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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Archiviato per ‘storie nere’ Categoria

Sono circa le 20.50 del 27 giugno 1980 e Domenico Gatti, il comandante dell’aereo Dc9 I-Tigi decollato dall’aeroporto di Bologna e diretto a Punta Raisi, dove dovrebbe atterrare alle 21.13, pronuncia le ultime parole dirette ai 77 passeggeri, che viaggiano insieme a lui e ad altri 3 componenti dell’equipaggio. L’audio originale, 2 minuti e 10 secondi, lo pubblica Stragi80.it, l’archivio storico-giornalistico creato dai giornalisti Daniele Biacchessi e Fabrizio Colarieti e che riunisce i documenti sulla strage di Ustica, giunta quasi alla vigilia del trentatreesimo anniversario.

Qui il materiale messo a disposizione su Stragi80.it mentre qui prosegue l’articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano.

Edward Snowden

Datagate: “Non posso permettere che il governo statunitense distrugga privacy e libertà fondamentali”, disse Edward Snowden, la fonte che al momento è sparita, al Guardian.

(Via Roberto Reale)

Il faccendiereInnanzitutto un augurio al giornalista Gerardo Bombonato perché possa riprendersi presto. E poi la segnalazione della sua recensione “Gli anni delle stragi raccontati da un depistatore” al libro Il faccendiere (Il Saggiatore) uscita sabato 1 giugno sulle pagine Il caffè del week end di QN:

Di tanto in tanto rispuntano. E ci fanno ripiombare nel passato più buio della storia d’Italia: anni delle stragi e delle bombe. Una spy story con tutti gli ingredienti: massoni potenti e logge coperte, servizi segreti e destra eversiva, politici in odore di mafia e Cosa nostra. Basta metterli in fila, ma non se ne viene mai a capo. Nemmeno dopo 30/40 anni. E i burattinai restano nell’ombra. Nove mesi fa viene arrestato in Romania ed estradato in Italia, Elio Ciolini, l’instancabile depistatore della strage di Bologna. Una ‘carriera’ trentennale snodatasi in mezzo mondo con la copertura, di volta in volta, dei servizi francesi, americani, italiani, che ha occupato le cronache dagli Anni 80 in poi. Ciolini ha parlato tanto e di tutto, guadagnandosi la nomea di ‘pataccaro’. Ma non c’è giudice che non sia corso ad ascoltarlo in un carcere o nell’altro. Chi è Ciolini? Come ha fatto a prendere per il naso giudici e barbe finte per tanto tempo? Chi lo manovrava? Su che libro paga era?

Qui il pdf con l’articolo completo. Un’altra segnalazione è uscita tra i Consigli da librai di Ultimabooks.

Girolamo De Michele scrive su Carmilla un articolo interessante sullo Lo stupro di Franca Rame: fascisti, carabinieri e «una volontà superiore»:

La sera del 9 marzo 1973, alla notizia dell’avvenuto stupro, qualcuno a Milano gioì: era il generale Palumbo, comandante della divisione Pastrengo. «La notizia dello stupro della Rame in caserma fu accolta con euforia, il comandante era festante come se avesse fatto una bella operazione di servizio. Anzi, di più…», secondo la testimonianza di Nicolò Bozzo, che sarebbe diventato stretto collaboratore di Carlo Alberto Dalla Chiesa, e che all’epoca era in servizio alla Pastrengo:

«Arrivò la notizia del sequestro e dello stupro di Franca Rame. Per me fu un colpo, lo vissi come una sconfitta della giustizia. Ma tra i miei superiori ci fu chi reagì in modo esattamente opposto. Era tutto contento. “Era ora”, diceva. [...] Era il più alto in grado: il comandante della “Pastrengo”, il generale Giovanni Battista Palumbo. [...] Allora io vissi quella reazione di Palumbo solo come una manifestazione di cattivo gusto. Credevo che il generale fosse piacevolmente sorpreso della notizia, nulla di più. D’altronde Palumbo era un personaggio particolare, era stato nella Repubblica Sociale, poi era passato con i partigiani appena prima della Liberazione. Non faceva mistero delle sue idee di destra. E alla “Pastrengo”, sotto il suo comando, circolavano personaggi dell’estrema destra, erano di casa quelli della “maggioranza silenziosa” come l’avvocato Degli Occhi».

Continua qui. In proposito si vedano anche le considerazioni di Aldo Balzanelli sul suo blog, a proposito questa volta delle “rivelazioni” di Izzo e Franca Rame.

John Kiriakou Letter From Loretto 1 by antonella-beccaria-4101

The Dissenter pubblica il post Imprisoned CIA Torture Whistleblower John Kiriakou Pens “Letter from Loretto”:

Un saluto dal Federal Correctional Institution a Loretto, Pennsylvania. Sono arrivato qui il 28 febbraio 2013 per scontare una condanna a 30 mesi per aver violato l’Intelligence Identities Protection Act del 1982. Almeno questo è quello che il governo vuole far credere. In verità, questa è la mia punizione per aver rivelato il programma di torture illegali della CIA e aver pubblicamente detto che la tortura faceva parte della politica ufficiale del governo degli Stati Uniti. Ma questa è un’altra storia. Lo scopo di questa lettera è quello di raccontare la vita in carcere.

Il pdf completo di questa lettera è disponibile qui.

(Via BoingBoing)

27 maggio 1993-2013 è un cortometraggio che sta arrivando alle fasi conclusive del montaggio. Girato da Andrea Lombardi è dedicato alla strage di via dei Georgofili, a Firenze, avvenuta nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993. Oggi invece è l’anniversario – il numero 39 – di un’altra strage, quella di Brescia, dove il 28 maggio 1974 una bomba esplose alle 10.12 in piazza della Loggia provocando otto vittime e 102 feriti.

La politica della pauraDalla prefazione di Wu Ming al libro di Quadruppani:

È una vera e propria folla. I peggiori sono quelli che appartengono a più insiemi: il migrante clandestino terrorista, lo zingaro che rapisce i bambini e li vende ai pedofili, l’utente di Internet che incita i marginali riottosi…

Sull’apparire di questi soggetti si fonda un’industria della paura, prospera un mercato mondiale della paura.

Qui la scheda completa del volume.

I denti del dragoEsce tra pochi giorni, il prossimo 18 maggio, un nuovo libro di Saverio Ferrari, dal 1999 alla guida dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre. Pubblicato da BFS Edizioni, si intitola I denti del drago – Storia dell’Internazionale nera tra mito e realtà:

Un lavoro storico-giornalistico condotto sulla base dei materiali informativi provenienti dai centri di documentazione ebraici, della Resistenza e della Deportazione, ma soprattutto reperiti in questi ultimi anni negli archivi di polizia e dei servizi segreti. Una ricca documentazione per una ricerca non all’insegna di suggestioni o facili sensazionalismi, ma di una minuziosa ricostruzione dei multiformi tentativi di dar vita a un coordinamento dell’estrema destra su scala mondiale.

Un excursus pluridecennale, dalla prima Internazionale di Malmoe alle reti neonaziste attuali, da Blood and Honour agli Hammerskin, passando per gli antisemiti del Nuovo ordine europeo, i terroristi dell’Oas, Jeune Europe, la World union of national socialits e le trame dell’Aginter Presse dietro la strage di piazza Fontana e la strategia della tensione in Italia.

A chiusura del libro, in appendice, compare un saggio sui populismi e le estreme destre europee di oggi. Infine per consultare l’indice e la scheda completa del volume si può vedere qui.

Radici e sangueUna settimana fa è trapassato uno dei personaggi simbolo della prima Repubblica, Giulio Andreotti. Di lui o, meglio, dei rapporti tra mafia e politica si occupò un poliziotto coraggioso, Gianni Pesce, che dall’argomento ha tratto alcuni romanzi, tra cui Radici e sangue, uscito nel 2010 e del quale si scriveva qui. Pesce, appresa la notizia della morte di Andreotti, ha scritto una mail a una radio nazionale che commentava l’accadimento e nel testo si legge:

Ho preso parte alle indagini sulla corrente andreottiana che hanno portato all’arresto dei cugini Nino ed Ignazio Salvo. Quasi tutti i colleghi e magistrati con i quali ho collaborato sono stati uccisi e in questa strage Andreotti ha avuto una parte predominante. Mi sono scontrato col suo sistema di potere basato sul posizionamento di mele marce, e quindi ricattabili, nel complesso amministrativo-giudiziario dello Stato in ogni ganglio importante delle varie strutture, cancellando di fatto il merito. Il veleno che ha sparso in Italia ha generato la distruzione del sistema etico in oltre mezzo secolo di pratica costante. Ho scritto dei libri su questo, che senz’altro lui ha letto ma si è ben guardato dal querelarmi.

Si continua a sostenere che sia stato assolto ma non è vero: è stato riconosciuto colpevole di avere strettissimi rapporti con Cosa Nostra ma è stato in grado di far durare il processo per oltre venti anni ed ha approfittato della prescrizione, evitando la pena ma non la sentenza che lo ha inchiodato alle sue responsabilità. Mi aspetto dagli organi di informazione grandi lodi per lui, che ha come aggravante l’essere stato fornito di un cervello eccezionale e di nervi d’acciaio, ma la storia, prima o poi, riconoscerà le sue enormi responsabilità. Forse non è morto. È solo tornato a casa. Gianni Pesce.

Il messaggio del poliziotto non è stato letto tra tutti quelli giunti alla redazione dell’emittente radiofonica.

Giovanna Maggiani Chelli, presidentessa dell’Associazione familiari vittime della strage di via dei Georgofili, racconta sul suo blog sul Fatto Quotidiano perché è importante che questa legislatura si occupi delle stragi:

La Commissione parlamentare Antimafia di questa legislatura, non della legislatura passata ha deciso, e ha cominciato a farlo, di occuparsi del problema delle stragi; la Commissione parlamentare della legislatura che precede l’attuale non l’ha mai fatto. Perché si aspettava che le sentenze divenissero irrevocabili? È divenuta irrevocabile una sentenza fiorentina, ma altre sentenze devono essere pronunziate, altre sentenze devono divenire irrevocabili. Ci sarà stata una ragione? Non lo so, sono interrogativi che come magistrato mi rifiuto di affrontare, sono interrogativi che stanno sul filo che unisce la società civile e la sua rappresentanza politica.

Dice un mio collega simpaticissimo, milanese, il dottor Davigo, ricorrentemente, quando vuol spiegare i profili della responsabilità politica o della responsabilità amministrativa, che non sono sovrapponibili alla responsabilità giudiziaria, dice: “Se uno invita degli amici a cena una sera, e al momento nel quale li congeda, li saluta perché la cena è finita, si accorge che è sparita metà dell’argenteria da tavola, per non invitarli più non aspetta che ci sia il pretore che li ha condannati per furto, lo decide da sé, non ha bisogno che ci sia una sentenza pronunziata a nome del popolo italiano e con lo stemma della Repubblica”. A ciascuno il suo quindi, a ciascuno il suo in maniera molto corretta

Qui il post completo.

  • 1 commento
  • Scritto per storie nere
  • Un processo in corso in Lussemburgo di cui nessuno in Italia ha parlato, con l’eccezione di Celine Torrisi sul settimanale Left uscito nel numero del 4 maggio 2013 con l’articolo Gladio e il principato. Dall’abstract pubblicato sul sito della rivista:

    È cominciato da pochi mesi il processo per le bombe esplose in Lussemburgo dall’84 all’86. Due gendarmi gli imputati. La difesa chiama in causa la rete Stay Behind e ricorda che Gelli in quegli anni si trovava nel Paese. Un testimone parla del coinvolgimento della stessa organizzazione anche nella strage di Bologna

    C’è un processo nel piccolo Stato di Lussemburgo, al confine tra la Germania, il Belgio e la Francia che sta facendo tremare l’intera Europa. Viene considerato “il processo del secolo” e viene chiamato indifferentemente o il “Processo fiume” o “Caso Bommeleeër” (in italiano potrebbe essere tradotto: “Il caso del seminatore di bombe”).

    E sopra la versione integrale dell’articolo.

    Domani sarà il giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo. Qui se ne fa rapidamente la storia, iniziata nel 2007, e il giorno corrisponde simbolicamente all’anniversario dell’omicidio di Aldo Moro, ucciso nel 1978. Ma quello stesso giorno, sempre il 9 maggio 1978, veniva assassinato anche un altro uomo, molto più giovane, Peppino Impastato. Aveva trent’anni, buona parte dei quali trascorsi a combattere contro la mafia. Alcune delle sue parole, pronunciate ai microfoni di Radio Aut, si possono sentire sopra. La vicenda di Impastato rappresenta anche l’anatomia di un depistaggio.

    Il faccendiereEsce per i tipi della casa editrice Il Saggiatore giovedì prossimo, 2 maggio, il libro Il faccendiere – Storia di Elio Ciolini, l’uomo che sapeva tutto. Il nome di questo personaggio periodicamente torna sulle pagine dei giornali e nelle cronache giudiziarie è ricordato come colui che depistò le indagini sulla strage alla stazione di Bologna. Ma fu anche colui che il 4 marzo 1992 “previde” gli omicidi eccellenti di quell’anno. Il libro in uscita si presenta con queste parole:

    Fingere di sapere. Mescolare il falso al vero. Far correre gli investigatori per mezza Europa alla ricerca di riscontri. C’è un uomo in Italia che sa tutto. Questa è la storia di Elio Ciolini, il depistatore dell’inchiesta sulla strage di Bologna. Condannato per calunnia, Ciolini diventa, dieci anni dopo la bomba del 2 agosto 1980, l’anello di congiunzione con la trattativa Stato-mafia.

    Servizi segreti, nomi di copertura, bande criminali, viaggi misteriosi in America Latina; questo è il mondo di un personaggio dai contorni sfumati, sul quale grava una sola domanda: chi è il suggeritore? Nelle pagine del libro si ripercorrono le sue gesta, si consultano quarant’anni di carte giudiziarie, si intervistano giudici, carabinieri, testimoni che scelgono di rimanere nell’anonimato, e si traccia il profilo di un uomo incredibile, una macchietta in apparenza, un criminale nei fatti, che ha tessuto una spy story italiana che di romanzesco non ha nulla e che di reale ha vittime in attesa di giustizia.

    Io ho visto

    Io ho visto di Pier Vittorio Buffa è un libro appena uscito per Nutrimenti ed è anche un progetto web con uno scopo ben definito:

    non dimenticare quello che è accaduto durante la guerra contro la popolazione civile italiana condotta dai nazifascisti tra il 1943 e il 1945. Un progetto semplice. Fatto di immagini e di parole. Di parole e di immagini. Le parole sono quelle che servono per cercare di dare corpo alle emozioni, come quelle del libro. Le immagini sono quelle di chi ha portato per sempre con sé il dolore di quegli anni.

    Partecipare al progetto è semplice. È sufficiente scrivere qua sotto [qui il link, ndb] quello che si è visto allora. O un pensiero, un ricordo. O anche solo il modo per essere rintracciati e raccontare.

    Quello che ne nascerà non lo so: racconti da pubblicare qui sul web, una nuova edizione del libro, una semplice raccolta di ricordi… Quello che Io ho visto diventerà lo deciderà soprattutto chi deciderà di parteciparvi.

    Al momento nel libro sono raccolte trenta storie di sopravvissuti alle stragi nazifasciste mentre in rete, nella sezione dedicata alle fotografie, ci sono i volti di queste persone. Volti accompagnati dai rispettivi nomi, dalla località in cui i fatti si sono consumati e da una breve descrizione di ciò che accadde.

    Decennio rossoQualche personaggio ne riassume in sé più d’uno e altri, come Sofia e il capitano dei carabinieri che scorta Elio da un carcere all’altro, non esistono. Ma la sostanza del romanzo Decennio rosso (Edizioni Paginauno, 2013) viene presentata come autentica. Quella che viene ricostruita è la storia di Prima Linea e delle Fcc, le Formazioni comuniste combattenti, attraverso i due autori, Paolo Margini e Massimo Battisaldo, che delle sue organizzazioni di estrema sinistra fecero parte.

    Si parte nel 1974 da una Sesto San Giovanni ancora Stalingrado d’Italia, dove tra manifestazioni sindacali, proteste operaie e movimenti studenteschi un gruppo di giovani si muove cavalcando la contestazione alle istituzioni e ai partiti e la voglia di cambiare la società. Non tutti sembrano consapevoli della piega che di lì a un paio d’anni prenderanno gli eventi con lo scivolamento verso la lotta più radicale. Le armi e i primi colpi, in certi punti, sembrano accolti da alcuni dei protagonisti quasi con sorpresa, accompagnata da un timore reverenziale e militare per chi, invece, vede già una strada tracciata verso la violenza.
    (more…)

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