Le righe pubblicate di seguito me le ha inviate Giuliano Bugani, che si firma operaio, giornalista, documentarista. È tutti e tre e anche molto altro. E soprattutto è uno che non ha peli sulla lingua, quando si tratta di formulare considerazioni politiche. O la cronaca semi-seria (o forse “semi” neanche neanche più di tanto) di una scomparsa. O di una leggenda su un testo mai visto. A Giuliano la parola.
Art. 1, Principi Fondamentali: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
Art. 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”.
Art. 21: “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.
Ad una prima lettura, sembrerebbero articoli di una Costituzione che con l’Italia non ha niente a che spartire. E invece sono proprio articoli della Costituzione Italiana.
Tranquilli. Nessuno l’ha vista. Ecco perché è continuamente violata. Tutti i nostri politici che quotidianamente la violano, lo fanno soltanto perché non la conoscono, e non perché sono dei traditori. La violano perché non l’ hanno mai vista, non perché sono manovrati da altri. La violano perché non sanno che c’è, non perché sono pagati per farlo. Se abbiamo lavoratori in nero, è soltanto colpa dei lavoratori in nero. Se popolazioni civili di altri stati vengono uccisi dai nostri militari, o dalle mine o armi italiane, è soltanto colpa delle popolazioni civili. Se i giornalisti non sono liberi di dire o scrivere liberamente, è solo colpa dei giornalisti.
A noi non resta che sputare sul poco che ci resta. Pisciare sui diritti cancellati e sulle leggi imbroglio. Defecare sulle onorificenza dei martiri inutili. Vomitare sulle auto blu superblindate dei G8. Ruttare davanti vetri antiproiettili delle Banke del Kapitale. Scoreggiare sulle corone dei nuovi re e regine.
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