Nicola Biondo su “Cado in piedi”: Stato-mafia e gli appunti di Guglielmo Sasinini

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Un post di qualche giorno fa a firma di Nicola Biondo su Cado in piedi a proposito di Stato-mafia e quegli appunti di Guglielmo Sasinini. Da alcune note che confermerebbero i contatti irriferibili alla figura di un personaggio – etichettato come “giornalista double-face” – finito in altre indagini:

Collaboratore di Famiglia Cristiana e Narcomafie e poi di Libero, Sasinini dall’inizio degli anni 2000 lavora per Giuliano Tavaroli, ex capo della security Telecom, a una rete di spionaggio. “Per me – dice Tavaroli – era la persona di riferimento con il Sisde perché molto legato a Mori”. Un rapporto così stretto quello con il generale da permettere al giornalista di seguire in diretta la cattura di Totò Riina. “Conoscevo bene quel gruppo di guerrieri – rivela Sasinini nel 2008 sulle colonne di Libero – e condivisi molte giornate con loro e soprattutto con Mario Mori, in particolare l’estenuante attesa della vigilia quando ‘il pacco’ stava per essere consegnato”.

Prosegue qui e qui invece altre informazioni su Sasinini.

“I sovversivi”: Pino Casamassima racconta quattro storie da anni di piombo

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In uscita tra un paio di giorni il nuovo libro di Pino Casamassima. Dopo la pubblicazione di Armi in pugno – La storia del Nord Est tra politica, terrorismo e criminalità, sempre per la collana Senza Finzione di Stampa Alternativa, si aggiunge adesso I sovversivi, storia di coloro che sono “morti impugnando un’arma”. Questa la presentazione del volume:

Quattro storie di ordinaria violenza: sono quelle riportate in questo nuovo libro di un autore che da anni si occupa di un periodo passato alla storia come “anni di piombo”. I protagonisti sono accomunati dallo stesso destino, quello di perdere la vita: una possibilità più che concreta. «Bene che ti vada», veniva detto agli aspiranti brigatisti, «finisci in galera». Nonostante ciò furono in tanti a credere che non ci fosse alternativa.

Una convinzione che costò la vita a Margherita (Mara) Cagol che con Renato Curcio, sposato in una chiesetta di un’alba trentina, aveva dato vita alle Brigate Rosse. Walter Alasia aveva 20 anni quando morì in una livida mattina a pochi giorni da Natale in quella Sesto San Giovanni all’epoca chiamata la Stalingrado d’Italia per la sua forte componente operaia e comunista.

Barbara Azzaroni era una militante di Prima Linea: fu uccisa a Torino nel bar dell’Angelo insieme con Matteo Caggegi, un giovane operaio della Fiat. Lorenzo Betassa, Riccardo Dura, Annamaria Ludmann e Piero Panciarelli stavano dormendo in un appartamento di Genova quando furono giustiziati dai carabinieri di Dalla Chiesa.

Fra le testimonianze inedite, quelle di Renato Curcio su Mara Cagol, di Oscar Alasia su suo fratello Walter, di Maurice Bignami sulla sua compagna, Barbara Azzaroni.

Qui invece gli altri titoli della collana diretta insieme a Simona Mammano.

“Karol Wojtyla, il grande oscurantista”: Giovanni Paolo II secondo Micromega

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Karol Wojtyla - Il grande oscurantistaMicromega annuncia la pubblicazione per domani di un suo numero speciale fuori abbonamento. Si intitola Karol Wojtyla – Il grande oscurantista ed esce alla vigilia della beatificazione di Giovanni Paolo II, prevista per il prossimo 1 maggio. Questi alcuni degli interventi in elenco:

  • Hans Küng – Santo subito? Il caso Maciel e altre ombre
    La titubanza nell’intervenire sugli abusi sessuali, il pieno sostegno ai Legionari di Cristo del ‘discusso’ Maciel, la crociata sul celibato ecclesiastico, la carenza di miracoli e l’inflazione di santificazioni dal grande valore mediatico. Uno dei teologi messi all’indice da Wojtyla ricorda i motivi per cui Giovanni Paolo II non è un santo.
  • A cura di Valerio Gigante – Grandezza e miseria di un pontificato
    Dalla sua elezione, il 16 ottobre 1978, alla sua morte, il 2 aprile 2005, sono passati 27 anni. Un pontificato lunghissimo che ha segnato in modo profondo i destini della Chiesa. Fra incontestabili luci (prima fra tutte il ruolo giocato nel crollo dei regimi comunisti) e numerosissime ombre (dalla repressione teologica all’occultamento degli scandali pedofilia), Giovanni Paolo II ha lasciato un’orma indelebile nella sua epoca. Ripercorriamo anno per anno, data per data, la sua storia.
  • Paolo Flores d’Arcais – La santa alleanza contro la modernità
    Wojtyla ha dichiarato guerra alla guerra, e con questo messaggio di intransigente pacifismo ha conquistato molti consensi in settori molto lontani dalla Chiesa. Ma in realtà ha dichiarato guerra alla modernità e al suo fondamento: lo spirito critico del pensiero laico. E in questa battaglia non si è trovato affatto solo, potendo contare sull’appoggio degli altri fondamentalismi religiosi e di troppi ‘orfani del marxismo’.
  • Lina Pavanelli – La dolce morte di Karol Wojtyla
    Un’attenta analisi delle condizioni di salute di Giovanni Paolo II nelle ultime settimane della sua esistenza dimostra che non gli sono state praticate alcune cure che avrebbero potuto tenerlo in vita ancora a lungo. Il vecchio papa le ha rifiutate perché le considerava troppo gravose. Lui diventerà santo, a Piergiorgio Welby sono stati rifiutati persino i funerali.

La lista completa di articoli e approfondimenti è disponibile qui.

Le Monde: online il documentario per il web “François Duprat, una storia di estrema destra”

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Un documentario per il web realizzato da Le Monde su François Duprat, una storia di estrema destra. E una vicenda suddivida in due parti: la versione ufficiale e l’uomo dell’ombra. Questa la presentazione:

Con le ultime elezioni cantonali che hanno confermato la forte crescita del Fronte nazionale, si vede che anno dopo anno le idee di estrema destra si stanno radicando in Francia. Questo documentario per il web mostra, attraverso la prima inchiesta storica sul personaggio di François Duprat, militante e teorico delle destre estreme tra gli anni Sessanta e Settanta, come l’estrema destra è arrivata a rinascere sotto la Quinta Repubblica e come ha fatto dell’immigrazione e della difesa dell’identità nazionale i temi centrali del suo programma […]. Realizzato con l’Ina, il documentario è composto essenzialmente da video e fotografie d’archivio, accompagnate da interviste di esperti e persone vicine a Duprat. Una scala cronologica aggiunge elementi supplementari sulla vita dell’attivista, del Fronte nazionale e del contesto politico francese. Si potranno infine trovare anche biografie di uomini politici che hanno avuto legami con François Duprat.

Se la realizzazione del giornale d’Oltralpe è in francese, qui una breve descrizione in italiano del personaggio.

Filmgate: come ti uccido un pezzo del cinema italiano. Storia di Gino Agostini e del suo Cidif

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Domani di Maurizio ChiericiC’è una propaggine bolognese nella vicenda dei diritti cinematografici e televisivi finita sotto l’etichetta di processo Mediatrade, una delle pendenze giudiziarie a carico del presidente del consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi. Si tratta della storia di Gino Agostini e del suo Consorzio Italiano Distributori Indipendenti Film (Cidif), finito ad anni Novanta tramontanti nelle fauci del fu Biscione e che ha segnato un pezzo dell’epopea del grande schermo italiano.

La vicenda viene rievocata in un recente libro pubblicato da Editori Riuniti, Filmgate – Come Berlusconi ha ucciso il cinema italiano, scritto dal giornalista Paolo Negro che ha intervistato il produttore cinematografico Silvio Sardi. Il quale è un insider.

Filmgate di Paolo NegroUno che ha lavorato all’interno del sistema dell’entertainment berlusconiano, che aveva costanti rapporti di lavoro con Paolo Berlusconi e Marcello Dell’Utri e che ha pure giocato la carta dell’investimento sulla società che editava l’edizione piemontese del “Giornale”. Senza dimenticare la ricerca di finanziamenti per sostenere le campagne elettorali dello schieramento di centrodestra. Con l’uscita di “Filmgate”, a inizio primavera 2011, Sarti è stato convocato dai magistrati romani per essere ascoltato come testimone informato sui fatti e il libro è stato acquisito agli atti della procura capitolina.
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Peacereporter, guerra tra Islam: dal Mediterraneo al Golfo Persico, la religione è uno strumento

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Guerra tra Islam

Chi dice che l’Islam è un corpo unico indifferenziato e/o che è il “movente”, può leggere lo speciale di Peacereporter dal titolo Fitna – Guerra Fredda nel cuore dell’Islam:

Arabia Saudita contro Iran, sunniti contro sciiti. Una lotta senza quartiere, dove anche la religione diventa uno strumento.

E magari può iniziare proprio dall’articolo Il mosaico del Golfo Persico di Christian Elia.

Moby Prince: i vent’anni della vergogna raccontati da Luigi Grimaldi

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Traghetto Moby PrinceI vent’anni di vergogna dalla strage della Moby Prince sono raccontati qui da Luigi Grimaldi, sul blog Cado in piedi. Una vergogna che passa da queste affermazioni, su cui un indignato Grimaldi apre il suo post:

Per raccontare la tragedia del Moby Prince del 10 aprile ’91, una strage negata, partiremo dalla fine: dal più recente atto giudiziario inerente la vicende e risalente solo a qualche mese fa. L’ultimo, dopo 20 anni di inutili indagini e processi. Partiremo cioè da una sconcertante osservazione conclusiva, messa nero su bianco, dai magistrati livornesi che hanno chiesto e ottenuto l’archiviazione dell’inchiesta-bis: “La ricostruzione della dinamica dell’evento può apparire – come si è più volte sottolineato – banale nella sua semplicità, e dunque non accettabile emotivamente, prima che razionalmente, sopratutto in considerazione dell’enorme portata delle conseguenze che ne sono derivate in termini di perdita di vite umane”.

140 morti, nessun colpevole, niente misteri e traffici di armi, niente operazioni segrete relative alla appena terminata guerra del Golfo; semplicemente nebbia combinata con errori nella condotta di navigazione del traghetto. La ricostruzione della semplice “banalità” del disastro è stata resa possibile solo grazie all’esistenza di un elemento senza precedenti: un particolare banco di nebbia.

Continua qui. E per approfondire questa e altre vicende, si provi a leggere 1994 – L’anno che ha cambiato l’Italia, uscito l’anno scorso per i tipi di Chiarelettere e scritto da Grimaldi insieme a Luciano Scalettari.

Antonio Mazzeo racconta su Micromega il mercato dell’industria italiana degli armamenti

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Prendo ancora da Roberto Laghi il suo post Armi italiane nel mondo: Antonio Mazzeo ne parla su Micromega

In un articolo pubblicato qualche giorno fa su Micromega, il giornalista Antonio Mazzeo fa il punto sul mercato dell’industria italiana degli armamenti. Un settore che non ha conosciuto crisi, perché tra il 2008 e il 2009 “l’export di armamenti è cresciuto del 74%”.

Mazzeo indica anche la lista dei principali Paesi destinatari della produzione bellica made in Italy, il cui marchio è presente su ogni tipo di strumento di guerra, compresi quelli per la tortura (del resto il reato di tortura non è presente nel nostro codice penale):

al primo posto c’è la petromonarchia dell’Arabia Saudita (commesse per 1.100 milioni di euro), poi il Qatar (317), l’India (242), gli Emirati Arabi Uniti (176), il Marocco (112), la Libia (59), la Nigeria (50), la Colombia (44), l’Oman (37).

Sì, tra i destinatari c’è anche la Libia, in cui attualmente si sta combattendo una guerra di cui probabilmente non sappiamo abbastanza. E gli accordi con la Libia riguardano anche il controllo e la repressione dei movimenti dei migranti.

Affari che spesso si muovono in zone grigie, anche nel tentativo di aggirare la legge 185 del 1990 che regola la vendita di armi (in particolare, con il divieto di vendita agli Stati belligeranti), ma che portano enormi guadagni nelle casse delle industrie coinvolte, come Finmeccanica, recentemente al centro di inchieste di cui si è anche occupata Milena Gabanelli a Report.

Sempre a proposito di armi, segnalo l’intervista che ho fatto a Francesco Vignarca per Micromega sul libro Il caro armato, che racconta quanto costano (e quanto sprecano) le forze armate italiane.

E aggiungo in conclusione che Antonio Mazzeo racconta su Domani di quando i profughi diventano un affare, come sta accadendo in Sicilia.

La speranza in fondo al mare: i fantasmi che affogano senza nome e senza patria

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Domani di Maurizio ChiericiUmberto Bossi l’aveva detto nel suo idioma, fuori dalle palle. E lo sono i 250 migranti morti nella notte tra il 5 e il 6 aprile scorsi quando si è rovesciato il barcone con cui stavano cercando di raggiungere le coste italiane. Venivano dal Corno d’Africa. Etiopi, somali e tra loro era rappresentata qualche altra etnia dell’Africa nera. Il nostro governo, però, fa le condoglianze alla Tunisia. Che tanto è lo stesso, una nazionalità vale l’altra. Quasi fossimo tornati ai tempi di una faccia, una razza. Senza quasi, forse. E il rammarico per la nuova sciagura del mare deve essere un en passant dato che intanto il capo del governo annuncia ai suoi ministri che ha cambiato idea. Era stato affrettato nello scegliere su Internet la sua residenza lampedusana, probabilmente troppo vicina all’aeroporto e dunque fastidiosa, con tutto quel lavoro. Aggiunge, ai suoi uomini dell’esecutivo, che ne troverà un’altra e che li terrà informati. Perché qui si lavora, mica storie.

Dall’inizio dell’anno, gli arrivi in Italia sono stati 25.800, afferma il ministero degli Interni. E sono 800 i morti, da gennaio a oggi. Gente senza nome, considerata anche senza dignità. Infestatori delle coste italiane, candidati a infestare anche il resto del territorio. Non importa se stanno in un centro di identificazione oppure se in un campo profughi. Figurarsi poi se affittano una casa, magari in edilizia popolare. Meglio che finiscano in fondo al mare, per l’Italia e il suo governo. E magari anche per l’Europa, che a livello comunitario ogni tanto interviene con proclami di circostanza e a livello giornalistico sorvola sulle vittime.

E un po’ come accade per la (interrotta) “emergenza” fisica generata dagli arrivi, tutto sembra legato all’attualità (solo della penisola). Una notizia d’agenzia o da telegiornale che smette di essere reale una volta terminato il take o il servizio. Eppure, guardando agli ultimi trent’anni, sono stati innumerevoli i fatti assolutamente simili a quelli che si verificano in queste settimane.
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