Federazione italiana associazioni partigiane, un convegno per parlare di un archivio per la Resistenza e per la storia

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Domani, 20 ottobre, presso la sede milanese della Fiap – Federazione Italiana Associazioni Partigiane (Saletta Incontri – via De Amicis 17) a partire dalle 17.30 si parler di Un archivio per la Resistenza e per la storia. Questo il programma:

  • Giovanni Scirocco – L’uso pubblico della storia tra memoria e politica
  • Andrea Torre – Gli archivi della Resistenza: tipologie documentarie e accessibilita alle fonti
  • Fiorella Imprenti – La storia e gli archivi della EIAR: un contributo per la memoria della Resistenza
  • Federica Artali – La memoria costruisce il futuro: nuovi percorsi per una nuova cittadinanza

(Via Circolo “Giustizia e Libert” di Sassari)

Andrea Cabassi e l’analisi della figura politica di Emilio Lussu

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Andrea Cabassi uno psicoterapeuta di Parma e un saggista nel suo settore, ma le sue competenze esulano anche in altri ambiti. Tempo fa ho letto un suo manoscritto tuttora (purtroppo) inedito in cui crea un dialogo immaginario tra la famiglia Rosselli ed Emilio Lussu. E proprio intorno alla figura del politico sardo ha scritto Lussu Sardus Pater: dio mancato di una nazione mancata?, testo pubblicato sul sito del circolo Giustizia e Libert di Sassari e anticipato sul relativo blog:

In questo lavoro cercher di rispondere al quesito: Emilio Lussu pu essere considerato il Sardus Pater del popolo sardo? Ha accettato o ha rifiutato di assumere lonere che questo ruolo comportava? E se lo ha rifiutato perch? C differenza tra il Sardus Pater che, come Mos, conduce il suo popolo alla Terra Promessa di una Nazione Indipendente e il padre di una piccola patria, con le sue tradizioni, con i suoi usi e costumi, con uno statuto autonomo che, per, parte di una patria pi grande? Incunearsi in questa differenza significa tentare di comprendere le ragioni politiche, psicologiche, esistenziali che spinsero Lussu a fare le sue difficili scelte a partire dal ritorno in Sardegna del 1944, per passare alla traumatica scissione del 1948 ed arrivare agli ultimi giorni della sua vita. Significa non avere risposte pre-confezionate, significa confrontarsi con le posizioni anche le pi lontane tra di loro.

Come Andrea ha gi dimostrato di saper fare, rilegge il passato in una chiave che aiuta a comprendere meglio anche l’attualit politica. E lo fa con molti riferimenti e citazioni che contriscono – anzi, invogliano – all’approfondimento.

Il giovane Anteo e i ricorsi della storia

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Agganci all’attualit o meno ( poco importante), il blog del circolo Giustizia e Libert di Sassari ricorda la storia del giovane Anteo, scritta da Dino Taddei e pubblicata qualche anno fa, sul numero di aprile 2001 di A – Rivista anarchica. Ecco che si racconta.

Tra tutti i falliti attentati a Mussolini, la vicenda di Anteo Zamboni rimasta curiosamente fino ad oggi la meno conosciuta, nonostante quel colpo di pistola esploso a Bologna nel 1926 dal quindicenne Zamboni apre definitivamente le porte alla dittatura: in nome della sicurezza dello stato si demoliscono le residue garanzie dello stato liberale, si reintroduce la pena di morte, inizia a funzionare il Tribunale speciale.

Eppure di questo adolescente che suo malgrado con il suo gesto ha segnato la storia italiana ci viene consegnata una memoria controversa, lacunosa, alle volte mistificatrice. Coperta dalla piet popolare per quella morte cos truce: pugnalato seduta stante dagli squadristi e martoriato in modo bestiale dalla folla inferocita. Memoria altalenante tra eroe anarcoide antifascista (o addirittura come si scritto “primo partigiano di Bologna”) ed utile strumento di un gioco infinitamente pi grande di lui. Di sicuro pensare che “Patata” come era soprannominato in famiglia – non certo per la sua spiccata sagacia – sia l’artefice solitario di un attentato che per la sua dinamica si rivela ben studiato, lascia un po’ perplessi.

Ben venga l’ottimo lavoro della direttrice dell’Istituto della Resistenza di Bologna Brunella Dalla Casa (Attentato al duce. Le molte storie del caso Zamboni, Il Mulino, Bologna, 2000, pagg.291, lire 35.000) che ci aiuta a penetrare le molte mezze verit che hanno contribuito a stritolare il ragazzo ed a rendere inquietante la vicenda; a tal punto che lo stesso tribunale speciale, pur erogando prigione e confino a tutta la famiglia Zamboni, non riuscir a fornire una spiegazione plausibile o a dimostrare un complotto.
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Il Nobel (anche) per i migranti rispediti in Libia? Ma facciano il piacere

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Giustamente – scrive il blog Giustizia e Libert di Sassari – alla faccia dei premi Nobel per la pace con la costituzione di comitati ad hoc (peralto esperienza non nuova). E lo scrive riportando il comunicato di Amnesty International dopo i nuovi respingimenti di migranti verso la Libia sottolineando che:

pi che mai urgente che l’Italia si rimetta in linea con il diritto internazionale sui diritti umani, a partire dal rispetto del principio di non refoulement (non respingimento) contenuto nella Convenzione di Ginevra del 1951, che vieta di rinviare “in qualsiasi modo” gli esseri umani verso territori in cui sarebbero a rischio di persecuzione.

Prendere una decisione prima che una qualsiasi procedura di accertamento dello status individuale abbia luogo una prassi che mette a rischio i richiedenti asilo e si pone in netto contrasto con questo principio. Le centinaia di persone ricondotte in Libia dall’Italia vanno incontro a una sorte incerta e le poche informazioni disponibili sulla loro identit, et e condizioni di salute non fanno che accrescere l’allarme.