint Amant, che verrà processato per crimini contro l’umanità.

    Qualche informazione ulteriore (in spagnolo) su monsignor Ponce de Leon è disponibile qui mentre una versione più estesa della scomparsa attuale si può leggere sulla Nacion.

    WikiLeaks and the Age of TransparencyBoingBoing segnala l’uscita del libro WikiLeaks and the Age of Transparency scritto dall’analista politico Micah Sifry. Potenzialità e limiti di un’era, al centro del volume.

    Wikileaks non è tutto: è un sintomo, un indicatore della continua lotta tra generazioni e filosofie di sistemi contrapposti. Da un lato quelli più vecchi e più chiusi e dall’altro la nuova cultura aperta di Internet. Malgrado l’arresto di Assange, la pubblicazione dei documenti non si interrompe. [Infatti] “quando si coniugano insieme la possibilità di connettersi e la trasparenza e quando una molteplicità di persone può vedere, condividere e interpretare ciò che ha intorno, allora si arriva a un risultato basato su un’enorme energia sociale da utilizzare in molte direzioni”.

    Un post di qualche giorno fa a firma di Nicola Biondo su Cado in piedi a proposito di Stato-mafia e quegli appunti di Guglielmo Sasinini. Da alcune note che confermerebbero i contatti irriferibili alla figura di un personaggio – etichettato come “giornalista double-face” – finito in altre indagini:

    Collaboratore di Famiglia Cristiana e Narcomafie e poi di Libero, Sasinini dall’inizio degli anni 2000 lavora per Giuliano Tavaroli, ex capo della security Telecom, a una rete di spionaggio. “Per me – dice Tavaroli – era la persona di riferimento con il Sisde perché molto legato a Mori”. Un rapporto così stretto quello con il generale da permettere al giornalista di seguire in diretta la cattura di Totò Riina. “Conoscevo bene quel gruppo di guerrieri – rivela Sasinini nel 2008 sulle colonne di Libero – e condivisi molte giornate con loro e soprattutto con Mario Mori, in particolare l’estenuante attesa della vigilia quando ‘il pacco’ stava per essere consegnato”.

    Prosegue qui e qui invece altre informazioni su Sasinini.

    In uscita tra un paio di giorni il nuovo libro di Pino Casamassima. Dopo la pubblicazione di Armi in pugno – La storia del Nord Est tra politica, terrorismo e criminalità, sempre per la collana Senza Finzione di Stampa Alternativa, si aggiunge adesso I sovversivi, storia di coloro che sono “morti impugnando un’arma”. Questa la presentazione del volume:

    Quattro storie di ordinaria violenza: sono quelle riportate in questo nuovo libro di un autore che da anni si occupa di un periodo passato alla storia come “anni di piombo”. I protagonisti sono accomunati dallo stesso destino, quello di perdere la vita: una possibilità più che concreta. «Bene che ti vada», veniva detto agli aspiranti brigatisti, «finisci in galera». Nonostante ciò furono in tanti a credere che non ci fosse alternativa.

    Una convinzione che costò la vita a Margherita (Mara) Cagol che con Renato Curcio, sposato in una chiesetta di un’alba trentina, aveva dato vita alle Brigate Rosse. Walter Alasia aveva 20 anni quando morì in una livida mattina a pochi giorni da Natale in quella Sesto San Giovanni all’epoca chiamata la Stalingrado d’Italia per la sua forte componente operaia e comunista.

    Barbara Azzaroni era una militante di Prima Linea: fu uccisa a Torino nel bar dell’Angelo insieme con Matteo Caggegi, un giovane operaio della Fiat. Lorenzo Betassa, Riccardo Dura, Annamaria Ludmann e Piero Panciarelli stavano dormendo in un appartamento di Genova quando furono giustiziati dai carabinieri di Dalla Chiesa.

    Fra le testimonianze inedite, quelle di Renato Curcio su Mara Cagol, di Oscar Alasia su suo fratello Walter, di Maurice Bignami sulla sua compagna, Barbara Azzaroni.

    Qui invece gli altri titoli della collana diretta insieme a Simona Mammano.

    Karol Wojtyla - Il grande oscurantistaMicromega annuncia la pubblicazione per domani di un suo numero speciale fuori abbonamento. Si intitola Karol Wojtyla – Il grande oscurantista ed esce alla vigilia della beatificazione di Giovanni Paolo II, prevista per il prossimo 1 maggio. Questi alcuni degli interventi in elenco:

    • Hans Küng – Santo subito? Il caso Maciel e altre ombre
      La titubanza nell’intervenire sugli abusi sessuali, il pieno sostegno ai Legionari di Cristo del ‘discusso’ Maciel, la crociata sul celibato ecclesiastico, la carenza di miracoli e l’inflazione di santificazioni dal grande valore mediatico. Uno dei teologi messi all’indice da Wojtyla ricorda i motivi per cui Giovanni Paolo II non è un santo.
    • A cura di Valerio Gigante – Grandezza e miseria di un pontificato
      Dalla sua elezione, il 16 ottobre 1978, alla sua morte, il 2 aprile 2005, sono passati 27 anni. Un pontificato lunghissimo che ha segnato in modo profondo i destini della Chiesa. Fra incontestabili luci (prima fra tutte il ruolo giocato nel crollo dei regimi comunisti) e numerosissime ombre (dalla repressione teologica all’occultamento degli scandali pedofilia), Giovanni Paolo II ha lasciato un’orma indelebile nella sua epoca. Ripercorriamo anno per anno, data per data, la sua storia.
    • Paolo Flores d’Arcais – La santa alleanza contro la modernità
      Wojtyla ha dichiarato guerra alla guerra, e con questo messaggio di intransigente pacifismo ha conquistato molti consensi in settori molto lontani dalla Chiesa. Ma in realtà ha dichiarato guerra alla modernità e al suo fondamento: lo spirito critico del pensiero laico. E in questa battaglia non si è trovato affatto solo, potendo contare sull’appoggio degli altri fondamentalismi religiosi e di troppi ‘orfani del marxismo’.
    • Lina Pavanelli – La dolce morte di Karol Wojtyla
      Un’attenta analisi delle condizioni di salute di Giovanni Paolo II nelle ultime settimane della sua esistenza dimostra che non gli sono state praticate alcune cure che avrebbero potuto tenerlo in vita ancora a lungo. Il vecchio papa le ha rifiutate perché le considerava troppo gravose. Lui diventerà santo, a Piergiorgio Welby sono stati rifiutati persino i funerali.

    La lista completa di articoli e approfondimenti è disponibile qui.

    Un documentario per il web realizzato da Le Monde su François Duprat, una storia di estrema destra. E una vicenda suddivida in due parti: la versione ufficiale e l’uomo dell’ombra. Questa la presentazione:

    Con le ultime elezioni cantonali che hanno confermato la forte crescita del Fronte nazionale, si vede che anno dopo anno le idee di estrema destra si stanno radicando in Francia. Questo documentario per il web mostra, attraverso la prima inchiesta storica sul personaggio di François Duprat, militante e teorico delle destre estreme tra gli anni Sessanta e Settanta, come l’estrema destra è arrivata a rinascere sotto la Quinta Repubblica e come ha fatto dell’immigrazione e della difesa dell’identità nazionale i temi centrali del suo programma [...]. Realizzato con l’Ina, il documentario è composto essenzialmente da video e fotografie d’archivio, accompagnate da interviste di esperti e persone vicine a Duprat. Una scala cronologica aggiunge elementi supplementari sulla vita dell’attivista, del Fronte nazionale e del contesto politico francese. Si potranno infine trovare anche biografie di uomini politici che hanno avuto legami con François Duprat.

    Se la realizzazione del giornale d’Oltralpe è in francese, qui una breve descrizione in italiano del personaggio.

    Domani di Maurizio ChiericiC’è una propaggine bolognese nella vicenda dei diritti cinematografici e televisivi finita sotto l’etichetta di processo Mediatrade, una delle pendenze giudiziarie a carico del presidente del consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi. Si tratta della storia di Gino Agostini e del suo Consorzio Italiano Distributori Indipendenti Film (Cidif), finito ad anni Novanta tramontanti nelle fauci del fu Biscione e che ha segnato un pezzo dell’epopea del grande schermo italiano.

    La vicenda viene rievocata in un recente libro pubblicato da Editori Riuniti, Filmgate – Come Berlusconi ha ucciso il cinema italiano, scritto dal giornalista Paolo Negro che ha intervistato il produttore cinematografico Silvio Sardi. Il quale è un insider.

    Filmgate di Paolo NegroUno che ha lavorato all’interno del sistema dell’entertainment berlusconiano, che aveva costanti rapporti di lavoro con Paolo Berlusconi e Marcello Dell’Utri e che ha pure giocato la carta dell’investimento sulla società che editava l’edizione piemontese del “Giornale”. Senza dimenticare la ricerca di finanziamenti per sostenere le campagne elettorali dello schieramento di centrodestra. Con l’uscita di “Filmgate”, a inizio primavera 2011, Sarti è stato convocato dai magistrati romani per essere ascoltato come testimone informato sui fatti e il libro è stato acquisito agli atti della procura capitolina.
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