Torna “Politicamente scorretto” per raccontare mafia e misteri

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Ne è stato pubblicato il programma (in formato pdf) e i singoli eventi, che iniziano il 24 novembre per concludersi il 30, potranno essere seguiti in diretta su BlogosTv. Si parla di Politicamente Scorretto, manifestazione ideata e realizzata da Casalecchio delle Culture e da Carlo Lucarelli che quest’anno giunge alla quarta edizione per proseguire nei suoi obiettivi iniziali: “[una] sua sfida culturale e civile per non dimenticare i tanti misteri che hanno segnato il nostro Paese e per non abbandonare chi tutti i giorni lotta per avere giustizia, a partire dalle vittime di mafia”.

Tra gli appuntamenti, da segnalare l’inchiesta Fare un golpe e farla franca di Enrico Deaglio, Mario Portanova e Beppe Cremagnani all’interno del dibattito “Prima e dopo il G8. 40 anni di protagonismo giovanile tra protesta e repressione”; il film Io ricordo di Ruggero Gabbai su Paolo Borsellino e coloro che hanno perso la vita per mano della criminalità organizzata; e la tavola rotonta Quando la casta si tinge di giallo – Misteri e misfatti nella politica dei partiti con i giornalisti Gianni Barbacetto, Daniele Protti, Sergio Rizzo e Vincenzo Vasile e gli scrittori Giancarlo De Cataldo e Patrick Fogli. Infine gli incontri per gli studenti delle scuole superiori, a cui parteciperà tra gli altri Rita Borsellino, e il laboratorio di giornalismo civico per gli universitari.

Per la Diaz pagano i pezzi piccoli. Quelli grossi vadano pure

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Sarà interessante leggere le motivazioni. Così si potrà capire come mai i vertici non rispondono (in aula e in sentenza), non sanno e non sono responsabili. Sembra tanto di doppia beffa: per chi la ha prese prima di tutto e per chi ha pagato anche per altri perché i fatti sono innegabili. Intanto Sentenza Diaz, assolti i vertici della polizia e Diaz, 16 assolti e 13 condannati. Pene complessive per oltre 35 anni.

Bambole d’altri tempi e delitti d’oggi: un documentario sui generis

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Our Wildest DreamsSu Crimeblog viene segnalato Our Wildest Dreams: A True Crime Documentary of Dolls & Murder, una specie di risposta ai moderni serial basati sulle scienze forensi. Insomma, atmosfere, scene, modalità di intervento, descrizioni hanno lo scopo di indurre lo spettatore a compiere un salto nel passato dei delitti partendo dalla regia e della produzione della filmaker indipendente Susan Marks. Questa la descrizione del documentario:

Created strictly for adults, these dollhouse dioramas are home to violent murder, prostitution, mental illness, adultery and alcohol abuse. Each dollhouse has tiny corpse dolls, representing an actual murder victim. In one bizarre case, a beautiful woman lays shot to death in her bed, her clean-cut, pajama-clad husband lies next to the bed, also fatally shot. Their sweet little baby was shot as she slept in her crib. Blood is spattered everywhere. And all the doors were locked from the inside, meaning the case is likely a double homicide/suicide. But something isn’t right. The murder weapon is nowhere near the doll corpses – instead the gun was found in another room.

Per promuovere il film, sono stati pubblicati alcuni trailer: qui, qui e qui. Fu Flickr, inoltre, si trovano le fotografie dei set mentre un blog, Our Wildest Dream: A True Crime Blog of Filmmaking, racconta passo per passo il backstage.

Memorie cattive e buone: due casi (non volutamente) a confronto

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Beppe Sebasta segna un avviso importante: depositata una denuncia contro il Senatore Francesco Cossiga:

In tali dichiarazioni sono rilevabili i reati – quanto meno – di istigazione a delinquere, commesso pubblicamente come richiesto dalla legge per la sua punibilità: istigazione rivolta sia al ministro Maroni sia agli stessi organi di polizia preposti all’ordine pubblico (art. 414 CP); di istigazione di militari (i carabinieri) a disobbedire alle leggi a violare il giuramento – sulla Costituzione – (art. 266 CP:) e di apologia di reato (ancora 414 CP), in relazione ai reati da lui commessi ed ora spudoratamente confessati […]. I firmatari denuncianti sono 5. Le adesioni allegate 218. Tra i firmatari, Pietro Leone – nato il 16 06 1939, residente a Roma – e-mail: piero.leone@gmail.com, a cui si possono far pervenire, anche per fax, le adesioni. I suoi recapiti: 06 3220789 (tel. e fax) e cell. 3396085505.

E questa denuncia si aggiunge a un altro esposto, firmato da Luca Assirelli. Il quale spiega le sue ragioni in una videointervista pubblicata sul sito di MicroMega (via BSF).

Infine, di tutt’altro argomento (si parla di galantuomini in questo caso), l’ultimo saluto a Ferriero Corbucci tributato da Roberto Giari a uno “scrittore marchigiano, ma soprattutto un resistente, un vero partigiano”. Si veda per averne conferma la sua intervista a ImMemoria.

Croazia: Balcani, stato, criminalità e certa informazione

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Osservatorio Balcani (via LSDI) analizza la situazione croata dopo la fine fatta dal giornalista ed editore Ivo Pukanic. Se infatti nel piccolo stato balcanico si sta sfiorando lo stato d’emergenza con coprifuoco almeno di fatto e c’è chi vuole evitare che Zagabria diventi una nuova Beirut, dall’altro si va a caccia dei punti di contatto tra organi dello Stato e organizzazioni criminali. Punti di contatto che sarebbero coincisi proprio con l’informazione o quanto con alcuni suoi pezzi. Si legge infatti nel pezzo O noi o loro di Drago Hedl:

La dichiarazione del presidente Stjepan Mesić, “o loro o noi” rilasciata dopo l’assassinio di Ivo Pukanić, di cui era amico di vecchia data, si è dimostrata più che imprecisa: in Croazia, cioè, è difficile dire chi sono “loro” e chi “noi”. Nonostante Mesić abbia cercato di affermare che “noi” significa lo stato di diritto, il funzionamento del sistema istituzionale e la sicurezza dei cittadini, e “loro” i criminali, i terroristi e i mafiosi, in Croazia non è facile tracciare questa linea. Questo viene fatto notare non solo dagli analisti politici e dai commentatori: ciò si è potuto vedere anche al funerale di Ivo Pukanić, dove qualche fila dietro al presidente dello Stato e alle sue guardie del corpo, c’erano anche i più “rispettabili” appartenenti della malavita zagrebese. Lo stesso Pukanić, come afferma la nota editorialista Jelena Lovrić, è stato “ponte” e “collegamento” tra ciò che Mesić definisce “noi” e “loro” […]. Questa serie di omicidi a Zagabria, anticipata quest’estate con una serie di intimidazioni a chi denunciava il connubio tra politici e mafia, ora preoccupa le autorità inducendole ad un’azione nervosa. Anche se ancor prima dell’omicidio di Pukanić il premier Sanader aveva sostituito i ministri degli Interni e della Giustizia e il capo della polizia, l’omicidio del direttore di Nacional ha dimostrato che la mafia si sta facendo strada seriamente, e fa presagire un punto a cui in Croazia non si è ancora arrivati: gli attentati politici, come quello in Serbia in cui è stato assassinato il premier Đinđić.

Gli anni del disonore che non sono ancora finiti

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Gli anni del disonore di Mariano Guarino e Fedora RaugeiPer una strana coincidenza, mi trovo ad aver concluso Gli anni del disonore di Mariano Guarino e Fedora Raugei proprio mentre sta circolando una notizia che definire curiosa è usare un tenue eufemismo: Licio Gelli, il venerabile maestro della loggia massonica P2, va in televisione a raccontare la storia d’Italia, a iniziare dal periodo fascista. Il primo accenno che trovo della novità è sul blog di Giuseppe Genna: ha pubblicato qualche giorno fa un post su un lolitesco telefilm prodotto dalla Disney con relative considerazioni su un certo tipo di società. Dato appunto però che tra la pubblicazione e la mia lettura è trascorso qualche giorno, c’è anche qualche decina di commenti da spulciare, non di rado sagaci anche questi. Fino a quando arrivo in fondo e, sempre dalla tastiera del Miserabile Scrittore, esce un’informazione di cui riporto solo uno stralcio:

Licio Gelli debutta in tv. Avrà un programma tutto suo […]. Un approdo singolare se si pensa che uno degli obiettivi principali della P2, almeno in base a quanto è stato accertato dalla magistratura, era il controllo o una presenza significativa nel mondo dei media. Così, se personalmente Licio Gelli, non è riuscito, se non in una fase breve della sua storia, in cui la P2 indirettamente controllava l’azionariato del Corriere, ora la tv prova a farla in prima persona.

All’inizio penso a uno scherzo, a un divertissement di Giuseppe per gettare zizzania o per stimolare qualche surreale dibattito. Ma è verosimile sparare in modo così blissettiano? Anche sì, ma già bastavano le sue salaci righe sulla fiction americana per sbizzarrire l’ironia dei suoi lettori. No, il debutto sul piccolo schermo di Gelli non è una battuta. E allora ripenso alle pagine di Gli anni del disonore, le metto mentalmente a confronto con gli atti della commissione sulla P2 presieduta da Tina Anselmi, recupero memoria dei fatti in cui il leader massonico è rimasto coinvolto e mi chiedo come sia possibile. Scrive in proposito Maso Notarianni, direttore di Peace Reporter, nel suo Ma questo è un paese normale?:
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Ferrajoli: il populismo penale e l’uso strumentale della paura

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Il blog La poesia e lo spirito pubblica un post intitolato In nome della paura. Riprende un’intervista a Luigi Ferrajoli, docente di filosofia del diritto e di teoria generale del diritto all’università di Roma 3, sull’uso strumentale e propagandistico di temi come la (in)sicurezza, il crimine e l’aumento dei reati. E chiama il fenomeno “populismo penale”. Di particolare interesse questo passaggio:

Lei ha definito questo uso demagogico della paura nei termini di «populismo penale». In cosa consiste?
Con questa espressione il giurista francese Denis Salas e quello domenicano Eduardo Jorge Prats definivano una strategia diretta ad ottenere demagogicamente il consenso popolare rispondendo alla paura generata nella popolazione dalla criminalità di strada. Si afferma così un uso congiunturale del diritto penale in senso repressivo ed antigarantista che è totalmente inefficace rispetto alle intenzioni di prevenire i crimini.

Per quale ragione?
Prenda, ad esempio, la proposta di introdurre il reato di immigrazione clandestina. Questo nuovo reato assegnerà a chiunque entra nel territorio nazionale, o vi si intrattiene illegalmente, la condizione di delinquente. Questo significa che in un colpo solo 700 mila immigrati clandestini residenti dovranno essere incarcerati. Senza contare che è impossibile incarcerare centinaia di migliaia di persone. Oppure il reato di prostituzione e adescamento in strada, come proposto dal ministro Mara Carfagna: decine di migliaia di prostitute dovrebbero essere arrestate e processate insieme ai loro clienti. Ovviamente è impensabile che queste norme possano essere seriamente applicate. Ma proprio questo ne conferma il carattere demagogico. Quello che è importante è la valenza simbolica di questi annunci, non la loro applicabilità.

“Pentiti di niente”: una storia che attraversa due decenni

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Pentiti di nienteIl libro Pentiti di niente sarà il libreria e scaricabile da Internet il prossimo 20 novembre, ma l’editore, Stampa Alternativa, lo ha messo da qualche giorno in prenotazione. Sottotitolo è “Il sequestro Saronio, la banda Fioroni e le menzogne di un presunto collaboratore di giustizia” e il testo riportato di seguito è l’introduzione alla storia. Grazie a Valerio Evangelisti per la prefazione che verrà pubblicata a breve.

C’è una storia che taglia a metà gli anni Settanta arrivando a lambire quasi tutti gli Ottanta e che diventa un paradigma non solo dello sbando di alcuni personaggi che non trovano collocazione in quel decennio di ideali, ma anche di scontri politici. È quella di Carlo Saronio, giovane ingegnere della borghesia milanese che si avvicina alla sinistra extraparlamentare, ma che finisce preda della bramosia di alcuni di questi personaggi. Oltre al dramma personale di un sequestro e di un omicidio, la vicenda di Carlo Saronio racconta anche la nascita di un fenomeno, quello della dissociazione dalla lotta armata, e della sua strumentalizzazione da parte di chi andava a caccia di sconti di pena. Riuscendo a ottenerli.

Mentre si indaga su chi ha rapito l’ingegnere, la Milano che ne emerge in un primo momento sembra una specie di Marsiglia in cui il Mediterraneo viene sostituito dai Navigli e dalla darsena di Porta Ticinese, ma che nulla ha da invidiare alla disinvoltura dei banditi d’Oltralpe. Una Milano in cui la politica arriva fino a un certo punto e la malavita fa da padrona tra evasioni, ricatti, giri di denaro da riciclare, bella vita ogni volta che si arraffa un po’ di contante. Dove l’umanità si scontra e perde di fronte al profitto criminale e dove non esiste alcun codice etico quando si decide di speculare anche su un cadavere in precedenza fatto sparire.

Ma poi all’improvviso lo scenario cittadino si modifica e quegli stessi personaggi, dai protagonisti alle comparse, dalle vittime ai carnefici, diventano gli interpreti di un copione a sfondo terroristico dove l'”Organizzazione” viene prima di tutto. Anche della solidarietà verso un compagno e dell’amicizia tra due giovani che stanno dalla stessa parte. Il cambiamento è così repentino che non sembra di essere ancora in quei quartieri. Sembra a questo punto di aver attraversato i confini della realtà per entrare in un romanzo di fantapolitica in cui si può raccontare tutto e il contrario di tutto.
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Racconti nell’ombra in teatro a Castel Maggiore

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Sguardi - Stagione 2008 2009Dopo l’esperienza estiva di BoNoir con Riccardo Marchesini e GiostraFilm, si riparte tra poco con quella invernale (o quasi). Diverse le novità: il nome della manifestazione, che si chiamerà “Racconti nell’ombra – Viaggio negli enigmi bolognesi”, la location è la sala teatro “Biagi-D’Antona” di Castel Maggiore, alle porte di Bologna, e l’inserimento all’interno della stagione teatrale 2008-2009 intitolata Sguardi e diretta da Francesca Mazza. Qui (in formato pdf) il programma completo della stagione mentre per quanto riguarda gli appuntamenti con “Racconti nell’ombra” queste sono le date:

  • 23 novembre 2008, “Fratelli di sangue: la banda della Uno bianca” con Rosanna Zecchi (presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime) e Alessandro Gamberini (avvocato); letture di Francesca Mazza
  • 18 gennaio 2009, “L’omicidio Alinovi e i delitti del Dams” con Achille Melchionda (avvocato e scrittore), Giampiero Rigosi (scrittore) e Cristiano Governa (scrittore)
  • 8 febbraio 2009, “Leonarda Cianciulli: la saponificatrice di Correggio” con Serena Bersani (giornalista), Fabrizio Piccinini (giornalista) e Marcello Fois (scrittore); letture di Angela Malfitano
  • 1 marzo 2009, “Il caso Murri” con Lorena Mirandola (giornalista), Maurizio Matrone (scrittore) e Loriano Macchiavelli (scrittore)

Resolution 819: i fatti accaduti a Srebrenica nel ’95 in un film

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Resolution 819Tornando di nuovo ai fatti di Srebrenica del 1995, nei prossimi giorni sarà presentato al Festival del cinema di Roma il film Resolution 819 scritto da Thierry Jonquet e diretto da Giacomo Battiato. Produzione francese con partecipazione polacca e ceca, la pellicola prende il titolo da un’ominima risoluziona dell’Onu e questa la vicenda che narra:

Resolution 819 tells the compelling story of a young investigator sent to Bosnia in 1995 to investigate the disappearance of 8,000 men in Srebrenica and eventually bring the perpetrators of the massacre to justice at the International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia. Benoît Magimel stars as Jacques Calvez, a man of integrity who refuses to let politicians, mobsters or bureaucrats stand in his way. He receives valuable help in his quest from Lherbier (Hippolyte Girardot), a French secret service agent, and above all from beautiful forensic anthropologist Klara Gorska (Karolina Gruszka).