Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Archiviato per ‘storie nere’ Categoria

Nei secoli fedele è un film che racconta una storia che tutti dovrebbero conoscere, quella di Giuseppe Uva. Con il patrocinio di Amnesty International, è girato Francesco Menghini su soggetto e sceneggiatura di Adriano Chiarelli (autore del libro Malapolizia). Non secondario: realizzato il crowdfunding con il supporto di Produzioni dal basso, può essere guardato in rete, scaricato o si può contribuire, oltre che con una donazione, anche organizzando una proiezione. Ecco come si presenta il film:

Varese, estate 2008: due amici passano una serata come tante in un bar, chiacchere e qualche drink. Giuseppe Uva e Alberto Biggiogero quella sera divengono, loro malgrado, protagonisti di una tragica quanto assurda vicenda di morte. Prima di rientrare a casa commettono una bravata e spostano alcune transenne in mezzo alla strada. All’arrivo delle forze dell’ordine i fatti degenerano; Giuseppe Uva viene scaraventato in auto, in una seconda macchina viene caricato Alberto Biggiogero, entrambi trasportati presso la caserma di Via Saffi. Tutto quello che è avvenuto dopo rimane ad oggi ancora inspiegato ed inspiegabile. Unica certezza: la morte di Giuseppe Uva, per arresto cardiaco, tre ore dopo il suo trasferimento nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Varese. La sorella Lucia, al mattino, dovendo effettuare il riconoscimento del fratello nell’obitorio dell’ospedale varesino stenta persino a riconoscerlo: bruciature di sigaretta, ecchimosi ed una vistosa macchia di sangue sul cavallo dei pantaloni raccontano una storia diversa da quella fornita da carabinieri e poliziotti presenti in quella notte all’interno della caserma. Inizia così la battaglia di una famiglia, alla ricerca di una giustizia nonostante questa giustizia.

Ulteriori dettagli qui

La storia di Nicola Calipari, ucciso a Baghdad dieci anni fa, il 4 marzo 2005, dopo aver liberato la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, abbiamo provato a raccontarla così, in una puntata dell’ultima stagione andata in onda della trasmissione Lucarelliracconta di Carlo Lucarelli.

Un altro libro da mettere nella lista delle prossime letture. È la La borsa di Calvi. Ior, P2, mafia: le lettere e i segreti mai svelati del banchiere di dio firmato dall’ex magistrato e oggi scrittore Mario Almerighi, edizioni Chiarelettere.

Il mese più lungoLa vicenda dell’omicidio di Nicola Calipari – con i fatti che l’hanno preceduto e quelli che sono seguiti – l’avevamo ricostruita nell’ultima stagione della trasmissione Lucarelli racconta. E tra le varie persone che avevamo intervistato c’era anche l’ex direttore del Manifesto, Gabriele Polo. Che ora prende la parola e le racconta lui, quelle vicende, nel libro Il mese più lungo. Dal sequestro Sgrena all’omicidio Calipari (Marsilio):

4 febbraio 2005. Giuliana Sgrena si trova a Baghdad. È il settimo viaggio iracheno per la giornalista del «manifesto» che racconta la guerra sul campo. In Italia, il dirigente del Sismi Nicola Calipari è in partenza per le ferie con la famiglia. Ma dovrà presto fare ritorno a Roma. Quella che sembrava una giornata come tante, infatti, si trasforma nell’inizio di un incubo. Alle 12.30 arriva in redazione al «Manifesto» la notizia del rapimento di Giuliana Sgrena. In poco tempo le stanze di via Tomacelli si riempiono di compagni di lavoro, amici, militanti e dirigenti politici che portano solidarietà, e di giornalisti italiani e stranieri alla ricerca di notizie.

Sarà così ogni giorno, per un mese intero. Oltre ai parenti e al compagno, la famiglia di Giuliana è quel quotidiano, una comunità giornalistica e politica, un soggetto pubblico: peculiarità, questa, che rende unico il caso, lo trasforma in un evento e lo politicizza, complicandolo. «Il manifesto» viene coinvolto in una vicenda piena di segreti, costretto a nasconderli, persino a collaborare con chi li custodisce. Tanto che si avverte la sensazione – scrive Gabriele Polo – di «violentare il proprio mestiere di giornalista, scegliere cosa dire e cosa tacere».

In questo libro l’ex direttore del quotidiano comunista rivela particolari inediti e racconta quei giorni nell’Italia di allora, immersa nel bipolarismo tra berlusconiani e antiberlusconiani: l’imbarazzo della politica, stretta tra i doveri dell’alleanza con gli Stati Uniti e un’opinione pubblica che ha subito la guerra senza condividerla; le manifestazioni che risvegliano il movimento pacifista italiano; le lotte interne all’intelligence che mettono a rischio la missione di Calipari; le trattative; le riunioni di Palazzo; la notte tragica con la gioia della liberazione che diviene sgomento per la morte del dirigente del Sismi; le reazioni sulla stampa; i processi, l’assoluzione finale e lo sconforto di fronte a un sistema che si limita a sancire l’ineluttabilità degli eventi, celebrando «l’eroe Nicola Calipari». Ripercorrere quella vicenda oggi vuol dire non solo far riemergere tutte le contraddizioni del caso, ma dare un volto al Paese che siamo stati e che siamo.


Fuori tempo su Mafia capitale

L’ottavo episodio di Fuori tempo, il settimanale di approfondimento curato da Paolo Perini, fa il punto di Mafia capitale e di alcuni suoi aspetti specifici, come i collegamenti con organizzazioni criminali del passato e i rapporti con la corruzione.

Oggi, 23 dicembre, sono trascorsi trent’anni dalla bomba sul Rapido 904, la strage di Natale del 1984 che provocò 16 vittime e 267 feriti. A questo proposito un po’ di tempo fa Road Tv Italia ha intervistato una sopravvissuta, Enza Napoletano, che quel giorno stava viaggiando da Napoli a Milano con due dei suoi figli e che oggi dice: “In pochi a ricordare, in pochi a parlarne ancora”. Nelle sue parole il racconto di ciò che accadde suddiviso in tre parti: la prima, la seconda e la terza.

E sempre in tema si legga il post Trent’anni dopo la strage di Natale: chi siamo noi? scritto da Riccardo Lenzi, presidente dell’associazione Piantiamolamemoria.

La strage del treno Rapido 904

Martedì prossimo, 23 dicembre, saranno trascorsi 30 anni dalla strage di Natale provocata dalla bomba piazzata sul Rapido 904. Sabato, a Bologna, viene inaugurata una mostra su quei fatti organizzata da Unione Fotografi Organizzati, associazione Piantiamolamemoria, Libera Emilia-Romagna e Rete degli archivi per non dimenticare.

Su Repubblica.it, è stato pubblicato il filmato Milano, il video dei liceali per chiedere la verità su Pinelli, l’anarchico volato giù da una finestra della questura il 15 dicembre 1969. Era lì da tre giorni, “invitato” dai poliziotti dopo la strage di Piazza Fontana senza che avesse alcuna responsabilità nell’eccidio del 12 dicembre alla Banca Nazionale dell’Agricoltura.

Piazza Fontana, Silvia Pinelli: “Scomparsi gli atti relativi a mio padre”. Un video di Fanpage.

Amnesty International - Una firma per le vittime di Bhopal

Esattamente trent’anni fa si consumava il disastro di Bhopal: il 3 dicembre 1984 ci fu infatti una fuga di liquido tossico (l’isocianato di metile) per 40 tonnellate che provocò tra i 3.800 (fonti governative) e i 15 mila morti (fonti umanitarie). Per Amnesty International, le vittime furono tre le 7 e le 10 mila e a tanto tempo di distanza la Ong ha pubblicato una petizione per chiedere al primo ministro indiano Narendra Modi la bonifica dell’area (mai avvenuta) e il riconoscimento delle responsabilità delle aziende da cui la sostanza fuoriuscì, la Union Carbide India Limited e la capofila americana Union Carbide. Questo il link per firmare e l’iniziativa fa parte delle campagne #CorriConMe – Wirte for rights.

Piazza Fontana: 45 anni dopo

Tre giorni per commemorare il 45° anniversario della strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969. E per chi non potesse partecipare a causa del contestuale sciopero, può dare un’occhiata al materiale racconto dall’Associazione piazza Fontana 12 dicembre 1969 (che ha anche una propria pagina su Facebook).

P2: gli atti della Commissione parlamentare d'inchiesta

Prima sono andati online i documenti della commissione P2 presieduti da Tina Anselmi, poi quelli della strage di Piazza della Loggia a Brescia (28 maggio 1974) e sull’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Horivanti (20 marzo 1994). Adesso dal sito Fonti Italia Repubblicana stanno per essere rese disponibili le sentenze della strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Il progetto verrà presentato il prossimo 4 dicembre presso l’Archivio di Stato di Milano alla quasi vigilia dei 45 anni dalla bomba piazzata nella filiale della Banca nazionale dell’agricultura. Accadrà nel corso del convegno Nuovi scenari nel trattamento elettronico delle fonti.

Mentre si apre oggi a Firenze il processo a Totò Riina, imputato come mandante della strage del Rapido 904 (23 dicembre 1984), ecco un articolo di Redattore Sociale sul documentario in crowdfunding dedicato alla la strage di Natale.

MAFIE. “LA STRAGE DI NATALE”: DOPO 30 ANNI TORNANO LE VOCI DEL RAPIDO 904

Il 23 dicembre 1984 una bomba piazzata dalla mafia distrusse il treno Napoli-Milano mentre passava sotto la galleria più lunga d’Italia: morirono 16 persone. Un documentario di Martino Lombezzi torna a raccontare l’episodio. Lanciato crowdfunding per ultimare il lavoro (RED.SOC.) “Mi ricordo solo il fuoco che entrava dai finestrini rotti. Non capivamo se avevamo avuto un incidente, se ci eravamo scontrati con un altro treno. Poi dopo un bel po’ il treno riesce a fermarsi e ovviamente nel buio ci siamo catapultati, senza pensare che dall’altro lato potesse arrivare un altro treno. E ci siamo buttati dalle porte sventrate. E lì poi c’era questo capotreno, che ci urlava di non scendere e di stare attenti perché sui binari c’erano pezzi di corpi.”
(more…)

Italo Toni e Graziella De PaloSulla vicenda dei due giornalisti Graziella De Palo e Italo Toni torna il fratello della cronista, Giancarlo De Palo, che lancia la petizione Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi: impegno a rimpatriare i poveri resti dei due “desaparecidos” italiani:

Aspettiamo ormai da 34 anni il ritorno, mai avvenuto, dei due giornalisti italiani Graziella De Palo e Italo Toni, rapiti a Beirut, Libano, il 2 settembre 1980, dopo aver chiesto protezione dell’ambasciata italiana. Invece di cercarli, i servizi segreti di allora, che oggi finanziano il terrorismo internazionale pur di raggiungere il fine di liberare gli ostaggi italiani, aiutarono i loro assassini a occultarne i cadaveri. Noi oggi offriamo agli assassini il nostro perdono in cambio della restituzione dei poveri resti dei due giornalisti, MAI RICHIESTO FINORA DA NESSUN GOVERNO ITALIANO!

Firmarla, questa petizione, è importante per le famiglie vilipese da quel 1980, perché si tratta di un gesto di civiltà e per la verità sulla storia recente di questo Paese.

Wikileaks affair


A (s)proposito


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