La ricerca e i falsi: alcune motivazioni alla base di un inganno

Standard

Crystal Skull - Foto di Roberto CorraloUna delle chiavi basilari per fare ricerca – indipendente o accademica che sia – è quella di difendersi dai falsi. Per ogni disciplina esistono sistemi di contraffazione che possono – o vogliono – indurre in errore il ricercatore e altrettanti che possono tutelare dall’inganno. Brittany Jackson, studentessa di antropologia all’università di Chicagno, e Mark Rose, dell’Arizona Interschool Association, hanno di recente scritto per la rivista Archaeology Online un articolo in tema intitolato Bogus! An Introduction to Dubious Discoveries partendo con un’avvertenza a premessa: non esiste museo che non contenga al suo interno qualche oggetto o elemento ingannevole. Parola di Jane Walsh dello Smithsonian’s National Museum of Natural History.

E si fa qualche esempio, privilegiando il settore dell’archeologia. Dai teschi di cristallo, sbugiardati già a partire dal diciannovesimo secolo, all’uomo di Piltdown, una presunta specie di ominidi i cui scarni resti ossei vennero scoperti nel 1912 nell’East Sussex, in Gran Bretagna. Ma perché dedicarsi a un progetto che abbia come scopo il trarre in inganno la comunità scientifica? I due autori del saggio parlano in prima istanza di pubblicità e autopromozione. Dopodiché vengono motivi pecuniari, scherzi non meglio motivati o vendetta.
Continue reading

Online l’intera raccolta del bizzarro tabloid “Weekly World News”

Standard

Weekly World News

Mutanti, politici, alieni. Sono alcune delle sezioni – la cui progressione già da sola può raccontare una storia – del sito Weekly World News, la rivista (o supermarket tabloid, per dirla in lingua originale) che per quasi trent’anni “ha protetto i civili dalla melma aliena” (qui un po’ di storia della curiosa pubblicazione). Ora, su Google Books, si può accedere alla raccolta completa partendo dal numero del 20 ottobre 1981 e arrivando fino all’ultimo, quello del 20 agosto 2007. Per dirla come BoingBoing, we want to believe. O quanto meno leggere di stranezze che risultano più auspicabili di molti fatti reali.

Retro-psicologia: documentario su una disciplina abbandonata

Standard

Psycograph advertisingLa defizione di frenologia recita:

Dottrina dell’Ottocento e da tempo abbandonata secondo la quale vi sarebbe una correlazione tra caratteristiche psichiche e forma del cranio.

Si veda inoltre quanto ne dicono Wikipedia e il Cicap. Una pseudoscienza insomma che, pur tramontata, in epoca contemporanea ha ispirato I Simpson e qualche fiction. Per vedere ciò che è stata si dia un occhio al materiale che John Karp ha scansito scegliendo tra ciò di cui disponeva il Museum of Questionable Medical Devices. Ma non solo.

Christopher D. Green, docente alla York University di Toronto, pubblica infatti una serie di podcast dedicati alla storia della psicologia, e ha finito per realizzare un mini-documentario in formato mp3 su questa disciplina destituita di validità scientifica e sulla relativa strumentazione, a partire dallo strano aggeggio utilizzato per la rilevazione delle misure della scatola cranica.

(Via Mind Hack)

Le “capre di guerra” di Jon Ronson si sono fatte pellicola

Standard

Prima s’era parlato del libro e poi del film che ne sarebbe stato tratto. Si tratta di The Men Who Stare At Goats (Capre di guerra in italiano), scritto dal giornalista inglese Jon Ronson. Questo l’argomento:

Le storie raccontate in questo volume sembrano uscite da una sceneggiatura ai confini della realtà. La collocazione del libro è quella di un’America post-11 settembre in cui le torture di Abu Graib possono essere spacciate per episodi tragicomici attraverso cui distendere le truppe e dove va trovato un nuovo approccio al combattimento per non risentire più delle conseguenze dell’orrore stile Vietnam. E così iniziano a farsi strada nelle alte gerarchie militari teorie estreme portate avanti da un pugno di gerarchi tra cui il tenente colonnello Jim Channon. Secondo il quale, sul campo di battaglia, sarebbe meglio ricorrere a mutanti, suoni discordanti e armi psico-elettriche contro il nemico. Roba da fantascienza da due soldi? Mica tanto a leggere le testimonianze che Ronson ha raccolto nel giro di qualche anno. La storia di questa unità, il First Earth Battalion, risalirebbe al 1979 quando venne messa insieme una squadra che doveva trovare il modo di rendere i soldati invisibili, farli passare attraverso i muri e uccidere senza muovere un dito. Alcune di queste tecniche – quelle meno insofferenti verso le leggi della fisica – sarebbero oggi utilizzate in Iraq dove i prigionieri vengono fatti impazzire a suon di avventure dei Flinstones o negli stessi Stati Uniti dove suicidi di massa, come quello di San Diego del marzo 1997, sarebbero stati indotti.

Per quanto riguarda il film, annunciato nel maggio 2008 e girato da Grant Heslov, uscirà il prossimo novembre e per raccontare questa “storia ispirata a una vicenda realmente accaduta” si è scelta la chiave della commedia nera, che probabilmente è la migliore per rendere accadimenti così strani. Per vedere i trailer in diversi formati si veda qui e qui mentre su IMDB c’è la scheda che illustra i dettagli della produzione.

L’Opus Dei diventa un gioco di società e provoca qualche irritazione

Standard

Opus-Dei: Existence After ReligionFederico “Edo” Granata segnala su Friendfeed un articolo e un gioco di società. L’articolo si intitola “Opus dei – l’esistenza dopo la religione”: il gioco da tavolo che fa arrabbiare la Chiesa di Stefano Marucci mentre il gioco è proprio l’originale Opus-Dei: Existence After Religion™:

Mark Rees-Andersen e Allan Schaufuss Laursen partono dal presupposto che è onere di chi crede, e non dell’ateo, provare che un dio esista o meno. E il loro gioco da tavola cerca di promuovere l’idea che il mondo sarebbe migliore senza un dio: “Opus Dei significa semplicemente ‘prodotto di Dio’, e quindi la nostra interpretazione di ‘Opus Dei – l’esistenza dopo la religione’ implica che un’esistenza senza religione potrebbe davvero essere il progetto di un Dio benevolo (se mai esistesse) poiché ogni religione organizzata ha interessi personali e metodi discutibili, e non sembrano essere in grado di aiutare lo sviluppo dell’umanità, quello che oseremmo chiamare evoluzione”. Insomma i filosofi (gli scienziati, i politici e gli inventori) sono i punti cardinali dell’umanità, e il gioco vuole rendere omaggio alle loro menti eccelse, che hanno sfidato i dogmi religiosi permettendo all’umanità di aprirsi al futuro.

Dalle sfere religiose non sembrano averla presa bene. Però le loro ritorsioni legali – finora poco efficaci – non avrebbero fatto altro che portare notorietà alla piccola casa di produzione del gioco (intanto si prosegue sui binario della violazione di marchi e magari sarà interessante vedere come andrà a finire). I fondatori, dal canto loro, vai a sapere se per autentica ingenuità o per malizia, avrebbero ammesso che, senza il film “Il codice Da Vinci” tratto dal romanzo di Dan Brown, manco avrebbero saputo dell’esistenza dell’Opus Dei: credevano fosse un’organizzazione partorita della mente dello scrittore statunitense, tanto sembrava a loro poco plausibile.

Una risata è l’arma segreta di Stalin: il diorama di Terminator

Standard

Laughter is Stalin’s Secret WeaponSconfiggere l’esercito nazista costruendo un soldato-macchina come Terminator. Se l’è immaginato un modellista russo che ha calato la fantascientifica arma protagonista del film di James Cameron in un contesto inusuale. E dall’immaginazione è passato ai fatti costruendo un diorama: l’ambientazione è quella di un campo militare dell’Armata Rossa, l’arco temporale quello dell’invasione dell’Unione Sovietica e Neatorama, che riporta il link alle immagini riprendendolo da Metafilter, dice che il lavoro si chiama “Laughter is Stalin’s Secret Weapon” (la pagina in cui sono pubblicate le fotografie del diorama è scritta in cirillico). Un lavoro davvero ben divertente e curato nei particolari: dalle uniformi ai dettagli, come il cibo dei soldati sul tavolo e gli attrezzi usati per costruire il terminator contro Hitler.

La donna ideale e la sagace satira di Vibrisse

Standard

La donna idealeIn un periodo in cui l’immagine femminile, oltre che opinabile quando si parla del corpo delle donne, è anche considerata per la sua auspicabile orizzontalità al mondo del potere (ma mica solo quello), il bollettino di letture e scritture curato da Giulio Mozzi, Vibrisse, ha avviato la pubblicazione di una serie di retoriche radunate sotto la dicitura La Donna Ideale.

E così signori venghino a vedere la donna ideale (nell’era televisiva) o la d.i. (messa in sicurezza), quella (da montare) con relativi suggerimenti per i problemi di assemblaggio, la d.i. (secondo Giacomo Biffi) o la d.i. (formula) o l’evergereen (gonfiabile) (che m’ha fatto tornare in mente il quasi omonimo racconto di Joe R. Lansdale – Love Doll: A Fable il titolo originale – contenuto nell’antologia Maneggiare con cura). Ne viene fuori una graffiante satira sulla concezione della donna per luoghi comuni che passano attraverso rappresentazioni pubblicitarie, boutade, segreti desideri sbandierati in giro e stereotipi di genere vario. Soprattutto di ‘sti tempi – e ci si riaggancia all’inizio – in cui, citando Stefano Di Michele sul Foglio, pare che il dramma [sia] alle porte.

L’opinabile tema legato al corpo delle donne

Standard

The beauty of women - Foto di Daniel Horacio AgostiniSe il contenuto è opinabile, lo si dica solo dopo averlo visto, il documentario Il corpo delle donne. Vederlo non è operazione complessa, dato che sta per intero online. No, perché la definizione dell’aggettivo opinabile mi sembra abbastanza chiara: “discutibile, controverso”. Il film di Lorella Zanardo mi sembra che più che discutibile debba far discutere. E invece si provi a dare un’occhiata al suo post di oggi La trasmissione viene momentaneamente interrotta?:

Da stamane chi si vuole collegare al sito www.ilcorpodelledonne.com si trova l’accesso sbarrato da un avviso: “Alcuni lettori di questo blog hanno contattato Google poiché ritengono che il contenuto del blog sia opinabile”. Quali sono i contenuti opinabili? È ancora possibile portare avanti una critica educata e circostanziata nella società in cui viviamo? Siamo fiduciosi di potervi dare risposte rassicuranti al piu’ presto: ci siamo attivati per capire da Blogger chi e perché ci vuole oscurare.

Se ne parla anche su Lipperatura mentre per leggere una chiacchierata con Lorella Zanardo si veda l’intervista realizzata da Luigi Milani.

Troppo lavoro e niente svago fanno di Jack un ragazzo annoiato

Standard

All work and no play makes Jack a dull boyTroppo lavoro e niente svago fanno di Jack un ragazzo annoiato. Questa frase, che in originale è “all work and no play makes Jack a dull boy”, è diventata celebre in italiano come “il mattino ha l’oro in bocca”. Ed è la frase che Jack Torrance, il protagonista di Shining, romanzo di Stephen King e poi film diretto da Stanley Kubrick, scrive con ossessività quando, prigioniero dell’inverno nell’Overlook Hotel, è lì lì per impazzire. In realtà dovrebbe scrivere un libro, Jack, ma tutti pensano – a leggere o a vedere la storia – che la follia gli abbia avvelenato la vena narrativa di cui non resta che una litania maniacale. Il che può essere vero per la seconda parte dell’affermazione, ma non per la prima dato che a 32 anni dall’uscita del best seller di King anche Torrance ha pubblicato la sua opera. Almeno in un certo senso.

A dare una mano all’ormai fulminato protagonista della vicenda è l’artista newyorkese Phil Buehler che, per ottanta pagine, ripete che “all work and no play makes Jack a dull boy” riprendendo all’inizio il dattiloscritto che si vede nel film e poi inizia a riproporre la frase incidendo la pagina con caratteri tipografici, dando forma grafica alla pazzia di Jack Torrance e trasformando così il testo in un metatesto. Della particolare performance se ne parla sul britannico Guardian, sui forum di MySpace, su PasteMagazine.com e Kataweb ci fa hatto un servizio video (questa volta in italiano). In copertina compare il celebre primo piano di Wendy, la moglie di Jack Torrance, quando scopre che forse il marito non stava proprio scrivendo un romanzo (di certo non in termini tradizionali). E altrettanto forse si sbagliava.

Aggiornamento del 23 gennaio: sul blog Vita di un io si segnala che prima di Phil Buheler, c’era chi aveva già pensato a un’operazione del genere. Si vedano questi link:

Benvenuti su Marte: quando gli UFO non erano fantasie

Standard

Welcome to MarsSi intitola Welcome to Mars, è stato scritto dall’autore britannico Ken Hollings e uscirà a fine mese nel mercato anglofono per i tipi della Strange Actractor Press. Non si tratta però di un’opera di fantascienza: le storie rievocate – si legge nella descrizione del volume – sono state raccontate come vere (o come verosimili) nel periodo che va dal 1947 al 1959 e abbracciano sia l’Europa che gli Stati Uniti. Nel volume vi sono raccolti infatti resoconti giornalistici, campagne pubblicitarie, documenti governativi declassificati e li si mette in relazione a un tempo tanto cupo quanto straordinario in cui la minaccia atomica marciava di pari passo alla scoperta di mondi sconosciuti attraverso stati di coscienza alterati e forme alternative di cultura.

Qui si trova la scheda di presentazione del libro mentre qui c’è il blog dell’autore. Infine, a questo proposito, BoingBoing.net segnala i podcast realizzati nel 2006 per Resonance FM prima di diventare libro. Un episodio, il quarto, è dedicato all’Italia.