Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
30 Jun
Una storia jugoslava: è la prima parte, la pubblica Peacereporter e si concentra sulla vicenda della moglie del Maresciallo Tito, tra intrighi e miserie. Scritto da Francesca Rolandi, il testo esordisce raccontando che:
Alcuni giorni fa i riflettori dei media serbi si sono riaccesi sulla figura di Jovanka Broz, vedova 85enne del presidente jugoslavo Tito. Le dichiarazioni di Ivica Dačiċ e Rasim Ljajiċ, rispettivamente ministri serbi degli Interni e del Lavoro e delle Politiche Sociali, secondo le quali alla signora Broz starebbe per essere consegnato un passaporto, hanno riportato agli onori della cronaca la controversa vicenda della ex first lady jugoslava, che nei giorni successivi ha rilasciato una delle sue rarissime interviste al quotidiano belgradese Politika.
Qui la seconda parte.
29 Jun
Di Pino Maniaci – si raccontava un po’ di tempo fa – dicevano che esercitasse abusivamente la professione di giornalista perché non iscritto all’ordine, malgrado la solidarietà dei colleghi di tesserino. Non importava che facesse informazione antimafia che ci sarebbe da imparare e per la quale qualcuno si innervosiva. Ora, da Articolo21, fanno sapere che è stato assolto perché “il fatto non sussiste”. Infatti:
Il giudice Giacomo Barbarino ha fatto valere da una parte l’articolo 21 della Costituzione che sancisce la libertà di espressione e, dall’altra, la consistenza del raggio d’azione, piuttosto contenuto, dell’emittente di Maniaci. Un caso questo che già l’ordine dei giornalisti prevede tra quelli che consentono di fare informazione anche senza iscrizione all’albo.
Sempre in tema, ma su estensione nazionale, si dia poi un’occhiata al libro Federalismo criminale. Viaggio nei comuni in cui le mafie governano (Nutrimenti, 2009) del giovane cronista Federalismo criminale. Dalla postfazione del giornalista Roberto Morrione (per questo di nuovo grazie a Paola Esposito):
Le mafie che vivono sotto casa, che depredano le risorse pubbliche, che riducono a deserto i territori. Il federalismo criminale come sistema politico che governa intere parti del nostro territorio. Le storie dei comuni sciolti per mafia raccolte in questo libro raccontano le mani della piovra nelle aule comunali tra omertà, mattanze ed eroi isolati. Tra appalti truccati, centri commerciali, alta velocità, assunzioni e contributi sociali in mano a mafie e politica criminale. Una situazione di indecenza democratica dove la legalità, la sicurezza pubblica, la civile convivenza lasciano il posto alla barbarie, al feudo, a vecchi e nuovi podestà. Le mafie divorano le istituzioni nel silenzio della politica e dell’informazione. Federalismo criminale è la denuncia, eccezionalmente documentata, di come anche nei comuni sciolti per mafia nulla cambi, di come le mafie riescano a ritornare ogni volta padrone. Con i nomi e i cognomi dei protagonisti del malaffare di ieri e di oggi, tra scandali, devastazione ambientale e latitanze dorate.
Che, come argomento e in chiave altrettanto disincantata, si ricollega al libro di Massimiliano Virgilio di cui si parlava qualche giorno fa.
27 Jun
Le righe pubblicate di seguito me le ha inviate Giuliano Bugani, che si firma operaio, giornalista, documentarista. È tutti e tre e anche molto altro. E soprattutto è uno che non ha peli sulla lingua, quando si tratta di formulare considerazioni politiche. O la cronaca semi-seria (o forse “semi” neanche neanche più di tanto) di una scomparsa. O di una leggenda su un testo mai visto. A Giuliano la parola.
Art. 1, Principi Fondamentali: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
Art. 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”.
Art. 21: “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.
Ad una prima lettura, sembrerebbero articoli di una Costituzione che con l’Italia non ha niente a che spartire. E invece sono proprio articoli della Costituzione Italiana.
Tranquilli. Nessuno l’ha vista. Ecco perché è continuamente violata. Tutti i nostri politici che quotidianamente la violano, lo fanno soltanto perché non la conoscono, e non perché sono dei traditori. La violano perché non l’ hanno mai vista, non perché sono manovrati da altri. La violano perché non sanno che c’è, non perché sono pagati per farlo. Se abbiamo lavoratori in nero, è soltanto colpa dei lavoratori in nero. Se popolazioni civili di altri stati vengono uccisi dai nostri militari, o dalle mine o armi italiane, è soltanto colpa delle popolazioni civili. Se i giornalisti non sono liberi di dire o scrivere liberamente, è solo colpa dei giornalisti.
A noi non resta che sputare sul poco che ci resta. Pisciare sui diritti cancellati e sulle leggi imbroglio. Defecare sulle onorificenza dei martiri inutili. Vomitare sulle auto blu superblindate dei G8. Ruttare davanti vetri antiproiettili delle Banke del Kapitale. Scoreggiare sulle corone dei nuovi re e regine.
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26 Jun
Per chi non l’avesse notato, è arrivata Mamma che se la leggi è giornalismo e se la quereli è satira:
Pratichiamo l’arte dello scritto e dell’immagine come creativita’ senza strategia, allergici alle strategie di marketing e desiderosi di costruire un nucleo di messaggi denso e significante come il cuore di una stella. Siamo un laboratorio creativo finalizzato alla comunicazione e alla crescita artistica (ma anche umana e professionale) di ognuno dei ragazzi di bottega che partecipano a questo progetto. In questo laboratorio il successo, comunque lo si intenda, e’ una conseguenza automatica di quello che faremo, e non un obiettivo angosciante e meschino da raggiungere a tutti i costi per salire su un piedistallo d’argilla a vincere medaglie di cartone [...]. Assieme a Riccardo Cocciante cantiamo che “né soldi né donne, né politica potranno dividerci” e ci impegnamo a rispettare, provare a capire e prendere per il culo quando necessario qualunque orientamento politico, ideologico, filosofico o religioso che non siano palesemente delle cazzate tipo Scientology, o tipo le varie forme di totalitarismo in stile Matrix colorate dalle ideologie piu’ varie, a cui siamo veramente allergici.
Qui un po’ di penne e qui invece un po’ di matite. E occhio che mica ha finito di arrivare, tra un po’ tocca alla carta ripassata a sedici colori.
25 Jun
Due libri ricevuti in regalo (e da leggere quanto prima. E speriamo che le vacanze arrivino preso. E io adoro quando mi regalano dei libri):
Il corpo di un sedicenne macabramente ucciso viene trovato in una stanza in Cowley Street. È l’agosto del 1889. Il giovane si chiama Billy Wood, ed è un ragazzo di strada come tanti, e colui che lo ritrova – con la gola tagliata da un orecchio all’altro e circondato da candele ardenti – è nientemeno che il celebre scrittore Oscar Wilde, che il giorno dopo decide di denunciare il fatto a Scotland Yard. Solo che dell’orribile crimine è scomparsa qualsiasi traccia. Aiutato dall’amico Robert Sherard, lo scrittore decide di condurre le sue indagine da solo, incarnando suo malgrado quel personaggio di Sherlock Holmes che tanto ammira e calandosi nell’inquietante Londra nei cui vicoli risuonano ancora i passi di Jack lo Squartatore. Con questo romanzo nasce un nuovo investigatore: Oscar Wilde. Ammiratore di Arthur Conan Doyle e del suo impareggiabile Sherlock Holmes, l’ironico e arguto Wilde si rivela anche un abile detective dalla logica affilata come un lama.
Di queste operazioni letterarie mi incuriosisce come si fa interagire un personaggio realmente esistito con una storia frutto della fantasia.
C’è una città che meglio di altre rappresenta cosa sta diventando il nostro paese. Tra cocaina che scorre a fiumi, centri commerciali ipertrofici, cantanti neomelodici, ragazzi obesi che vestono come i tronisti di Maria De Filippi e tonnellate di spazzatura in decomposizione, oggi Napoli è la capitale pornografica della nazione, laboratorio di un capitalismo fallimentare. La verità è che, sotto gli occhi di tutti, Napoli sta deteriorandosi, dissipando il suo patrimonio culturale, rovinando il suo dialetto, abitata com’è da masse quotidianamente pornografiche, abbrutite dalla “tivvù”, cui spesso mancano gli strumenti basilari della comunicazione. “Quando parlo di città quotidianamente pornografica non mi riferisco all’etimo greco della parola pornografia. Mi riferisco alla manifestazione esplicita e di routine da parte di masse di napoletani – non necessariamente di atti sessuali, né di nudità – di comportamenti sociali corrivi, che ammiccano all’atto sessuale e alla nudità, senza distinzione di genere. Quando è iniziato tutto ciò? Quando Napoli ha iniziato a essere un luogo di mille pornografie di contorno alla monnezza e alla criminalità, considerate i principali film a luci rosse che da decenni vengono proiettati in città? Quando abbiamo iniziato a separare il nostro immaginario da quello del resto del paese? Ripenso a tutto e nonostante mi sforzi di trovare una risposta complessa mi viene da pensare che Napoli, in fondo, è una città semplice”.
In questo caso invece rientra in una sorta di pre-documentazione per uno dei prossimi libri che avrà Napoli e i suoi angoli più criminosi al centro della storia.
24 Jun
Il dibattito sul doppio Stato. In corso sul sito di Aldo Giannuli. Perché, scrive l’autore:
Nonostante manchino ancora molti mesi al 40° anniversario di piazza fontana, la marcia di avvicinamento verso quell’importante data è già cominciata. Libri, articoli, provocazioni e polemiche si contano già numerosi, alcuni di più alto profilo, altri di basso e un po’ patetico livello…
23 Jun
Qualcuno con cui essere d’accordo. Luca Tremodala, su Goozo, quando parla dello spirito dei tempi:
Sarà la crisi della politica, sarà questa aria da ancien régime che si fa sempre più opprimente, sarà che percepisco come mai prima la potenza della metafora videoludica. Ma lo zombie sta diventando la, anzi La chiave di lettura.
Per ribadire il concetto si veda anche quando viene riportato nel post Horror, sincero specchio della società di Antonio Sasso su LSDmagazine. Che, dopo aver parlato delle imprese cinematografiche romeriane come della “metafora della rivolta delle classi sociali inferiori sulle classi dominanti, metafora del ghetto e dell’inumanità a cui la società giunge allorquando è costretta a difendersi dal diverso, a sua volta identificato come il ‘mostro’”, rispetto ai nuovi zombie (28 giorni dopo, 28 settimane dopo o Rec) considera:
La nostra, una società individualistica da un lato e omologante dall’altro, produce così la denuncia e il sospetto inconsci, nei suoi individui, che appunto l’individualismo riduca ad una solitudine asfissiante, mentre la massificazione crei dei gruppi indistinti di mostri assetati dal loro unico ed egoistico intento: il consumo, se non addirittura l’affermazione ad ogni costo della propria identità sull’altro.
(Via Marco Trotta)
22 Jun
A proposito dell’infaticabile Luigi Milani, in questi giorni sta uscendo una sua raccolta, Memorie a perdere. Racconti di ordinarie allucinazioni (Associazione Akkuaria, Catania), ritratti su carta di varia umanità:
dalla denuncia politica – è il caso di “Abu Ghraib”, ambientato nella famigerata prigione – al grottesco, come accade in “Real TV”, che mostra i possibili esiti di certa televisione. Ma il volume contiene anche storie di uomini e donne qualunque, alle prese con situazioni che, quasi senza che se rendano conto, sfuggono loro di mano, con esiti imprevedibili – non sempre piacevoli, quasi mai consolatori.
La prefazione è stata firmata dal giornalista e comunicatore politico Francesco Costa che del libro tra l’altro scrive:
Nella definizione di questi lavori è un dettaglio non secondario, parlando di uno scrittore di sesso maschile, la capacità di Luigi Milani di descrivere le donne. I suoi personaggi femminili agiscono come se non fossero concepiti da un uomo e vivono di vita propria perché sagacemente illuminati dall’interno. E la prevalente tragicità del tono d’insieme si stempera all’occorrenza in un’ironia non priva di crudeltà [...]. Smarrimenti improvvisi, latenti inquietudini, un senso di vulnerabilità di fronte all’ignoto, e un paesaggio che, frastornante o silenzioso, si configura spesso come una scena estranea, sottilmente ostile, su cui gli eroi di Luigi Milani muovono i loro passi: ecco da che cosa nasce il palpito che ti prende a leggere questi tredici (e il numero non è causale) viaggi nell’assurdo, di questi tredici sismografi tesi a registrare sotto i nostri piedi i sommovimenti di cui abbiamo paura e che forse ci faranno inciampare di qui a poco.
Se ne può leggere anche su Peacelink con un post a firma di Giacomo Alessandroni.
21 Jun
Un po’ di luce, un documentario di Pietro Annicchiarico sul passato prossimo di un pezzo di società italiana. Parecchio materiale è disponibile sul blog Caos Video e di seguito invece una presentazione:
Gli anni tra il 1950 e il 1960 a Grottaglie in provincia di Taranto, sono stati tempi in cui non c’erano le fognature e niente era scontato, nemmeno che il pane fosse presente in ogni casa. Intanto il patriarcato conservava la sua tradizione millenaria e solo a partire dal1968 gli studenti, gli operai e le femministe, con una durissima lotta, riuscirono a spazzarlo via, mettendo in discussione finalmente l’autoritarismo che lo animava. I padri, allora, imperavano con le maniere forti sulla testa dei figli. Nascere poveri contadini, non aiutava a sognare un futuro diverso da quello per cui si era stati programmati. I pochi sognatori che osavano cambiare le proprie sorti, anche se autorizzati dai genitori, dovevano combattere i pregiudizi e le ostilità di chi proprio non voleva che anche il contadino avesse il figlio dottore.
Le differenze sociali ed economiche erano evidenti e accettate come fatto naturale proprio nel luogo dove, in teoria, si dovevano far sviluppare le coscienze civiche: la scuola. Quest’ultima era usata dalla classe politica e intellettuale, per replicare le discriminazioni già presenti nella società, che vedeva nettamente distinti i percorsi di emancipazione pensati per figli dei professionisti o comunque di chi aveva uno stipendio statale, con quelli di pura sussistenza riservati ai poveri, figli di contadini e operai a cui non era consigliato proseguire gli studi. Erano le classi differenziali, proprio come quelle che la Lega ripropone oggi per i figli dei migranti.
La nascita del sindacato e la forte spinta del movimento contadino e proletario permise ai braccianti grottagliesi e di tutto il meridione, di raggiungere una chiara consapevolezza dei propri diritti fondamentali: il diritto alla pensione, a un orario di lavoro umano e, non ultimo, a un salario dignitoso [...]. “Un po’ di luce” vuole essere un omaggio alle voci, quelle dei nostri genitori e dei nostri nonni, che hanno cercato di trasmetterci le loro drammatiche esperienze del dopoguerra nel Mezzogiorno, ma che hanno trovato solo interlocutori sordi e distratti.
Pietro Annicchiarico
19 Jun
Di questo processo si racconta anche qui e alla fine ci si è riusciti a condannare di nuovo gli Scorpioni, gruppo paramilitare responsabile anche del massacro di Srebrenica di cui varie volte si è scritto. Lo racconta Peacereporter parlando di un eccidio di dieci anni fa:
La Corte serba per i crimini di guerra ha condannato [...] a pene fino a venti anni [...] i componenti di un’unità speciale, chiamata Scorpioni, che dipendeva dal ministero degli Interni di Belgrado durante il conflitto in Kosovo del 1999. In particolare agli imputati viene addebitata la responsabilità del massacro di Podujevo, in Kosovo, avvenuto nel 1999, quando vennero massacrati 14 albanesi, tra i quali donne e bambini. Zeljko Djukic, Dragan Medic e Dragan Borojevic sono stati condannati a 20 anni di prigione, e Miodrag Solaja a 15, per la motivazione che non aveva ancora 18 anni quando aveva preso parte al massacro. Lo rende noto la televisione serba B92, citando Bruno Vekaric, il portavoce della Corte. Per lo stesso episodio era stato condannato a 20 anni di carcere Sasa Cvjetan, membro della stessa unità. Gli Scorpioni hanno preso parte alle guerre in Croazia (1991-95) e in Bosnia (1992-95), prima di essere inviati nel Kosovo nel 1998-1999. Quattro altri uomini appartenenti all’unità sono stati condannati due anni fa a pene che vanno fino a 20 anni di prigione perché giudicati colpevoli di aver giustiziato sei musulmani nel massacro di Srebrenica, in Bosnia, nel 1995, in cui sono stati uccisi 8 mila musulmani.
18 Jun
Ci si è quasi all’incontro pubblico annunciato un po’ di tempo fa, Giornalismo e media partecipativi: voci, strumenti, prospettive, organizzato da Citizen Media e in programma il prossimo 23 giugno a Roma, presso Sala Walter Tobagi della Federazione Nazionale della Stampa (Corso Vittorio Emanuele II n. 349, 2). Il programma è stato messo a punto (da qui si può scaricare anche in formato pdf) e dieci sono le realtà attive a livello nazionale: Global Voices Italiano, Yurait Social Blog, Agoravox Italia, Fai Notizia, Parallelo 41, You Reporter, CafèBabel, PeaceReporter, CrossingTv e The Populi. Dell’evento se ne parla anche su Lsdi – Libertà di stampa. Diritto all’informazione, che è tra le realtà che hanno collaborato, insieme alla Federazione nazionale della stampa italiana, con le menti ideatrici e organizzatrici dell’incontro: Bernardo Parrella, Eleonora Pantò e Antonio Rossano.
E sempre in tema di eventi, ce n’è un altro terzetto di interessante in questo periodo: nello stesso giorno dell’incontro romano, a Torino ci sarà il 3rd Creative Commons Technology Summit di cui si parla anche sul sito di CreativeCommons.it. Identica città ma qualche giorno prima (il 21 giugno) per torinOpen, iniziativa dell’Arci Torino per la diffusione delle licenze Creative Commons in ambito musicale. Infine di nuovo il 26 giugno, ma stavolta a Prato, per il barcamp Condividere X (fare) Cultura, che si terrà al teatro Magnolfi e che vede tra le sue anime l’instancabile Flavia Marzano.
17 Jun
Si parla ancora di horror. Ma di horror con risvolti oltre il genere. Il progetto di oggi si chiama Night Of The Living Dead: Reanimated (in codice NOTLD:R), si ispira come appare chiaro al quasi omonimo film del 1968 firmato da George A. Romero e come obiettivo si propone quello di riportare in vita la pellicola cult (operazione da non confondere con un remake). Con una particolarità ulteriore: tutto il materiale prodotto sarà rilasciato con una licenza Creative Commons-BY-NC-ND. E quello del curatore del progetto, Mike Schneider, con un’ancòra più libera CC-BY.
Al ri-ritorno dei morti viventi romeriani stanno lavorando in termini collaborativi decine di artisti di tutto il mondo per dare vita a una specie di installazione, con una colonna sonora originale, proiezioni e storie che riportano alle atmosfere del film del 1968. Una delle raccomandazioni che si leggono sul sito di NOTLD:R è infatti quella di vederselo prima di accedere al progetto. Dopodiché si può per esempio passare al promo e ai trailer, che sono 1, 2 e 3.
Il progetto è del tutto autofinanziato, gli artisti stanno lavorando a titolo volontario, loghi e artwork sono stati donati e, una volta ultimato il lavoro, sarà liberamente disponibile in rete. Infine chi vorrà il DVD, pagherà le spese vive. Chi volesse sostenerlo però può dare un’occhiata al negozio virtuale tra magliette, tazze e cartoline d’”auguri”.
(Via CreativeCommons.org)
16 Jun
Danilo Arona torna con un nuovo incubo cartaceo. Incubo che, come spesso accaduto con i suoi libri precedenti, si annuncia come l’ennesima poesia in veste horror (del resto, da queste parti, mai s’è fatto mistero della passione per le avventure letterarie di aroniana matrice). Il libro si intitola L’estate di Montebuio, è pubblicato da Gargoyle Books, sarà in libreria a partire dal 25 giugno prossimo e contiene la prefazione della sceneggiatrice Susanna Raule. Questa la sua presentazione:
In una notte del dicembre 2007, alle tre in punto, lo scrittore horror Morgan Perdinka si toglie la vita nel suo loft di Milano. Il 9 gennaio del 2008 il cadaverino mummificato di una ragazzina scomparsa quarantacinque anni prima riaffiora dalle acque gelide di un torrente sulla cima del Monte Buio, nell’Appennino Ligure. Eventi all’apparenza estranei l’uno all’altro. Ma quando un carabiniere e un anatomopatologo scoprono che il dodicenne Morgan trascorse le vacanze estive del 1962 sotto il Monte Buio, vivendo un tenero e infantile amore nei confronti della bambina destinata a essere inghiottita dal nulla l’estate successiva, una mostruosa verità inizia a farsi strada, trascinando i due uomini in un abisso inconcepibile dove regnano il Male puro e i suoi più insospettabili adepti. Cosa lega una vecchia colonia in rovina alle inquietanti preveggenze dei libri scritti da Morgan? Chi è la Vergine Crocefissa? Che cosa è la sostanza nera e fosforescente che da decenni prolifera sulle propaggini della montagna? Benvenuti nella mente diabolica di Morgan Perdinka, una zona oltre i confini del reale tutt’altro che morta…
Nei suoi lavori precedenti, Danilo ha inserito argomenti che prescindono dalla trama stessa: si va dall’immigrazione alle culture sincretiche dei Caraibi, dalla tradizione popolare locale ai racconti bellici, dalle paure di massa che si evolvono raccontando la contemporaneità al passato come retaggio con cui fare i conti. Stavolta, recuperando parte di questi temi, se ne aggiungo altri (e nel prossimo futuro ci si tornerà). Sempre dalla presentazione del libro:
Una sontuosa e apocalittica rappresentazione del Male – all’insegna di shock visivi e reminiscenze di antichi folclori locali – si fonde a un feroce e autentico anticlericalismo e a una satira “sgarbata” dell’ambiente letterario italiano in una storia carica di suggestioni. Un intenso horror metafisico, che è anche una riflessione attorno all’ingegno e alla difficoltà dell’artista di separarsi dai propri mondi creativi con il rischio di restarne soggiogati non distinguendo più tra realtà e finzione.
Intanto, per saperne di più, si dia un’occhiata all’intervista realizzata da Andrea G. Colombo su Horror.it.
15 Jun
Esce in questi giorni per Stampa Alternativa un libro che ho editato un po’ di tempo fa e che m’è piaciuto davvero molto. Si intitola Nefertiti – L’amore di una regina eretica nell’antico Egitto, è stato scritto da Jasmina Tesanovic, di cui s’è parlato varie volte da queste parti, e si rivela un testo che non ci si aspetterebbe (almeno se non si è mai letto niente dell’autrice, della quale lo scorso gennaio era uscito Processo agli scorpioni con una postfazione pubblicata qui qualche mese fa). Nefertiti non è un solo libro storico e non è neppure un romanzo d’amore. È questo, ma è anche un tessuto di rivendicazioni sociali e femministe (Jasmina fa parte delle Donne in nero), è una lode all’arte, una rivendicazione di libertà e un inno alla bellezza vissuta fuori dagli schemi. Credo che ulteriori parole per descrivere meglio questo libro possano essere quelle di Bruce Sterling, che ne ha scritto la prefazione e che è anche il marito della scrittrice serba. Il booktrailer invece è stato realizzato dall’infaticabile Luigi Milani, autore anche di quelli per Pentiti di niente e per Il programma di Licio Gelli.
Jasmina Tesanovic è una ben nota femminista e dissidente politica dell’Europa del Est. È naturale domandarsi perché una donna del genere abbia scritto un romanzo su Nefertiti. Specialmente un libro strano come questo, un libro che è chiaramente una litania intesa a risvegliare i morti. Avendo io sposato Jasmina, l’ho vista scrivere questo libro. Mi sono accorto che è stata costretta a farlo, forse perfino segretamente ossessionata da un bisogno irresistibile.
Potrei fornire tante spiegazioni sul perché l’abbia scritto quest’opera, ma ne esiste una, credo, che ha molto senso per il pubblico italiano. Jasmina è nata nella ex Yugoslavia: in uno stato comunista eretico, un’utopia fallita. Mentre il comunismo italiano è tuttora molto vivo – a Torino, la mia città preferita, lo constato tutti i giorni – la Yugoslavia scomparsa è uguale all’antico Egitto. La Yugoslavia di Tito una volta mandò una bambina, Jasmina Tesanovic, a vivere nell’antica terra d’Egitto. La Yugoslavia e l’Egitto una volta erano amici per la pelle.
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14 Jun
Sono trascorsi trent’anni dalla scomparsa di Demetrio Stratos (qui il sito dedicato al musicista). Da un anno aveva lasciato gli storici Area, nati nel 1972. Con queste parole lo ricorda Paolo Tofani nel libro Dancing days di cui s’è parlato poco tempo fa:
Dovevamo suonare dalle parti di Lecco: passai a prendere Demetrio ma mi disse che stava male. Lo misero subito in ospedale e da allora lo sentii solo al telefono: le prime volte era positivo, si scherzava, alla fine mi diceva d’aver paura, “io di qui non esco”. Anni dopo a New York incontrai il suo medico, che mi disse: non siamo riusciti a fermare nemmeno per un attimo il processo di disgregazione del suo corpo. La morte di Demetrio non ci ha solo privati di un grande musicista: ha segnato una svolta gigantesca nell’Italia di quegli anni.
Il 14 giugno 1979, all’arena di Milano, si svolge un concerto per raccogliere fondi con cui far curare il musicista dall’aplasia midollare, ma è tardi. Stratos è morto il giorno prima. Quell’evento, per il quale sono arrivare 60 mila persona, diventa così un funerale simbolico per un uomo e per un’epoca. Tornando a oggi, in questo periodo ha iniziato a circolare il documentario La voce Stratos – Voce unica e irripetibile del ‘900.