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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Referendum: non te lo mando a dire

Efficace editoriale di Giuseppe Genna pubblicato su Carmilla On Line, «Il Paese di merda», in cui trae una serie di considerazioni (personalmente condivisibili) sull’esito del referendum sulla procreazione assistita.

«L’esito del referendum è un’ulteriore prova che, al di là delle convinzioni delle singole persone, noi viviamo in un Paese di merda. Questa è una nazione che non capisce un cazzo in massa, snobba i minimali della strumentazione democratica, se ne fotte di problemi fondamentali quali ricerca scientifica e statuti della vita. E’ un Paese il cui Sud persiste nel fare da zavorra elettorale di fronte ai momenti politicamente decisivi e il cui Nord è capitanato da idioti sfatti dal benessere crasso e da ragiunatt che chiedono il ritorno alla lira ma sognano la Cermhania. Questo è uno Stivale bucato, la portaerei nel Mediterraneo ormai in secca, una landa in cui si affittano le spiagge e, se non si affittano, è tutto un Riminiriccione identico alle spiagge affittate. E’ una provincia vaticana che pensa che spettrali e ossuti ominidi, con la zucchetta color porpora in testa, ancora abbiano ragioni civili da esprimere. E’ la melma dell’occidente e una disgrazia che l’oriente non si augura, quest’avanguardia del provincialismo e dello scazzo, che si sente invasa dalle scarpe cinesi ed è manipolata da lesbiche roche che nel tivvì spacciano spazzatura per realtà. Mi vergogno profondamente di viverci, in questa merda, a poche ore dall’esito dei referendum.»

Il testo completo dell’editoriale è disponibile all’indirizzo http://www.carmillaonline.com/archives/2005/06/001421.html#001421

Passando poi al tema radio:

  • Radiolinux: la trasmissione del 13 giugno dedicata alla causa antitrust dell’Unione Europea contro Microsoft e alla cultura libera
  • Radio Inciquid: terza puntata con interventi di Valerio Evangelisti, Vittorio Moroni e Francesco Tupone

Open non è free

Crescono i titoli che arrivano in libreria con una licenza Creative Commons. È il caso questa volta di Open non è free. Comunità digitali tra etica hacker e mercato globale, pubblicato da Eleuthera e firmato da Ippolita, luogo di incontro virtuale per più individualità.
Dalla scheda del volume: «Gli hackers fanno molto e dicono poco. Ma, nell’era della tecnocultura, hanno molto da insegnarci: la passione per la tecnologia, la curiosità che li spinge a metterci sopra le mani, a smontare per comprendere, a giocare con le macchine, a condividere i codici che creano. Essere pirati informatici significa essere pirati della realtà. Essere protagonisti attivi, agire e non subire il cambiamento; usare la tecnologia per soddisfare i propri bisogni e i propri desideri; porsi in un continuo dialogo con il flusso di informazioni delle reti, informatiche e umane. L’etica hacker, le pratiche di condivisione e cooperazione interessano ora anche il mercato, che ha assunto il metodo di sviluppo delle comunità hacker per risollevarsi dopo la bolla speculativa della net economy. I termini cambiano poco, da software libero (free software) a software aperto (open source), ma in realtà cambia tutto. Il passaggio è doloroso: la curiosità per il nuovo diventa formazione permanente, la fluidità delle reti diventa flessibilità totale, la necessità di connessione per comunicare diventa lavoro 24 ore su 24: semplici ed efficaci slogan del mercato globale. La cultura hacker cerca allora di elaborare nuove vie di fuga, insistendo sulla forza delle comunità e sulla responsabilità delle scelte individuali.»
Che dire? La tendenza a rilasciare i contenuti editoriali in questo periodo è decisamente interessante e l’augurio è che, esaurito un periodo di diffuso utilizzo di determinate licenze d’uso, diventi una prassi.
Il testo completo del volume è disponibile all’indirizzo http://www.eleuthera.it/files/materiali/ippolita_open_non_e_free.pdf.

Saluti e baci dal Cile

Nel 1973, Claudio aveva nove anni. Era sul bus che lo portava a scuola, una mattina come tante. I disordini, in Cile, erano già iniziati. Non erano i disordini di Santiago, ma anche a Vigna de Mar, cittadina a sud della capitale, gli studenti erano scesi in piazza e gli scontri con la polizia erano nel pieno. Un ragazzino non ne ha piena coscienza, li ascolta al telegiornale e sente un padre fascista parlarne senza cogliere il significato di quello che sta accadendo. Il significato, invece, inizia a coglierlo quando quel pulmino, invece di portarlo a scuola, fa scendere lui e gli altri bambini a metà strada. Di lì non si passa più. La polizia ha allestito posti di blocco in tutta la città e ai mezzi, anche a quelli pubblici, non è più consentito circolare. Per il gruppo di scolaretti che riprende a piedi la strada di casa è solo un giorno di vacanza inaspettato.
Calci ai sassi, passo rilassato. Nessuno comprende che si tratta della dittatura che si sta radicando, della guerra civile tra un governo dispotico e militare e gruppi di resistenti che si stanno organizzando contro un manipolo di militari che sta facendo assassinare un presidente socialista appena eletto. E appare strano a quei bambini quando, in una piazzetta che stanno attraversando, irrompongo mezzi blindati, ne scendono agenti in assetto antisommossa e trascinano fuori casa alcuni ragazzi, poco più che ventenni, fucilandoli sul posti. Claudio racconta che li hanno uccisi di fronte ai rarissimi passanti, davanti alla gente che osserva dalle finestre, davanti ad alcuni bambini in un giorno di vacanza inaspettato.
Nel 1982, Claudio è iscritto alla facoltà di ingegneria mineraria. Si è trasferito a Santiago per studiare e fa parte del partito comunista clandestino pur non essendo un comunista. È un democratico, ma la dittatura non dà scelta: da una parte o dall’altra. Si occupa degli approvvigionamenti alimentari per i compagni che combattono, ogni tanto ne sostituisce altri prendendosi carico dell’inventario dell’arsenale dei guerriglieri senza mai avere parte in operazioni militari vere e proprie. Fa quello che, grosso modo, facevano le staffette partigiane in Italia tra il 1943 e il 1945.
Lui e i suoi compagni aspettano tutti i giorni la polizia segreta di Pinochet. Ma non è preparato quando, una mattina di nove dopo l’assassinio dei ragazzi per strada, la polizia segreta aspetta lui davanti all’università. Lo prendono, lo bendano, lo picchiano e lui pensa che sia la fine, che verrà inghiottito dal nulla come altri compagni scomparsi senza che di loro si sapesse più niente. Qualcuno ha parlato, ha fatto anche il suo nome. E per otto giorni resta in una prigione dove non lo interrogano mai ma dove le prende sempre. Al buio, all’umidità, alla fame. Non può chiamare i suoi genitori, che non sanno dove si trova. L’ottavo giorno, sempre con una benda sugli occhi, lo prelevano e lo fanno salire su una camionetta. Lui crede che sia arrivata la resa dei conti con la dittatura, che lo uccideranno e faranno in modo che il suo corpo non sia mai trovato.
Non parla di quello che sente durante il viaggio. Il veicolo militare si ferma, lo fanno scendere e gli tolgono la benda. In quel momento si accorge che non lo fucileranno. Lo hanno portato al confine con l’Argentina, all’imbocco di un tunnel che divide i due paesi. Un soldato gli dice di attraversarlo e di non farsi più vedere in Cile, altrimenti gli accadrà quello che gli hanno risparmiato. Diventa un esule. Un esule che non ha il passaporto, a cui non è stato consegnato un foglio di via come ai personaggi non desiderati dei primi anni della dittatura. Sono troppi gli ostracizzati sbattuti fuori dal Cile, le brutture del regime di Pinochet hanno ormai fatto il giro del mondo e le Nazioni Unite iniziano a prestare troppa attenzione all’esodo dalla nazione sudamericana.
Claudio attraversa il tunnel, in Argentina trova il modo di chiamare sua madre per dirle che è vivo ma che non può rientrare nel paese. E inizia a camminare o a spostarsi con mezzi di fortuna verso nord. Senza il foglio di via non può dimostrare di essere un esule, non può chiedere lo status di rifugiato politico, è solo un clandestino a spasso per un continente. È questa la ragione per cui trascorre due mesi in un carcere di Panama che descrive come una delle esperienze più terribili che gli siano capitate, dopo il rapimento. È sempre per questo motivo che Cuba gli rifiuta l’ingresso sull’isola. Allora decide di imbarcarsi alla volta dell’Europa. I suoi nonni sono genovesi, verrà in Italia. E per pagarsi il viaggio fa il mozzo su una petroliera che, nei fatti, equivale a calarsi nelle cisterne vuote per pulirle mentre fa tappa sulle coste dell’Africa atlatica e Mediterranea.
Nel 1998, Claudio ritorna per la prima volta in Cile. La dittatura non c’è più. Si parla di processare l’ex dittatore. Si raccolgono le testimonianze delle violenze. Lui trascorre i primi trenta giorni tra Santiago e Vigna de Mar, tra la casa del fratello (i genitori lo hanno raggiunto in Italia alla fine degli anni Ottanta), un’amica dei tempi dell’università che sposa l’anno successivo e la ricerca dei compagni di clandestinità. Alcuni li ritrova, in molti hanno subito la stessa “condanna” all’esilio, qualcuno ora vive all’estero, per lo più negli Stati Uniti, e non ha nessuna intenzione di tornare nel paese. Di altri, invece non si sa più nulla. Si sono semplicemente volatilizzati.
Quando torna in Italia, Claudio è amareggiato. «Là ora si respira l’atmosfera che si doveva respirare qui con la Democrazia Cristiana degli anni Cinquanta. Non si parla più di noi che abbiamo combattuto, sui compagni morti o scomparsi non c’è una verità ufficiale. Per quale motivo ci siamo fatti perseguitare e massacrare a vent’anni? E’ servito a qualcosa quel sacrificio?»
Noi, che durante i suoi racconti avevamo appena qualche anno più di quando lui è stato catturato dalla polizia, pieni delle nostre idee di sinistra, delle nostre battaglie studentesche contro baronati e tasse all’improvviso schizzate verso l’alto, del nostro pacifismo, non accettiamo le sue parole. Cerchiamo di spiegargli che le ragioni si trovano nelle pagine di un libro che mi è stato regalato da un amico, un ex settantasettino che lo teneva nascosto durante gli anni di piombo, «Lettere dalla clandestinità del partito comunista cileno». Claudio risponde che non capiamo, che non abbiamo mai rischiato la vita per poter dire «non sono d’accordo». Ha ragione.
Lui ha deciso, nel 1999, che la sua esperienza italiana era finita. Nemmeno qui c’è stata quella rivoluzione, stavolta giudiziaria, che sette anni prima un gruppo di magistrati aveva iniziato contro la corruzione di stato. La destra, quella che trent’anni fa sprangava per strada ed era connivente con i servizi italiani, è stata “sdoganata” dopo essere stata relegata ai margini del parlamento all’inizio degli anni Sessanta durante il famigerato governo Tambroni. Al governo, anche se solo per sei mesi, c’è stato il più potente imprenditore italiano, un popolista che ora siede di nuovo a Palazzo Chigi e che ha usato il suo strapotere economico, mediatico, clientelare per convincere quasi due elettori su tre a votare per lui.
È lo stesso populista che durante i fatti di Genova stava dentro la zona rossa. Lo stesso che ora decanta le doti di chiarezza e determinazione del capo di stato americano malgrado la morte di un uomo dell’intelligence italiana non sia ancora proprio limpida. Lo stesso che ha sostenuto di non essere stato informato dell’irruzione in una scuola dove un mandato di perquisizione è stato la scusa per una ritorsione cieca ed efferata contro altri ragazzi poco più che ventenni. Lo stesso che comunque è così certo che in mezzo a quelle persone si nascondessero armi, teppisti, terroristi, eversori.
Claudio ora vive in Cile con sua moglie e una bambina. Non ho sue notizie da sei anni, da quando è partito tornando dove tutto è iniziato.

Segnalano i blog Blogs4Biz e Marsilio Black Blog un fenomeno che sembra andare affermarsi: Freakonomics, sistema per cui la promozione di un libro passa dalla Rete e, in particolare, da segnalazioni e recensioni dei blogger che ricevono direttamente il volume. Il fenomeno viene descritto in omonimi libro e blog, oltre ad essere analizzato in diversi articoli. Per approfondire:

Copyleft: antologia e radio

Si inizia con un libro pubblicato da Alberto Gaffi Editore nella collana Evasioni. Si tratta del volume Copyleft. Come si legge dalla sua scheda, si tratta di un’«antologia di scritti inediti fra i quali appare quello del nostro autore Saverio Fattori insieme a Monica Mazzitelli (iQuindici), Michele Governatori (Fernandel), Girolamo De Michele (Einaudi), Giuseppe Casa (Rizzoli), nonché un inedito dei Wu Ming. Tutti questi scrittori condividono la scelta del “copyleft”, un pensiero, una politica, una filosofia per cui le storie sono di tutti e nessuno deve poterne bloccare la libera diffusione. La creatività dell’individuo è frutto di scambio tra cervelli, circolazione di idee, plagi più o meno consapevoli, prestiti, suggerimenti, frasi ascoltate di sfuggita nel bar sotto casa… Diciamo spesso che il narratore è una specia di terminale per tutto questo che organizza e struttura la materia per renderla fruibile. Questo è lo scopo ultimo del copyleft applicato alle storie: rendere gratuito il contenuto, restituirlo ai legittimi proprietari».

Inoltre, sono online le prime due puntate di «Radio Inciquid. Libri e diffusione orizzontale della cultura» trasmissione radiofonica curata da iQuindici per Radio Amisnet. Si possono ascoltare le prime due puntate:
http://audio.amisnet.org/inciquid01.mp3
http://audio.amisnet.org/inciquid02.mp3

La newsletter invece di Crime Library, interessante sito su «Criminal minds and methods», annuncia la prima parte di Today’s Special of the Week is Vampire Killers. «Throughout the ages, some human killers have been fascinated and obsessed by the blood of their victims. Two young men are driven to incredible acts of vampirism and cannibalism to satisfy their blood lust. Here also are some of history’s most notorious vampire killers, including Elizabeth Bathory, the Blood Countess».

L’introduzione dei brevetti software è una delle principali minacce alla tecnologia, alla cultura e all’economia europea. Tutti pagherebbero dalla loro adozione da parte dell’Unione Europea e ribadire la propria contrarietà all’approvazione della direttiva in argomento è un dovere. Per questo è importante sottoscrivere e aderire alla Lettera aperta al mondo della rete. Una mobilitazione contro i brevetti software, in programma per il prossimo 17 maggio per opera del senatore Fiorello Cortiana (Verdi). L’agitazione indetta a livello nazionale trova anche il sostegno di Richard Stallman, fondatore della Free Software Foundation, secondo il quale «le pressioni per la brevettabilità del software provengono principalmente dalle multinazionali dell’informatica. Esse vogliono la brevettabilità del software perché ognuna ne detiene migliaia negli USA e li vuole importare in Europa. Se l’Europa permetterà la brevettabilità del software le multinazionali (molte non europee) avranno uno strumento di controllo sull’uso del software in Europa». Dunque dire no ai brevetti significa ribadire indipendenza tecnologica, libertà di ricerca, incentivo all’innovazione su una base di reale concorrenza e non contanimata da un portfolio di privative pericolose e onerose.

Per approfondire:

Brevetti software: un appello agli europarlamentari italiani contro la direttiva
Brevetti Software in Europa
Lettera aperta agli europarlamentari

L’avevano tanto amata

Il signor Pandolfi lo vedevi subito che aveva un peso sul cuore. Non tanto per il suo abbigliamento, tipico di chi sta subendo una grave perdita, nero di fuori a indicare il plumbeo che ha di dentro. Quanto, piuttosto, per le occhiaie, l’espressione smarrita, le palpebre arrossate non celabili dalle lenti scure sfoderate in una giornata grigia.
Rossani l’aveva visto avvicinarsi. Le vetrine sulla sua agenzia di pompe funebri erano fumé fuori, ma chi stava dentro poteva controllare chi passava lungo la strada. Così non aveva avuto problemi nello squadrare l’ometto esile e incerto che stava suonando al campanello. «Un novello vedovo, mi ci gioco il cofano,» si sfidò il becchino. E vinse, come sempre.
La serratura scattò per cedere il passo a Pandolfi il quale, senza scandire una parola né seguire un’indicazione, raggiunse l’ufficio di Rossani nel soffuso friscio delle scarpe strascicate sulla moquette tendente al bruciato.
«Dunque…» esordì lo smilzo.
«Dunque…» gli fece eco Rossani.
«Mia moglie…»
«Condoglianze.»
«Grazie.»
«Mi dica come posso aiutarla…»
Pandolfi, che si era piazzato davanti alla scrivania del suo interlocutore, torse il collo abbastanza per valutare la distanza della poltroncina riservata ai dolenti clienti. E facendo un passo indietro, riportata la testa in posizione naturale, vi si sedette mentre Rossani recuperava il modulo d’ordine e, con espressione di rassegnata serenità, afferrava una stilografica.
«La signora, qual è il suo nome?»
«Anna. Anna Ricotti in Pandolfi.»
«L’evento è accaduto in ospedale o a casa?»
«A casa,» rispose Pandolfi soffiando fuori la risposta come se fosse il bronco di un tisico.
«Dunque è là che dobbiamo… intervenire?»
«Sì, là.»
«E…»
«Scusi se la interrompo,» irruppe l’ometto con sorprendente vigore, «mi prometta, ma me lo prometta davvero, che farete un lavoro con tutta la cura dovuta. Il suo saluto deve essere indimenticabile. Indimenticabile per me, si intende.»
«Certo, si intende.»
«Da me voleva sempre quanto di meglio il mondo potesse offrirle. Non posso tirarmi indietro ora.»
«Comprendo.»
Pandolfi vide il funesto professionista iniziare a prendere appunti, afferrare un catalogo e invitarlo a scegliere legno, fregi, raso per il rivestimento interno, materiale per l’imbottitura. E ancora fiori, tipologia delle corone, testo del necrologio, giorno e orario per la funzione religiosa. Eseguì, fu diligente come uno scolaretto che voglia farsi bello con la supplente, accostò squisitamente i colori e non si fece pregare quando si trattò di afferrare il libretto degli assegni per una dovuta caparra.
«Vediamo. Ora sono le 11.35. Saremo da lei entro l’una. D’accordo?»
«Benone.»
Allora i due si alzarono e Rossati seguì Pandolfi lungo il corridoio che conduceva all’uscita.
«Prometta ancora. Indimenticabile,» chiese di nuovo l’ometto girandosi prima di inforcare la porta.
«Indimenticabile.»
«Ha sempre voluto il meglio. Da me e da tutti coloro che l’hanno amata negli anni del nostro matrimonio.»
«Si intende.»
«Grazie.»
«Signor Pandolfi, non mi ha ancora detto quando è morta la signora.»
L’ometto, che era già sul gradino esterno, tornò a voltarsi e rispose come se fosse la domanda più idiota che gli fosse mai capitato di udire.
«Entro l’una, in tempo perché possiate preparare tutto.»

54, il Brasile e il “copyleft”

Da Giap#8 del 15 maggio 2005.
54 No Brasil: a capofitto nel copyleft
(De cabeça para baixo no copyleft)

L’editore brasiliano di 54 non si è limitato ad accettare il copyleft “obtorto collo”, come talora capita con gli editori. Dire che ci si è buttato a pesce è poco! Ha messo su un sito speciale, da cui si può scaricare il pdf completo, lasciando i propri dati ma anche no. Come abbiamo detto in un’intervista a un quotidiano paulista, dopo aver spiegato che la maggior circolazione dei nostri libri ha effetti benefici sulle vendite in libreria: “Questo funziona bene in Europa. Riguardo al Brasile, sappiamo che i libri sono troppo costosi per le tasche di molta gente, non c’è una ricaduta automatica dei download sulle vendite, e questo fa della Conrad una casa editrice coraggiosa. Non hanno semplicemente *accettato* la nostra linea sul copyleft: l’hanno appoggiata, e ci hanno investito fino in fondo.”
Il sito è qui:
http://www.conradeditora.com.br/hotsite/54/index.htm

[Unico precedente: l'editore olandese di "54" e (prossimamente) "Guerra agli Umani", Vassallucci]

1 Maggio 2005

1 Maggio 2005

La vita e l’universo di Douglas Adams

Il Biografilm Festival 2005, in programma del 1° al 5 giugno a Bologna, dedicherà la prima giornata del suo programma a un focus su Douglas Adams, il geniale scrittore britannico, autore del libro culto «Guida Galattica per gli Autostoppisti». Oltre all’anteprima del film «Guida Galattica per gli Autostoppisti», tratto dal suo romanzo (in attesa di conferma da parte di Buena Vista Italia), verrà presentato Life, The Universe, and Douglas Adams del documentarista americano Rick Mueller e incontri ed eventi per l’intera giornata saranno dedicati a “la vita, l’universo e tutto quanto” amiamo del grande e visionario Douglas Adams.

Adams, nato nel 1951 a Cambridge è stato autore televisivo e radiofonico per la BBC. Nel corso della sua carriera ha collaboratore alla realizzazione di serie storiche come Doctor Who e Monty Python’s Flying Circus. Ma l’affetto del pubblico di tutto il mondo lo ha conquistato, alla fine degli anni settanta, con La Guida Galattica per gli autostoppisti, un progetto nato come commedia radiofonica, diventato poi una serie di romanzi e, infine, una miniserie televisiva per la BBC.

Un libro nato dalla scrittura collettiva

La prima volta che ho visto i fascisti. Progetto promosso e coordinato da Wu Ming in occasione del Sessantennale della Liberazione. Il libro, raccolta di testimonianze, è rilasciato con licenza Creative Commons. Intanto il 25 aprile esce anche il nuovo numero di Inciquid.

The Weblog Project

The Weblog Project. The first open source, free, grassroots movie to support and promote the blogosphere where featured stars, producers, fundraisers and actors are the bloggers themselves.

La prima volta che ho visto i fascisti

Progetto di scrittura comunitaria. Nel passaggio di Giap 7 in cui se ne parla, si legge anche che «[...] Ipotizziamo uno scenario: sei cresciuto in una famiglia e un ambiente antifascista (comunista, socialista, anarchico, repubblicano, liberaldemocratico, cristiano, poco importa), magari hai nonni partigiani o parenti deportati, ti sei formato sui loro racconti. A un certo punto, crescendo ed entrando più in profondità nel mondo, hai scoperto che i fascisti esistevano anche all’infuori delle saghe narrate in famiglia, non erano come orchi e draghi, anzi, erano pelle, carne, ossa, sguardi, boria, parole proferite vicino al tuo orecchio [...]». Fino al 25 aprile c’è tempo per partecipare.

Gargoyle

Promettono horror di qualità, quelli di Gargoyle Books, casa editrice romana di genere che esordisce con i romanzi Riverwatch di Joseph Nassise (2000, traduzione di Emanuele Rizzotto) e Hotel Transilvania di Chelsea Quinn Yarbro (1978, traduzione di Flora Staglianò). Intanto, bazzicando per la Rete, viene fuori una sindone apocrifa conservata nel santuario abruzzese di Manoppello (Pescara) e che, dall’impero bizantino approda a Roma per poi venire donata ai frati capuccini abruzzesi. E ci si imbatte anche un mistero recentemente scoperto Chiavenna, in provincia di Sondrio, quando si scopre la bara vuota di un uomo deceduto a inizio Novecento: della salma nessuna traccia, of course.

Dove trovo quell’opera CC?

Da Libera Cultura. Yahoo! ha appena lanciato un motore di ricerca riservato alle opere coperte dalle licenze Creative Commons. Sarà così possibile individuare facilmente quei contenuti pubblicati da autori che permettono la condivisione o il riutilizzo dei propri lavori a determinate condizioni. Pur se ancora in versione beta, il motore funziona — indicizza perfino questo sito: provare per credere!. Notizia sicuramente importante per le ripercussioni che avrà nel favorire la diffusione della cultura libera, aperta, condivisa. Come fa notare Lawrence Lessig nel suo blog i dirigenti di Yahoo! hanno dimostrato “avere la giusta visione della rete del futuro: non una piattaforma per distribuire qualcosa, ma piuttosto una piattaforma che consente lo sviluppo delle comunità.”

Wikileaks affair


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