Ferrajoli: il populismo penale e l’uso strumentale della paura

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Il blog La poesia e lo spirito pubblica un post intitolato In nome della paura. Riprende un’intervista a Luigi Ferrajoli, docente di filosofia del diritto e di teoria generale del diritto all’università di Roma 3, sull’uso strumentale e propagandistico di temi come la (in)sicurezza, il crimine e l’aumento dei reati. E chiama il fenomeno “populismo penale”. Di particolare interesse questo passaggio:

Lei ha definito questo uso demagogico della paura nei termini di «populismo penale». In cosa consiste?
Con questa espressione il giurista francese Denis Salas e quello domenicano Eduardo Jorge Prats definivano una strategia diretta ad ottenere demagogicamente il consenso popolare rispondendo alla paura generata nella popolazione dalla criminalità di strada. Si afferma così un uso congiunturale del diritto penale in senso repressivo ed antigarantista che è totalmente inefficace rispetto alle intenzioni di prevenire i crimini.

Per quale ragione?
Prenda, ad esempio, la proposta di introdurre il reato di immigrazione clandestina. Questo nuovo reato assegnerà a chiunque entra nel territorio nazionale, o vi si intrattiene illegalmente, la condizione di delinquente. Questo significa che in un colpo solo 700 mila immigrati clandestini residenti dovranno essere incarcerati. Senza contare che è impossibile incarcerare centinaia di migliaia di persone. Oppure il reato di prostituzione e adescamento in strada, come proposto dal ministro Mara Carfagna: decine di migliaia di prostitute dovrebbero essere arrestate e processate insieme ai loro clienti. Ovviamente è impensabile che queste norme possano essere seriamente applicate. Ma proprio questo ne conferma il carattere demagogico. Quello che è importante è la valenza simbolica di questi annunci, non la loro applicabilità.

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