Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
11 Jun
Scrive su Micromega il magistrato antimafia Roberto Scarpinato, a prefazione del libro Se telefonando. Le intercettazioni che non leggerete mai più di Gianni Barbacetto, che con il Ddl intercettazioni, il Paese [viene] messo a tacere.
Le intercettazioni sono rimaste l’ultimo tallone di Achille di un potere che nel tempo ha sempre più circondato di segreto il proprio operato, perché l’opposizione è venuta meno al proprio compito, il giornalismo indipendente è emarginato e non ha più spazi nella televisione, la magistratura rischia di divenire sempre più addomesticata. Ed ecco perché la riforma delle intercettazioni deve passare, perché da quel momento in poi non sarà più possibile sapere quello che succede in questo Paese dietro le quinte: in quel fuori-scena dove, come la lezione della Storia ha dimostrato, si mettono a punto accordi segreti e inconfessabili, che riducono la politica visibile a una “messa in scena” per cittadini ignari, trattati come eterni minorenni ai quali celare la realtà della macchina del potere. La magistratura sarà privata di strumenti di indagine fondamentali e il vecchio tormentone sulle toghe rosse non ci sarà più, perché non ci saranno né toghe rosse, né toghe nere, né toghe di centro.
Qui, su Radio Carcere, il testo del disegno di legge approvato dalla Camera il 10 giugno scorso. E grazie a Paola Esposito per le segnalazioni che costantemente mi invia.
9 Jun
“Te lo segnalo perché mi sembra in linea con le riflessioni che stai facendo sul piano di rinascita della P2″. È Stefano Pogelli, giornalista Rai e docente universitario, che alcune settimane fa mi scrive queste parole riferendosi al libro Dancing days. 1978-1979. I due anni che hanno cambiato l’Italia di Paolo Morando (Laterza, 2009). Ed effettivamente, chiusa l’ultima pagina di questo volume, ne vengono fuori impressioni che forniscono ulteriori strumenti per leggere la coda di un decennio a confine tra due epoche. Per ripercorrerle, queste impressioni, è utile far parlare direttamente direttamente l’autore. Che, al contrario di quanto si potrebbe pensare scorrendo le pagine di “Dancing days”, gli Anni Settanti li ha vissuti non da adulto che osserva e registra, ma da bambino (è nato nel 1968). Trentino, laureato in sociologia e divenuto giornalista, ha lavorato per testate venete, altoatesine e nazionali (Repubblica, Problemi dell’informazione del Mulino) e dal 2005 insegna giornalismo all’università di Verona, facoltà di lettere e filosofia.
Due anni chiave per la storia recente italiana: il 1978 e il 1979. Ma l’ottica con cui li leggi è inedita, almeno per lettori che non sono addetti ai lavori. Da un lato tra i giovani c’è chi inizia a ballare e a sognare il successo sulle piste o in tivvù; dall’altro chi invece rimane ancorato a una visione politica più ortodossa, in cui il divertimento trova spazio fino a un certo punto. Era così netta questa spaccatura sul finire degli Anni Settanta?
In realtà non ne sono certo, all’epoca avevo 10 anni ed era un mondo che non potevo conoscere. Di certo però sul finire degli anni ’70, rivedendo i giornali di allora, i giovani che mettevano la politica in cima a tutto si ritrovano investiti da una serie di fenomeni (politici, culturali, più in generale di costume) che spazzano via il retroterra in cui, per anni, l’impegno e la militanza giovanile avevano prosperato. Il risultato non è tanto una spaccatura, quanto piuttosto la scomparsa, di botto, della legittimazione culturale su cui faceva leva un modo di vivere e di intendere la politica. Dopo il sequestro Moro un’intera generazione si ritrova a fare i conti con gli effetti, tragici, del sogno di fare la rivoluzione. E si sgretola: chi scegliendo la discoteca, chi l’India, chi finendo nel tunnel della droga, chi perseguendo fino in fondo la via della lotta armata. I più, semplicemente, ritirandosi nel proprio privato. Il riflusso ci fu, le testimonianze che ho raccolto lo indicano. I media poi lo amplificarono, ci si gettarono a corpo morto, in molti casi con una buona dose di strumentalizzazione. Il risultato fu quello di legittimare una nuova ideologia: quella appunto del farsi i fatti propri. Gli anni ’80 poi fecero il resto.
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5 Jun


“Cartoline” da Bologna alla fine della campagna elettorale: Oltraggio al sacrario dei caduti partigiani e alla lapide delle vittime del terrorismo. I contenuti sono ben riassunti dalle immagini che ha mandato Riccardo Lenzi. Il quale, alla stessa mail, allega anche il comunicato del presidente dell’Anpi provinciale William Michelini:
Un miserabile gesto oltraggioso ai danni del patrimonio civile e democratico di Bologna è stato commesso in Piazza Nettuno nella notte scorsa da sconosciuti, i quali hanno peraltro firmato col simbolo del nazifascista Ordine Nuovo. Frasi inneggianti al duce, a Gelli e alla Loggia massonica P2 quale strumento per sovvertire l’assetto democratico del Paese, sono state tracciate sul quadro centrale dei tre che contengono 2059 formelle con immagini di donne e uomini caduti nella Lotta di Liberazione tra il 1943 e il 1945.
L’oltraggio è stato commesso inoltre contro il quadro che elenca le 85 vittime della strage fascista del 2 agosto 1980 alla stazione centrale della nostra città, nella quale vi furono anche 200 feriti e mutilati. Questi episodi si aggiungono a quelli dei giorni scorsi ai danni del cippo che nel Quartiere Reno ricorda la staffetta partigiana Delcisa Gallerani “Tosca”, a quello della Croce del Biacco nel Quartiere San Vitale dedicato a tre giovani partigiani fucilati nel 1944, nonché delle tre bacheche del quotidiano “l’Unità” nel Fossolo.
Vi è il proposito di incrinare il clima civile che contraddistingue la vita nella nostra comunità, medaglia d’Oro della Resistenza. L’ANPI invita tutti i cittadini, le loro rappresentanze politiche, sindacali, sociali, ad unirsi nella condanna delle provocazioni e a mantenere ben saldi i principi democratici che Bologna si è conquistata a prezzo di tanti sacrifici e che le hanno consentito di attuare un percorso di alta civiltà”.
27 May

Dal 29 maggio al 2 giugno, a Bologna, si articolerà il primo Festival sociale delle culture antifasciste. Luogo: il parco delle Caserme Rosse. Qui il programma (scaricabile anche in formato pdf), che è fittissimo tra tavoli di discussione, dibattiti, manifestazioni, libri e fumetti, film e documentari, mostre fotografiche, musica, teatro, poesia e lezioni di memoria.
Per saperne di più si veda la pagina dedicata all’organizzazione e si ascoltino gli spot radiofonici realizzati per il festival.
20 May
Novecentotrentanove. Tante sono le pagine di un libro che sta riscuotendo una certa attenzione. Si tratta di Patria 1978-2008 (Il Saggiatore), il recentissimo volume firmato da Enrico Deaglio che parte dal caso Moro e arriva alle vicende degli immigrati di Castelvolturno, lo scorso settembre:
La nostra storia in cinquecento storie: anno per anno, i protagonisti, i fatti, le parole, le vittime e i vincitori, le resistenze, la musica e le idee che hanno costruito il nostro paese. Un libro per ricordare quanto è successo e per scoprire che – molto spesso – le cose non erano andate proprio così.
Uno spaccato interessante del volume lo offre Aprileonline. Inoltre accanto al libro è stato creato anche un sito omonimo dove si invitano i lettori a contribuire con il proprio pezzetto di storia legandolo a uno dei trent’anni contenuti nel libro: una barra rossa ad apertura della pagina consente la navigazione cronologica degli interventi. Dice per esempio Davide per l’anno 1992:
Domenica, 19 luglio. Rimango in casa, quattordicenne con alcuni amici a fumacchiare, mentre i nostri genitori vanno in campagna a fare un pic nic. Quando tornano sono pallidi e molto seri, ci chiedono se abbiamo acceso la tv o ascoltato il giornale radio. Perché? dico. È stato assassinato Borsellino. Non sapevo bene chi fosse, cosa poteva aver fatto per meritare una fine del genere; c’erano le vacanze estive e non avevo modo di parlarne a scuola, così cominciai a leggere i quotidiani, per saperne di più. E ancora oggi non ne so abbastanza.
Poi musica e immagini sono inviti a completare la lettura o la scrittura: nelle sezioni jukebox e video vengono radunate suggestioni che parte integrante di quel periodo storico lo sono.
E in coda una segnalazione ulteriore al secondo volume della “trilogia sporca d’Italia” di Simone Sarasso: Settanta che segue Confine di stato.
11 May
Giustamente – scrive il blog Giustizia e Libertà di Sassari – alla faccia dei premi Nobel per la pace con la costituzione di comitati ad hoc (peralto esperienza non nuova). E lo scrive riportando il comunicato di Amnesty International dopo i nuovi respingimenti di migranti verso la Libia sottolineando che:
È più che mai urgente che l’Italia si rimetta in linea con il diritto internazionale sui diritti umani, a partire dal rispetto del principio di non refoulement (non respingimento) contenuto nella Convenzione di Ginevra del 1951, che vieta di rinviare “in qualsiasi modo” gli esseri umani verso territori in cui sarebbero a rischio di persecuzione.
Prendere una decisione prima che una qualsiasi procedura di accertamento dello status individuale abbia luogo è una prassi che mette a rischio i richiedenti asilo e si pone in netto contrasto con questo principio. Le centinaia di persone ricondotte in Libia dall’Italia vanno incontro a una sorte incerta e le poche informazioni disponibili sulla loro identità, età e condizioni di salute non fanno che accrescere l’allarme.
5 May
Giorgo Vasta, Giuseppe Genna e Ascanio Celestini – racconta quest’ultimo – partono per il Belgio dove sono invitati a presentare un’antologia che raccoglie racconti sull’Italia del futuro. Ma nel corso dell’evento l’argomento vira e l’Italia del presente o del suo recentissimo passato – tra P2, premier ex piduisti, controllo dell’informazione e dei media – finisce per diventare tema di discussione. Un reportage in forma di breve monologo, di narrazione sorpresa e ironica, come spesso accade quando a parlare o a scrivere è Celestini. Che aggiunge nelle sue righe:
Me lo spiega un signore che in Belgio ci vive dalla fine degli anni ’70, che il futuro del nostro paese di allora se l’è vissuto tutto all’estero. “Gli scrittori scrivono con le parole, mentre loro hanno scritto coi giornali e la televisione, con le stragi e il cemento. Voi immaginate il futuro, loro lo costruiscono”. Prendo il taxi e torno all’aeroporto. “Sei italiano” mi dice il barbuto guidatore. Se n’è accorto e non ho manco aperto bocca. Forse se n’è accorto proprio per quello. Forse anche noi siamo come le compagnie aeree, ce l’abbiamo scritto sulla coda da dove veniamo, a chi apparteniamo.
29 Apr
Del libro La questione immorale – Perché la politica vuole controllare la magistratura di Bruno Tinti avrei voluto scriverne già da un po’: letto tutto d’un fiato in un’andata e ritorno ferroviaria, illustra in termini semplici e appassiona(n)ti gli obiettivi verso cui puntano le varie riforme e riformette delle giustizia. Solo per fare qualche esempio (alcune di queste voci c’è da scommettere che non risulteranno nuove): separazione delle carriere, abolizione dell’obbligatorietà dell’azione giudiziaria, soppressione delle sezioni di pg presso le procure, rivalsa sul giudice che si vede cambiare una sentenza in un successivo grado di giudizio. E per chi volesse andare a vedere altri punti che si stanno portando avanti, provi a dare un’occhiata all’atto di sindacato ispettivo n° 1-00019 dello scorso 29 luglio.
Riccardo Lenzi però mi precede e oggi mi ha inviato un testo scritto da suo padre Norberto, magistrato bolognese che fu pretore fino a quando questa funzione è stata soppressa (questa una delle sue sentenze celebri). Le fitte righe che seguono, dunque, sono state scritte da lui per la presentazione del libro di Tinti a Fano, lo scorso 27 aprile. E meritano di essere lette perché, al di là delle considerazioni strettamente legate all’evento a cui Lenzi partecipava, rendono bene il modo in cui la politica (o forse soprattutto certi uomini politici) condiziona il dibattito su un tema così delicato.
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Non so perché mentre leggevo il libro di Tinti mi è venuto in mente Hegel quando diceva che ciò che è reale è razionale. Teoria discutibile, criticata anche perché dicono che ha posto le basi del nazismo. Non so se questo sia vero ma so che il libro di Tinti dimostra che è sbagliata, perché la realtà (il reale) da lui descritta è assolutamente irrazionale, di una irrazionalità voluta, che viene perseguita con rigore scientifico, a volte per ragion di stato, a volte per ragion di partito, a volte perché un uomo solo al comando vuole piegare l’interesse di tutti al suo.
Il quadro complessivo del sistema giustizia descritto da Tinti è desolante perché non prevede una via di uscita, anzi la esclude motivatamente. Le uniche note un po’ stonate del libro, non in linea con il suo pessimismo cosmico, si trovano all’inizio.
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25 Apr
Si intitola Il libretto rosso dei partigiani, è uscito in questi giorni per i tipi della PurplePress ed è una ristampa curata da Cristiano Armati di una pubblicazione clandestina uscita nel 1943. L’introduzione venne scritta da chi i giorni della Resistenza li visse, Ferruccio Parri, e questa la scheda di presentazione:
Quando la resistenza passiva divenne impotente di fronte agli abusi del regime fascista, agli eccidi di massa ordinati dai gerarchi di Salò e allo sterminio dei cittadini di religione ebraica, un nucleo di donne e di uomini scelse la via della ribellione e, dalle cime delle montagne o dai bassifondi delle città, invitò alla rivolta la parte migliore del popolo italiano. Si aprì così la stagione della lotta partigiana: un momento di riscatto collettivo in cui ogni singolo individuo veniva chiamato a fare la sua parte. Scritto negli ultimi mesi del 1943 e diffuso clandestinamente, Il libretto rosso dei partigiani raccoglie le teorie e le pratiche della guerriglia metropolitana, mettendo a disposizione di tutti le nozioni indispensabili per opporsi efficacemente alla brutalità delle ss e delle Camicie nere. Dalla manomissione delle vie di comunicazione al danneggiamento dei macchinari industriali, dall’interruzione delle forniture di energia alla distruzione delle derrate alimentari destinate al nemico, Il libretto rosso dei partigiani resta un documento storico di inestimabile valore: pagine di coraggio dedicate a una patria comune chiamata libertà.
(Via Booksblog.it)
23 Apr
Ancora a proposito di Governare con la paura. Prove tecniche di colpo di Stato, un nuovo divieto si aggiunge ad altri recenti. Stavolta lo scenario è romano e il fattaccio non riguarda le abitudini da slow food dei milanesi e nemmeno la programmazione di una pay tv, ma ha comunque toni che meritano di essere raccontati. Lo fa Beppe Cremagnani, uno degli autori – insieme a Enrico Deaglio e Mario Portanova – del cofanetto appena uscito per Melampo Editore con il documentario G8/2001 – Fare un golpe e farla franca, che scrive:
Forse sapete già quello che è successo a Roma in occasione della proiezione del nuovo film inchiesta “Governare con la paura”. Era prevista una serata al cinema Nuova L’Aquila. L’iniziativa, organizzata dal Pd romano, prevedeva la presenza della direttrice de “L’Unità” Concita De Gregorio e di Massimo D’Alema, oltre a quella di Enrico Deaglio e mia. Qualche ora prima della proiezione il Comune di Roma ha avvisato il gestore della sala che la “manifestazione” veniva sospesa.
Il divieto aveva avuto un precedente in mattinata quando un consigliere del Pdl, Giorgio La Porta, aveva presentato una mozione sostenendo che la proiezione era inopportuna perchè “il regista del suddetto film è stato oggetto di una denuncia per aver documentato un tentativo di brogli elettorali e tale tesi è stata totalmente smontata dal Ministero dell’Interno”. La censura si è messa in moto subito.
Di fronte alle proteste del Pd, di altre organizzazioni politiche e di molti cittadini, Alemanno ha provato a fare marcia indietro dicendo che il divieto era frutto di un errore dei funzionari. Comunque il Comune non è ritornato sulla sua decisione e la proiezione è stata annullata. Lascio a voi il giudizio di quale clima si respiri nel nostro paese alla vigilia del 25 aprile.
A Roma è stata vietata la proiezione di un documentario che critica il governo, mentre è stata promossa in pompa magna e con grande dispendio di denaro pubblico la ricorrenza del “Natale di Roma”, festa cara al fascismo, che ai tempi del duce aveva sostituito il primo maggio. Non ho parole.
17 Apr
Dopo Annozero, Report, scrive Agoravox raccontando di ipotetici editti bulgari che si profilano all’orizzonte. Infatti:
Report citata a giudizio per la puntata su Catania, dall’editore Ciancio, che porterà la trasmissione ad un lungo processo civile. E non è finita qui per Report. La puntata sulla Social card non è piaciuta a Tremonti, che tramite il suo consigliere Angelo Maria Petroni (nominato dal tesoro), ha chiesto di visionare la cassetta e “inviato al giudizio del Comitato etico dell’azienda“.
Da notare che, come accade spesso, quando qualcuno si sente diffamato, passa alle vie civili, saltando quelle penali, per avere soddisfazione. Perché, in questo caso, la soddisfazione – almeno economica – arriva prima. Un po’ come racconta Sabina Guzzanti nel video a fianco che chiudeva la puntata di ieri sera della trasmissione di Santoro. In quelle parole, affidate alla satira, c’è un pozzo di verità verso chi fa informazione, a prescindere dallo strumento che si usa.
15 Apr
Giampiero Fiorani era conosciuto qualche anno fa dalle cronache finanziarie italiane come capitano di banca. Ma poi è inciampato nel caso Parmalat e, soprattutto, nella scalata ad Antonveneta con diramazioni varie. Correvano i tempi dei furbetti del quartierino e diverse le accuse mosse a carico dell’ex banchiere. Oggi, invece di perfezionare la sua linea difensiva, ha pensato di mettere i bastoni tra le ruote a Giulio Cavalli, che di mestiere si occupa di teatro civile (ma non solo) impedendo la rappresentazione di uno spettacolo che parla di scandali finanziari. Di seguito il comunicato integrale di Cavalli che spiega ciò che è accaduto.
Lodi, 15 aprile 2009 – La decisione dell’attore e regista Giulio Cavalli di organizzare a Lodi la rappresentazione dello spettacolo teatrale “Previsioni meteo: diluvio universale – the rise and fall of Gianpy” di Eugenio de’ Giorgi, scatena le ire di Gianpiero Fiorani, che tramite i suoi legali diffida Giulio Cavalli dal dare corso alla rappresentazione e successivamente, non avendo ottenuto quanto richiesto, comunica di vedersi “costretto ad agire per ottenere il risarcimento degli ingentissimi danni che derivano dalla denunciata situazione di illiceità”.
Lo spettacolo, che era atteso a Lodi per il 23 aprile, è tratto dal libro “Capitalismo di rapina” di Paolo Biondani, Mario Gerevini e Vittorio Malaguti, (ed. Chiarelettere 2007) e ripercorre le tappe della scalata Antonveneta, la storia quotidiana fatta di corruzioni, manovre losche e intercettazioni imbarazzanti dei furbetti del quartierino.
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14 Apr
Vent’anni di dati sui finanziamenti alla politica statunitense. Informazioni che possono essere scaricate, che vengono fornite gratuitamente e sulle quali è applicata una licenza Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0. Per accertarsene si veda OpenSecrets.org Goes OpenData in cui, dopo una partenza che prometteva bene un paio d’anni fa, oggi si avvertono politici e lobbisti: attenzione che il gruppo di ricerca apartitico noto come Center for Responsive Politics sta rilasciando qualcosa come 200 milioni di dati “direttamente nelle mani di cittadini, attivisti, giornalisti e chiunque sia interessato a seguire il flusso di denaro nella politica americana”. La suddivisione viene effettuata in base a finanziamento a campagne o a individui, attività di lobbying e organizzazioni – sono 527, per la precisione – che si occupano di raccogliere fondi da aziende, associazioni di categoria e singoli.
Per attingere e utilizzare questi dati, è possibile interfacciarsi via web a specifiche API o più semplicemente servirsi dei widget messi a disposizione del progetto. Per avere accesso a queste informazione, infine, ci si registri su MyOpenSecrets per scaricare i file in formato CSV. Sempre qui si potrà avere a disposizione una sorta di dizionario e una guida all’uso (quest’ultimo link punta a un file in formato .doc).
(Via BoingBoing)
8 Apr
Il testo che segue è stato scritto da Jean Paul Pougala, autore del libro uscito per Einaudi con il titolo In Fuga dalle tenebre, una denuncia sia delle condizioni sociali in Africa che di quelle di immigrato in Italia (lo scrittore di origine camerunense ha infine acquisito la cittadinanza l’estate scorsa). È una lettera aperta che, datata 2 aprile 2009, Pougala indirizza da Moncalieri al presidente del consiglio e che viene pubblicata il giorno successivo sul sito di Peacelink per affermare che “passano i giorni e l’odio del Suo governo verso gli stranieri dimostra di non avere limiti”. Non si può che riportarla integralmente.
Presidente Berlusconi,
Una settimana dopo l’insediamento del Suo governo, il ministro dell’Interno dichiarava ad una trasmissione televisiva, con una ingenuità sconcertante, che tutti potevano constatare che da quando il Suo governo era ritornato al potere, non c’erano più sbarchi dei migranti sulle coste meridionali del Paese. Egli contrapponeva il presunto lassismo del precedente governo della sinistra al nuovo pugno duro della destra al potere. Soltanto che non aveva consultato la meteorologia per accorgersi che in quei giorni il mare era mosso e impediva a quei morti di fame di mettersi in viaggio.
Qualcuno è veramente convinto che esista uno solo dei migranti che prima di mettersi in viaggio si preoccupa di una qualche legge restrittiva fatta in Italia o altrove? Lei pensa che il famoso “Libretto Rosso”, che bollava i migranti italiani in America negli anni 20 come “analfabeti” e li costringeva alla “quarantena”, li scoraggiasse veramente a sbarcare nel “nuovo mondo”?
Presidente, da che mondo è mondo, i poveri che vivacchiano qui è là alla ricerca di una vita felice non hanno mai goduto di alcuna libertà.
Hanno sempre subìto. Oggi i paesi poveri si vantano del fatto che i soldi loro mandati a casa dai loro emigrati nei paesi ricchi sono il doppio dei soldi dei vari prestiti che ricevono dal sistema finanziario internazionale, anche se nel paese di arrivo sono trattati peggio dei topi da schiacciare.
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7 Apr
Ancora sull’argomento di cui si parlava ieri. Circa 300 anni di carcerazione preventiva nel complesso, la demolizione di un pugno di intellettuali che puntavano su un “modello di ‘insegnamento partecipato’”, lo smantellamento dell’asse studenti-professori-operai nel portare avanti istanze di lotta sociale. Di questo e di molto altro ha scritto lo scorso 25 febbraio Toni Negri a proposito del processo 7 aprile. Il tutto riportato integralmente sul blog BlankReg.Net all’interno di Via 8 febbraio? No: “via 7 aprile”.